Benvenuto! Puoi oppure iscriverti al bollettino email settimanale
Connessione Salva password

Nuova registrazione Password dimenticata?

Qui è FLG La Casta, il Sud, e la casta del sud

di michele boldrin,  6 Gennaio 2008 stampa
La questione "rifiuti in Campania" conferma - ve ne fosse bisogno - che la Questione Meridionale è LA Questione Nazionale, piaccia o meno a LorSignori. Non sembra piacere: LorSignori seguitano a raccontare al popolo puzzolenti menzogne più o meno funzionali al mantenimento dello status quo. Tutti insieme, dall'allarmato Presidente al fattivo Primo Ministro agli oranti Vescovi, sino all'ultimo membro della casta, o appendice del medesimo. Fra questi vanno inclusi i Calderoli, che mentono dicendo che la Campania non è Italia: lo è, così come lo sono Calabria, Sicilia e il resto. Sarebbe il caso di riconoscere che il re è sconciamente ignudo, e capire che il Sud d'Italia comincia a Roma e che Roma, non Napoli o Palermo, ne è la capitale.
Articoli collegati

Vi sono almeno tre implicazioni importanti dell'affaire "spazzature campane". Seppur sommariamente merita menzionarle tutte, per la semplice ragione che nessuna delle tre è comprensibile senza le altre due.

(1) L'oramai compiuta trasformazione della Casta nel maggior tumore d'Italia. La Casta non amministra e non governa il paese, né tantomeno lo serve; ne costituisce invece il peggior corpo parassitico, il cui fine unico è consumare risorse per mantenersi al potere. Come tutte le funzioni di costo anche questa è convessa: la quantità di risorse che la Casta brucia, per unità di tempo, continua ad aumentare.

(2) La sempre più profonda degenerazione socio-politica del Sud d'Italia. Il problema del Sud non è più - a mio avviso non lo è mai stato - un problema di arretratezza economica. È un problema di cultura diffusa, di istituzioni, d'organizzazione sociale, di sistema di valori. Soprattutto è un problema di classi dirigenti locali, le quali hanno da sempre mal governato e che oggi hanno o completamente abdicato al loro ruolo o accettato d'essere parte organica del sistema criminal-clientelare che controlla quel 50% del paese compreso fra il Lazio e Lampedusa.

(3) Il mantenersi ed il consolidarsi della grande menzogna nazionale, secondo cui il "povero e sfortunato" Sud ha bisogno di aiuto economico dal "ricco e fortunato" Nord. Menzogna su cui le classi dirigenti meridionali pascolano indecentemente da almeno mezzo secolo e su cui il consenso elettorale per la Casta si regge.

La Casta è la spazzatura d'Italia

Trovo quasi inutile argomentare questo punto, tanto eclatanti sono i fatti. Da tre decenni la Campania, e la città di Napoli in particolare, sono governate quasi ininterrottamente dalla sinistra. La Sicilia e le sue città, invece, sono state governate quasi sempre dalla destra; la Calabria è andata a turni alterni, idem per la Puglia, eccetera. Che differenza fa? Pochissima. L'Abruzzo e forse la Puglia si trovano in una condizione economico-sociale migliore delle altre regioni, ma la differenza è marginale (per chi non ci crede: controllare schede regionali SVIMEZ). Ovunque regna lo spreco, la truffa, l'incompetenza, la criminalità. Di fronte a una situazione che dura da anni e che ha dell'incredibile, il principe di Napoli, noto ai più come Presidente della Repubblica Italiana, partorisce affermazioni del tipo "ci vuole la raccolta differenziata" e "bruciare le spazzature fa male perché libera diossina" mentre lancia appelli ridicoli dal suo palazzo papalino, la gestione annuale del quale costa più di cinque o sei utili inceneritori. Inceneritori che veneti e lombardi, romagnoli e piemontesi si costruiscono e fanno funzionare, mentre il popolo di Napoli vive nell'immondizia, applaudendo il principe comunista quando va a farsi regalare le cravatte da Marinella e bruciando spazzatura per strada gli altri giorni. La coppia catto-comunista-c...ista Basso&Iervo-lino straparla quotidianamente su televisioni e giornali del regime. Straparlano palleggiandosi responsabilità invece d'essere cacciati a furor di popolo assieme alle rispettive giunte.

Tutti costoro dovrebbero essere messi sotto inchiesta per qualche mezza dozzina di illeciti, amministrativi e non; in un paese decente sarebbe accaduto un anno fa, qui nessuno l'ha ancora chiesto. La mortadella, amica e patrona di tutti loro, promette che farà, perché lui è uomo che fa e per questo dura. Nel frattempo indossa la sua miglior faccia da soppressa e ci racconta che l'Italia è più avanti della Spagna: basta confrontare Roma con Madrid e Napoli con Siviglia per capire che ha lardo dove gli altri hanno sinapsi. La destra chiede strumentalmente dimissioni senza crederci e, soprattutto, senza prendere alcuna iniziativa politica efficace; agisce così perché correa di simile malgoverno laddove essa controlla il potere locale. Basta, inutile continuare nell'infinita sequenza degli orrori.

L'inanità di questa classe politica spaventa e lascia senza parole. Nonostante questo occorre trovarle. Occorre continuare a chiedere le dimissioni di costoro, occorre continuare a chiedere trasparenza e responsabilità, occorre continuare a ricordare agli italiani che scordarsi di tutto questo, farlo passare in giudicato e rinviare di nuovo la questione, è suicida. Occorre continuare a denunciare la Casta ed il suo malgoverno, per stucchevole e ripetitivo che possa sembrare ed essere. Perché al peggio non v'è fine, ed un paese che digerisce la spazzatura campana senza mandare a casa, possibilmente in galera, tutti gli amministratori locali coinvolti è un paese che ha deciso di non avere alcuna speranza. Per avere speranza occorre diventare noiosi, ripetitivi e financo mono-maniacali: dimissioni di Basso&Iervo-lino, e inchiesta giudiziaria sulle loro e altrui responsabilità.

Il Sud non è economicamente arretrato, è socialmente marcescente

Il livello di sviluppo economico del Sud, per quanto inferiore a quello del Nord, è di molto superiore a quello della Repubblica Ceca, della Lituania, dell'Ungheria, di Malta e persino dell'Arabia Saudita ed è simile (o superiore) a quello del Portogallo, di vaste aree della Spagna, della Corea del Sud, e via dicendo. In nessuno di questi paesi succedono cose paragonabili a quelle che vengono riportate accadere nelle regioni del Sud d'Italia. Tantomeno ci si pone il problema di avviare programmi straordinari di aiuto economico all'Arabia Saudita o alla Corea per permetterne o facilitarne lo sviluppo economico. In Italia, invece, si continua da decenni a blaterare di aiuti economici d'ogni tipo per lo sviluppo economico del Mezzogiorno, che continua a ricevere (e sprecare) ingentissime risorse sottratte a chi, nel Centro-Nord, le produce lavorando. Tutta l'evidenza disponibile suggerisce che il problema non è economico, ma socio-politico.

- I dati ufficiali indicano un reddito pro-capite del Sud pari a circa il 56% di quello del Nord, una spesa per i consumi delle famiglie pari al 75% di quella del Nord, un valore aggiunto per unità di lavoro che viaggia all'81% di quello del Nord, e un rapporto fra redditi di lavoro dipendente per unità di lavoro dell'89%. In compenso, il tasso di occupazione è tra i 2/3 ed i 3/4 di quello del Nord e la quota di valore aggiunto generato dal settore pubblico è del 50% maggiore di quella del Nord. Mettete assieme questi fatti, aggiungetevi l'evidenza relativa all'evasione fiscale e alle attività illecite, date un'occhiata alla distribuzione regionale della spesa pubblica: arrivare alla conclusione che l'arretratezza economica del Sud è un mito dovrebbe essere immediato. Se proprio fosse necessario ritornarci sopra, ci ritorneremo.

- Il malgoverno e lo spreco clientelare di risorse da parte della Casta raggiunge nel Sud livelli molto superiori a quelli del Nord. I buoni Rizzo e Stella han fatto il possibile per distribuire equanimamente, su base regionale, i disastri che riportano ma la loro buona volontà non è stata sufficiente. Attenzione, questo non vuol dire che Venezia o Milano siano meravigliosamente amministrate. Venezia, dove sono in questo momento, è chiaramente amministrata da una giunta d'incompetenti guidati da un onesto chiaccherone: ma Napoli e Catanzaro son amministrate dieci volte peggio.

- L'evasione fiscale è, come ben sappiamo, un fenomeno fondamentalmente del Sud. Se tutta l'Italia fosse come il Nord, l'evasione fiscale sarebbe paragonabile a quella tedesca o francese.

- Non solo l'evasione fiscale: qualsiasi indicatore di "disgregazione sociale" e di "funzionamento dello stato" impazzisce quando il rilevatore supera un'area grigia che sta fra Grosseto e Roma. I tests del tipo PISA sull'efficienza del sistema scolastico rivelano una differenza abissale fra queste due parti del paese. Idem per i tassi di criminalità e la violazione delle più elementari norme di convivenza, dal codice della strada a quello della buona educazione pubblica. Il sistema sanitario del Nord è anni luce lontano da quello del Sud, che assomiglia sempre di più all'inferno. Dell'istruzione universitaria, della ricerca e dei metodi di selezione del personale universitario, meglio non parlarne: mentre il Nord non è certo il Massachusetts, l'università nel Sud è in condizioni peggiori che in Argentina. Persino il numero di organizzazioni "not for profit" illecite o inquisite perché tutto sono fuorché "not for profit", esplode (secondo un'inchiesta dell'Espresso d'alcuni mesi fa che non ritrovo in rete) quando si passa la grigia linea di cui sopra.

Potrei continuare con l'elenco degli indicatori, ma diventerei ancor più stucchevole di quanto già non sia riuscito ad apparire. Di fronte a questa tragica realtà tutto tace. Anzi, la Casta politica, che ha nel Sud le proprie radici storico-culturali e l'origine di molti dei suoi più caratteristici e squallidi figuri, di tutto questo non parla e continua a far finta che l'Italia non sia DI FATTO un'entità politica composta da due paesi distinti.

La menzogna nazionale e la trahison des clercs meridionali

Passi la Casta: le elites intellettuali ed economiche del Sud tacciono ipocriticamente, e quando parlano s'associano alla Casta nel lamento e nella richiesta di ulteriori sussidi, traferimenti, spesa pubblica. Ossia tassazione di chi è efficiente e produce. Mentre tra Roma e Lampedusa risiede la grande maggioranza degli "intellettuali" italiani, non ho notato da parte d'alcuno di costoro uno sforzo non dico di denuncia pubblica ma neanche di analisi seria della situazione, delle sue cause e dei suoi possibili rimedi, ammesso che quest'ultimi siano rintracciabili.

Sarò esplicito facendo un esempio: Roberto Saviano ha avuto grande successo, in Italia ed ora anche all'estero, con il suo libro Gomorra nel quale descrive la Camorra campana e le sue ramificazioni. Dopo averlo ascoltato dire, in un telegiornale RAI, le solite cretinate comuniste sulla questione immondizie (tutta colpa del capitalismo consumista, del Nord che ci sfrutta e ci manda i rifiuti industriali, della povertà del Sud e del suo popolo generoso vittima dei cattivi industriali torinesi, eccetera) ho deciso di dare un'occhiata al suo libro. Il lavoro investigativo c'è, ed è di qualità; i fatti sono riportati chiaramente (ma non tutti: in particolare, connivenza e supporto sociale alla criminalità sembrano non interessare molto il nostro, come poco lo interessano la relazione di mutuo sostegno fra spesa pubblica e criminalità organizzata); lo stile di scrittura avvince; i particolari truculenti e/o sorprendenti non mancano. Ma l'analisi e soprattutto il messaggio finale, non solo sono completamente sbagliati: sono pericolosi. Perché? Per la semplice ragione che, documentando l'ovvio fatto che la Camorra ed il crimine organizzato in generale sono strutturati come aziende e rispondono a logiche di massimizzazione del profitto - a che altro dovrebbero rispondere? - il nostro arriva alla beota conclusione che anche la Camorra, ed il crimine organizzato in generale, altro non sono che il naturale prodotto del sistema di mercato, del capitalismo, del capitale finanziario che cerca nuove fonti di profitto (a fronte della famosa ed ineluttabile caduta del famoso tasso di ...) e via dicendo cretinate. Soprattutto, il nostro intellettuale campano, in sintonia con la stragrande maggioranza delle elites economico-intellettuali meridionali, non si pone mai la domanda vera: PERCHÈ A NAPOLI E NON A MANTOVA? Perché a Napoli, o a Palermo, il capitale cerca di far soldi con l'eroina e la prostituzione, con gli appalti pubblici truccati e con il pizzo, mentre a Mantova lo fa con i tortelloni alla zucca, a Vigevano con le scarpe, a San Cassiano con il turismo e a Palo Alto con i programmi di software?

Non farsi queste domande corrisponde a tradimento intellettuale. Non farsi queste domande è funzionale a sostenere la grande menzogna nazionale su cui la Casta ha costruito ed alimentato il proprio regime dal dopoguerra in poi.

Qualcuno, raramente, queste domande se le fa. Le profonde differenze fra Nord e Sud d'Italia - quando non le si interpreta alla Saviano come il risultato di un "complotto" dei capitalisti veneto-lombardi a scapito dei cafoni lucano-campani, derubati di non si capisce che cosa visto che non pagano le tasse e vengono sussidiati a ritmo di tarantella - vengono allora attribuite a una specie di "stato di natura", contro il quale nulla si può. Lo stato di natura è regolarmente composto di due cose: nel Nord c'è l'industria privata grande ed efficiente (che "per forza" è più produttiva, crea lavoro, evade meno, segue le regole del gioco, delinque meno, eccetera) e nel Sud c'è l'agricoltura (ma dove?) e la criminalità organizzata (che crea un costo aggiuntivo e perdippiù inquina l'ambiente sociale, favorisce l'evasione, fa paura un po' a tutti). In questa descrizione dei fatti ci si scorda che al Sud ci sono anche l'impiego pubblico, i sussidi alle imprese ed i trasferimenti alle famiglie, ma fa niente.

Questi argomenti non solo non tengono storicamente - la grande industria al Nord non c'era sempre e, comunque, oramai non c'è quasi più; c'è più agricoltura al Nord che al Sud; la criminalità organizzata avrebbe potuto esserci anche al Nord, non è che i nordici siano santi - ma sono logicamente incoerenti. Sono incoerenti perché sia l'evasione fiscale, che la struttura industriale, che la criminalità organizzata, che il comportamento dei pubblici amministratori sono scelte che la gente fa tenendo conto del contesto in cui si trova (scelte di equilibrio, diremmo noi economisti); scelte della gente del Sud, in questo caso. L'economia dissestata ed inefficiente, l'incapacità imprenditoriale, la propensione truffaldina, l'abbondare di avvocati e dipendenti pubblici vagamente azzeccagarbuglieschi e con una scarsa tendenza a offrire servizi decenti, la poca propensione al lavoro ed al rischio in proprio, l'abbondante frequenza di comportamenti criminali o di omertà e compiacenza con i medesimi, queste ed altre cose sono SCELTE ENDOGENE di chi nel Sud ci vive. Esattamente come l'evasione fiscale e la corruzione nell'amministrazione pubblica, con le quali si compenetrano. Quindi la teoria dello stato di natura pre-esistente non spiega nulla.

Sarebbe tempo di riconoscere questo fatto, e cercare di capirlo. Se vogliamo mettiamoci pure anche l'effetto di rete, o l'imitazione di comportamenti viziosi/virtuosi, stile Putnam di un decennio e passa fa ("capitale sociale" ed altri imprecisi concetti di quel tipo vanno così di moda quando non si sa cosa dire, che oramai sembrano pure voler dire qualcosa). Ma rendiamoci conto che queste cose non sono una la causa dell'altra, sono tutte causate da qualcos'altro. Se qualcosa spiega la Puglia verso il Veneto (guardatevi lo stato dell'economia veneta attorno al 1940, e fate due confronti con quella pugliese o anche campana), o la Sicilia verso l'Irlanda (idem, e sono entrambe isole cattoliche e tradizionaliste), o di Bari verso Ravenna, dev'essere un aspetto differenziale, non può essere la stessa cosa che esiste al Nord. Alcune classiche magagne italiane vi sono sia a Nord che a Sud, ma la differenza di risultati è bestiale, quindi quelle magagne (molte delle quali discusse continuamente in questo sito) non possono essere la chiave del problema. Qualcosa d'altro lo è.

È il qualcosa d'altro che occorre individuare, e pubblicamente dibattere. Chiedersi cosa causa l'evasione fiscale e la corruzione del settore pubblico nel Sud è una maniera di chiedersi che cosa causi le altre differenze con il Nord, inclusa la spazzatura che affoga Napoli e non Bologna. Di chiedersi, insomma, perché siamo davanti a due paesi diversi. Ma per chiederselo occorre riconoscerlo, e abbandonare la comoda menzogna del Sud sottosviluppato per ragioni naturali e/o vittima del Nord. Questo le elites intellettuali meridionali continuano a rifiutarsi di fare, nascondendosi dietro ad una foglia di fico fatalista (ah, il Sud è così ... che ci vuoi fare!) o tacendo e defilandosi dietro alla tazzuriella 'e café.

Qui sta il tradimento, come gruppo e come singoli individui, del loro ruolo sociale. Dove sono, cosa dicono, che fanno gli scienziati sociali baresi, napoletani, palermitani e romani a fronte del processo di degrado di quella parte dell'Italia in cui vivono ed operano? Dove sono in questi giorni, dove erano in questi anni, le elites meridionali? Che cosa hanno detto e fatto? Che cosa scrivono e che cosa appoggiano? Per chi lavorano e per chi fanno consulenze? Chi supportano e chi osteggiano? Qual è la loro pubblica funzione?

Nel caso in questione:
perché gli intellettuali napoletani - economisti e scienziati sociali soprattutto, fra i quali molti conoscenti - non prendono una posizione esplicita sulla questione spazzatura? Meglio di altri, forse, potrebbero analizzare la situazione e distribuire responsabilità obiettive. Meglio di altri, forse, potrebbero chiedere che chi è responsabile si dimetta e paghi. Non sarebbe questa una maniera d'essere socialmente utili e d'assumersi quel ruolo dirigente a cui la classe sociale da cui provengono ha abdicato da troppo tempo? O forse che per essere classe dirigente basta vestire da Cilento, Kiton e Marinella e possedere la casa con vista sul golfo?

Collegamenti con altri articoli:casta mafia meridione tasse
Condividi questo articolo su questi siti:
  • del.icio.us
  • Digg
  • Google bookmarks
  • OKNO
  • Reddit
  • Segnalo
  • Technorati
  • Yahoo MyWeb
  • ZicZac
(utilizzi qualche altro sito di social bookmarking? faccelo sapere)
Segnala questo articolo a:
- mittente: email del mittente:
106 commenti
Per commentare devi registrarti e connetterti

Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.

Legenda: Espandi/nascondi commento Espandi/nascondi risposte Permalink Rss delle risposte

Rss dei commenti

  di Claudio, 06 Gennaio 2008, 21:17 permalink rss

Michele, da uomo del profondo sud sono totalmente d'accordo con la tua analisi...ma la interrompi proprio sul più bello. Quali sono, secondo te, le cause di tutto ciò ?

PS personalmente ho una certa idea ed a questa idea ci sono arrivato dopo aver accumulato una certa esperienza di studio nel settore del grande crimine organizzato...

|  
  di frimfrim, 06 Gennaio 2008, 23:30 permalink rss
Purtroppo il problema è sempre lo stesso: la casta. Io purtroppo non vedo vie d'uscita..(perchè il problema non sono solo i parlamentari ma tutta la struttura che sta sotto)
|  
  di sandroft, 07 Gennaio 2008, 00:03 permalink rss
"Guardatevi lo stato dell'economia veneta attorno al 1940 e fate due confronti con quella pugliese o anche campana". Ben detto. Io aggiungerei un confronto con l'economia abbruzzese degli anni quaranta e cinquanta. L'Abbruzzo non è piu' nemmeno considerato Sud, eppure ha la stessa storia del resto del Regno di Napoli. Per questo un'analisi dello sviluppo della regione abbruzzese potrebbe esserci più utile per capire il non sviluppo delle altre regioni meridionali. Penso che potremmo anche chiederci perché lo sviluppo delle regioni adriatiche si estende alle Marche, l'Abbruzzo ed il Molise, ma si ferma con la Capitanata (provincia di Foggia), per poi riprendere parzialmente nel Salento. Qui forse c'entra la conduzione della proprietà terriera, in particolare la diffusione della mezzadria in Abbruzzo, quando nella Capitanata prevalevano latifondi dati in affitto a pastori "forestieri". Ed infine avete letto o riletto lo studio di Banfield che risale agli anni cinquanta o sessanta "The moral basis of a backward society"? Un'altra osservazione: l'indagine PISA non misura l'efficienza del sistema scolastico ma le "competenze" dei quindicenni. Il rapporto tra i risultati di PISA e le condizioni del mezzogiorno sono complessi, come analizzato nel lavoro di M. Bratti, D. Checchi e A. Filippin "Territorial differences in Italian students' mathematical competencies: evidence from PISA 2003", IZA discussion paper, n.2603, 2007
|  
  di michele boldrin, 07 Gennaio 2008, 01:54 permalink rss

Non saprei dire in che senso l'Abruzzo sia un'eccezione, non ne conosco sufficientemente la realtà per poterne parlare. I dati aggregati indicano una regione leggermente meglio del resto del Sud, ma ancora molto lontana dal Centro-Nord (reddito per capita al 69% del Nord, eccetera). Se qualcuno ha conoscenze specifiche, le riporti. Circola da tempo una teoria della "costa adriatica" secondo cui lo sviluppo scende dal nord-est lungo la costiera, dal Veneto alla Romagna (ma già qui c'è un problema, perché in Romagna è arrivato prima e via turismo) alle Marche e poi all'Abruzzo. Non ne capisco i fondamenti teorici, né quelli empirici. Se qualcuno li capisce, e non si limitano alla solità religione delle "esternalità territoriali" (secondo questa religione Tijuana dovrebbe essere un paradiso, e non lo è ...), li illustri. Ed ovviamente non capisco perché lo stesso non dovrebbe succedere lungo la costiera tirrenica, forse perché il Tirreno è leggermente più salato ed ha meno spiagge e più scoglio?

Latifondo: nessun dubbio che abbia giocato un ruolo. Credo che se prendiamo i dati delle varie regioni europee e studiamo la correlazione semplice fra presenza del latifondo nel passato e misure di sviluppo economico attuale troviamo una bella correlazione negativa. Ma il latifondo c'era, tale e quale ed anche peggiore, in tutto il Sud della Spagna sino all'altro giorno, ed in parte anche ora. Però l'Andalusia non è la Sicilia, e l'Estremadura non è la Campania o la Calabria! Ecco, l'esempio spagnolo di nuovo dovrebbe far riflettere: il loro Sud sta convergendo SENZA alcuna Cassa per il Mezzogiorno o baraccone analogo.

Familismo amorale: certamente! Se ho un'ipotesi di lavoro, è ancora quella. Ciò che mi tormenta, da decenni, è: su COSA si sostiene questa perversa morale e, di conseguenza, cosa la distrugge? Di certo non la Cassa per il Mezzogiorno ...

PISA misura l'output del sistema scolastico nella forma di competenze degli studenti in certi tests. L'output è uguale gli inputs passati attraverso una funzione di produzione, che può essere gestita più o meno efficientemente. La mia ipotesi è che gli adolescenti del Sud e del Nord siano, in media, ugualmente intelligenti e capaci. I dati dicono che si spende lo stesso per alunno in tutto il paese e che, anzi, il rapporto fra insegnanti e studenti è leggermente favorevole al Sud. Ne concludo che, essendo gli inputs uguali e la funzione di produzione (formalmente) la stessa, PISA misura l'efficienza con cui gli inputs vengono usati e la funzione di produzione "applicata" in diverse aree del paese. In sostanza, misura l'efficienza locale del sistema. Ora possiamo anche inventarci strane teorie secondo cui non è a scuola che si apprendono le derivate ma in parrocchia e che la regola di dell'Hospital te la insegna papà a cena, ma sono fregnacce. Mio padre l'unico "ospedale" che conosceva era quello provinciale; in parrocchia mi insegnavano che non bisognava masturbarsi, neanche se veniva bene lo studio di funzione. L'analisi me l'hanno insegnata al liceo i miei professori, l'ambiente c'entrava come i cavoli a merenda ed i miei compagni di quartiere, beh lasciamo stare che è meglio.

Il paper di Checchi & Co va letto con attenzione, ossia occorre stare attenti ai dettagli tecnici. Diciamo, per essere gentili, che è fatto tecnicamente male ma è ideologicamente perfetto per tenere in piedi la grande menzogna nazionale. Son certo che al sindacato scuola della CISL è stato molto apprezzato, specialmente dai docenti assenteisti delle province meridionali. Se qualcuno ha voglia di lanciarsi nella solita lamentela del "poverini al Sud sono sfigati, diamogli più soldi", come gli autori, per esempio, di questo articolo, faccia pure. Prima di lanciarsi nella lamentela quaresimale invito solo a dare un'occhiata, per esempio, ai dati regionali che si trovano a disposizione sul sito ISTAT dedicato alla scuola ed a farsi la banale domanda che ogni decente scienziato sociale dovrebbe farsi: motivazione, sforzo, partecipazione scolastica, qualità della presenza lavorativa degli insegnanti, assenteismo, condizioni fisiche degli edifici, queste sono variabili endogene o no? Sono correlate o no? Cosa le determina? Vogliamo chiamarlo "capitale sociale"? Va benissimo, possiamo chiamarlo qualsiasi cosa suoni sufficientemente PC, il problema è che non s'acquista con trasferimenti clientelari di denaro dal Nord al Sud!

E poi: com'è che nel Sud si promuove tanto quanto o più che nel Nord, ma i risultati dei tests obiettivi sono così palesemente differenti? Chi bara?

|  
  di sabino patruno, 07 Gennaio 2008, 12:51 permalink rss

Ottimo articolo Michele, dal quale è difficile dissentire.

Ciò che più mi ha sorpreso nella vicenda della monnezza napoletana è l'assoluto silenzio della società civile locale, che pure in passato ha saputo farsi avanti. Probabilmente la ragioni del silenzio risiedono nel fatto che quella stessa società civile - o almeno una sua parte - è stata comunque cooptata nella gestione Bassolino-Jervolino e quindi è oggi impossibilitata a parlare perchè corresponsabile del fallimento.

Le domande che poi poni sono di sano buon senso: perchè mai il Veneto e il Friuli, che sino al dopoguerra erano terre sottosviluppate, dalle quali si emigrava hanno saputo diventare regioni sviluppate e lo stesso non hanno saputo fare Campania, Sicilia e Co.

Non credo ci sia "una" risposta e del resto la letteratura sul punto è sterminata.

Quello che è strano, è che per ogni soluzione che può venire in mente c'è subito una eccezione a smentirla

- E' evidente che il cronico deficit infrastrutturale del sud ne ha rallentato lo sviluppo e tuttavia - anche senza considerare la massa di denaro pubblico spesa nei decenni, che pure qualche effetto positivo lo ha avuto - c'è da chiedersi grazie a quale misteriosa legge economica ha potuto svilupparsi, nel nulla infrastrutturale della Murgia nord-barese, il distretto del divano con ditte quali Natuzzi, Nicoletti ecc.

- La criminalità organizzata viene da più parti invocata ed è certo un formidabile ostacolo allo sviluppo, tuttavia il rapporto è di causa-effetto e comunque bisognerebbe capire perchè in Campania, Sicilia e Calabria  la mafia si è ben sviluppata, mentre in Basilicata, Abruzzo e Molise è assente ed in Puglia è stata notevolmente ridimensionata

- Il contagio benefico dello sviluppo. E' una ipotesi che non scarterei a priori. Tornando all'esempio del Veneto, va ricordato che, sebbene sottosviluppato, era comunque vicino a zone già ampiamente sviluppate come la Lombardia e aveva accesso agevole e diretto ai mercati ricchi della Germania e del Nord Europa in generale. Questa regione ha quindi potuto  beneficiare delle occasioni di crescita che i vicini mercati ed economie le fornivano. La Puglia, al contrario, si trovava al confine dello sviluppo, avendo di fronte solo il mare Adratico, aperto verso aree sottosviluppate (Grecia, Albania Iugoslavia) ed alle spalle mercati poveri come Calabria, Campania e Basilicata. Oggi tuttavia questo non può più essere un alibi,  anche perchè le infrastrutture pugliesi sono migliorate, i mercati di sbocco si sono modificati ed anzi la posizione mediterranea potrebbe rappresentare un plus da sfruttare.

- L'incapacità delle classi dirigenti. La classe dirigente non nasce dal nulla nè viene imposta dall'alto ed è quindi lo specchio delle società che governa, ma allora perchè all'interno delle medesime realtà sociali abbiamo esempi di inefficienza ed esempi di efficienza ? In pratica, perche Napoli affonda nei rifiuti, mentre Salerno, che è a due passi, sembra gestire bene il problema ? (vedi Sole24 Ore di oggi).

La questione della classe dirigente è in relatà quella centrale (e si abbina alla questione della classe dirigente italiana). Il sud infatti ha un cronico deficit di classe dirigente, anche perchè la "meglio gioventù" se ne va da altre parti: al nord a studiare (Bocconi e politecnici vari) e poi rimane lì a lavorare e a creare nuove e migliori opportunità.

Il che in sè non sarebbe un male, perchè la mobilità rappresenta un fatto positivo (si fanno nuove esperienze e si aprono gli orizzonti), tuttavia se la direzione è a senso unico, il territorio di partenza ne risulta strutturalmente impoverito.

La colpa non è ovviamente di "quelli che partono", che non fanno altro che cercare le migliori occasioni di vita, però se quelli più motivati vanno via, quelli che restano sono anche meno propensi al rischio e più pigri socialmente.

Come detto, l'impoverimento della classe dirigente non riguarda solo il sud, ma l'Italia in generale - come dimostra il fatto che certi ottimi economisti lavorano in America invece che a Milano o Roma - tuttavia nel meridione questo impoverimento è più marcato, perchè il contesto generale di partenza è più povero che altrove.

Insomma, la carenza di classe di dirigente impedisce l'avvio di un circuito virtuoso, mentre l'attesa assistenzialistica droga i più pigri e fa fuggire i più efficienti, come in tutta Italia, molto più che nel resto d'Italia.

|  
  di Claudio, 07 Gennaio 2008, 14:29 permalink rss

Ecco, secondo me hai centrato il punto !

Classe dirigente: il Sud, nel corso degli anni, ha perso quanto di meglio aveva esportandolo (facendolo fuggire, in parole povere) verso altri lidi. Negli ultimi 15/20 anni poi questa tendenza alla fuga dei cervelli ha raggiunto livelli incredibili.
Semplificando: ai tempi di mio padre (è del '26, laurea conseguita alla fine degli anni '40) si andava a studiare al Nord per poi rientrare a casa. E non sempre, perchè in certe discipline, come il Diritto ad esempio, alcune Università meridionali erano (ed alcune lo sono tutt'ora) ad alto livello.
Io ho 35 anni e dei miei amici/compagni di scuola solo pochissimi sono rimasti giù. 
O perchè hanno avuto la possibilità di continuare il lavoro del padre o della madre (quasi sempre liberi professionisti) o perchè "collocati" in vari modi nel settore pubblico.
Tutti coloro che hanno puntato a costruire un proprio percorso professionale sono emigrati al Centro-Nord o all'estero.
Ripeto: c'era già la tendenza ma da metà degli anni '80 in poi è diventata praticamente una regola assoluta.
Chiaramente questa dinamica di impoverimento ha prodotto scatafasci a livello politico locale. 
Ho conoscenti ed amici che hanno ruoli di responsabilità politica e devo dire che nessuno (per quanto mi è dato sapere) è entrato in politica per "costruire" qualcosa ma solo ed esclusivamente per avere accesso alle risorse (=vivere senza lavorare o quasi!).
Quindi, nel complesso, un processo di auto-selezione verso il basso.

Crimine organizzato: il punto è che Cosa Nostra e la 'Ndrangheta (la Camorra e le mafie pugliesi molto di meno) non sono più organizzazioni criminali come le si poteva intendere un tempo.
Non sono un corpo staccato dalla società (come alcuni per anni hanno detto...). Sono una "classe dirigente" e neanche locale oramai ma per molti versi nazionale.
La potenza economica e finanziaria di cui dispongono è tale per cui questi due grandi gruppi prima si sono "comprati" la borghesia (e la classe politica) siciliana e calabrese e da una decina d'anni si sono lanciate alla conquista di centri nevralgici del Centro-Nord.
Quindi non più solo di criminalità si tratta...

|  
  di Mario Giardini, 07 Gennaio 2008, 13:27 permalink rss

I dati ufficiali indicano un reddito pro-capite del Sud pari a circa il 56% di quello del Nord, una spesa per i consumi delle famiglie pari al 75% di quella del Nord, un valore aggiunto per unità di lavoro che viaggia all'81% di quello del Nord, e un rapporto fra redditi di lavoro dipendente per unità di lavoro dell'89%. In compenso, il tasso di occupazione è tra i 2/3 ed i 3/4 di quello del Nord e la quota di valore aggiunto generato dal settore pubblico è del 50% maggiore di quella del Nord. Mettete assieme questi fatti, aggiungetevi l'evidenza relativa all'evasione fiscale e alle attività illecite, date un'occhiata alla distribuzione regionale della spesa pubblica: arrivare alla conclusione che l'arretratezza economica del Sud è un mito dovrebbe essere immediato. Se proprio fosse necessario ritornarci sopra, ci ritorneremo.

Condivido. La logica conseguenza di tutto il ragionamento sarebbe una sola: il sud cammini con le proprie gambe. Dunque, con le proprie risorse provveda alle proprie necessità, senza essere quella palla al piede del paese che è stato negli ultimi cinquant'anni.

L'esperienza dimostra in maniera inequivocabile che la redistribuzione di risorse fatta dallo Stato è stata ed è fallimentare. D'altronde, non ci voleva un genio per capirlo.

Se trovo uno che mi dà un pesce ogni giorno, magari non di primissima qualità ma me lo da, perché mai dovrei far la fatica di pescare?

|  
  di sandro brusco, 07 Gennaio 2008, 14:44 permalink rss

In relazione alla parte dell'articolo di Michele sul tradimento degli intellettuali, consiglio a tutti la seguente sequenza di letture (se non lo avete già fatto). Primo, guardatevi l'articolo di Saviano su Repubblica. A me sembra ovvio che il Sud può rinascere solo se gente come Saviano si spende in prima persona e lo porta su una strada di riscatto. In altre parole, le persone come Saviano, che hanno saputo sfidare con coraggio la malavita organizzata, sono gli alleati naturali di chi vuole un Sud (e un'Italia) prospera. È per questo che la lettura risulta così deprimente. Non c'è spazio qui per un commento dettagliato, quindi consiglio a tutti la lettura del post di Phastidio sull'argomento. Per parte mia aggiungo solo due cose. Primo, trovo veramente strano che Saviano riesca a scrivere un lungo articolo senza in alcun punto menzionare i termini "inceneritore" o "termovalorizzatore". Possibile che queste cose non c'entrino nulla? Secondo, anch'io ho sentito Saviano al Telegiornale parlare delle "colpe del Nord". Ero balzato sulla sedia per la genericità e banalità dell'accusa, da parte di un autore che mi pare invece solitamente ben informato, oltre che coraggioso. Quando ho visto l'articolo mi son detto, "ottimo, adesso Saviano mi spiega per benino come il Nord si approfitta dei rifiuti campani". Niente del genere, purtroppo. Questo è l'unico passaggio dell'articolo che dice qualcosa al riguardo.

Sullo smaltimento dei rifiuti in Campania ci guadagnano le imprese del nord-est. Come ha dimostrato l'operazione Houdini del 2004, il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi che andavano dai 21 centesimi a 62 centesimi al chilo. I clan fornivano lo stesso servizio a 9 o 10 centesimi al chilo. I clan di camorra sono riusciti a garantire che 800 tonnellate di terre contaminate da idrocarburi, proprietà di un'azienda chimica, fossero trattate al prezzo di 25 centesimi al chilo, trasporto compreso. Un risparmio dell'80% sui prezzi ordinari.

È abbastanza strano. Altrove Saviano chiama coraggiosamente per nome e cognome gli imprenditori campani che, in combutta con la camorra, hanno tratto profitto dallo smaltimento rifiuti. Qui si parla genericamente di imprese "del nord-est"; l'accusa, se capisco bene, è di aver intascato un prezzo alto per lo smaltimento di rifiuti tossici e aver poi subappaltato il lavoro alla camorra che lo ha fatto a costi più bassi, suppongo violando le normative di sicurezza. Non sono affatto sicuro di questa interpretazione, ma il pezzo è decisamente ambiguo. Veramente un pessimo esempio di pigrizia intellettuale.

Infine, consiglio a tutti la lettura della lettera che Bassolino ha inviato a Repubblica. Lui, a quanto pare, pensa che inceneritori e termovalorizzatori qualcosa abbiano a che vedere con la crisi di questi giorni. Solo che, ci dice, lui non ha potuto farci nulla. Well, that's real leadership!

|  
  di metius, 07 Gennaio 2008, 15:30 permalink rss

Chiaro quindi che le colpe sono di un SISTEMA ISTITUZIONALE (politici, amministratori pubblici e giudici) NON EFFICIENTE, NON EFFICACE e NON ONESTO.

Ovvio che poi non parte lo sviluppo del Sud. Ovvio che il Sud non riesca ad attrarre investimenti privati. Ovvio che neanche i meridionali vogliano investire in questo quadro disastrato. Chi lo fa significa che o e' un eroe(e ce ne sono stati molti) o e' uno che di mafia se ne intende... 

Intanto i ragazzi del Sud dicono che li' non c'e' lavoro e non ci sono universita' di buon livello e allora sono costretti ad andarsene al nord(allora chi rimane?....). Altri studenti universitari palermitani (vedi www.addiopizzo.org) trasformano il concetto di commercio critico in nuova forma di protesta contro il pizzo.

Spero nel futuro, ma i risultati del test PISA sono preoccupanti... RIcominciamo dall'EDUCAZIONE!!

Come ditemelo voi!

 

|  
  di enzo michelangeli, 08 Gennaio 2008, 02:12 permalink rss

Intanto i ragazzi del Sud dicono che li' non c'e' lavoro e non ci sono universita' di buon livello e allora sono costretti ad andarsene al nord(allora chi rimane?....).

Perche' "costretti" ad andarsene? Spostarsi dove le condizioni sono migliori mi pare un diritto-dovere, come cambiare un fornitore se quello precedente e' insoddisfacente. Piuttosto bisognerebbe proibire i trasferimenti fiscali da zona a zona: altrimenti le amministrazioni delle zone peggio amministrate diventeranno sempre piu' parassitarie, invece di essere incentivate a fornire buoni servizi per attrarre persone produttive che paghino tasse localmente.

|  
  di metius, 10 Gennaio 2008, 13:27 permalink rss

la tua similitudine e' molto azzardata.

Capisco che siamo "economisti" ma se non riesci a capire il "costretti" ti servirebbe un corso di UMANITA'.

 Inoltre penso che ANDARSENE non sia la soluzione del problema meridionale.
Ha molto piu' "fegato" chi resta e cerca di cambiare le cose.

|  
  di enzo michelangeli, 11 Gennaio 2008, 01:29 permalink rss

la tua similitudine e' molto azzardata.

A me pare che il ruolo del governo sia quello di fornire certi servizi che per una ragione o per l'altra si pensa (a torto o a ragione) che non possano essere lasciati al settore privato. (Uso qui il termine "governo" anziche' "stato", che e' piu' comune in Europa continentale, perche' quest'ultima espressione tende a confondere la distinzione tra istituzioni governanti e cittadini governati). In Italia, e in particolare al Sud, questi servizi sono resi malissimo, e dato che il governo e' democraticamente eletto la responsabilita' primaria di questo stato di cose e' della maggioranza cittadini. La prima condizione per risolvere il problema e' che essi prendano atto di tale responsabilita' e facciano qualcosa per migliorare la gestione; se non vogliono o sanno farlo, non vedo perche' chi ha un briciolo di giudizio dovrebbe voler restare nella stessa barca: e dato che questo introduce un elemento di concorrenza in un servizio altrimenti monopolistico, chi cambia fornitore andandosene dovrebbe essere ringraziato da chi resta.

Capisco che siamo "economisti" ma se non riesci a capire il "costretti" ti servirebbe un corso di UMANITA'.

Non vedo che ci sia di disumano nell'apprezzare il cambiamento d'aria. Lo credo che poi in tutto il mondo ci prendono in giro come mammoni...

Inoltre penso che ANDARSENE non sia la soluzione del problema meridionale.
Ha molto piu' "fegato" chi resta e cerca di cambiare le cose.

Ma pare che pero' le cose non cambino se non in peggio, e probabilmente proprio perche' il fegato difetta ai piu'.

|  
  di metius, 11 Gennaio 2008, 16:07 permalink rss

Forse, invece, le cose non cambiano perche' si pensa che debbano andarsene. Invece, io credo che devano rimanere, i giovani in gamba sono gli unici che possono cambiare le cose. Devono cercare di INVENTARSI qualcosa li'. I ragazzi di addiopizzo sono un bellissimo esempio di tutto cio'.

Sono eroi come loro, che rischiano la vita, gli unici che possono cambiare le cose. Di certo non chi se ne va.

|  
  di enzo michelangeli, 12 Gennaio 2008, 01:14 permalink rss

Forse, invece, le cose non cambiano perche' si pensa che debbano andarsene. Invece, io credo che devano rimanere, i giovani in gamba sono gli unici che possono cambiare le cose. Devono cercare di INVENTARSI qualcosa li'. I ragazzi di addiopizzo sono un bellissimo esempio di tutto cio'.

Sono eroi come loro, che rischiano la vita, gli unici che possono cambiare le cose. Di certo non chi se ne va.

Metius, apri gli occhi: la criminalita' organizzata e' una conseguenza di una societa' da buttare, non una causa. Quelli di addiopizzo, a inizio pagina, la mettono anche piu' esplicitamente di me:

[UN INTERO POPOLO CHE PAGA IL PIZZO E' UN POPOLO SENZA DIGNITA']

E' un caso se le regioni dove si pagano piu' pizzi a mafia e affini sono le stesse dove anche piu' si crede che i problemi economici si risolvano con i trasferimenti fiscali (vale a dire con parte dei pizzi pagati allo stato, con procedura piu' trasparente ma sempre coercitiva)? O dove stato e mafie varie sono i piu' importanti datori di lavoro? Il degrado del Meridione e dell'Italia tutta e' autoinflitto, come quello degli African-Americans negli Stati Uniti: e' fatto di rinuncia di massa all'autosufficienza e allo spirito di iniziativa individuale, di vittimismo, e di scelte di leader politici orrendi che assecondano queste inclinazioni e ci costruiscono una profittevole carriera.

|  
  di metius, 12 Gennaio 2008, 13:47 permalink rss

Credo che non ci siamo capiti.

 Fin dal primo intervento qui sopra dico che il problema è cambiare la "società" dal basso (educazione, istruzione).

Poi vi ho chiesto: come farlo?

E non credo che la risposta corretta sia "andarsene".

Hai capito ora cosa intendevo dire?  

|  
  di marco de innocentis, 12 Gennaio 2008, 15:11 permalink rss

E' un caso se le regioni dove si pagano piu' pizzi a mafia e affini sono le stesse dove anche piu' si crede che i problemi economici si risolvano con i trasferimenti fiscali (vale a dire con parte dei pizzi pagati allo stato, con procedura piu' trasparente ma sempre coercitiva)?

Sarebbe interessante a questo proposito confrontare la qualità dei servizi forniti dallo stato con quelli delle varie cosche mafiose (a parità di costi).

|  
  di destralab, 07 Gennaio 2008, 16:03 permalink rss
complicatissimo commentare :-), volevo solo segnalarti questa : la lettera aperta di Franco Ortolani, ordinario di Geologia università di Napoli.
|  
  di Luciano Mollea, 07 Gennaio 2008, 16:20 permalink rss
Michele, non aggiungo altro. Semplicemente applausi.
|  
  di Giorgio Gilestro, 07 Gennaio 2008, 17:15 permalink rss
Michele,
chiedersi "perche' a napoli e non a mantova" vuol dire ripescare una domanda che e' vecchia di almeno 150 anni. Se non sbaglio il termine "questione meridionale" venne coniato nella seconda meta' del 1800.
Limitarsi a ribattere "perche al sud la societa' e' una merda!" non vuol dire dare una risposta ma semplicemente infilarsi in un circolo vizioso, in un paradosso uovo/gallina, non ti sembra? La questione meridionale e' un argomento troppo complicato per poterla affrontare in 2000 parole. Qualsiasi punto tu possa tirare fuori e' gia' stato sviscerato a dovere: nel sud si pagano meno tasse? Ti si puo' rispondere che al sud viene chiesto di pagarle due volte, solo che allo Stato puoi permetterti di fare spallucce, alle organizzazioni criminali che passano il primo del mese col registro alla mano non puoi. E allora che fai? Ristabilisci l'equilibrio fiscale facendo finta che il pizzo non esista? E chiedi soldi per servizi che semplicemente non vengono erogati (vedi la Sanita)? Se e' un problema di societa', Michele, non e' dal basso che arriva; come al solito.

Tu che guardi il tutto fuori dall'acquario (*) trovi ovvio metterti a gridare agli intellettuali di ribellarsi e strappare le catene. Non ti accorgi che in realta' loro fanno esattamente cio' che si fa al nord, soltanto con piu' puzza per le strade? Quando racconto ad amici non scienziati lo stato dell'universita' e della ricerca in Italia mi viene, altrettanto ovviamente, suggerito di ribellarci. Perche', mi dicono, l'elite dei ricercatori preferisce spartirsi le briciole o scappare invece di combattere il malcostume? Perche' l'elite napoletana fa altrettanto nei confronti dei propri problemi?

Mi sembra che su una conclusione siamo tutti d'accordo: il male principale e' la casta. Ma la casta governa male al nord cosi' come governa male al sud eppure la responsabilita' di protesta dovrebbero averla piu' al sud che al nord per qualche motivo. Poi quando uno come Saviano fa notare che il problema e' la carenza di Stato e che quindi nord e sud dovrebbero protestare allo stesso modo a te da' fastidio che tiri in ballo le aziende del nord, come se per l'ennesima volta tendesse la manina a chiedere l'elemosina.
Gomorra e' un piccolo libro, una goccia nel mare, ma ha uno scopo ben preciso e il pregio di raggiungerlo bene: quello di farti capire che la camorra esiste ed e' molto piu' grossa di qualsiasi altra organizzazione criminale sia come partecipazione (per ogni mafioso ci sono tre camorristi) che come introiti o potenza militare. La camorra, e questo e' il principale messaggio di Saviano, ti tocca anche se vivi a Venezia: ti ha toccato quando hai vestito la giacca Armani il giorno del tuo matrimonio, ti ha toccato quando hai buttato la spazzatura a Milano, ti ha toccato quando hai comprato (e perduto) le azioni parmalat o cirio, ti ha toccato quando hai comprato da quella azienda veneta che vende i barili agli stakeholders camorristi. Non si tratta di spostare le responsabilita' ma di farti capire che in fondo se sei italiano allora non ci vivi fuori dall'acquario (*). Inoltre dicendo che camorra e' figlia del capitalismo e dell'impreditorialita' non vuol dire che ti si attacca il liberismo o il consumismo ma semplicemente mettere l'accento sul fatto che il problema non sta nel ragazzino un po' mafioso che impenna sul vespino truccato e che non si risolve inviando l'esercito ma si risolve colpendo le risorse economiche, cambiando le regole di appalto, responsabilizzando e punendo le imprese che alimentano la mano d'opera camorrista.

Concludendo: non se ne va Bassolino? non se ne e' andato Selva, non se ne e' andato Previti, non se ne e' andato Strassoldo, non se ne e' andato Prosperini, etc, etc, etc.
Nella sua testolina Bassolino si chiede: e che sono io? piu' scemo di loro? Perche' e' solo il sud che deve unirsi e protestare?
|  
  di mario morino, 07 Gennaio 2008, 17:46 permalink rss

Il problema è la classe dirigente del Paese, ed in primis della Casta politica. E siccome nel mio piccolo sono anch'io un dirigente, mi vergogno anche un pò di me stesso.  Visto che di italiani ce ne sono di più al Nord che al Sud (a meno che Michele non decida che il Sud comincia appena sotto il Po), e considerato che bene o male votiamo liberamente, direi che forse ha più colpe il Nord che il Sud. Il libro di Saviano sarà schematico e "comunista" ma spiega bene anche i grandi vantaggi delle imprese del Nord (nel caso specifico le grandi case di moda) ad utilizzare l'organizzazione del lavoro del Sud.

Aggiungo una piccola esperienza personale: negli anni '80 lavoravo per una società di costruzione di Padova (una delle poche società di costruzioni quotate in Borsa) che a sua volta controllava un'altra società di costruzioni di Parma. Quest'ultima aveva vinto un appalto per la ricostruzione post-terremoto dell'Irpinia, precisamente a S. Angelo dei Lombardi. Commessa vinta (dopo Tangentopoli si è capito come) dalla società di Parma: 30 miliardi di lavori, margine del 50%, lavoro completamente subappaltato. Diciamo che nel caso in questione i 30 miliardi dello Stato sono stati equamente divisi tra 15 al Nord e 15 al sud. E, come spesso accade, le tasse (anche dei poveri del sud) sono servite a far diventare più ricchi i ricchi del nord. 

Il servizio di Report su RAI 3  di qualche mese fa metteva già perfettamente in luce il disastro di Napoli e la totale ignoranza/incapacità/falsità di Bassolino e dell'assessore alla nettezza urbana di Napoli. In un Paese qualsiasi tutti avrebbero chiesto, ed ottenuto, le loro dimissioni. Rimpiango Pertini: sarà stato un demagogo, ma quando mandò a casa qualche sindaco dei paesi terremotati, o quando diceva che con i ladri (socialisti) non ci voleva stare,  la gente era con lui ed un pò di coraggio per protestare ancora c'era.

L'uomo di Casini in Sicilia, Totò Cuffaro, blocca da anni i programmi per far costruire inceneritori per 1 miliardo di euro (già finanziati in Project Financing da Actelios, società quotata del gruppo Falk): chissa per quale nobile motivo, forse per salvaguardare le popolazioni da emissioni di diossina equiparabili a quelle prodotte da un centinaio di auto Euro 2 (o da 500, cinquecento, non cinquecentomila) auto Euro 4. A Vienna invece fanno l'inceneritore in centro città per utilizzare il teleriscaldamento.

|  
  di michele boldrin, 08 Gennaio 2008, 00:44 permalink rss

Anche a Fusina, Mario, anche a Fusina. Non serve andare a Vienna, suvvia ... appunto per questo dovresti farti la famosa domanda, che anche tu continui a non porti, perché non a Parma? Perché non a Parma, Mario? O a Mestre? Perché?

Lo giuro, non ho capito cosa tu stia argomentando: che così fan tutte? Beh, ti sbagli: così NON fan tutte, e lo sai anche tu! Cosa vogliono dire i tuoi esempi? Che cosa prova il signor Saviano rispetto all'industria della moda ed alla sua dipendenza/affinità con il crimine organizzato? Che prova, dimmelo? Eppoi, chi ha detto che l'industria della moda è "del Nord"? Hai bisogno forse che ti ricordi i cognomi? Insomma, MM, che dici? L'intero commento mi sembra un altro caso di "sì, però anche" dovuto alla necessità di difendere una qualche indifendibile e stinta bandiera "meridionalista". Quale bandiera ed a qual fine? Perché la fedeltà ideologica deve sempre far premio sulla coerenza logica?

Cosa sarebbe "l'organizzazione del lavoro del Sud" che, colpevolmente, i capitalisti lombardo-veneti "utilizzano"? Forse che ognuna delle tante aziende che hai diretto non ha "utilizzato" l'organizzazione del lavoro "dell'operaio-contadino veneto" per generare ricchezza ed arricchirsi? Benetton e Luxottica (ecc. ecc.) come cavolo nascevano e crescevano altrimenti? È "cattivo capitalismo" questo? A Taibon e Montebelluna stavano forse meglio prima, senza decentramento produttivo e laboratori in casa? Cosa era meglio fare, invece del decentramento produttivo degli anni 70? La chimica e la siderurgia di stato a Porto Marghera, forse?

Chiedo ancora, quindi: cosa mi stai dicendo, MM? Che anche al Nord gli imprenditori si fanno gli affari loro? So what, MM, so what? Anche i preti, ogni tanto, sodomizzano chierichetti, quindi? Concludiamo da questo che fra la chiesa cattolica - della quale sono notoriamente un fedele ed umile servo - ed una banda di pedofili non v'è alcuna differenza?

P.S. Questa replica è tutta e solo per MM, perché MM lo conosco e penso di potermelo permettere. Sugli altri commenti critici ritornerò con un attimo di calma, e probabilmente con un altro post. Mi scuserete se non mi lancio in una diatriba inutile con quei commenti che, invece, sono logicamente incoerenti o basati su di un pervicace e tutto ideologico rifiuto di guardare in faccia dati, fatti, tacchi, dadi e datteri!

|  
  di pietro X, 08 Gennaio 2008, 09:52 permalink rss

Non concordo con quanto dice Gilestro. E' vero che la questione meridionale è cosa complessa che affonda le sue radici nella storia. non è vero, a mio parere, che non si possa esprimere un parere sensato in 2000 parole come ha fatto Boldrin. restano i caveat ovvi quando si scrive un pensiero in 2000 parole, ma se avesse ragione Gilestro di molti temi non si potrebbe più discutere, se non a botte di volumi da 300 pagine ciascuno.

Mi associo ai complimenti al pezzo di Boldrin. La cosa più stimolante secondo me è quella domanda (un pò ignorata nei commenti al post): perché non a Parma?

Per ragioni di tempo dispongo di meno di 2000 parole. Ovvio che quindi sarò molto "superficiale". Da meridionale volevo solo proporre una possibile risposta (chiaramente parziale) nella speranza che qualcuno approfondisca e/o smonti la mia tesi.

Storicamente il Sud è stato oggetto di dominazione straniera. Il problema non è la bontà o meno di tali dominazioni. Io ritengo che tale controllo dall'esterno abbia di fatto azzerato il concetto di responsabilità dell'amministratore locale (che poteva sempre scaricare le colpe su qualcun altro) e abbia contribuito a creare una cultura della non responsabilità nei cittadini. Anche il Nord ha avuto le sue dominazioni. Ma molte aree del Nord hanno avuto grande indipendenza, si sono autogovernate, addirittura sono diventati conquistatori (vedi il Piemonte). Quando sei responsabile di quanto hai, impari a porre dei limiti al degrado amministrativo.

La casta fa schifo al nord come al sud. Ma al sud la casta è totalmente deresponsabilizzata agli occhi dei cittadini e persevera nei suoi errori e nei suoi imbrogli indisturbata. Tanto la colpa è sempre di Roma, o di Madrid, o di Parigi, oppure di Ryad. Chiudo conscio dell'estrema superficialità di questo pensiero. Ma la mia conclusione è anche una provocazione: se si vuole aiutare il sud bisogna lasciarlo solo: bisogna smettere di aiutarlo "ex-post" e fare in modo che la responsabilità degli atti ricada sugli amministratori che li hanno compiuti e sui cittadini che li hanno votati. Anche se all'inizio potrà sembrare ingiusto a quelli che gridano sempre al nord cattivo (lo è, per carità; Saviano ha ragione in questo. ma bisogna smetterla di