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Qui è FLG La Casta, il Papa e la Liberta’ d’Opinione in Italia

di piergiuseppe fortunato, 15 Gennaio 2008 stampa
Leggo con disgusto la reazione dei nostri politici al comunicato con cui il Vaticano annuncia la cancellazione della visita di Benedetto XVI a La Sapienza. Concetti come quello di libertà d’opinione e libera manifestazione del pensiero vengono sbandierati da destra e sinistra per rimettere in riga chi ha osato mettersi contro il Santo Padre.
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Da una nota di Repubblica.it delle 21:09: "È stato ripugnante vedere nel telegiornale tossici e terroristi alla Sapienza per festeggiare la rinuncia del Papa" dice Maurizio Gasparri (AN). "È gente da mandare in galera insieme ai professori che li hanno guidati. I loro nomi vanno divulgati affinchè l'Italia sappia chi è nemico della libertà e promotore dell'odio e del terrore".

Ora: vorrei ricordare a Gasparri che i promotori di odio e terrore (!) da dar in pasto alla folla e mandare in gattabuia non si sono mai nascosti ed i loro nomi sono pubblici da mesi. Trattasi dei 60 e più docenti de La Sapienza firmatari di una lettera datata 23 Novembre 2007 in cui, in maniera del tutto civile e democratica, si faceva notare come la visita in pompa magna di Joseph Ratzinger (che in un primo momento avrebbe dovuto addirittura tenere una lectio magistralis) fosse inadeguata alla luce delle sue arcinote posizioni sulla scienza. I firmatari appartengono quasi tutti alla Facolta’ di Scienze e fra loro vi e’ anche Giorgio Parisi, fisico teorico insignito da vari riconosciementi e fra i piu’ attivi e conosciuti a livello internazionale.

 

A Gasparri fa eco, in maniera meno urlata e volgare, il nostro amatissimo ministro degli esteri.

 

Da una nota di Repubblica.it delle 20:37: "Il clima di tensione - ha detto il vicepremier - è stato creato da atteggiamenti e prese di posizione estremistiche che non rappresentano affatto la grande maggioranza degli italiani e non fanno onore alla coscienza civile e democratica del paese che trova le sue espressioni più qualificanti proprio nel rispetto delle opinioni e nell'assoluta garanzia della libera manifestazione del pensiero".

 

Si puo’ concordare o meno nel merito della lettera, caro D’Alema, ma certo non si puo’ tacciare di estremismo una pubblica manifestazione di dissenso del corpo docente rispetto all’operato del proprio rettore. Antidemocratico e’ semmai censurare i comportamenti di questo tipo.

 

Entrando nel merito poi, la linea più volte espressa del papato di Benedetto XVI (si veda tra l’altro la sua lectio magistralis di Ratisbona di cui abbiamo già discusso qui su nFA) si basa sulla tesi che la spartizione delle rispettive sfere di competenza fra scienza e fede non sia più valida, e su una concezione delle scienze come ambiti parziali di una conoscenza più vasta alla quale dovrebbero essere subordinate. Su questo punto è molto chiaro Marcello Cini, autore della lettera aperta al Manifesto a cui ha poi fatto seguito la levata di scudi dei docenti della Sapienza. Una linea che chiaramente inquieta non poco la comunità scientifica e che, appunto, rendeva se non altro inadeguata una visita con tutti gli onori del caso di Ratzinger a La Sapienza.

Purtroppo però i nostri politici non sono interessati al perché del dissenso e nemmeno al metodo con cui è stato manifestato. Quello che conta è non perdere una buona occasione per rabbonire Ratzinger e strizzare l’occhiolino a quei cattolici preoccupati dall’astio espresso da docenti e discenti verso il Santo Padre. Che disgusto appunto.

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Rss dei commenti

  di Antonio Mele (rabbi), 16 Gennaio 2008, 00:59 permalink rss
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  di Giorgio Gilestro, 16 Gennaio 2008, 01:24 permalink rss

Va be ma un poco chissene di cosa diceva Cini 40 anni fa o l'altra settimana. La questione (*) e': trovi questo papa ospite gradito e opportuno il giorno d'apertura dell'anno accademico? Per una volta, non si puo' rispondere semplicemente SI o NO senza tirare in ballo la solita destra / sinistra, liberta' di parola / censura?

(*) Che poi: magari! di fatto neanche ci si e' arrivati a quel livello di discussione: piuttosto e' diventato "hanno diritto Cini e i suoi amici di dirsi non d'accordo alla visita"? Chi risponde "no, non ne hanno diritto perche' sarebbero censori" fa piangere Aristotele, ovviamente.

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  di piergiuseppe fortunato, 16 Gennaio 2008, 04:20 permalink rss
Appunto, chissene di cosa abbia scritto Marcello Cini 40 anni fa, e se siano di destra di sinistra o di centro i 70 della lettera?

 

la domanda qui e’: i docenti di una universita’ hanno o meno il dritto di criticare l’operato del loro rettore? hanno o meno il diritto di esprimere il dissenso verso un invito ufficiale fatto a chicchessia? hanno o meno il diritto a “manifestare le proprie opinioni”, per usare un’espressione cara a D’Alema?

 

e ancora: e’ o non e’ disgustoso che la liberta’ di opinione di questi docenti venga messa in discussione da politicanti di destra e di sinistra che sembrano costante impegnati a sfidarsi al “chi lecca meglio il culo al Santo Padre”? e’ o non e’ disgustoso che ministri ed ex-ministri trattino come pericolosi criminali chi esercita semplicemente i propri diritti (assumendo tra l'altro una posizione che e', per lo meno a mio avviso, comprensibilissima alla luce delle posizioni di Benedetto XVI)?

 

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  di Antonio Mele (rabbi), 16 Gennaio 2008, 12:51 permalink rss

Non ci siamo, ragazzi, colpa mia che non ho messo due righe di commento. Cini in quell'articolo di svariati anni fa dice che la scienza deve sottostare agli obiettivi della politica. Cosa equivalente a quelle che dice Ratzinger (la scienza deve sottostare alla fede). Per cui, un bue che dice cornuto all'asino.

La domanda che poni ha una risposta ovvia: certo che si', i docenti hanno diritto di criticare le scelte del proprio rettore. Marcello Cini ha fatto proprio questo . Ripeto che secondo me e' un ipocrita che predica bene e razzola male, ma fa nulla. Anche a me suona molto male far fare la lectio magistralis al Papa, e' una decisione che spetta al rettore (o meglio credo che sia cosi', visto come si sono svolti i fatti, se sbaglio mi corrigerete) e quindi la critica al rettore ci sta tutta. Quello che non capisco e' la lettera di appoggio degli altri docenti, che chiede esplicitamente di cancellare la partecipazione del Papa vista la sua frase su Galileo. Allo stesso modo, se avessero chiesto a Cini di fare la lectio magistralis, un docente potrebbe chiedere di annullare l'evento perche Cini nel 1970 disse che la scienza si deve piegare ai fini della politica. E perche'? tanto si rende ridicolo da solo, sostenendo quelle cose. E soprattutto, con questo tipo di censura preventiva, si sa dove si inizia ma non si sa dove si finisce.

Sul discorso dei politici, hai il mio pieno sostegno. Non sul giudizio che dai di "manifestazione democratica del proprio dissenso": gia' ho detto che la censura preventiva non mi pare troppo democratica; ma vogliamo parlare dei ragazzetti che occupano il Rettorato? Gasparri e' un deficiente (e l'imitazione di Marcore' rende bene l'idea), ma anche quei ragazzetti non scherzano...

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  di Giorgio Gilestro, 16 Gennaio 2008, 04:48 permalink rss

Ho appena visto il TG1 della sera e mi e' venuto una specie di nodo allo stomaco.

Tanto per discutere del sesso degli angeli, pare che questa citazione di Feyerabend su Galileo sia piaciuta molto ai giornalisti. Per chi fosse interessato, qui ho trovato un estratto in cui si ripropone il pensiero di Ratzy sull'argomento; credo che manchi la parte finale quindi non sono proprio in grado di capire da quel che c'e' li' quale fosse l'intento; mi piacerebbe poter contestualizzare di piu' quel discorso ma letto cosi' mi sembra che si tratti semplicemente di un tentativo malsano di giustifcazione (tra l'altro come era prevedibile lo stesso Feyerabend si dissocio' dall'uso che il Papa fece delle sue parole)

edit: ops! mi sono accorto adesso che il primo testo era gia' stato linkato nell'altro articolo. pardon.
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  di pietro X, 16 Gennaio 2008, 09:53 permalink rss

però adesso non corriamo il rischio di infilare la casta in mezzo a tutte le questioni. chiaro che i nostri politici hanno dimostrato ancora una volta di essere inadeguati a gestire la cosa, ma il link con la discussione della casta (a la stella-rizzo) non lo vedo.

comunque, i professori di fisica hanno legittimamente manifestato il loro dissenso. la loro argomentazione è sensata e merita di essere considerata. io ne ho un'altra. secondo me sarebbe stato interessante sentire Ratzinger alla Sapienza, magari interrogarlo direttamente sulle questioni più scottanti. l'accademia (anche se usare questo termine riferendosi alla Sapienza...) si distingue dalla chiesa perché la prima è aperta al dibattito e al confronto delle idee; la seconda è chiusa e monolitica (non lo dico con accezione negativa). portare il massimo rappresentante della chiesa all'interno di un dibattito "accademico" sarebbe stato un bella vittoria.

siccome possiamo avere idee diverse (io, voi, Ratzinger, i professori di fisica...) esiste un corpo decisionale dell'Università che sintetizza le posizioni e decide. il Rettore ha invitato il Papa (risponderà tra cento anni ai suoi elettori di questa scelta... sarcastico).

il problema è che Ratzinger (almeno da quanto ho capito) ha rinunciato ad andare per motivi di ordine pubblico, non perché non voluto dai professori di fisica. gli atteggiamenti e le prese di posizione estremistiche nelle parole del Ministro degli Esteri sono quelle di chi ha minacciato "disordini" se Ratzinger fosse andato. chi nega la libertà di opinione non sono i professori di fisica (che anzi con il loro esempio la portano al massimo grado), ma i soliti sfasciatutto nullafacenti (e non mi riferisco agli studenti della Sapienza; anzi si, ma solo a quelli che si iscrivono all'Università per sfasciare tutto e non fare nulla).

 

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  di CM Pinardi, 16 Gennaio 2008, 10:27 permalink rss

Sono d'accordo: la casta stavolta non centra nulla. Devo aggiungere che francamente la vicenda è edificante tanto quanto la questione della "monnezza".... Non perdiamoci neanche un istante nel livello penoso del dibattito politico che ne sta seguendo.

Il punto è uno solo: chi per un malinteso senso di laicità zittisce in modo becero la voce di chiunque abbia cose interessanti da dire perché frutto di riflessione e ricerca, in questo caso del papa, fa torto alla nostra intelligenza (alla propria non puo' perche' dubito che ne abbia)...

Edit: aggiungo solo la notizia, direi tragicomica, del coincidente conferimento ieri di una laurea honoris causa a Fausto Bertinotti da parte della Pontificia Università Cattolica dell'Ecuador....

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  di Alessio, 16 Gennaio 2008, 10:44 permalink rss

Secondo me ci sono alcuni buoni motivi per cui la protesta dei professori italiani dimostra ancora una volta la distanza dell'universitá italiana da quella straniera. Primo: censurare il Papa rappresenta un pericoloso precedente, soprattutto per l'universitá che dovrebbe essere un luogo di scambio e di espressione di idee (nota bene, anche quelle non condivise. quante teorie bislacche si isegnano all'universitá? cacciamo tutti quei docenti?). Per cui se la Columbia Univeristy si permette di chiamare tale Mahmoud Ahmadinejad, professione dittatore, non si capisce come l'universitá di roma, La Sapienza, si possa permettere di censurare il Papa durante un "grande evento" come l'inaugurazione dell'anno accademico. La domanda dunque é: puó l'universitá permettersi di censurare alcuni e far parlare altri? Se invitiamo Chavez la prossiama volta, lo facciamo parlare?

Tra l'altro, sará passato tanto tempo ma La Sapienza, come fa notare un lettore del corriere, é stata fondata da un predecessore del Papa

http://it.wikipedia.org/wiki/Universit%C3%A0_degli_studi_di_Roma_%22La_Sapienza%22

Anche la motivazione che bisogna separare la scienza dalla religione lascia il tempo che trova. Bisognerebbe separare la scienza anche dalla politica ma non mi sembra che le aule univeristarie italiane siano questo paradiso dove la politica non entra.

Per quanto riguarda i politici italiani. Ormai li conosciamo, cercano di mettersi sempre dalla parte che gli conviene di piú. Non mi sembra la loro reazione il tema importante di discussione.

P.S. Vedo solo ora il commento di CM Pinardi che piú o meno dice le stesse cose.

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  di Piero, 16 Gennaio 2008, 12:09 permalink rss

Secondo me la vicenda non puo' essere letta al di fuori del contesto in cui e' avvenuta, ossia quello di un paese la cui classe politica, e quindi la sfera pubblica, e' piu' che mai condizionata dai dettami delle gerarchie ecclesiastiche. La protesta contro il papa alla Sapienza ha un significato che va molto al di la' dell'evento stesso: non e' la ribellione contro uno che arriva, dice la sua e se ne va senza aver lasciato traccia al di fuori delle mura dell'aula in cui parla (come puo' essere il caso di Ahmadinejad a Columbia). E' la ribellione contro il capo di una gerarchia ecclesiastica che oramai mette bocca in quasi tutte le questioni politiche italiane riuscendo ad asservire la destra come la sinistra, che ha spazi privilegiati in tutti i telegiornali (alzi la mano chi ricorda l'ultimo TG1 che non menzioni, almeno en passant, l'opinione odierna della chiesa) e che ora vuole anche andare a invadere anche gli spazi dell'universita'.

I 67 della Sapienza e i loro seguaci, dunque, avrebbero avuto torto a impedire il discorso del papa in un contesto diverso, in cui le idee della chiesa fossero giusto un'opinione tra le altre. Ma hanno ragione a farlo nel nostro contesto perche', per quanto piccolo nello schema complessivo dei rapporti tra stato e chiesa, quell'atto serve l'obiettivo piu' ampio di arginare l'ingerenza della chiesa nella vita italiana e limitare la subordinazione della societa' alle gerarchie vaticane--compiti, questi, che spetterebero alla classe politica la quale, pero', ne e' chiaramente incapace.

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  di mario morino, 16 Gennaio 2008, 12:35 permalink rss

Grazie ad un gruppo di illuminati professori (ma di cosa avevano paura?) coadiuvati dai soliti cretini (in questo caso i NO-POPE) il furbo Ratzinger può dire al popolo (e al codazzo dei media) che la Chiesa è calpestata e vilipesa. Avanti con la moratoria sull'aborto, sui DICO ne parliamo tra mille anni, ci teniamo l'attuale legge sulla fecondazione assisitita e magari facciamo un pensierino anche sull'abrogazione del divorzio.

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  di Piero, 16 Gennaio 2008, 12:46 permalink rss
Invece pensa a cosa sarebbe successo col papa alla Sapienza: il giorno dopo ci saremmo sorbiti 10 minuti di ogni telegiornale impegnati ad amplificare il predicozzo papale e probabilmente anche qualche "panino" con i politici che fanno a gara (Veltroni in testa) per chi si prostra di piu' di fronte al Vaticano. Allora si' che sul fronte DICO, aborto e tutto il resto saremmo stati messi meglio...ma andiamo!
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  di bossone, 16 Gennaio 2008, 13:17 permalink rss

La logica del chissenefrega mi pare allucinante, soprattutto in questo caso. Cioe' chissenefrega di quello che uno scrive nel 1970 (Cini), ma non chissenefrega di quello che uno dice nel 1990 (Ratzinger)? E questo perche'? Lo decidi tu il neighborhood temporale in cui e' rilevante che uno se ne freghi o non se ne freghi di qualcosa? Oppure facciamo giudice e giuria e mi dici anche di cosa me ne devo fregare in termini pure di contenuti?

Secondo, come detto da altri in questo post e in quello di Alberto Bisin: l'universita' italiana e la Sapienza in particolare ha perso un'altra occasione clamorosa per creare cultura (e in particolare la cultura del confronto). In questo (e molto altro) siete anni luce in ritardo con rispetto agli USA. Penso anch'io al caso <font size="-1">Ahmadinejad-Columbia, come gia' detto in altri posts, ma anche ai vari casi in cui la Rice o Gates (department of defense) visitano le varie universita americane e non sono zittiti anche se gli studenti non sono proprio entusiasti di vederli. Qui la gente la fanno parlare prima e poi si fanno le domande. Ma non bisogna necessariamente prendere a spunto sempre le universita' americane, basta essere individui con un po di curiosita' e cultura (del confronto). Come l'hanno avute per esempio Giorgio Topa e Gian Luca Clementi quando sono andati a sentire Epifani. Non credo avessero aspettative particolarmente alte sull'outcome della talk, ma sono andati a sentire e hanno fatto domande. Hanno lasciato parlare Epifani anche se di economia non capisce un cazzo o (peggio) fa il furbo e fa finta di non capire. C'era un metodo, un approccio che non vedo nella stragrande maggioranza delle Universita' in Italia.</font>
 

 

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  di Piero, 16 Gennaio 2008, 13:39 permalink rss
Perche', secondo te al papa gli potevi fare delle domande se andava alla Sapienza?
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  di alberto bisin, 16 Gennaio 2008, 14:22 permalink rss
Punto fondamentale questo, Piero. Che facessero casino perche' si potesse fargli domande invece che perche' non venisse: se non accetti di rispondere a domande, o se non accetti un contraddittorio di qualche tipo (Cini che parla di Galileo?!) non puoi entrare in universita'. Questa si' che era una battaglia degna: nessuno in universita' puo' parlare per principio di autorita'.
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  di Antonio Mele (rabbi), 16 Gennaio 2008, 14:27 permalink rss
Ma la lectio magistralis non e' di per se' esente da contraddittorio?
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  di alberto bisin, 16 Gennaio 2008, 14:31 permalink rss
credo di si'. e credo che l'idea di fargli fare la lectio magistralis sia stato un errore. ma si poteva ovviare anche facilmente.
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  di Filippo, 16 Gennaio 2008, 14:42 permalink rss

beh, questo è il punto interessante. Il papa ha diritto di pontificare in territorio vaticano, ma teoricamente in una università dovrebbe comportarsi come un ospite (autorevole), a cui quindi si possono fare delle domande. Se non altro, se a richiesta di confronto a margine della "lezione" il vaticano avesse (come probabile) risposto picche, allora ci sarebbe stato un validissimo motivo per protestare.

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  di Giorgio Gilestro, 16 Gennaio 2008, 15:25 permalink rss

 

La logica del chissenefrega mi pare allucinante, soprattutto in questo caso.
Mah, io non vi capisco. Chi e' che e' stato invitato alla Sapienza? Il papa. Che ha dimostrato di avere un pessimo rapporto con la scienza non solo nel 1990, ma nei venti precedenti e in quelli successivi.(1) Ora, anche nell'opportunita' che Cini e gli altri 70 g fossero li utlimi degli stronzi, cosa che non e', mi sembra che davanti alla loro obiezione si possa o essere d'accordo o no. Non vedo altre alternative. Dire: sarei d'accordo se non fosse che tu 40 anni fa hai fatto cic e cioc non ha molto senso, no? Il giorno che Cini sara' invitato sara' un altro discorso. 

Ora, per chi cita l'esempio di Ahmadinejad. Ahmadinejad ovviamente non fu chiamato all'apertura dell'anno accademico, per di piu' ad una lectio magistralis senza nemmeno interruzioni. C'era gente che lo voleva, altri che non lo volevano, si piglio' i suoi fischi, le sue domande provocatorie, disse le sue due belinate e fini' li'. Col papa una cosa del genere non si puo' fare. Il papa non si puo' fischiare, tant'e' che la sola lontana ipotesi che venisse fischiato gli e' bastata per decidere di starsene a casa (e comunque essendo capo di Stato fargli le pernacchie sarebbe pure reato penale, mi sa).

Per quanto riguarda la questione politica. C'e' qualche milionata di Italiani su questa facenda a cui o non gliene puo' fregare di meno che il papa vada a la sapienza o che addiritura e' contenta cosi'? Siano consapevoli che in parlamento non c'e' nessuno che rappresenta questa voce. Ma come dice giustamente Piero, cosi' e' se vi piace.

(1)E' lo stesso papa che circa tre settimane fa, in occasione della giornata mondiale della pace, ha pensato di chiarire che il fattore piu' importante per la pace nel mondo e' la famiglia: uno che mi racconta che ci sono le guerre per colpa dei divorzi e dei gay secondo me non e' tutto sto fior fiore d'intellettuale ma tant'e' non e' questo il punto.

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  di piergiuseppe fortunato, 16 Gennaio 2008, 17:45 permalink rss

davvero un’eccellente idea: invitiamo ad un bel dibattito pubblico il Santo Padre. magari, dopo la discussione con Parisi su scienza e fede, lo si potrebbe anche coinvolgere in una simpatica tavola rotonda con Luxuria e Gottardi sui diritti degli omosessuali.

Oppure (visto che il caso di Ahmadinejad e’ stato chiamato in causa da parecchi) potremmo chiedere al rettore de La Sapienza di introdurlo seguendo la falsa riga dell’intervento di presentazione fatto da Bollinger per il presidente iraniano:

“Mr. President, you exhibit all the signs of a petty and cruel dictator. You are either brazenly provocative or astonishingly uneducated […] I doubt that you will have the intellectual courage to answer these questions […] I do expect you to exhibit the fanatical mind-set that characterizes what you say and do.” (qui trovate l’opening address completo del presidente della Columbia)

che ne dite di una opening line del tipo:

“Sua Santita’ illustrissima, risulta chiaro a noi tutti quanto Lei rappresenti un acerrimo nemico della ragione e della liberta’ di pensiero, intollerante ed ottuso come pochi, e siamo ben consci del fatto che rispondera’ con delle solenni imbecillita’ alle nostre domande”

cerchiamo di essere realisti: non paragoniamo un invito in pompa magna per l’inaugurazione dell’anno accademico con la partecipazione ad un forum. nessuno aveva proposto ad Ahmadinejad di tenere una lectio su liberta’ e democrazia al corpo docente della Columbia ne’ se lo sarebbe mai sognato.

il Santo Padre e’ infallibile per dogma. tiene discorsi, lezioni ed udienze, pronuncia omelie e recita l’Angelus ma non partecipa a dibattiti o discussioni pubbliche. se lo si invita lo si fa per fargli tenere un lectio priva di contraddittorio, altrimenti lo si lascia a casa. tertium non datur.

ed allora ripeto: i docenti de La Sapienza hanno o meno il diritto a far presente di non voler ascoltare una lezione su scienza e fede tenuta da Joseph Ratzinger a casa loro????

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  di fracohen, 16 Gennaio 2008, 18:13 permalink rss

Parole sante. E' fin troppo ovvio (e di principio condivisibile) sostenere che è sia preferibile offrire a chiunque il diritto di parola, e se, inoltre, essa viene da un capo dello stato straniero, oltre che guida spirituale per gran parte della popolazione italica, censurarlo non è cosa "buona e giusta".

Ma paragonare l'affaire "Ahmadinejad alla Columbia U.", a "Il Papa alla Sapienza" è sbalorditivo.Negli United States si è soliti porre domande scomode al potente di turno (che sia un candidato alla Casa Bianca, o un Iraniano che ama giocare al piccolo bombarolo-atomico-negazionista). In Italia non esiste un contraddittorio neanche con i nostri leader politici (avete mai sentito Prodi e Berlusconi rispondere in "uno contro tutti" a domande che potessero realmente metterli in difficoltà? A meno che non si consideri Vespa un giornalista "coraggioso"..), figuratevi se sarebbe stato possibile aprire dibattiti sulla attendibilità scientifica delle verità rivelate donateci da "Sua Santità". Diciamola tutta, il Rettore (o chi per lui ha avuto la magnifica illuminazione di invitare il signor Ratzinger), voleva UNICAMENTE ingraziarsi il Vaticano, in vista di future, ulteriori promozioni (o ringraziarlo, per PASSATE promozioni)..

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  di Filippo, 17 Gennaio 2008, 14:25 permalink rss

Io forse ragiono male, ma penso che, senza introdurre il papa come un dittatore intollerante, si potesse fare comunque un "opening address" critico sui temi di recente delirio papale, tipo l'evoluzionismo. Richiedere il ritiro dell'invito, come si è visto, porta solo alla santificazione "laica" del papa. Richiedere che fosse trattato come un ospite (per quanto importante) che, per riprendere Bisin, non può parlare per principio di autorità in una università, secondo me sarebbe stato addirittura d'esempio per un paese che il dibattito non sa cosa sia e l'unica idea di confronto che ha è quella tra tifoserie la domenica.

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  di Giorgio Gilestro, 17 Gennaio 2008, 15:30 permalink rss

Io sinceramente in tutto questo dialogo ufficiale e formale col papa non ci credo. Non e' che sia un alieno che arriva da un altro pianeta con cui le possibilita' di incontro sono numerate col contagocce. Poi la chiesa i suoi meccanismi di apertura col mondo esterno li ha da millenni e quando vogliono farli funzionare funzionano bene (l'accademia pontificia per esempio). Insomma non credo a quelli che dicono che questa e' stata una occasione persa di confronto: del resto l'avete letto il discorso che avrebbe dovuto fare? A me e' sembrato un pappardone confuso in cui traspare un po' di imbarazzo, dallo spessore simile a quello del nuovo mac air. La conclusione del discorso e': insomma ragazzi io non e' che vi possa imporre la fede pero' ricordatevi che quando fate scienza dovete inseguire la Verita', cioe' Dio. Insomma non lascia molto adito alla discussione.

Comunque e' indubbiamente vero ed innegabile che la vittoria mediatica in questa faccenda l'ha avuta il papa e chi con lui. Ciononostante a me, da credente laico, questo episodio e' servito tantissimo se non altro a capire fino a che punto si spinge il baciapilismo politico e giornalistico. Io non credo di aver visto un altro giorno in vita mia in cui le mie idee fossero cosi' poco rappresentate politicamente e giornalisticamente.

Tant'e' che la sera della decisione a tutti i TG ho sentito le paroli tuonanti degli editorialisti che prospettavano giornata storica in cui l'Italia smise di essere un paese civile (!) e profetizzavano prime pagine e edizioni straordinarie su tutti i giornali del mondo che puntualmente, il giorno dopo, l'evento se lo sono passato abbastanza in sordina.

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  di marcox, 16 Gennaio 2008, 14:45 permalink rss
La vicenda della mancata visita del Santo Padre all'Università di Roma La Sapienza ha determinato una serie di reazioni, sia di tipo politico sia di tipo più genericamente "culturale" se non filosofico. Ovvero si sollevano domande che sono abituali nella riflessione filosofica: cosa sia la laicità, quali debbanno essere i limiti del diritto di critica e così via.
Vi sono però alcune precisazioni che sarebbe opportuno tenere presente per inquadrare, a mio avviso più correttamente, l'intera questione.
In primo luogo, le minacciate contestazioni nei riguardi della figura del Sommo Pontefice non sono, in se stesse, un atto di censura: nel momento in cui quanti appartengono ad una istituzione, decidano, da una posizione minoritaria, di mostrare pubblico dissenso nei confronti di una scelta assunta dalla collettività alla quale essi appartengono, essi non censurano un bel niente, piuttosto manifestano un (salutare) esercizio del diritto di critica. Un esercizio la cui manifestazione è il sale della vita pubblica e civile di un paese. Ovviamente si può discutere dei modi con i quali tale dissenso debba esprimersi, e certamente sono da rifiutare le forme di dissenso violente o gratuitamente offensive, ma fatti i debiti distinguo, dissentire (come hanno fatto i docenti di fisica) non è censurare. Se il Pontefice avesse voluto, avrebbe potuto certamente in piena libertà prendere parte all'inaugurazione dell'Anno Accademico, con buona pace dei dissenzienti, che giustamente sarebbero stati messi in condizioni di non nuocere e in modo da consentire l'ordinato svolgimento della cerimonia. Per le ragioni appena esposte, la decisione del Pontefice di non prendere parte alla cerimonia rappresenta pertanto una drammatizzazione dell'effettiva gravità di quanto si prospettava a margine della sua visita. Ovviamente ci sono molte istituzioni oltre alla chiesa, che non gradiscono la contestazione, e di volta in volta si eccepisce sui modi con i quali una contestazione possa essere manifestat. Ma ripeto: se non vi è l'esercizio di atti violenti, la libertà di parola dovrebbe essere massima e garantita. E invece succede che il Professor(?) Ratzinger, sconcertato dalle critiche che si preannunciavano, sceglie di non parlare agli studenti e ai professori. Eppure, anche in anni recenti, ci sono state contestazioni all'apertura dell'anno giudiziario, secondo modalità più ovattate forse, ma non per questo meno brucianti per il ministro della giustizia che subiva tali contestazioni. Ma, si risponderà: "un ministro non è "importante" quanto il Papa". E invece no: per un cittadino italiano ateo o un credente di altre religioni, Ratzinger rappresenta "meno" di un pubblico ufficiale dello stato a cui appartiene, e non vedo modo di dimostrare il contrario.
In secondo luogo non è opportuno che si ritengano i firmatari dell'appello che chiedeva di non invitare il Pontefice, come oscurantisti e incapaci di affrontare il dibattito. Infatti in base al punto precente, gli stessi firmatari intendevano aprire un dibattito, almeno fra colleghi, e chiedevano che si rispettasse la specifica dignità del luogo dove si sarebbe tenuta la cerimonia di apertura dell'anno accademico.Questo punto potrebbe sembrare poco convincente. Mi spiego meglio. La povertà intellettuale del dibattito pubblico, talvolta raggiunge livelli parossistici quando si ragiona come se i rappresentanti delle chiese, di qualunque chiesa o religione, fossero i soli depositari di valori morali, dai quali i laici farebbero bene ad attingere: quasi che, come diceva Bergson i laici avessero bisogno di "supplementi di anima". E invece io penso che chi dedica la sua vita allo studio e alla ricerca, così come qualunque altro gruppo umano, abbia valori morali  senza che questi siano di esclusiva pertinenza dei chierici. Dal momento che ogni istituzione umana ha le sue liturgie, anche laiche, come nel caso dell'apertura dell'anno accademico, allora sarebbe opportuno che a quelle liturgie si prenda parte per celebrare i valori, morali e non solo, propri dell'istituzione che in quel momento si celebra. Quindi nel caso dell'apertura dell'anno accademico dell'università pubblica sarebbe stato beffardo che a tenere la lectio magistralis di apertura fosse chi, senza nessuna remora, pensa che esista una sola verità e che quella, guarda caso, sia proprio quella che lui professa.
Eppure qualcuno potrebbe eccepire: i laici devono mostrare apertura per tutto, consapevoli della bontà delle loro ragioni e fiduciosi che le loro ragioni, se migliori di quelle altrui, inevitabilmente prevarrano. Anche qui sembra all'opera una sorta di complesso culturale che imporrebbe ai laici, seppure tali, di mostrarsi "aperti al mistero", in "ascolto" e così via. Uno studioso come Carlo Augusto Viano ha scritto su questo argomento pagine immortali e dunque non mi dilungo su questo punto e porto la discussione su un piano assai più modesto. La domanda è dunque: ma davvero possiamo tollerare che a impartire lezioni sulla bontà del pluralismo, sulla necessità dello scambio delle idee, sia colui che è stato prefetto, cioè capo della Congregazione della Dottrina della Fede (ex Inquisizione)? Voglio dire: ma chi è che viene chiamato ad aprire l'anno accademico nelle università cattoliche? Forse che le università cattoliche danno prova di maggiore pluralismo di quello statali? Il punto insomma è che lamentarsi per essere stato trattato in maniera indegna è possibile solo a chi non commetta, a sua volta, i medesimi errori. Per questo il Pontefice, ma sopratutto i suoi troppo zelanti portatori d'acqua, non è credibile. In sostanza egli avrebbe utilizzato una sede non religiosa per difendere le sue idee, senza al contempo consentire che chi non la pensa come lui avrà eguale spazio nelle istituzioni che il Pontefice medesimo presiede. Facciamo un esperimento mentale. Tutti coloro che oggi si stracciano le vesti perchè sarebbe stato conculcato il diritto del Papa a parlare alla Sapienza (cosa peraltro falsa perchè il pontefice avrebbe solamento dovuto sopportare un po' di contestazioni, seppure avesse deciso di partecipare alla cerimonia alla quale era stato invitato), sarebbero disposti a sottoscrivere una condizione di reciprocità minima che imponesse al Papa di invitare i fisici in Piazza S. Pietro? Ma non a fare cagnara, chessò magari a fare una comprensibile lezione di idrodinamica che spieghi il principio di Archimede e la sua relazione con l'idea che alcuni, senza fare riferimenti oltraggiosi, possano camminare sulle acque...Ecco, basterebbe questo semplice test di reciprocità per smascherare quanti invocano il pluralismo in maniera strumentale: dal mio punto di vista, chi non è disposto a concedere agli altri quanto vorrebbe applicato per sè stesso non è credibile...figurarsi quanto lo sia un'istituzione che ha fatto, nel corso dei secoli, ampio ricorso alla censura.
Infine, una questione simbolica. E' certamente singolare che una istituzione come la chiesa, che vive di simboli, non capisca l'importanza dei simboli, soprattutto quelli altrui (ma forse questo fatto si inserisce nella consueta tradizione di intolleranza che la chiesa ha sempre mostrato) e, ripeto, delle liturgie altrui, perchè non solo le chiese hanno liturgie ma anche le istituzioni laiche. In effetti Ratzinger, come Prefetto per la Congregazione per la Dottrina della Fede, era colui che apponeva in nihil obstat, ovvero l'autorizzazione della Chiesa di Roma a che un libro potesse essere stampato in quanto conforme a dottrina. Ebbene, cosa c'è fra chi svolge simili mansioni, e l'atteggiamento di chi modestamente svolge il suo lavoro di scienziato, filosofo, educatore e così via (lasciamo stare se poi nella pratica l'atteggiamento magari cosi ingenuamente scientifico da me descritto sia poi effettivamente realizzato)? Io penso niente, e così come non è accettabile che, per fare un esempio, il Gay Pride si svolga nelle prospicenze di Piazza S. Pietro, per via del rispetto che si deve al luogo e a coloro che lo frequentano per fede, allo stesso modo sarebbe stato opportuno, almeno per ragioni di buon gusto, che ai fisici fosse risparmiato il monologo di chi, in spregio alla termodinamica, avrebbe parlato di pani e pesci che aumentano, di acqua che diventa vino e così via.Ma come ho già scritto, per quanti sono baldanzosi e sicuri di sè, la reciprocità non è mai stato un problema serio.
Inoltre, in tempi di revisione della legge 194, in tempi di Papi Re il cui pensiero è devotamente riportato su stampa e televisioni, in tempi di esenzione dell' ICI, e OttoperMille garantiti dall'Italia uno stato straniero (il Vaticano infatti è uno stato straniero), ecco in una situazione tale si ritiene che davvero negare che sia il Papa a dover aprire l'anno accademico di un università cattolica sia segno di una marginalizzazione dei cattolici? Sopratutto considerata la totale mancanza di reciprocità che vige nelle universita cattoliche?
Ma c'è qualcosa di ironico in tutta la faccenda. I cattolici, che in parlamento sono maggioranza così forte da congelare proposte che non si attagliano ai loro tabù, scoprono dolorosamente che esistono ambiti dove possono essere in minoranza e dove la loro voce può essere, più o meno educatamente, confusa nel vociare generale. Ecco proprio in queste circostanze, la Chiesa prende a parlare il linguaggio della libertà, per sostituire ad esso, non appena diventata maggioranza, il linguaggio della verità. Perchè è sempre così: quando i cattolici sono tanti e forti, difendono la verità a cui tutti si devono inchinare, se invece per svariate ragioni, la loro verità non è accetta dai più, vogliono almeno la libertà di poter difendere le loro ragioni. Ovviamente va tutto bene, purchè papi e cardinali si accorgano, una volta per sempre, che non si può giocare al gioco della libertà solo quando fa comodo a loro e che il rispetto che giustamente esigono come minoranza, nel contesto delle università pubbliche, siano disposti a riconoscerlo alle minoranze rispetto a cui sono maggioranza.
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  di bossone, 16 Gennaio 2008, 16:49 permalink rss
  di Giorgio Gilestro, 16 Gennaio 2008, 21:10 permalink rss

Ma qualcuno dall'Italia mi sa segnalare un TG o un giornale che abbia avuto posizioni diverse da quelle ufficiali: e' uno scandalo, signora mia, la censura di questi positivisti?

Io ho visto da qui roba abominevole tipo questo di cui mi piace molto il finale in cui si dice che 'nsomma, sto galileo, se si fosse fatto un pochino di piu' i cazzi suoi era meglio per tutti.

L'unica cosa un po' piu' sensata che ho sentito e' stato Radio Anch'io, qui, ospiti Cini e Odifreddi.

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  di Piero, 16 Gennaio 2008, 17:15 permalink rss
L'editoriale di Mauro si basa sull'assunto falso e ipocrita che la chiesa sia una lobby allo stesso livello delle altre.
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  di stockli, 16 Gennaio 2008, 17:24 permalink rss

Cioè la chiesa è una lobby a livello non stesso (Superiore? Inferiore?) delle altre? E in che cosa sta l'ipocrisia dell'assunto? Cosa vuol dire che un assunto (nel senso di ipotesi, postulato, assioma...) è ipocrita?

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  di Piero, 16 Gennaio 2008, 17:36 permalink rss
Mi sembra che le opinioni della chiesa non siano messe proprio sullo stesso piano delle opinioni di altri gruppi o organizzazioni, visto il diritto di veto de facto su molta parte della legislazione italiana di cui gode il Vaticano. E l'ipocrisia di Mauro sta nel fatto che lui queste cose le sa ma fa finta di non saperle perche' parlare male della chiesa non si puo'...specialmente a centro-sinistra.
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  di Antonio Mele (rabbi), 16 Gennaio 2008, 17:40 permalink rss
Piero ma ti rendi conto della illogicita' di quello che hai appena sostenuto? cambia la parola "chiesa" nella tua frase con "Rifondazione Comunista" o "la Triplice Sindacale" e forse te ne rendi conto...
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