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Qui è FLG Il portafoglio di Mussi

di alberto bisin, 31 Ottobre 2006 permalink stampa
L'universita' in Italia produce poca ricerca, non so quanto buona istruzione, costa tanto, non e' (e sara' sempre meno) in condizioni di competere con le universita' nel resto del mondo industrializzato. Il ministro ed i suoi assistenti non hanno capito niente, ci vendono principi egualitaristi senza senso, e non hanno uno straccio di idea decente. E, quel che e' peggio, scrivono come filosofi francesi.
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Provero' ad argomentare, con dati vari che ho visto recentemente ma senza particolari pretese di esaustivita', le seguenti affermazioni riguardanti l'universita' italiana.

1) Produce ricerca poco e male.

2) E' possibile che non produca nemmeno buona istruzione. Pochi i dati al riguardo che io conosca.

3) Non costa affatto poco. Ma i soldi sono spesi male.

4) Mentre in Italia non ci sono piu' soldi per l'educazione, i costi dell'educazione superiore (intendo educazione post-laurea, che e' strettamente collegata alla ricerca accademica) nel mondo stanno crescendo rapidissimamente. A breve anche le migliori universita' italiane appariranno universita' del terzo mondo ripetto a quelle americane e inglesi.

5) I rettori, il ministro dell'istruzione Mussi, i suoi collaboratori (abbiamo parlato varie volte di Modica, ma anche tal Giovanni Ragoni merita menzione) non hanno capito nulla. Hanno obiettivi controproducenti, confusi o insostenibili, e sono completamente e assolutamente ignoranti di quali siano i bisogni e i costi dell'educazione superiore e quindi della ricerca accademica.

Ed ecco le argomentazioni, punto per punto.

1) La ricerca. L'amico Roberto Perotti ha raccolto una mole di dati notevolissima sull'educazione superiore e la ricerca in Italia. Ha inoltre vari articoli in cui discute e analizza i dati, sempre con acume e serieta'. Rimando al suo website sull'argomento. Riprendo alcuni dati a mo' di illustrazione, per il lettore pigro, in particolare da questo articolo di Roberto Perotti e con Stefano Gagliarducci, Andrea Ichino e Giovanni Peri:

  • Le citazioni per-capita dei ricercatori universitari (la misura classica della qualita' e quantita' della loro ricerca) sono:

Italia

USA

Francia

Germania

Olanda

Danimarca

39

58

27

33

60

52

  • La percentuale di studenti di dottorato provenienti dal'estero (una misura della capacita' del sistema accademico di competere per studenti) e':

Italia

USA

Regno Unito

Spagna

2%

26%

35%

11%

  • Le pagine pubblicate per docente nei migliori 30 giornali accademici sono:

Italia

USA

Francia

Israele

Olanda

1

11

4

7

6

2) L'istruzione. Non so bene come valutare la qualita' dell'universita' italiana in termini di istruzione. Se qualcuno ha idee o dati sono curioso di sapere. Da Repubblica ricavo la seguente tabella riguardante lo European Human Capital Index:

 

Index


Index

Svezia

8

Francia

30

Danimarca

14

Belgio

31

Regno Unito

19

Germania

36

Olanda

21

Portogallo

37

Austria

23

Spagna

38

Finlandia

29

Italia

48

Irlanda

30

 

 

Fonte: "Innovation at Work: The European Human Capital Index", ottobre 2006. l'indice e' attribuito a ogni paese sulla base di parametri come investimenti in istruzione e formazione, partecipazione della popolazione complessiva, produttività, etc. Il miglior punteggio possibile è 4, il peggiore è 52. D'altro lato, che stiamo peggio che la Spagna a nessun economista sorprende: la Spagna e' piena di studenti italiani che vanno li' a specializzarsi, ed anche di giovani italiani bravi che vi fanno i professori.

Questi indici sono sempre un po' nebbiosi quindi la classifica vale quel che vale, ma ultimi in Europa!? E distaccati di dieci unita' (qualunque cosa siano queste unita')!

3) I costi. La media dei salari degli insegnanti universitari in Italia non e' drammaticamente piu' bassa di quella degli Stati Uniti (in dollari):

Italia



USA



Ordinari

Associati

Ricercatori

Full

Associate

Assistant

77242

57020

42415

91529

62400

53251

Si noti che per gli USA i dati riportati sono relativi ad universita' con corsi graduate, le migliori. Per le universita' senza corsi graduate, in cui si insegna solo (come nella maggior parte delle universita' italiane), i full professors fanno in media 65293 dollari, gli associate 50392, e gli assistant fanno 41901; cioe' meno dei professori italiani (al lordo delle tasse ... al netto, nota bene, fanno ovviamente di piu').

Il problema e', i) che la distribuzione in Italia e' piu' concentrata: mentre negli Stati Uniti c'e' una piccola percentuale di professori che guadagna 2, 3 volte la media, in Italia al massimo c'e' chi guadagna 30/40% in piu' della media, ii) che i salari in Italia dipendono in modo rilevante solo dall'anzianita', mentre negli Stati Uniti i salari sono correlati alla produttivita' in termini di ricerca (cosi' come valutata dal mercato). Non e' che non si spendono soldi; e' che si spendono malissimo, in professori scarsamente produttivi e senza dare incentivi basati sul successo nella ricerca. iii) Non si vede da questi dati, ma tutti sanno che le universita' italiane sono piene di bidelli, segratari, amministratori di tutti i tipi, con salari simili o superiori a quelli di ricercatori ed associati. Strutture burocratiche costose, e di cui un'universita' seria puo' fare tranquillamente a meno, come tutti sappiamo.

4) I costi dell'educazione superiore nel mondo. Non ci sono soldi per l'universita' in Italia. Questo non e' sorprendente visto che, dati i livelli di spesa, non ci sono piu' soldi per nulla. Il ministro Mussi ha minacciato le dimissioni per avere noccioline in consiglio dei ministri. Ma i costi dell'educazione superiore crescono nel mondo a ritmi elevatissimi, almeno per quelle universita' che hanno ambizioni di produrre ricerca a livelli elevati. Alcuni esempi: Stanford ha lanciato una campagna di raccolta fondi per 4.3 miliardi di dollari in 5 anni. (Naturalmente la raccolta avviene presso privati anche se il fisco non tassa le donazioni e quindi in effetti contribuisce essenzialmente per un terzo delle donazioni stesse.) Columbia ha in corso una campagna per 4 miliardi di dollari; Yale per 3 miliardi, NYU per 2.5 miliardi, Chicago per 2. Piu' di 25 universita' negli Stati Uniti hanno campagne in corso per oltre un miliardo di dollari (i dati vengono dal Chronicle of Higher Education e sono stati riportati anche dal NYTimes il 21 Ottobre). L'altro giorno parlavo al Dean di Arts and Sciences di Pittsburgh: ha deciso di avere bisogno di nuove cattedre nelle scienze sociali per competere e in 3 mesi ha messo in piedi una campagna di 1 miliardo di dollari per finanziarle. Si e' dato 5 anni di tempo, ma stima di mettercene 2. (Infatti le campagne di raccolta fondi sono studiate attentamente, e quando una campagna e' annunciata non succede mai che il risultato non sia raggiunto, anzi e' di solito raggiunto in meta' del tempo stabilito).

Come e' possibile competere con le noccioline nel portafoglio di Mussi? Non si puo' far finta di nulla. O si abdica alla ricerca negli istituti di educazione superiore, oppure si compete. Basterebbe che Mussi e i suoi collaboratori parlassero con un qualunque presidente di una universita' seria americana, ma non molto, 10 minuti sarebbero sufficienti a capire. Ma loro ascoltano i rettori della Conferenza dei Rettori che chiedono soldi, e minacciano la crisi di governo per darglieli, naturalmente senza chiedere nulla in cambio, o almeno nulla di dichiarabile apertamente.

Non e' solo il sistema di mercato statunitense a investire nell'universita'. Seppure con molti maggiori vincoli e in modo minore, il governo tedesco ad esempio sta muovendosi. Un comitato governativo tedesco ha deciso in questi giorni di sussidiare le tre migliori universita' tedesche (Karlsruhe, Munich, Technical University) con 100 milioni di Euro l'una per 5 anni. E qui viene il problema fondamentale.

5) Quali obiettivi per l'universita'? Il ministro Mussi e i suoi collaboratori apparentemente aborriscono l'universita' privata. Lo hanno dichiarato apertamente in varie occasioni (e si sono premurati di chiuderne una, come ha notato gianluca, giusto per far vedere che possono e che hanno una visione dirigistica dell'universita' come di qualunque altra cosa.) Ma perche' almeno non provano a fare come i tedeschi? Scegliere un paio di universita' e dar loro i mezzi se non per competere almeno per non scivolare nel terzo mondo dell'educazione superiore. Dopotutto non tutte le universita' americane sono in grado di raccogliere tutti quei soldi. Molte, moltissime, anche alcune note e prestigiose come quelle della citta' di New York (CUNY) fanno fatica a sopravvivere.

Ma nemmeno questo naturalmente vogliono fare perche' cosi' facendo parrebbe loro di supportare il concetto di universita' di elite che anche cozza contro tutti i loro principi. Cosi' fanno infilare in finanziaria, articolo 70, un piano straordinario per l'assunzione di ... ricercatori! Ovvero di personale sottopagato, a cui viene promesso, ancora una volta, il posto fisso in cambio del far niente e di quattro soldi miserabili per sempre. Come se il problema dell'universita' italiana fosse che manca il personale (tutto l'opposto: ce n'e' troppo ed e' pessimo) Mussi ha strappato a Padoa-Schioppa una specie di piano "keynesiano" di occupazione per laureati e dottorati che non sanno che fare, che non hanno imparato nulla, e che nel mercato internazionale del lavoro, quello competitivo dove ti assumono perche' sai qualcosa di utile ed hai voglia di lavorare, non troverebbero un lavoro accademico neanche in Turchia. Per che ragione? Con che finalita'? Con che prospettive di cambiamento? Perche' un piano "straordinario" di reclutamento, invece di lasciare le universita' libere di autogestirsi ed assumere se e solo se lo vogliono?

Ma, allora, quale progetto ha il governo, per l'universita? Meglio, che progetto ha in verita' il paese per il suo sistema universitario? Nuove idee? Beh, una chicca interessante a questo proposito si trova in un articolo apparso su Il Riformista a firma di Giovanni Ragone. Lui delle idee le deve avere perche' apparentemente (dice chi sa) e' uno dei consiglieri piu' ascoltati di Mussi (un altro e' Luciano Modica, di cui gia' sapete tutto). Giovanni Ragone insegna Teoria dei Media, Pubblicità e Letteratura e Comunicazione all'Università di Urbino "Carlo Bo".

Cito dall'articolo:

Non e' necessario per questo importare modelli aziendalistici: la missione di ogni struttura va condivisa e negoziata con il mondo, contrastando con la liberta' e la curiosita' della ricerca il "monoculturalismo" e l'autoreferenzialita'.

E ancora:

Gia' oggi la vera scommessa e' nell'oscillazione, nel conflitto e ibridazione fra gli schemi di accumulo e rigenerazione della conoscenza ancora post-gutenberghiani e quelli in arrivo, e questo riguarda il pensiero unamistico e quello scientifico.

Cosa dire. Pare Derrida. No, pare de-risa ... Ci abbiamo (non si dice, lo so) voglia noi qui di dare i numeri, di fare i calcoli ed i confronti: Ragone, lui si' che sa ... e il monoculturalismo, l'autoreferenzialita', e soprattutto gli schemi di accumulo post-gutenberghiani dove li mettiamo?

Sono queste le idee? Io non capisco, ma forse Mussi si' ... studio' in Normale, dicono i biografi. Speriamo qualcuno ci spieghi.

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Rss dei commenti

  di nicola lacetera, 01 Novembre 2006, 03:48 permalink rss

42 mila dollari per un ricercatore???

dov'e' che devo firmare? rientro subito in Italia! Anzi, proprio subito no, pero'....

A parte gli scherzi, Alberto credo che il dato sui salari (almeno dei ricercartori...) mi sembra un po' troppo. Scommetterei sulla meta', almeno per quanto riguarda il salario di ingresso. Nota che in italia si puo' essere ricecatori a vita (non c'e' up or out), quindi forse quel dato riportato sopra raccoglie di tutto...e non puo' essere confrontato con gli assistant professor americani.

a meno che non si intenda al lordo di contributi e cose varie...

 

Per il resto concordo su tutto e rido del tizio di Urbino.....

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  di gian luca clementi, 01 Novembre 2006, 04:17 permalink rss
Dai Nicola... mi sembri mia madre... Gagliarducci, Ichino, Peri, Perotti (2005) riportano i salari ad ogni grado di anzianita'. Per i ricercatori si parte da circa 20mila, per salire a 55mila con 40 anni di anzianita'. Senza dati sulla age distribution dei ricercatori non si puo' calcolare la media della popolazione. Il dato che riporta Alberto e' la media delle retribuzioni tabellari (o, se vuoi, la media della popolazione assumendo che la age distribution e' uniforme).
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  di nicola lacetera, 01 Novembre 2006, 06:25 permalink rss

avevo scommesso sulla meta' di 40 mila per il salario di ingresso di un ricercatore. e mi sembra che ci sia andato piuttosto vicino. 

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  di alberto bisin, 01 Novembre 2006, 13:19 permalink rss
tra parentesi, non credo che i salari di entrata negli stati uniti nelle humanities siano molto piu' elevati. non entrano nemmeno come assistant loro, ma hanno anni di post-docs. la differenza e' che negli stati uniti, ancora una volta c'e' dispersione: gli economisti e alcune scienze guadagano molto di piu' che non le humanities, in finanza i salari di entrata sono  sopra i 100k per le buone universita' (non so in  media pero').
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  di gian luca clementi, 01 Novembre 2006, 19:33 permalink rss
Caro Alberto, i salari d'entrata in finanza nelle top school (summer support incluso) sono 200k. Le top business schools in Europa pagano salari molto simili a questi. Non credo ci sia una business school nelle prime 50 che paghi un assistant professor meno di 100k.
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  di alberto bisin, 01 Novembre 2006, 05:02 permalink rss
Gianluca ha ragione. Distributione uniforme per anzianita' e' un po' stretched, ovviamente. Avrei dovuto essere piu' chiaro. Grazie a entrambi per la precisazione.
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  di palma, 01 Novembre 2006, 12:43 permalink rss

mi scuso per l'evidente incultura, ma non capisco e mai capii.

Cosa intendono gli scribacchini del governo fellone per "autoreferenzialita'"?

Siccome faccio questo di mestiere la  auto-referenza e' un fenomeno semantico in cui un termine o una frase fa riferimento a se stesso o stessa.

Ad esempio la frase "Mussi ha i baffi" parla di Mussi e di peli, la frase "Mussi ha cinque lettere" fa riferimento a un termine parte di essa stessa.

 

Per chi ama i prblemi tecnici c'e'una intera classe di termini di deixis che possono produrre il fenomeno. E naturalmente i teoremi degli anni '30 (Goedel 1&2, & Tarski) dipendono da un fenomeno simile (eliminabile dati i numeri di Paris-Harrington.)

Ma il dottor Ragone *cosa* vuole evitare?

Ho un vago sentore, ma attendo conferma, che "autoreferenziale" in bocca all'illustre docente dell'ateneo Bo significhi "parlarsi addosso."

Ne deve sapere molto

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  di fausto panunzi, 01 Novembre 2006, 16:23 permalink rss
L'articolo del presunto consigliere di Mussi -che ho letto qualche giorno fa su segnalazione di un mio divertito collega- era assolutamente incomprensibile anche per me. Tuttavia, si chiudeva con un riferimento alla saga della Fondazione di Asimov e questo per me basta ad assolvere l'autore da tutte le sciocchezze che può aver scritto.
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  di alberto bisin, 01 Novembre 2006, 18:47 permalink rss
se avesse aggiunto due versi di springsteen  cosa avresti fatto, gli avresti spedito il tuo salario?
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  di Angelo Mele, 02 Novembre 2006, 05:54 permalink rss

C`e` un modo per avere Fausto come referee?

Prometto di mettere citazioni di Asimov e Springsteen a iosa (come direbbe abatantuono) se mi perdona tutte le fesserie che dico.

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  di fausto panunzi, 02 Novembre 2006, 09:19 permalink rss
Angelo, temo non ti convenga (a meno che il tuo paper non capiti veramente a me). Qualche anno fa (una decina, credo) un mio collega di Toulouse, che oltre ad essere un bravissimo economista è anche un grande fan di Bruce, aveva messo all'inizio di un suo paper un verso di Springsteen. Il referee, nel suo report, rispose che non capiva cosa fosse e quale relazione avesse con il paper e chiese di eliminarlo.
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  di Angelo Mele, 03 Novembre 2006, 01:26 permalink rss

Questi referees senza fantasia...

mannaggia.

Stai dicendo che mi tocca scrivere cose sensate? Oh my... 

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