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Compare su Liberazione, quotidiano di partito di quelli che per fortuna si possono chiamare ancora comunisti senza incorrere negli uffa che noia, il seguente articolo (www.liberazione.it/giornale/060604/pdf/XX_9-ART-1.pdf) a firma del matematico Alessandro Figà Talamanca. Il lungo articolo è a suo modo affascinante (a me l'horror piace). A parte che dà delle bastonate al devoto teologo del Dio Mercato Luigi Zingales (e fin qua, siccome sono invidioso di lui, mi va anche bene). A parte che dà al medesimo dell'impreciso ed arruffone sui dati (e anche qua per me, che manco un pacchetto per OLS so usare, ancora meglio). A prescindere dal fatto che Figà sarà pure armonico nell'analisi, ma quando parla di CPA dice delle bufale colossali (cfr. l'affermazione ‘la professione di Certified Public Accountant negli Stati Uniti è riservata a chi ha uno specifico diploma di istruzione terziaria' con il sito http://www.nasba.org/, la National Association of State Boards of Accountancy, che mostra come la legislazione è statale e non federale, che i requirements variano molto da stato a stato, che comunque serve almeno un BA, in certi stati un MA, con un numero minimo di credits in accounting, minimi anche quelli con molta variazione across states, oltre al CPA exam amministrato localmente e a un period of practice che varia anch'esso da stato a stato). Lasciamo poi anche perdere che, partendo dalle ‘irragionevoli barriere all'ingresso del mondo del lavoro' che discriminano i diplomati in ragioneria a favore dei figli di papà che hanno fatto la Bocconi, la Luiss o l'Università di Castellanza., che servono solo a fare networking, scopre dopo 30 anni (mica 3) Signalling Theory (che poi se ci pensi è di Spence, che è stato anche Dean della scuola di ‘amministrazione degli affari' di Stanford, e ci ha pure preso il Nobel, che i matematici non c'è l'hanno per colpa della di Nobel moglie un po' facilotta....) . E già che ci siamo, tocca anche lasciar perdere che poi Signalling Theory nei dati mica tiene poi tanto: lui l'ha scoperta adesso, poverino, e mica gli puoi chiedere di leggere 30 anni di letteratura in un giorno....Si, è vero, poi c'è l'altra bufala macroscopica del fatto che in Gran Bretagna devi fare papirografia o letteratura assiro-babilonese e frequentare bene se vuoi diventare CEO della fabrichetta sotto casa, che se no manco ti si filano, anche se sei Steve Jobs o Carly Fiorina. La chicchera, per finire i dettagli errati e passare alla sostanza, e' quando dice che la società (nel senso di stato, di mano pubblica, non "per azioni", che quelle a lui non piacciono) è quasi (bontà sua) l'unico compratore dell'opera degli scienziati, e non ci fate cambiare idea (a mois e a Figà) neanche se ci tirate fuori, che so, la privata Princeton University e l'Institute of Advanced Studies (dove sta Bombieri, che dovrebbe essere amico suo), oppure i Department di Mathematics, o di Physics, delle lo stesso private Columbia, Chicago, Stanford e così cantando. Che sia mai passato di recente per Bell Lab, o per Yorktown, or per San Matteo, o per Rochester (MN), o per Wall Street (dove ci sono piu' PhD in theoretical physics and mathematics che non a Los Alamos), o per un qualsiasi altro posto che non sia la sua molto di stato universita'? Occorre fargli avere un'altra Fullbright, prima che sia troppo tardi ...
No, quello che veramente merita dell'articolo è altro. Il nostro matematico è binario. Da una parte, gli scienziati (matematici, fisici, chimici, biologi, ingegneri di alto livello (alto in che senso, statura?)). Per questi è necessaria una vera istruzione avanzata, da parte di docenti impegnati nella ricerca, e quindi più costosa. Dall'altra parte, la cultura all'acqua di rosa sufficiente, assieme al networking, per selezionare i dirigenti e gli intermediari finanziari. E quindi l'alzata d'ingenio, la ricetta per lo Stato, anzi STATO, e con gli attributi. Facciamo pagare tasse alte a quelli che mica vogliono acculturarsi veramente, e invece, già tipicamente ricchi, vogliono solo fare networking per diventare intermediari finanziari. E coi soldi? Ma è ovvio, paghiamo i veri scienziati, e sgraviamo i costi a quelli che vogliono acquisire CULTURA (ingegneri ma solo se di alto livello, per intenderci). Anche le grandi università statali americane, Berkeley, UCLA, Minnesota, e via sciorinando, fanno così, con il meccanismo che le Business Schools, e le professional schools in generale (oops, anche quelle di ingegneria, ma forse non sono di alto livello...), producono alti margini ridistribuiti poi ad hard sciences, ma anche humanities. Cosa dite? Che lo fanno anche le private (Stanford, Chicago, Northwestern, Wharton, NYU, WUSTL, Duke, Harvard....)? Ma chi, quelle putride serve del perfido Dio Mercato? E che così facendo, competendo con le pubbliche, le obbligano a essere efficienti? Non vi credo, non può essere, anatema....
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