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Ci penso dall'altro giorno, e non sapevo che pesci pigliare.
Oggi, leggendo l'editoriale di Ostellino sul Corriere, quello non firmato su Europa, quello di (udite, udite) Alvi sul Giornale, e (udite, udite di nuovo) il servizio molto "matter of fact" sull'Unità (mi fermo a quattro, ce ne sarebbero altri) ho ripensato ai miei dubbi e riflettuto.
Poichè trovo gli articoli summenzionati, e quant'altri ho avuto occasione di leggere, periferici o tangenziali rispetto alle vere questioni di fondo provo a ragionare a voce alta. Voi, che dite?
A favore del comportamento italiano militano i seguenti argomenti.
(1) Abbiamo salvato una vita umana innocente senza promettere nulla per il futuro. L'autista era oramai stato ucciso e l'interprete non era sul tavolo della trattativa.
(2) Quella in Afghanistan è una guerra fra due eserciti contrapposti, ed in guerra è da sempre legittimo scambiarsi prigionieri. Lo fa persino Israele con i palestinesi. Noi abbiamo seguito la stessa regola.
(3) Corollario del punto (2): per quanto alieni ci sembrino, i Talebani rappresentano ed hanno il supporto morale e militare della stragrande maggioranza dei 40 milioni circa di Pashtuns che vivono fra Afghanistan e Pakistan. Occorre riconoscere la loro esistenza e scendere a patti: a meno che non vogliamo massacrare o colonizzare per decenni un popolo di 40 milioni di persone è necessario trattare con i Talebani-Pashtuns.
(4) Non vi è nessuna guerra di civiltà in corso, solo una guerra "normale" che occorre combattere sia sul piano militare, stiamo modestamente facendo la nostra parte, che su quello diplomatico. La soluzione finale non esiste, esiste solo una soluzione di compromesso che si ottiene sia combattendo che negoziando.
Contro il comportamento italiano militano i seguenti argomenti.
(I) Con i terroristi non si tratta perchè questo è un gioco ripetuto: cedere oggi vuol dire cedere domani e causare un numero maggiore di morti. La nostra trattativa ha aperto la porta alla "caccia all'occidentale" in Afghanistan.
(II) Abbiamo accettato di partecipare ad una guerra in cui vi sono sia nemici che alleati. Il nostro comportamento dimostra che siamo alleati inaffidabili, ossia falsi e vigliacchi. Detto altrimenti: il voltagabbana della prima guerra mondiale e dell'8 Settembre 1943 continua ad essere parte della cultura nazionale.
(III) La trattativa ha legittimato gente pessima che, pur parlando la nostra lingua, sembra stare più con i Talebani che con noi (come conferma l'editoriale di Liberazione). Quando ci si fa rappresentare da dei traditori si perde qualsiasi legittimità internazionale.
(IV) Il regime Talebano del 1996-2001, e la guerriglia che ora risorge, sono così lontani ed alieni da qualsiasi nozione di vita civile come noi la immaginiamo che non risulta possibile alcuna mediazione. L'unica scelta possibile è quella di combattere contro di loro sino alla nostra vittoria finale. Trattasi di vero scontro epocale fra la nostra civiltà e la loro inciviltà.
Sommario.
A rileggere i due gruppi di argomenti, mi rendo conto che:
- I punti (1), (I), (IV) sono insensati o per lo meno non reggono storicamente o/e logicamente. A rifletterci la loro incorenza mi sembra auto-evidente. Comunque, nel caso serva, cercherò di motivare la mia affermazione in seguito.
- I rimanenti punti mi sembrano difficili da criticare, - non fatevi confondere dalla mia suddivisione, alla fine ci sono al massimo due argomenti buoni per parte in quanto (2) e (3) sono uno il corollario dell'altro.
Questo implica che la posizione di politica estera che io mi sentirei di appoggiare è la seguente
Rifiutare qualsiasi trattativa che premi il rapimento di persone non coinvolte direttamente nel conflitto (Mastrogiacomo è un giornalista, non un soldato). Se i civili decidono di infilarsi volontariamente in zona di guerra corrono dei rischi non assicurabili. Dissuadiamoli dal farlo, ma non prestiamoci ai ricatti. Non è nostra responsabilità se la parte avversa non ottempera con le regole della Convenzione di Ginevra ed accordi collegati. Detto alternativamente, trattative per il rilascio di soggetti civili devono essere gestite solo da civili, senza alcun coinvolgimento di governi, eserciti e prigionieri militari.
Riconoscere l'esistenza di una etnia-esercito Pashtun-Taliban che vuole vivere sulla sua terra secondo le proprie regole. Per folli che ci possano sembrare le loro regole di vita, esse sono indipendenti da Al-Qaeda e la precedono; soprattutto: non sono modificabili sulla base di bombardamenti, per vasti o chirurgici che questi siano. Con tale popolo occorre trattare, visto che l'alternativa (ossia, massacrarli tutti) è moralmente inaccettabile e praticamente impossibile.
Ovviamente la proposta del Ministro degli Esteri italiano di ammettere i Talebani ad una conferenza internazionale di pace perde qualsiasi credibilità a causa del comportamento dello stesso nel caso Mastrogiacomo.
Questo dimostra, se ve ne fosse bisogno, che la coerenza politica, la dirittura morale e la chiarezza intellettuale fanno differenza, e che "arrangiarsi" porta solo all'irrilevanza che ben spetta al cialtrone. Risulta triste riconoscere che, in questi trent'anni di storia nazionale, gli unici coerenti sono risultati gli ex (dicono loro) fascisti ed i tuttora (dicono pure loro) comunisti. Coerenza folle, purtroppo, perchè retta solo dall'odio ideologico per l'avversario politico.
Avvertenza. Per coloro che hanno una tendenza pavloviana ad utilizzare qualsiasi tema per tirare acqua al proprio mulino politico del momento, vorrei fare le seguenti due osservazioni.
La grande maggioranza di coloro che oggi - in FI e paraggi - predicano la linea dura, ai tempi del rapimento di Aldo Moro sosteneva invece la cosidetta "scelta umanitaria". Questa implicava lo scambio fra terroristi in prigione e l'ostaggio. Bettino Craxi, da cui molti di essi discendono e che tutti loro plaudono, su questa posizione ambigua costruì una buona fetta della sua fortuna politica. Fortuna sua, sia chiaro, perchè di jattura nazionale si trattò.
Molte delle persone che - da posizioni di governo ed in primis l'attuale Ministro degli Esteri - hanno scelto oggi di trattare con i Talebani a mezzo di ambigui personaggi, al tempo del rapimento Moro presero una posizione di totale rigidità, dichiarando che con i terroristi ed i loro postini non si tratta mai ed in nessuna circostanza. Alcuni fra quelli che oggi governano facevano allora sedute spiritiche sulle quali stendiamo un velo di non pietoso disprezzo.
Questi due fatti inconfutabili la dicono lunga sulla qualità morale dei politicanti italiani e credo contribuiscano a spiegare l'attitudine negativa con cui il resto del mondo guarda le azioni e le proposte che dall'Italia arrivano.
Spero questo permetta di dibattere la questione evitando posizioni preconcette.
Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.
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Non mi pare che il governo italiano abbia trattato tutti i rapimenti nello stesso modo, ma che ci siano stati tre atteggiamenti diversi:
1) Massima mobilitazione (Sgrena, Mastrogiacomo, 2 simone)
2) Trattativa svogliata (Quattrocchi &C.): pagamento di riscatti accompagnato da pubblico biasimo x i "mercenari"
3) Sostanziale indifferenza ( Enzo Baldoni, Ayad Anwar Wali - Iracheno sposato in Italia)
Non ho idea dei motivi alla base delle differenze, (tranne per Wali, poco attraente per l' opinione pubblica) ma mi paiono evidenti.
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Un'ossesservazione e una domanda:
1. Non credo che la proposta di ammettere i Talebani ad una conferenza di pace sia stata fatta dal ministro degli esteri. Mi sembra l'abbia fatta Fassino e, anche se e' improbabile che D'Alema non sapesse, si tratta di ruoli istituzionali diversi. Condivido comunque quella che mi sembra essere la posizione di Michele: trattare si puo', persino con (alcuni) Talebani, ma non cedendo a ricatti.
2. E' credibile l'irritazione americana di queste ore? Mi spiego meglio: e' possibile che Karzai abbia firmato la scarcerazione di cinque pericolosi Talebani senza informare gli Stati Uniti (se non sbaglio il giorno della liberazione D'Alema e' stato a cena con la Rice)? Se la risposta e' "no", stiamo assistendo ad un ridicolo gioco delle parti o a divergenze interne all'amministrazione Bush. Se la risposta e' "si'", siamo di fronte ed una ennesima conferma dell'incompetenza dell'amministrazione Bush: un governo fantoccio che fa di testa sua. Dato che io credo piu' al "no", gli Stati Uniti sapevano e hanno "compreso" come ha detto D'Alema, penso che il punto II di Michele (in questo caso) sia un po' debole.
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Per me e' credibile che l'Italia abbia fatto, come al solito, il gioco delle tre carte: ha preso una serie di accordi con il presidente afgano, vandando "comprensione" internazionale, e raccontato agli altri cose differenti. Ad ogni parte in causa faceva comodo credere che la vera posizione fosse quella di cui erano a conoscenza.
Si sapeva che il gioco sarebbe stato scoperto, ma se non si portava a casa Mastrogiacomo, chi lo rivotava il finanziamento della missione?
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Il NYT sembra sostenere una tesi simile alla mia. Gli Stati Uniti non potevano non sapere. Hanno tollerato perche', nonostante tutto, non possono permettersi di perdere l'appoggio dell'Italia.
Riccardo, io credo che piu' che il voto sul rifinanziamento, hanno contato i rapporti di amicizia con Mastrogiacomo (vedi Sircana) e in generale il "forte legame" che in Italia unisce (alcuni) giornalisti e politici.
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Al punto (III) e nel terzo paragrafo dell'Avvertenza, alludi a Gino Strada, davvero? Stavolta fatico a seguirti.
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Visto che il punto 1) l’hai definito insensato, passo ai seguenti.
2) Quella in Afghanistan è una guerra fra due eserciti contrapposti, ed in guerra è da sempre legittimo scambiarsi prigionieri. Lo fa persino Israele con i palestinesi. Noi abbiamo seguito la stessa regola.
Israele combatte da solo e cattura prigionieri sui quali ha potestà diretta, e dispone quindi di una autonomia negoziale che noi, inseriti in un’alleanza militare, non abbiamo. Noi abbiamo scambiato prigionieri presi da altri mentre combattevano contro altri e che torneranno a combattere –forse, se ci va bene- contro altri.
(3) Corollario del punto (2): per quanto alieni ci sembrino, i Talebani rappresentano ed hanno il supporto morale e militare della stragrande maggioranza dei 40 milioni circa di Pashtuns che vivono fra Afghanistan e Pakistan. Occorre riconoscere la loro esistenza e scendere a patti: a meno che non vogliamo massacrare o colonizzare per decenni un popolo di 40 milioni di persone è necessario trattare con i Talebani-Pashtuns.Siamo sicuri che sia proprio così vasto il consenso dei talebani? E se anche fosse? I tedeschi sono rimasti fedeli a Hitler fino all’ultimo giorno, quindi bisognava accettare che rimanesse al potere?
(4) Non vi è nessuna guerra di civiltà in corso, solo una guerra "normale" che occorre combattere sia sul piano militare, stiamo modestamente facendo la nostra parte, che su quello diplomatico. La soluzione finale non esiste, esiste solo una soluzione di compromesso che si ottiene sia combattendo che negoziando.
Anche qui valgono le considerazioni esposte per i due punti precedenti. L’Italia non può assumere iniziative diplomatiche unilaterali, se di iniziativa diplomatica si può parlare quando tratti la liberazione di un prigioniero a cui stanno letteralmente per tagliare la testa. Ma soprattutto in guerra non si può (salvo quando perdi) trattare con nemici la cui elevazione al rango di interlocutori di pari dignità toglierebbe ogni senso alla guerra stessa. Detto semplicemente, se invado l’Afghanistan per cacciare i talebani non posso poi chiedere ai talebani di sedersi al tavolo della pace, se non per certificare la loro o la mia sconfitta.
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Israele combatte da solo e cattura prigionieri sui quali ha potestà diretta,
Boh, da solo: con ampio supporto diplomatico e finanziario da parte degli Stati Uniti.
e dispone quindi di una autonomia negoziale che noi, inseriti in un’alleanza militare, non abbiamo.
Gia', appunto. Se ben ricordo, quest'alleanza si chiamava "North Atlantic Treaty Organization", ed era nata tra paesi sulle due rive dell'Atlantico per difendersi dalla minaccia sovietica. La guerra fredda e' finita da piu' di quindici anni, e non esiste piu' un nemico organizzato in forma di impero o anche solo di alleanza di stati sovrani. Esistono invece minacce di tipo terroristico che affondano le radici in beghe territoriali regionali ed estremismi religiosi; e non solo la NATO, ma guerre combattute da eserciti sono del tutto inadeguate a fronteggiarle. Per giunta, l'alleato-leader e' stato, negli ultimi anni, guidato da un'amministrazione tra il terminalmente incompetente e il criminoso che ignora i richiami alla ragione non solo da alleati con supposta "special relationship" come la Gran Bretagna ma anche da piu' di meta' del paese che governa. Non sarebbe il caso di chiarirci che cosa ci guadagnamo esattamente dal continuare a far parte di questa comitiva (oltre a rischiare di attirare attentati terroristici da parte di chi altrimenti ci ignorerebbe)?
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mi sembra che la gestione dei rapimenti (sia in Iraq che in Afghanistan) sia l'unica questione su cui la linea di politica estera del nostro governo sia rimasta immutata dopo il passaggio da Berlusconi a Prodi. dovremmo rallegrarcene: almeno nei confronti delle organizzazioni terroristiche non siamo dei voltagabbana....
troppo forte l'attenzione dei media sul bodyguard, il giornalista di turno o la ragazzina volontaria in una ONG. troppo deboli i primi ministri. troppo succulenta l'idea di essere fotografati all'areoporto ad abbracciare il miracolato di turno (un po' come accogliere cannavaro e la sua coppa del mondo, come faceva notare ieri lo Spiegel).
che si tratti dello scambio di prigionieri o del finanziamento diretto dei terroristi di turno, mi sembra tutto sommato una differenza marginale. ci siamo meticolosamente costruiti una bella reputazione: il governo italiano non lascia morire un civile, ordunque rapirne uno e' come fare un terno al lotto...
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e' vero che (alcune) differenze di trattamento fra un ostaggio e l'altro vi sono state. mi sembra pero' si tratti di differenze marginali: quattrocchi e' stato ammazzato quasi subito e prima che una trattativa fosse avviata (un signal da parte dei rapitori, direi) mentre per Agliana&Co. sono stati fatti salti mortali ed al loro rientro sono stati trattati come degli eroi (pur non avendo santi in paradiso). Baldoni poi, l'altra eccezione, e' stato particolarmente sfigato: rapito in Agosto, quando l'opinione pubblica e' piu' interessata alle scopate di Briatore ed agi acquisti di Moratti...
il mio discorso voleva esser un po' piu' generale: to my knowledge, non sono mai stati pagati riscatti per inglesi, tedeschi o spagnoli indipendentemente da chi fossero (e non a caso rappresentano un target meno interessante sia in Iraq che in Afghanistan): e' l'atteggiamento complessivo del del nostro paese ad esser differente, e non credo che il tutto sia riconducibile alle amicizie personali...
la commozione di massa e la beatificazione del rapito sono una manifestazione evidentissima dello spirito melodrammatico che regna in Italia. la press coverage e' impressionante e fa il paio con le coccole che i media riservano al losco intermediario di turno (Strada o Scelli per me pari sono). i nostri governanti stanno al gioco, seguono da bravi pecoroni la corrente, e rivendicano come un successo l'aver intavolato una trattativa con dei terroristi ed il pagamento di un lauto riscatto...
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(III), Lorenzo ha ragione. L'attributo di "pessimo" per Strada non è appropriato ed è solo enfatico. Diciamo "ambiguo": mi sembra chiaro che il pacifismo di Strada e dei suoi compagni è unilaterale e che molto di quanto fanno, dicono e scrivono (non ho citato l'articolo di Liberazione per caso) implica che non gli dispiacerebbe se i Talebani si riprendesseo l'Afghanistan
Poichè mi è stato chiesto via email di spiegare le ragioni per cui considero "(1), (I), (IV) [..] insensati o [che non] reggono storicamente o/e logicamente." ci provo.
(1) E' pura retorica irrazionale. La politica internazionale, anche nel segno del buonismo pacifista, deve comunque calcolare il numero totale di vite che salva, non rischiarne 100 domani per salvarne una oggi. Per quanto continui a dispiacere a molti ogni vita umana ha un costo, e pagare più di quel costo non costituisce buona politica. In questo caso il costo sia politico che militare mi sembra totalmente spropositato e giustificarlo con buonismo italiota è pura idiozia o ipocrisia. Non voglio entrare sulle "preferenze" per questa o quell'altra vittima su cui si dibatte sopra, anche se pure a me sembrano esserci.
(I) e (IV) sono strettamente collegati. Qui l'argomento è leggermente meno diretto, ma a mio avviso ugualmente solido. Da un lato io non considero i Talebani (e nemmeno le varie milizie che combattono in Iraq o quelle Palestinesi) alla stregua di Al-Qaeda e BR. Il dibattito è già stato fatto (se è necessario lo rifacciamo, ma preferirei di no) e mi permetto per ora solo il riferimento ai lavori di Pape, per asserire che di "lotta di liberazione nazionale" si tratta. Risulta irrilevante, ad un'analisi obiettiva, che noi si consideri la loro ideologia/religione aberrante: è la loro, e combattono a casa loro per liberare casa loro da invasori stranieri. Con buona pace di Bush e di quanti pensano allo scontro militare fra civiltà come l'unico strumento per risolvere il problema dello scontro fra civiltà (pregasi notare la sottile ma rilevante distinzione) l'obliterazione militare della parte avversa non è un obiettivo raggiungibile a meno che non si decida l'ecatombe. Io l'ecatombe la rifiuto per ragioni pratiche: il rischio del fondamentalismo musulmano non è al momento grande abbastanza da giustificare che si eliminino a botte di atomiche circa 50-60 milioni di persone. Se diventa necessario si fa, ma al momento non mi sembra proprio il caso. Notate che io da molto tempo (dall'inizio degli anni 80, infatti) ritengo vi sia uno scontro di civiltà in atto, uno scontro che occorre vincere. Ma sono anche convinto che non si vinca tale scrontro solo militarmente, ma anche e soprattutto economicamente, politicamente e culturalmente. Anzi, penso che lo strumento militare debba essere usato nella stessa maniera con cui lo usammo durante la guerra fredda: come serissima minaccia per costringere il nemico a giocare il gioco secondo certe regole ed all'interno di certi binari, pena la punizione breve ma severissima. La difficoltà in tutto questo, che chiaramente Bush&Co non sono intellettualmente attrezzati per capire e gestire, è che tale scontro cova da 5 secoli, potrebbe facilmente durare un altro secolo ed è scontro con una religione ed una ideologia del mondo e della vita, non con un partito ed un paese monoliticamente organizzati.
Se si accetta questo presupposto, allora i Talebani vanno considerati come un esercito guerrigliero con cui si combatte e si tratta allo stesso tempo, cercando di massimizzare il nostro payoff. Quelli che ritirano fuori ad ogni pié sospinto il paragone con la Germania nazista dimostrano scarsa conoscenza della storia: la Germania aveva invaso gli altri paesi, non viceversa, ed in varie occasioni (anche dopo l'inizio delle ostilità) si sono tentate soluzioni diplomatiche, appoggi ad elementi meno estremi del regime, scambi di prigionieri e trattative di tutti i tipi. Non solo, la "soluzione solo militare" l'abbiamo già adottata tra ottobre e dicembre del 2001: abbiamo invaso l'intero paese e sono ora più di cinque anni che occupiamo militarmente l'Afghanistan. Vale la pena notare che, nel marzo del 1951, non esisteva, nella FDR, una resistenza nazista di massa che preparasse l'attacco alle postazioni alleate dalle zone della Baviera da essa controllate!
Questo vuol dire, a mio avviso, che con i Talebani si fa la guerra e si tratta allo stesso tempo. Quindi asserire che non si tratta e basta è insensato: conviene alle nostre operazioni militari stabilire con costoro rapporti diplomatici e possibilità di trattativa si questo o quell'altro elemento. Per questo (I) mi sembra un argomento insensato.
Questo non implica che lo scambio, per come è avvenuto e per come si è arrivati ad esso, sia stata una buona scelta. La trattativa non ha aperto canali diplomatici ma ufficializzato il ruolo ambiguo di gente che parla italiano ma probabilmente rema contro di noi; la trattativa ha portato ad uno scambio di prigionieri non accettabile perchè loro hanno rapito un civile inerme mentre noi abbiamo consegnato prigionieri militari, il che genera gli effetti di "gioco ripetuto" che ben conosciamo; la trattativa sembra essere stata gestita con il classico metodo italiano delle tre carte, senza cooperazione ed accordo effettivo con i nostri alleati, il che mi sembra estremamente grave (i fatti non sono completamente chiari, lo riconosco, ma l'impressione al momento quella è). Per queste ragioni sia l'argomento (1) che quello (I) sono simultaneamente erronei. Si poteva trattare imponendo l'apertura di canali diplomatici regolari, cooperando con gli alleati e prevedendo contropartite non militari. Certo, questo avrebbe potuto portare alla morte di Mastrogiacomo, ma avrebbe anche potuto portare ad una trattativa accettabile e di successo. In questi "giochi ripetuti" occorre saper giocare anche con le strategie miste, altrimenti meglio stare a casa, come faccio io, e scrivere articoli teorici.
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trattative per il rilascio di soggetti civili devono essere gestite solo da civili, senza alcun coinvolgimento di governi, eserciti e prigionieri militari.
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Hai ragione da vendere, la mia espressione era erronea. Non volevo dire quello che alla fine ho detto, ossia "che i civili defono difendere i civili"! Ci mancherebbe: paghiamo stato/polizia/esercito perche' ci difendano. Anche se, aggiungo dopo aver visto il commento successivo di Enzo, questo non deriva da nessun contratto sociale o altro, ma e' comunque il dato di fatto attuale. Difficilmente evitabile, al momento.
Nel testo originale volevo dire che, da un lato non si puo' accettare il CAMBIO fra prigionieri civili e prigionieri militari e che, dall'altro, riconoscere l'esistenza del soggetto "Talebani" e' appropriato non solo perche' esiste ma anche perche' permetterebbe di stabilire canali diplomatici che forse risolverebbero casi del genere in maniera piu' pulita. Grazie mille per aver evidenziato la frase incoerente nel mio post.
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1) Lo Stato Moderno nasce per difendere i suoi cittadini prima all'interno e poi, progressivamente, anche all'esterno dei propri confini nazionali.
Non direi: quello che e' chiamato "stato moderno" (post pace di Westfalia) nasce da un accordo tra sovrani per prendere atto una volta per tutte della crisi del duopolio medievale Chiesa/Impero, reso obsoleto in parte dalla frammentazione religiosa successiva alla Riforma protestante, e in parte dall'emergere di stati-nazione (la Francia di Mazzarino in primo luogo) che rivendicavano sovranita' sulle questioni interne, non ultima la scelta di una religione locale ("cuius regio, eius religio"). Insomma, il battesimo dello stato moderno e' stato celebrato nell'equivalente storico di una riunione di clan mafiosi convocata per risolvere diatribe territoriali e decidere chi debba taglieggiare chi.
Ogni singolo è legato da un patto indissolubile al suo Stato. Il primo aliena parte delle sue libertà allo Stato in cambio di sicurezza.
E dove sta scritto questo? Io non ho mai firmato alcun patto, e "patto" e "indissolubile" non compaiono mai adiacenti nel mio personale dizionario. E non sembro essere il solo a essere diffidente: gia' la Costituzione americana, e in particolare il Bill of Rights, precisano con molta cura i limiti che lo stato non puo' oltrepassare. Quanto alla protezione, l'esperienza dell'unica volta che mi sarebbe servita (a livelli minimali) e' descritta in un mio post su Usenet del 1995.
Se lo Stato cessa di difendere i suoi cittadini, anche fuori dai confini nazionali, allora il patto si scioglie, e lo Stato (Italiano) de facto non avrebbe più ragione di esistere.
La ragione principale per cui gli stati continuano a esistere e' che controllano i diritti di residenza tramite il racket istituzionalizzato dell'emissione di passaporti, e su di essi basano la tassazione delle attivita' produttive: che usano in parte per comprare consenso dagli improduttivi, e in parte per finanziare una macchina burocratica di dimensioni monotonicamente crescenti. Questa include anche un settore militare necessario a combattere guerre che non possono essere vinte, ma la cui esistenza perenne e' molto comoda per giustificare l'esistenza della macchina statale stessa.
Quindi, almeno a mio modo di vedere, la difesa dei cittadini deve rimanere nelle mani dello Stato: chi combatterebbe altrimenti per difendere uno Stato che, nel momento di bisogno, non ti difende?
Esatto, e i giorno in cui la maggioranza dei cittadini ne trarra' le debite conclusioni sara' una data memorabile per l'umanita'...
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Lo Stato moderno, nel senso hobbesiano (ma anche lockiano) del termine nasce per provvedere alla sicurezza di coloro che risiedono all'interno dei suoi confini. Pure Adam Smith disse che le funzioni dello Stato erano quelle di "coniare monate, organizzare l'ordine pubblico, difendere i cittadini dalle minacce esterne". Ovvio, la Pace di Westfalia non fu realizzata con l'obiettivo di proteggere i civili, che da allora sarebbero separati da barriere statuali. E' evidente, però, che lo Stato è sopravvissuto perchè ha svolto quel compito: altrimenti non si potrebbe spiegare la crescita economica interna ai vari stati durante l'epoca moderna.
Sulla questione del "patto" e "indissolubile" tra cittadini e Stato: quel patto è implicito. Se non erro Costantino Mortati parlava di Costituzione Materiale, Schmitt anche ha scritto parecchio a proposito. E' ovvio che nessuno firmi nessun patto (non a torto i libertari parlano dello Stato di una forma di imposizione violenta): ma quel patto esiste - e attualmente è dato dal legame Stato-nazione, dove lo Stato corrisponde (più o meno) ai confini di una Nazione, che quindi è chiamato a difendere.
La ragione principale per cui gli stati continuano a esistere e' che controllano i diritti di residenza tramite il racket istituzionalizzato dell'emissione di passaporti, e su di essi basano la tassazione delle attivita' produttive: che usano in parte per comprare consenso dagli improduttivi, e in parte per finanziare una macchina burocratica di dimensioni monotonicamente crescenti. Questa include anche un settore militare necessario a combattere guerre che non possono essere vinte, ma la cui esistenza perenne e' molto comoda per giustificare l'esistenza della macchina statale stessa.
Molto interessante, ma non mi sembra abbia molto a che fare con quanto ho scritto io, eccetto l'ultima parte, sull'industria bellica e l'organizzazione burocratica. Il prof. Tilly (Columbia University) a proposito della formazione dello Stato moderno non a caso ha scritto: "La Guerra ha fatto lo Stato, e lo Stato ha fatto la Guerra", vedendo nei conflitti armati la fonte di costruzione e mantenimento degli apparati burocratici statali.
In generale, gli argomenti libertari a mio modo di vedere non reggono alla prova dei fatti perchè
1) non rilevano il ruolo positivo svolto dallo Stato.
2) non identificano le pulsioni umane alla base dei nostri comportamenti (il nazionalismo, etc.).
3) non propongono soluzioni credibili e/o attualibili.
saluti, ag.
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Lo Stato moderno, nel senso hobbesiano (ma anche lockiano) del termine nasce per provvedere alla sicurezza di coloro che risiedono all'interno dei suoi confini.
Hobbes e Locke interpretano la raison d'être dello stato moderno (la cui nascita precede entrambi) in modo abbastanza diverso (e comunque non legato alla difesa dei confini nazionali): per il primo, il Leviathan genera ex-nihilo la sicurezza individuale dall'"homo homini lupus" dello stato di natura; per il secondo, la funzione dello stato e' la difesa dei diritti naturali (e quindi, preesistenti) di ogni individuo a vita, liberta' e proprieta' privata. Nel "Second Treatise", Locke mette piuttosto bene in chiaro che questo mandato al governo e' revocabile se la performance e' insoddisfacente:
Chapter 19, 2.222: The reason why men enter into society is the preservation of their property; and the end while they choose and authorise a legislative is that there may be laws made, and rules set, as guards and fences to the properties of all the society, to limit the power and moderate the dominion of every part and member of the society. For since it can never be supposed to be the will of the society that the legislative should have a power to destroy that which every one designs to secure by entering into society, and for which the people submitted themselves to legislators of their own making: whenever the legislators endeavour to take away and destroy the property of the people, or to reduce them to slavery under arbitrary power, they put themselves into a state of war with the people, who are thereupon absolved from any farther obedience, and are left to the common refuge which God has provided for all men against force and violence.
E' interessante notare come esista una differenza simile nelle rispettive concezioni dello stato di due filosofi confuciani del terzo secolo AC, Xun Zi nel campo hobbesiano e Mencio in quello lockiano (Book VII, Chap. XIV: "3. When a prince endangers the altars of the spirits of the land and grain, he is changed, and another appointed in his place."). Questo giusto per dire che la coscienza del rischio dell'abuso di potere (e quindi della necessita' di mantenere il mandato revocabile) e' una questione di antica data, non limitata allo stato moderno.
Il problema e': come mai allora la pratica dello stato e' cosi' diversa dalla teoria? Almeno con lo stato moderno, quel che mi pare sia successo e' che l'elite che controlla la macchina statale e' riuscita a far passare la tesi secondo cui al governante si applicano regole morali separate (uno stato di cose di cui gia' Machiavelli aveva preso atto). Ed e' interessante notare che questa riverniciatura del potere discrezionale dello stato moderno in nome del "bene comune" ha permesso una rinascita dell'antico dispotismo assolutista in una misura che sarebbe stata impensabile nel Medioevo, un periodo durante il quale il potere imperiale era in qualche misura soggetto a checks and balances da parte di quello ecclesiastico. La pratica fu poi perfezionata dai populismi del XIX e XX secolo: giacobinismo, ovviamente i vari fascismi, socialismo, comunismo (il gramsciano "Partito come Nuovo Principe") e, per quanto ne dicano i neo-Kantiani, anche le democrazie di massa: vedi, in America, il progressivo accentramento di poteri nel governo federale nel corso del XIX secolo, le prevaricazioni e le confische da parte di FDR, le progressive limitazioni al Quarto Emendamento e i recenti assalti alle liberta' costituzionali della "War on Terror", etc.
E' evidente, però, che lo Stato è sopravvissuto perchè ha svolto quel compito: altrimenti non si potrebbe spiegare la crescita economica interna ai vari stati durante l'epoca moderna.
La crescita economica, in realta', e' stata dovuta a fattori tecnologici ed economici (rivoluzione industriale e capitalismo). Quanto lo stato-nazione abbia favorito o ostacolato il loro uso e' difficile dirlo, perche' non esistono "universi paralleli" in cui scenari diversi abbiano dato prova di se'... Certo e' che in un'economia globalizzata lo stato post-Westfaliano e' sempre piu' obsoleto. Da qui la sua tendenza a sopravvivere mutando in qualcosa di anche piu' nefasto: il super-stato europeo che cerca di "armonizzare" leggi e tassazione per eliminare la concorrenza tra giurisdizioni, la teoria del "nation building" imposto con le armi, etc.
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Ogni singolo è legato da un patto indissolubile al suo Stato. Il primo aliena parte delle sue libertà allo Stato in cambio di sicurezza.
I patti in genere si firmano. Io non ho firmato niente. Tu hai firmato qualcosa?
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Mai firmato niente. Hai ragione. Mi spieghi però perchè se brucio una bandiera italiana, se brucio una banconota, se rifiuto la divisa a militare, etc. sono perseguibile a fini di legge per vilipendio e simili?
Perche' l'Italia, vergognosamente, ha ancora un codice penale ereditato dal guardasigilli fascista Alfredo Rocco. Speravo che in tutti questi anni i nostri occupatissimi governanti avessero trovato il tempo di scrivene uno nuovo: invece niente, siamo ancora li'.
Rimane che tra cittadini e Stato c'è un vincolo: lo Stato difende i cittadini, i cittadini difendono lo Stato (detta in modo molto maldestro). Questo vincolo permette il funzionamento del sistema (non ultimo quello economico: lo Stato garantisce il rispetto dei diritti di proprietà, per esempio).
Se e' per questo, anche Cosa Nostra ti da' "protezione". E e come pizzo, neanche esige circa la meta' del PIL...
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Perche' l'Italia, vergognosamente, ha ancora un codice penale ereditato dal guardasigilli fascista Alfredo Rocco. Speravo che in tutti questi anni i nostri occupatissimi governanti avessero trovato il tempo di scrivene uno nuovo: invece niente, siamo ancora li'.
Un leggerissimo miglioramento c'è stato, almeno per quanto riguarda il vilipendio alla bandiera dello stato. L'anno scorso la legge è stata modificata, e ora il reato è punito con una multa invece che col carcere (in compenso sono stati aggiunti altri "reati di opinione").
Tra parentesi, qui in Gran Bretagna non esiste nessun reato del genere. Anche in USA bruciare la bandiera dello stato non costituisce reato.
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OK. Spieghi perchè in Italia ci sono queste leggi. Ma non spieghi perchè la gente le rispetta. Soprattutto perchè un cittadino italiano continua ad accettare di essere tassato al 50% quando dovrebbe solo convincere la Svizzera o l'Austria ad allargare un po' i suoi confini per guadagnare, senza fare nulla, un buon 15% netto del suo reddito. Perchè uno di Como si sente Italiano e non Svizzero, perchè uno Sloveno si sente Sloveno e non Italiano. Perchè a Nizza si sentono francesi, etc. e perchè in tutti questi casi rispettano e accettano le leggi del loro Paese, e non quelle del vicino.
Perchè in meri termini individualistici, i soldati sono disposti a morire per il loro Paese? Semplice interesse economico: ma allora siamo in presenza di individui estramente proni al rischio. Possibile che tutti i militari abbiano la stessa identica funzione di uilità circa la propria vita?...
Io do una risposta semplice (e ammetto non falsificabile): tutto ciò avviene ed è prassi accettata per via del nazionalismo, il vincolo ideologico tra singolo e Stato (il patto vincolante di cui parlavo io).
Se tu (e Marco) mi sapete dare una spiegazione migliore sarò ben lieto di cambiare idea.
saluti, ag.
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Spieghi perchè in Italia ci sono queste leggi. Ma non spieghi perchè la gente le rispetta.
Perché non gli va di pagare diecimila euro di multa e avere precedenti penali? Perché non gli interessa bruciare bandiere?
Soprattutto perchè un cittadino italiano continua ad accettare di essere tassato al 50% quando dovrebbe solo convincere la Svizzera o l'Austria ad allargare un po' i suoi confini per guadagnare, senza fare nulla, un buon 15% netto del suo reddito.
Forse perché "convincere la Svizzera o l'Austria ad allargare un po' i suoi confini" non è proprio facilissimo?
Perchè in meri termini individualistici, i soldati sono disposti a morire per il loro Paese?
Perché se non combattono li fucilano per diserzione?
Io do una risposta semplice (e ammetto non falsificabile): tutto ciò avviene ed è prassi accettata per via del nazionalismo, il vincolo ideologico tra singolo e Stato (il patto vincolante di cui parlavo io).
Si può sempre provare a rendere le tasse volontarie e vedere chi continua a pagarle :-)
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OK. Spieghi perchè in Italia ci sono queste leggi. Ma non spieghi perchè la gente le rispetta.
In genere la ragione principale per cui si rispetta una legge e' che in caso contrario si va in galera.
oprattutto perchè un cittadino italiano continua ad accettare di essere tassato al 50% quando dovrebbe solo convincere la Svizzera o l'Austria ad allargare un po' i suoi confini per guadagnare, senza fare nulla, un buon 15% netto del suo reddito.
Il punto e' che molti votanti sono convinti (talora a ragione, spesso a torto) di trarre beneficio da politiche fiscalmente redistributive.
Ma comunque il difficile non sarebbe tanto convincere Svizzera e Austria (che pure a tassazione non ci va con la mano leggera) ad espandere il loro territorio, quanto semmai l'Italia a restringere il suo: per ogni stato, l'integrita' territoriale e' il tabu' piu' involabile. C'e' peraltro una soluzione molto piu' semplice, che e' stata praticata da diversi di noi che scrivono in questo sito: espatriare. Ma spesso gli stati d'origine, se ci rimettono fiscalmente, cercano di impedirlo con tassazioni speciali tipo l'Expatriation Tax (e se ben ricordo anche in Germania ci sono norme che possono estendere la residenza fiscale fino a 10 anni dopo la cessazione di residenza fisica, per quanto al momento non ti posso fornire un riferimento).
Perchè in meri termini individualistici, i soldati sono disposti a morire per il loro Paese? Semplice interesse economico: ma allora siamo in presenza di individui estramente proni al rischio. Possibile che tutti i militari abbiano la stessa identica funzione di uilità circa la propria vita?...
Ora che anche in Italia la leva obbligatoria non c'e' piu', i soldati sono essenzialmente professionisti che accettano un livello elevato di rischio per cui sono (a loro avviso) ben retribuiti. E non e' detto che si tratti soltanto di retribuzione in contanti: come saprai, parecchi soldati in USA non sono nemmeno cittadini, ma neo-immigrati che colgono l'opportunita' di naturalizzazione offerta assieme al servizio militare. La cosa e' ben nota, e incoraggiata: vedi ad esempio quest'articolo sulle nuove regole passate in 2002 per facilitare l'immigrazione e naturalizzazione di chi accetta di combattere la "war on terrorism". Ora, non mi dirai che chi emigra, che so, dalla Colombia (di cui e' cittadino), per arruolarsi nell'esercito di Zio Sam e diventare cittadino americano, lo fa per amore del proprio paese...
Poi e' chiaro che altri fattori di natura emotiva giocano anch'essi un loro ruolo: gli esseri umani non sono semplici macchine razionali. Ma questo significa anche che e' facile imbrogliarli...
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In tutte le guerre post-9/11 il governo italiano ha tentato tutto il possibile per salvare la vita ad eventuali prigionieri civili. La maggioranza che sostiene il governo, poi, ha al suo interno una (non minuscola) componente che del pacifismo ha fatto la sua bandiera. Queste semplici realtà hanno escluso già a priori la possibilità che nel caso di Mastrogiacomo potesse prevalere un'altra impostazione. Sono felice per la liberazione del giornalista di Repubblica, e non credo che questo porterà ad una riapertura in grande stile della "caccia all'occidentale". Dopo tutto, non penso che Luttwak abbia tutti i torti quando dice "Se rapiscono un giornalista del NYT gli americani non trattano. E questa è la ragione principale per la quale NON rapiscono i giornalisti del NYT".
Si apre, insomma, la questione dei civili italiani. Le ragioni che citavo all'inizio, infatti, rendono inverosimile OGNI tentativo del governo di fare la faccia cattiva. Fa notare Severgnini che i civili italiani presenti in zone di guerra mediorientali sono (o possono diventare molto in fretta) parte integrante di una strategia politico/militare. Questo dovrebbe far riflettere molto attentamente.
Una nota, infine, sul caso Moro. Non mi pare sia un parallelo calzante. I tempi sono troppo lontani, la situazione troppo diversa. Dichiarazioni come quelle di Cossiga (Ricordo di avergli sentito dire una cosa del tipo: "Lo Stato non trattò per debolezza. I forti possono permettersi di trattare, i deboli no". Cossiga!) fanno capire come il caso Moro sia distante (a voler pensare bene) o comunque "unico".