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Quali le argomentazioni degli studenti? La Sapienza è ostaggio del Papa. Liberiamo i saperi, è lo slogan. E poi c'è la questione di Giordano Bruno e di Galileo Galilei, ferite aperte che agli intellettuali de La Sapienza stanno naturalmente a cuore:
Fare scienza, è vero o almeno spero sia vero, non è reato. Ma impedire alla gente libera di andare dove vuole lo è, oltre che essere un atto di stupida violenza. Non ho molto da aggiungere, salvo il consiglio che mi permetto di dare, in chiusura d'articolo.
E i professori? Nella lettera si definisce incongrua l'idea di invitare il Papa a La Sapienza (incongrua nel senso, interpreto dal resto della lettera, di non congruo, non adeguato all'immagine di indipendenza intellettuale de La Sapienza). I professori parlano in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze.
Tutti novelli Giordano Bruno, novelli Galileo, gli studenti e i professori de La Sapienza. Loro non avrebbero abiurato come Galileo, ci mancherebbe. Loro dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, come Giordano Bruno. Basta vedere lo stato della diffusione delle conoscenze in Italia, dell'università e della ricerca. Inoltre l'università italiana ha dato prova più volte della propria indipendenza intellettuale. Come in occasione del giuramento di fedeltà al regime fascista, del 1931! Quanti professori universitari rifiutarono di firmarla? Vito Volterra ed altri 11. 12 in tutto. Dodici grandi accademici non la firmarono la fedeltà al regime, gli altri tutti dietro!
Ma nemmeno questo è il punto, mi sto facendo prendere anche io dalla vis polemica. Di fatto, quelli che firmano sono tutti notevoli scienziati, quasi tutti molto quotati nel mondo della Fisica. Dovrebbero capirne qualcosa di logica, ed invece non si rendono conto che, nel negare a Ratzinger il diritto di parlare in pubblico alla Sapienza contraddicono la loro stessa conclamata "dedizione alla diffusione delle conoscenze" ed all'esercizio del "pensiero razionale"? Marcello Cini, Carlo Bernardini e Giorgio Parisi, i leaders del gruppo, non ci arrivano a capire che la libertà di pensiero che professano e la laicità della scienza implicano che persino Ratzinger ha il diritto di andare a La Sapienza, se invitato, a dire le sue opinioni? Che le opinioni si debbono contradirre anziché censurare?
Nemmeno senso delle proporzioni e delle implicazioni logiche ha questa gente. Certo il Papa quanto a posizioni epistemologiche è magari alquanto deboluccio, e molto rispetto della scienza di certo non ha. Fa fatica a rifiutare l'elettricità , ma solo perché le candele rovinano la Cappella Sistina, e a non apprezzare i tulipani neri (che non ci sono in natura, sono selezionati geneticamente), ma molto oltre non va. Insomma, tende a dire cose improbabili per uno scienziato. Forse che non le dicono Prodi, Berlusconi, Bertinotti e compagnia, i quali pure con la scienza, il pensiero razionale e gli argomenti coerenti fanno a pugni da mane a sera? Se Bertinotti si compiace della laurea honoris causa (causa? quale causa?) da parte della Pontificia Universidad Catolica de Quito, che differenza fa fra lui e Ratzinger? Che si fa, signori scienziati un po' troppo seriosi oltre che incoerenti, gli si impedisce anche al Fausto amico vostro di visitare La Sapienza?
Che gli scienziati si limitino ad inventare e costruire cose utili e belle, lasciando i massimi sistemi ai teologi che in fatto di incoerenze ed intolleranza son maestri da sempre. Si', non è un granché come epistemologia, ma è difficile fare meglio dati i vincoli che l'esistenza di molteplici fedi fra loro conflittuali impone. Nel lungo periodo vince chi ha filo intellettuale da tessere e su chi avesse ragione fra Galileo e l'Inquisizione abbiamo oramai nessun dubbio. Eppur si muove, appunto, piaccia o non piaccia ai teologi tedeschi. Quindi lasciate pure che parlino, anche se fosse con la "s" davanti.
Quindi, suvvia, un po' di ironia se proprio volete immischiarvi in tali faccende, qualcosa di divertente se non di nuovo. Lasciamo frasi tipo docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze per un'occasione migliore, per una nuova Dichiarazione sulla Razza magari, quando veramente la vita e le conoscenze siano in gioco. Per la visita del Papa all'università andiamo con l'ironia, che basta e avanza. Un suggerimento:
Traduzione per i non familiari con lo slang giovanile USA: un bong, un bong hit, 4=for ...
Insomma, vi ricordate "Fatte 'na pera, Luciano fatte 'na pera ...".
Ecco, quelli che cacciarono Lama erano di più, eran più violenti e criminali, ma avevano anche un maggior senso dell'ironia. O Tempora, o Mores ...
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E allora? Veramente non capisco. Il mio presidente due anni fa ha invitato Al Gore (se ricordo bene). E allora. AÂ me non sta simpatic; la sua scienza e' debolissima,..e allora? Io, che credo che il Papa non abbia mai detto una cosa sensata, sarei curioso e interessato ad ascoltarlo. Nessuno dice che non si puo' criticare la scelta del rettore; ma tutto sto casino, e la richiesta che non parli e' davvero poco, ma proprio poco laica!
Le reazioni "outraged" teniamole per quello che dice, non per il fatto che gli sia permesso dirlo e che sia stato invitato a dirlo. Allora ai negazionisti dell'olocausto cosa facciamo, gli spariamo?Â
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Allora ai negazionisti dell'olocausto cosa facciamo, gli spariamo?Â
No, quelli li invitano alla Columbia.
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Il punto di Alberto mi sembra difficile da contraddire.
Cosa gli costava a Parisi e Bernardini di farsi furbi (oltre che coerenti con i loro assiomi) e di NON farsi strumentalizzare da quella senescente mosca cocchiera del niente che è Marcello Cini e da quelle escrescenze rumorose dei suoi studenti comunisto-qualsiasialtracosa che volevano solo fare casino e violenza perché a loro di Schrödinger non fotte nulla? Bastava dire: questo signor Ratzinger scrive e dice cose incoerenti ed empiricamente prive di ogni riscontro, cose oscurantiste ed esplicitamente nemiche della scienza e della ricerca che noi pratichiamo. Noi siamo scienziati e per nostra scelta siamo aperti ad ogni opinione ed al dibattito libero e razionale. Le opinioni si ascoltano, se possibile si testano (sennò si lasciano sullo scaffale per quando testabili diventeranno) e si mantengono o si buttano. Venga, esponga le sue tesi, noi esporremo le nostre, poi si discute come si suole fare fra persone razionali. Discutiamo di quanto lui dice e di quanto noi diciamo in pubblico, se è capace di accettare il confronto razionale con altri individui. E Ratzinger non veniva e si tirava indietro da solo, perché è il discorso razionale e scientifico, ovviamente, che rifugge e teme. Fine della storia.
Il punto di Pepe mi sembra difficile da contraddire.
Quelli che ora ipocritamente si agitano strappandosi le vesti sono degli ignoranti che ignorano due fatti banali. Primo: se uno di loro (il ministro degli interni) avesse fatto il proprio dovere, gli studenti occupanti si sloggiavano in un quarto d'ora la settimana scorsa. Il problema dell'occupazione era risolto e la questione della "sicurezza" con esso. Siccome sono degli ipocriti che vogliono la botte piena e la moglie ubriaca, non hanno fatto il loro dovere. Ora si stracciano le vesti per paura della bolla mediatica che la cosa ha generato. Svegliarsi, e governare! In secondo luogo, per pomposa ed idiotesca la lettera dei 67 fisici fosse, essa rientra nei diritti fondamentali dei membri del corpo docente di un'università . Che l'università italiana, e La Sapienza in primis, sia una farsa non toglie che i membri del corpo docente abbiano il diritto di autogovernarsi ed esprimere liberamente le proprie opinioni. Tra l'altro, questi signori sono il meglio del meglio dell'accademia italiana! D'Alema ed il suo amico Fini, quindi, dovrebbero forse dibattere Parisi e Bernardini nella sostanza delle affermazioni, ma non porre in questione il loro diritto di parola e di critica alle decisioni del rettore.
In sostanza.
Questo Papa è il peggior nemico della ragione, della libertà e del progresso scientifico che la chiesa cattolica abbia scelto come capo da almeno un secolo. L'uomo è un vero inquisitore, dal cui ufficio non a caso viene. Basta leggere quanto scrive per capire che, fosse per lui, la libertà di pensiero e parola ce la metteremo tutti dove non batte il sole, per non parlare della libertà di ricerca. Ha anche l'ulteriore difetto d'essere imbevuto di cretinate filosofiche tedesche degli ultimi due secoli, da Carletto Marx a Teodorino Adorno sino a quello scherzo del Blochetto, che cita ad ogni pié sospinto e con contradittoria ammirazione. Questo è un uomo le cui idee vanno combattute, ma a base di idee più coerenti, non di veti ed altisonanti proclami che finiscono per trasformare un potenziale Torquemada in una vittima dell'intolleranza!
Un altro esempio, e non che ve ne fosse bisogno, del fatto che in Italia il primo emendamento non hanno proprio capito cosa voglia dire. Per cui ripetiamoglielo un'altra volta
Congress shall make no law respecting an establishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or of the press; or the right of the people peaceably to assemble, and to petition the government for a redress of grievances.
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I 67 firmatari saranno anche il meglio dell'universita' italiana, ma nella lettera c'e' una contraddizione macroscopica, poiche' scrivono:
nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l'incongruo evento possa ancora essere annullato.
Ora, Ratzinger e' effettivamente professore (emerito ) in un'universita' tedesca e con una precisa ideologia, se cosi' i firmatari vogliono chiamarla. Ma la porta la chiudono. Si, sono davvero il meglio dell'universita' italiana, che funziona proprio cosi': si stabiliscono principi ai quali poi si deroga a piacere.
Ma certo le contraddizioni non stanno solo da quella parte. Mentre Ratzinger (e i suoi predecessori) auspicano l'abbraccio tra fede e ragione, in nessuna universita' statale italiana esiste una facolta' di teologia. Vi siete mai chiesti il perche'?
Infine, Michele osserva che
Questo Papa è il peggior nemico della ragione, della libertà e del progresso scientifico che la chiesa cattolica abbia scelto come capo da almeno un secolo.
Non si raccolgono fichi da un ciliegio: Wojtyla, checche' se ne dica, ha fatto peggio. Solo che era un grande comunicatore e ha morso -- dove pareva a lui -- senza abbaiare, mentre Ratzinger abbaia ma in fondo non morde. Questo e' forse l'unico senso in cui gli si addice la battuta del "pastore tedesco".
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Sei un grande, Alberto.
Ma nemmeno questo è il punto, mi sto facendo prendere anche io dalla vis polemica. Di fatto, quelli che firmano sono tutti notevoli scienziati, quasi tutti molto quotati nel mondo della Fisica. Dovrebbero capirne qualcosa di logica, ed invece non si rendono conto che, nel negare a Ratzinger il diritto di parlare in pubblico alla Sapienza contraddicono la loro stessa conclamata "dedizione alla diffusione delle conoscenze" ed all'esercizio del "pensiero razionale"? Marcello Cini, Carlo Bernardini e Giorgio Parisi, i leaders del gruppo, non ci arrivano a capire che la libertà di pensiero che professano e la laicità della scienza implicano che persino Ratzinger ha il diritto di andare a La Sapienza, se invitato, a dire le sue opinioni? Che le opinioni si debbono contradirre anziché censurare?
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A parte tutto, resto assai sorpreso dalla decisione di annullare la visita del Papa. E' chiaro che di scelta "politica" si tratta: le condizioni di sicurezza si sarebbero potute garantire. Una rinuncia alla "linea dura" che non mi aspettavo e che mi lascia assai perplesso.
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Sono d'accordo.Ed aggiungo che anche se fosse stato possibile garantire uno svolgimento sereno dell' evento ma con intorno schiere di poliziotti in assetto antisommossa e manifestanti (anche mansueti) con cartelli contro il papa, per questi sarebbe stato un autogol mediatico spettacolare, specie in confronto all'accoglienza tipicamente accordata al predecessore.
Paga molto di più fare la vittima degli "studenti" violenti ed attaccare il dogmatismo altrui per difendere il proprio.
Anche secondo me la protesta dei docenti è perfettamente legittima ma non condivisibile e forse controproducente.Dico forse non per timore degli argomenti del papa quanto per la probabile partigianeria della rappresentazione mediatica di un' eventuale dibattito.
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penso che con un po' di politica ed un po' di mestiere si sarebbe potuto rispettare il programma senza grossi scontri e senza essere obbligati a schierare poliziotti in antisommossa nelle immediate vicinanze dell'aula magna... chiacchere da bar, è sicuro: non conosco La Sapienza (strutture, possibilità di chiudere alcune aree, ecc...) e forse sto minimizzando i rischi di ordine pubblico. La mia impressione, però, è che sarebbe successo ben poco.
Rinunciando, il papa "la da vinta" a chi aveva organizzato una protesta con toni e modalità molto grezze. Superiorità sarebbe stata andare avanti, non tirarsi indietro.
Fatico a formulare un pensiero coerente, oggi, scusatemi...:o)
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La vicenda della mancata visita del Santo Padre all'Università di Roma La Sapienza ha determinato una serie di reazioni, sia di tipo politico sia di tipo più genericamente "culturale" se non filosofico. Ovvero si sollevano domande che sono abituali nella riflessione filosofica: cosa sia la laicità , quali debbanno essere i limiti del diritto di critica e così via.
Vi sono però alcune precisazioni che sarebbe opportuno tenere presente per inquadrare, a mio avviso più correttamente, l'intera questione.
In primo luogo, le minacciate contestazioni nei riguardi della figura del Sommo Pontefice non sono, in se stesse, un atto di censura: nel momento in cui quanti appartengono ad una istituzione, decidano, da una posizione minoritaria, di mostrare pubblico dissenso nei confronti di una scelta assunta dalla collettività alla quale essi appartengono, essi non censurano un bel niente, piuttosto manifestano un (salutare) esercizio del diritto di critica. Un esercizio la cui manifestazione è il sale della vita pubblica e civile di un paese. Ovviamente si può discutere dei modi con i quali tale dissenso debba esprimersi, e certamente sono da rifiutare le forme di dissenso violente o gratuitamente offensive, ma fatti i debiti distinguo, dissentire (come hanno fatto i docenti di fisica) non è censurare. Se il Pontefice avesse voluto, avrebbe potuto certamente in piena libertà prendere parte all'inaugurazione dell'Anno Accademico, con buona pace dei dissenzienti, che giustamente sarebbero stati messi in condizioni di non nuocere e in modo da consentire l'ordinato svolgimento della cerimonia. Per le ragioni appena esposte, la decisione del Pontefice di non prendere parte alla cerimonia rappresenta pertanto una drammatizzazione dell'effettiva gravità di quanto si prospettava a margine della sua visita.
Ovviamente ci sono molte istituzioni oltre alla chiesa che non gradiscono la contestazione, e di volta in volta si eccepisce sui modi con i quali una contestazione possa essere manifestat. Ma ripeto: se non vi è l'esercizio di atti violenti, la libertà di parola dovrebbe essere massima e garantita. E invece succede che il Professor(?) Ratzinger, sconcertato dalle critiche che si preannunciavano, sceglie di non parlare agli studenti e ai professori. Eppure, anche in anni recenti, ci sono state contestazioni all'apertura dell'anno giudiziario, secondo modalità più ovattate forse, ma non per questo meno brucianti per il ministro della giustizia che subiva tali contestazioni. Ma, si risponderà : "un ministro non è "importante" quanto il Papa". E invece no: per un cittadino italiano ateo o un credente di altre religioni, Ratzinger rappresenta "meno" di un pubblico ufficiale dello stato a cui appartiene, e non vedo modo di dimostrare il contrario.
In secondo luogo non è opportuno che si ritengano i firmatari dell'appello che chiedeva di non invitare il Pontefice, come oscurantisti e incapaci di affrontare il dibattito. Infatti in base al punto precente, gli stessi firmatari intendevano aprire un dibattito, almeno fra colleghi, e chiedevano che si rispettasse la specifica dignità del luogo dove si sarebbe tenuta la cerimonia di apertura dell'anno accademico.Questo punto potrebbe sembrare poco convincente. Mi spiego meglio. La povertà intellettuale del dibattito pubblico, talvolta raggiunge livelli parossistici quando si ragiona come se i rappresentanti delle chiese, di qualunque chiesa o religione, fossero i soli depositari di valori morali, dai quali i laici farebbero bene ad attingere: quasi che, come diceva Bergson i laici avessero bisogno di "supplementi di anima". E invece io penso che chi dedica la sua vita allo studio e alla ricerca, così come qualunque altro gruppo umano, abbia valori morali senza che questi siano di esclusiva pertinenza dei chierici. Dal momento che ogni istituzione umana ha le sue liturgie, anche laiche, come nel caso dell'apertura dell'anno accademico, allora sarebbe opportuno che a quelle liturgie si prenda parte per celebrare i valori, morali e non solo, propri dell'istituzione che in quel momento si celebra. Quindi nel caso dell'apertura dell'anno accademico dell'università pubblica sarebbe stato beffardo che a tenere la lectio magistralis di apertura fosse chi, senza nessuna remora, pensa che esista una sola verità e che quella, guarda caso, sia proprio quella che lui professa.
Eppure qualcuno potrebbe eccepire: i laici devono mostrare apertura per tutto, consapevoli della bontà delle loro ragioni e fiduciosi che le loro ragioni, se migliori di quelle altrui, inevitabilmente prevarrano. Anche qui sembra all'opera una sorta di complesso culturale che imporrebbe ai laici, seppure tali, di mostrarsi "aperti al mistero", in "ascolto" e così via. Uno studioso come Carlo Augusto Viano ha scritto su questo argomento pagine immortali e dunque non mi dilungo su questo punto e porto la discussione su un piano assai più modesto. La domanda è dunque: ma davvero possiamo tollerare che a impartire lezioni sulla bontà del pluralismo, sulla necessità dello scambio delle idee, sia colui che è stato prefetto, cioè capo della Congregazione della Dottrina della Fede (ex Inquisizione)? Voglio dire: ma chi è che viene chiamato ad aprire l'anno accademico nelle università cattoliche? Forse che le università cattoliche danno prova di maggiore pluralismo di quello statali? Il punto insomma è che lamentarsi per essere stato trattato in maniera indegna è possibile solo a chi non commetta, a sua volta, i medesimi errori. Per questo il Pontefice, ma sopratutto i suoi troppo zelanti portatori d'acqua, non è credibile. In sostanza egli avrebbe utilizzato una sede non religiosa per difendere le sue idee, senza al contempo consentire che chi non la pensa come lui avrà eguale spazio nelle istituzioni che il Pontefice medesimo presiede. Facciamo un esperimento mentale. Tutti coloro che oggi si stracciano le vesti perchè sarebbe stato conculcato il diritto del Papa a parlare alla Sapienza (cosa peraltro falsa perchè il pontefice avrebbe solamento dovuto sopportare un po' di contestazioni, seppure avesse deciso di partecipare alla cerimonia alla quale era stato invitato), sarebbero disposti a sottoscrivere una condizione di reciprocità minima che imponesse al Papa di invitare i fisici in Piazza S. Pietro? Ma non a fare cagnara, chessò magari a fare una comprensibile lezione di idrodinamica che spieghi il principio di Archimede e la sua relazione con l'idea che alcuni, senza fare riferimenti oltraggiosi, possano camminare sulle acque...Ecco, basterebbe questo semplice test di reciprocità per smascherare quanti invocano il pluralismo in maniera strumentale: dal mio punto di vista, chi non è disposto a concedere agli altri quanto vorrebbe applicato per sè stesso non è credibile...figurarsi quanto lo sia un'istituzione che ha fatto, nel corso dei secoli, ampio ricorso alla censura.
Infine, una questione simbolica. E' certamente singolare che una istituzione come la chiesa, che vive di simboli, non capisca l'importanza dei simboli, soprattutto quelli altrui (ma forse questo fatto si inserisce nella consueta tradizione di intolleranza che la chiesa ha sempre mostrato) e, ripeto, delle liturgie altrui, perchè non solo le chiese hanno liturgie ma anche le istituzioni laiche. In effetti Ratzinger, come Prefetto per la Congregazione per la Dottrina della Fede, era colui che apponeva in nihil obstat, ovvero l'autorizzazione della Chiesa di Roma a che un libro potesse essere stampato in quanto conforme a dottrina. Ebbene, cosa c'è fra chi svolge simili mansioni, e l'atteggiamento di chi modestamente svolge il suo lavoro di scienziato, filosofo, educatore e così via (lasciamo stare se poi nella pratica l'atteggiamento magari cosi ingenuamente scientifico da me descritto sia poi effettivamente realizzato)? Io penso niente, e così come non è accettabile che, per fare un esempio, il Gay Pride si svolga nelle prospicenze di Piazza S. Pietro, per via del rispetto che si deve al luogo e a coloro che lo frequentano per fede, allo stesso modo sarebbe stato opportuno, almeno per ragioni di buon gusto, che ai fisici fosse risparmiato il monologo di chi, in spregio alla termodinamica, avrebbe parlato di pani e pesci che aumentano, di acqua che diventa vino e così via.Ma come ho già scritto, per quanti sono baldanzosi e sicuri di sè, la reciprocità non è mai stato un problema serio.
Inoltre, in tempi di revisione della legge 194, in tempi di Papi Re il cui pensiero è devotamente riportato su stampa e televisioni, in tempi di esenzione dell' ICI, e OttoperMille garantiti dall'Italia uno stato straniero (il Vaticano infatti è uno stato straniero), ecco in una situazione tale si ritiene che davvero negare che sia il Papa a dover aprire l'anno accademico di un università cattolica sia segno di una marginalizzazione dei cattolici? Sopratutto considerata la totale mancanza di reciprocità che vige nelle universita cattoliche?
Ma c'è qualcosa di ironico in tutta la faccenda. I cattolici, che in parlamento sono maggioranza così forte da congelare proposte che non si attagliano ai loro tabù, scoprono dolorosamente che esistono ambiti dove possono essere in minoranza e dove la loro voce può essere, più o meno educatamente, confusa nel vociare generale. Ecco proprio in queste circostanze, la Chiesa prende a parlare il linguaggio della libertà , per sostituire ad esso, non appena diventata maggioranza, il linguaggio della verità . Perchè è sempre così: quando i cattolici sono tanti e forti, difendono la verità a cui tutti si devono inchinare, se invece per svariate ragioni, la loro verità non è accetta dai più, vogliono almeno la libertà di poter difendere le loro ragioni. Ovviamente va tutto bene, purchè papi e cardinali si accorgano, una volta per sempre, che non si può giocare al gioco della libertà solo quando fa comodo a loro e che il rispetto che giustamente esigono come minoranza, nel contesto delle università pubbliche, siano disposti a riconoscerlo alle minoranze rispetto a cui sono maggioranza.
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Marcox, che c'entra l'esenzione dell'ICI? A me non risulta che l'ICI sia pagata da istituzioni "benefiche" quali ONLUS, Fondazioni e perditempo del genere. (e.g. non so se Emergency paga l'ICI)
Per quanto riguarda l'appello dei docenti, stiamo assistendo al solito schema che in Italia si ripete ormai da 30 anni: i "cattivi maestri" lanciano proclami di odio senza dover rispondere delle violenze dei loro discepoli. Basta ricordare gli appelli contro il commissario Calabresi, firmati da noti "intellettuali" (Mieli, Bobbio, Eco, Scalfari, Colombo) o le levate di scudi a favore degli assassini di Sergio Ramelli o dei fratelli Mattei (si chiamava "soccorso rosso", se non sbaglio).
Questi personaggi seminano odio da decenni (ma quanti anni ha Asor Rosa??? Peraltro autore di un abominevole manuale della letteratura) senza pagarne mai le conseguenze, ne' nei tribunali ne' nelle piazze.
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grazie del commento Giulio.
In effetti, di per sè, l'esenzione dall'ICI di cui gode la Chiesa Cattolica, anche nel caso di attività commerciali (è bene ricordarlo), potrebbe anche non dimostrare nulla...ma io l'ho ricordato, come mezzo polemico e retorico, per riportare la discussione nell'alveo della normalità : non vedo il rischio che i cristiani debbano tornare nelle catacombe per via di una diffusa intolleranza nei loro confronti. Insomma, volevo ricordare che nessuno, tanto meno io, pensa che il Papa non abbia diritto di parlare. Piuttosto rilevo che la consorte di Mastella, a quanto riportato dal Corriere, abbia affermato di essere nel mirino della magistratura perchè cattolica. Ecco, ricordando la forza mediatica e finanziaria della Chiesa di Roma, intendevo ridimensionare un poco questo modo di vedere.
Quanto ai cattivi maestri, hai ragione. In Italia infatti non c'è solo la casta politica, ma anche quella degli intellettuali, che stra-parlano di tutto. Ci sono alcuni personaggi, davvero imbarazzanti.
In genere sono tutti di sinistra (chissà perchè poi, vedi qui http://www.cato.org/pubs/policy_report/cpr-20n1-1.html), concepiscono la cultura con un tono malinconico, polveroso, lamentoso e passatista. Si credono depositari del "lumicino della cultura" che custodirebbero in un paese involgarito e rozzo, almeno secondo quello che loro capiscono del paese in cui vivono. In più, e questa è la colpa più grande che hanno, concepiscono la cultura secondo un canone di un umanesimo stretto, storicistico (culturame avrebbe detto Scelba), dove ciò che conta è conoscere la letteratura, la filosofia e, su tutto, la STORIA.Â
Ecco, in genere in mezzo a tante fesserie, talvolta queste persone agiscono come bastoni di legno infilati nella roccia, si gonfiano del loro nulla e spaccano la società dove vivono e lavorano, convincendo qualche imbecille a commettere atti violenti, che però, giova ricordarlo, nessuno ha commesso all'università la Sapienza...per fortuna.
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Se mentre dedicavano la propria vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze si fossero fermati a pensare avrebbero evitato di permettere al Papa di dire un cosa cosi' (oggi all'Angelus): «Come professore, per così dire, emerito, che ha incontrato tanti studenti nella sua vita, vi incoraggio tutti, cari universitari, ad essere sempre rispettosi delle opinioni altrui e a ricercare, con spirito libero e responsabile, la verità e il bene».
Ma ci rendiamo conto? Il Papa che pontifica :) sulla liberta' di pensiero e sul rispetto delle opinioni altrui?
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Vabbe', ma la questione centrale qui e': chi ha il diritto di invitare qualcuno in forma ufficiale all'Universita'? E perche' chi non apprezza la visita dovrebbe tacere il suo dissenso?
La liberta' di parola qui non c'entra nulla: il sig. Ratzinger ha gia' abbondanti pulpiti da cui predicare, sia i propri che quelli della stampa italiana che regolarmente ripete i suoi pronunciamenti (i quali spesso neppure riflettono il punto di vista dei cattolici, per tacere di quelle dei non cattolici).