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Qui è FLG Il Federalismo nelle elezioni politiche 2008

di alberto lusiani,  8 Aprile 2008 stampa
Confrontiamo i programmi dei partiti sul Federalismo per le elezioni politiche del 2008. Inizio con PD e PDL.
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Perché sia utile, il federalismo deve attribuire agli enti locali potere di legiferare e amministrare in maniera esclusiva in ambiti ben definiti e consensualmente pattuiti, in modo da consentire ai cittadini di valutare da più vicino l'attività di governo e anche di fare confronti tra amministrazioni diverse. Perché sia possibile giudicare e fare confronti è essenziale che gli enti locali abbiano responsabilità completa dei loro atti di governo sia per quanto riguarda la loro attuazione e le relative spese (uscite), sia per il reperimento delle risorse e quindi l'assoggettamento dei contribuenti locali alle relative tasse (entrate).

In un contesto centralista viene premiato l'amministratore locale capace di prendere o rubare più risorse dal centro e quindi prevalentemente dai contribuenti esterni al proprio ente locale, per spenderle localmente. In un contesto centralista sprechi nella spesa locale ed evasione fiscale locale non sono sanzionati dagli elettori, perché il conto lo pagano prevalentemente gli elettori di altre province e regioni. Pertanto in un contesto centralista sono incentivati l'entità e lo spreco nella spesa pubblica locale, l'evasione fiscale locale, la competizione tra amministratori locali per accaparrarsi maggiori risorse dal centro. Da un veloce confronto tra paesi comparabili è evidente che paesi federali relativamente virtuosi come USA e Svizzera hanno minore evasione fiscale, minore spesa statale, e soprattutto minori sprechi e maggiore efficienza nella spesa pubblica, rispetto a paesi centralisti come Italia e Francia.

Uno dei maggiori problemi del governo statale è il monopolio del potere e l'assenza di concorrenza. Una suddivisione federale introduce una limitata forma di concorrenza tra amministrazioni diverse nell'attrarre cittadini e capitali che induce una competizione "virtuosa" tra amministrazioni e schieramenti politici finalizzata a fornire i migliori servizi al minor prezzo. L'applicazione integrale del principio di sussidiarietà corrisponderebbe ad assegnare agli enti locali di livello più basso possibile ogni funzione per la quale non vi siano diseconomie di scala superiori ai vantaggi derivanti dalla maggiore responsabilizzazione a livello locale. La constatazione empirica che molti Stati di piccole dimensione (es. Austria, Svizzera, Belgio, Olanda, Danimarca, Svezia, Islanda) precedono l'Italia nella classifica dello sviluppo umano dell'ONU e in ogni altra classifica associata con la buona ed efficiente amministrazione statale indica che con buona probabilità quasi tutte le funzioni ora amministrate a livello centrale possono essere "devolute" a regioni o associazioni di regioni con un numero di abitanti a partire da 2-4 milioni.

Tuttavia, per avere una riforma federale "virtuosa" non è necessario che sia pervasiva come indicherebbe il principio di sussidiarietà (che è peraltro un principio fondante della UE), è invece sufficiente che abbia caratteristiche "virtuose" sulle materie oggetto della riforma stessa. Pertanto è possibile introdurre e sperimentare il federalismo in maniera graduale, la cosa importante è realizzarlo in maniera virtuosa (promuovendo trasparenza, responsabilità, concorrenza), piuttosto che viziosa (senza responsabilità sul bilancio, con commistione e opacità nelle reponsabilità, senza concorrenza).

Vediamo ora cosa dicono i programmi di PD e PDL in materia di federalismo.
Commentiamo prima il programma del PD:

L' opportuna revisione dell' elenco di materie del Titolo V con una clausola di supremazia, trasversale alle materie, per il livello federale, col consenso del Senato, consentirebbe di superare la conflittualità permanente.

La riforma federale del 2001 approvata dall'Ulivo è sostanzialmente sbagliata perché inserisce nella costituzione una versione di federalismo cooperativo favorito dalla cultura politica di sinistra in cui praticamente ogni materia un minimo rilevante è attribuita o allo Stato o alla competenza concorrente di Regioni e Stato centrale. La competenza concorrente induce all'italianissima pratica dello scaricabarile, e anche ad un contenzioso virulento e interminabile tra Regioni e Stato Centrale davanti alla Corte Costituzionale. Nonostante il passo di programma sia sufficientemente fumoso per confondere il potenziale elettore, sembra che i redattori intendano realmente migliorare trasparenza e responsabilità degli enti locali dando ad essi la "supremazia" sulle materie concorrenti. Nulla viene chiarito qui sulla responsabilità locale relativamente alle entrate. Giudizio tendenzialmente positivo.

i) Federalismo fiscale e infrastrutturale
È necessario che i due terzi del paese siano liberati dal coinvolgimento del governo centrale nel finanziamento delle loro competenze e che l'intervento dello stato sia limitato alla perequazione dei territori con più basso reddito pro-capite e di quelli storicamente svantaggiati nella distribuzione delle risorse pubbliche. Un assetto efficiente della finanza decentrata richiede che si ricorra a vere compartecipazioni dinamiche al gettito dei grandi tributi erariali e ad un vero coordinamento della finanza pubblica multilivello, a garanzia che il decentramento non modifichi le decisioni generali assunte in merito al livello di pressione fiscale. La sede di questo coordinamento deve essere il nuovo Senato delle autonomie.

Questo passo è fumoso come il precedente, ma sembra indicare la promessa di dare agli enti locali risorse finanziarie in maniera più diretta rispetto ad un trasferimento dal centro. Questa sarebbe una riforma positiva anche se non completa. Un federalismo virtuoso richiederebbe che gli enti locali abbiano responsabilità impositiva totale su alcuni tributi. Per esempio in Svizzera Comuni e Cantoni hanno responsabilità totale sulle imposte dirette sul reddito (IRPEF), mentre lo Stato è responsabile dei tributi indiretti (IVA). La compartecipazione ai tributi è marginalmente meglio del trasferimento dal centro, ma come dimostra il caso dell'IRAP (tassa regionale nel nome ma centrale di fatto e di diritto come sanzionato perfino dalla Corte Costitutizionale) non stabilisce un sistema virtuoso e trasparente per quanto riguarda le entrate.

Attraverso i tributi propri, poi, ciascun territorio potrà completare il finanziamento dei servizi pubblici di prossimità. Una volta garantiti gli standard di base espressamente individuati dalla Costituzione, ciascun territorio potrà, liberamente e democraticamente, decidere se e come differenziare i propri servizi, avvicinando sempre di più, negli enti di prossimità, le decisioni di politica pubblica al controllo e al monitoraggio della popolazione.
Devono essere costruiti strumenti a garanzia della separatezza delle gestioni finanziarie, limitandosi lo stato a definire il contributo dei singoli comparti del sistema delle autonomie all'azione di contenimento del deficit e della riduzione del rapporto Debito/PIL.

Questo passo è chiaro e completamente condivisibile. Almeno per i "servizi pubblici di prossimità" si promette un federalismo corretto e virtuoso. Sarebbe utile chiarire quali siano questi servizi di prossimità.

Deve essere esteso a tutte le Regioni, anche in cooperazione tra di loro, il metodo del "federalismo infrastrutturale", sperimentato dal Governo Prodi con la regione Lombardia, e avviato con altre. In particolare, il potere di assegnare concessioni di costruzione e gestione di significative opere stradali e ferroviarie deve essere trasferito dallo stato centrale a soggetti misti stato-regione.

Per mia colpa non so in cosa consista il "federalismo infrastrutturale" sperimentato dal governo Prodi, quindi mi risulta difficile valutare. Per quello che capisco darei un giudizio tendenzialmente positivo.

Ora passiamo a valutare il programma del PDL, più difficile da reperire sul web.

Sesta missione: il federalismo
La riforma del Titolo V della Costituzione ha posto le premesse per avviare un ampio processo di trasferimento di poteri dal centro alla periferia. Per il riconoscimento di una effettiva autonomia delle Regioni e degli enti locali occorre realizzare il federalismo fiscale, che comporta il trasferimento di risorse finanziarie dal centro alla periferia, a parità di spesa pubblica e di pressione fiscale complessiva.

Questo punto è condivisibile. È apprezzabile l'attenzione al fatto che il federalismo debba essere realizzato senza aumento di spesa pubblica e pressione fiscale complessiva, ma una riforma federale dovrebbe raggiungere questi obiettivi con la responsabilizzazione degli enti locali e non per mezzo di un principio programmatico o di un'imposizione dal Centro.

- attuazione al disposto dell'articolo 119 della Costituzione, assegnando agli enti territoriali le più idonee fonti di finanziamento, trovando il giusto equilibrio tra autonomia, equità ed efficienza;

Vago ma sostanzialmente condivisibile.

- approvazione, a tal fine, da parte del Parlamento della proposta di legge "Nuove norme per l'attuazione dell'art. 119 della Costituzione", adottata dal Consiglio Regionale della Lombardia il 19 giugno 2007;

Non conosco il contenuto delle norme lombarde per l'attuazione dell'art.119, se non che con un ritardo di 5 anni la Lombardia si è mossa per chiedere quanto la riforma costituzionale del 2001 le consente di chiedere. Il mio parere pertanto è tendenzialmente positivo.

- garanzia della massima trasparenza ed efficienza nelle decisioni di entrata e di spesa, così da permettere il controllo della collettività sulle politiche fiscali e di spesa delle amministrazioni locali;

Se come presumo è sottinteso che quanto sopra si applichi agli enti locali, si promette di realizzare un federalismo corretto e virtuoso.

- garanzia che la perequazione riduca ma non annulli le differenze di capacità fiscale, fermo il principio costituzionale di giusto equilibrio tra solidarietà ed efficienza, premiando i comportamenti finanziari virtuosi e le regioni con una minore evasione fiscale.

Anche questo punto è condivisibile. Una perequazione totale attuata al livello centrale avrebbe la conseguenza di eliminare ogni effetto virtuoso di responsabilità locale definita dalla riforma federale. A questo riguardo, è utile riportare il lemma sulla perequazione inserito nell'art. 119 con la riforma del 2001: "La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante." Come nel casi di diversi altri articoli costituzionali, si tratta di una formulazione oltremodo ridicola, assolutamente confusa riguardo il principio enunciato e anche su quali sono gli effetti pratici indicati. Sarebbe stato molto meglio scrivere piuttosto: "lo Stato promuove lo sviluppo economico delle regioni meno sviluppate".

Pur avendo commentato positivamente una buona parte delle promesse programmatiche, devo sottolineare che non mi aspetto dall'esperienza passata con gli stessi attori e gli stessi partiti che venga realizzato quasi nulla dei punti positivi segnalati.

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2 commenti
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Rss dei commenti

  di alberto lusiani, 12 Aprile 2008, 00:26 permalink rss

Devo purtroppo correggermi da solo su un punto.

Leggendo il confronto dei programmi elettorali sul Federalismo su lavoce.info, ho capito che commentando il programma del PD ho interpretato a rovescio il passo sulla clausola di supremazia. Il PD intende dare supremazia allo Stato centrale sulle materie che secondo la sua stessa riforma costituzionale sono affidate alla competenza concorrente di Regioni e Stato centrale. Su questo punto il mio parere diventa pertanto fortemente negativo.  La riforma corretta e' separare le responsabilita' assegnando materia per materia la competenza esclusiva o allo Stato centrale o alle Regioni, piu' o meno come avveniva nella riforma costituzionale del centro-destra, che peraltro finiva per riassegnare allo Stato centrale troppo potere, ma almeno sul resto dava responsabilita' esclusiva alle Regioni.

 

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  di michele boldrin, 12 Aprile 2008, 01:51 permalink rss

Grazie del chiarimento, Alberto. Sono tempi di molto lavoro, ma m'ero sorpreso dell'improvvisa svolta "federalista" del PD che tu annunciavi!

Per fortuna ora è tutto ritornato normale: allo stato centrale, sempre ed anzitutto, la supremazia. Vorrai mica scherzare con i soldi, no? Quelli son cose serie, e lì le chiacchere liberiste meglio lasciarle da parte.

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