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La proposta di regolamento per il "reclutamento ricercatori" (sembra di essere in caserma!), datata 3 maggio, la trovate linkata in quest'articolo del Sole 24 Ore. Il meccanismo e' ovviamente complicato (altrimenti che regolamento sarebbe?), ma si compone grosso modo di due fasi distinte.
Nella prima, la ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione dell'Universita' e della Ricerca) fa valutare a sette esperti revisori estratti a caso da due liste da essa mantenute la qualita' della produzione scientifica dei candidati. Questi giudizi esterni vengono aggregati in una graduatoria in base alla quale una commissione giudicatrice forma una lista ristretta di candidati.
Nella seconda fase della selezione, la commissione giudicatrice valuta (a) i titoli scientifici e didattici, (b) le lettere di presentazione, (c) i giudizi dei revisori esterni, (d) una prova seminariale pubblica, (e) dei "pareri valutativi" espressi da "strutture didattiche e scientifiche dell'universita' " dove viene bandito il posto da ricercatore. Questi cinque criteri non sono riportati qui a casaccio, sono minuziosamente descritti nella proposta di regolamento all'articolo 4, comma 5.
Entriamo un po' nei dettagli - noiosi ma utili. La ANVUR non esiste ancora, e quindi finche' essa non nascera' le liste di esperti revisori verranno curate dal Comitato per l'Indirizzo e la Valutazione della Ricerca (CIVR). Le due liste sono cosi' composte: la prima, da professori di prima fascia di universita' italiane e da "dirigenti di ricerca degli enti pubblici di ricerca italiani; la seconda, da studiosi "impiegati stabilmente presso università o enti di ricerca stranieri o internazionali." Dei sette esperti revisori chiamati a valutare la qualita' della ricerca del candidato, cinque vengono sorteggiati dalla prima lista e due dalla seconda.
Per la seconda fase, la commissione giudicatrice e' formata da tre professori di prima fascia del macro-settore interessato, "designati dalle strutture didattiche e scientifiche dell’ateneo" ove viene bandito il concorso; e da quattro professori di prima fascia (della stessa o di altre universita') "designati, in rappresentanza dell’ateneo, dal senato accademico, che nomina altresì tra loro il presidente." Infine, i concorrenti devono essere in possesso del titolo di dottore di ricerca od equipollente (anche conseguito all'estero) e "le selezioni saranno organizzate per "macro settori" disciplinari, aggregati in base all'affinità: il ministero sta lavorando per ridurre i settori dagli attuali 370 a 100" (dall'articolo di commento del Sole).
Siamo pronti per i commenti.
1) Tutto ‘sto po’ po’ di roba per i ricercatori? Quella
di ricercatore e’ la qualifica iniziale con cui si entra tra il
personale di insegnamento e ricerca in accademia. Per definizione
queste sono persone con minima esperienza di ricerca e di insegnamento,
pochi titoli, la cui valutazione e’ necessariamente imprecisa ed
aleatoria. Per questa ragione, i contratti migliori sono contratti a
tempo determinato (di solito dai 6 ai 9 anni - gli anglo-sassoni li chiamano
contratti “tenure-track”) con una garanzia di valutazione seria alla
fine. Non si spendono enormi risorse in valutazioni che sono per
necessita’ molto incerte; la tesi, un seminario, e le lettere bastano e
avanzano. La valutazione seria si fa dopo questo periodo, e li' si' che si valuta la produzione scientifica in dettaglio. In Italia i ricercatori hanno posto a vita (“tenure”). Questo
e’ un errore madornale. E’ inutile continuare a modificare il
meccanismo di selezione senza andare a incidere sull’elemento
fondamentale, il contratto.
2) E chi se ne frega, tanto tocca agli altri. Non a caso la
procedura prevista dal progetto di legge e’ incredibilmente
dispendiosa soprattutto nella prima parte, quella fatta dagli “esterni”
prima che le liste siano definite. Qui si rischia di mandare 4.000
faldoni con papers e altro in giro per il mondo, richiedendo
valutazioni. Tanto questo lo fanno le segretarie, e poi si fa per
e-mail, non c’e’ nemmeno il costo del francobollo. I membri interni
della commissione, quelli che decidono, e quelli che hanno interesse ad
avere un candidato piuttosto che un altro, non fanno nulla. Ma gli
amerikani leggono, per il bene della patria. Servisse a qualcosa! Uno
di noi ha fatto il lettore della valutazione CIVR; e’ stato un
lavoraccio immenso, fatto perche’ straordinario. Ma ordinariamente,
tutti gli anni, non si puo’ fare. E soprattutto non per i ricercatori
(vedi punto 1).
3) Vabbe’, ma almeno si va nella direzione giusta, no?
Dopotutto, entra il giudizio degli stranieri (meno legato alla politica
di bottega) e si riducono i sotto-settori disciplinari (che sono
serviti da sempre come rendite dei baroni). L'articolo 5 comma 7,
pero', in modo del tutto innocente, dispone che "Nel caso in cui non
sia possibile reperire nella seconda lista di cui al comma 2 esperti
revisori per i profili richiesti, si prescinde dal loro contributo."
Ecco quindi gia' pronto il modo per liberarsi dei tanto strombazzati
"esperti revisori" stranieri che dovrebbero assicurare una specie di
controllo di qualita' dei concorsi, un'apertura internazionale di vasto
respiro, eccetera eccetera. Lo stesso per i settori scientifici: il
regolamento, al misteriosissimo articolo 2 comma 5, dispone che per uno
o piu' posti di un dato procedimento concorsuale "l’università può
richiedere nel bando uno specifico profilo scientifico,
espresso esclusivamente mediante l’indicazione di settori
scientifico-disciplinari di riferimento facenti parte del
macro-settore, nel numero massimo di due per ciascun profilo." Quindi
il tanto auspicato snellimento dei settori scientifici dagli attuali
370 a 100 in realta' viene svuotato di significato perche' comunque nel
bando di concorso si puo' indicare uno specifico settore scientifico,
un profilo appunto: chesso', l'economia degli esercizi di estetiste, o
delle imprese di facchinaggio, o cose simili. Se poi non si riusciranno
a reperire due revisori stranieri che siano esperti di imprese di
facchinaggio, pazienza, vorra' dire che i giudizi della prima fase
verranno formulati solo dai cinque esperti revisori italiani.
4) Chi comanda?! E
dissezioniamolo questo meccanismo. Facciamo i conti: nella prima fase
ci sono 5 italiani e 2 stranieri. E quindi gli stranieri fanno le belle
statuine, ma la maggioranza e’ degli italiani. Inoltre, la prima fase
non conta nulla, nemmeno gli fanno fare la lista ristretta a questi
della prima fase, e’ nella seconda fase che si
decide. E qui, naturalmente gli “interni” all’universita’ sono 4 mentre
gli “esterni” 3. Insomma, tutto ‘sto casino per avere i 4 membri
“interni” che decidono.
5) Il meccanismo senza obiettivo.
Ma insomma, perche' tutto questo? Il progetto sviluppa un meccanismo di
selezione complesso e dispendioso senza che sia chiaro quale sia
l'obiettivo. Come le liste di esperti
nella prima fase vengano mantenute e chi siano
gli esperti che decidono chi sono gli esperti da mettere in lista, non
e' dato sapere; i criteri oggettivi che la
seconda commissione dovrebbe usare per estrarre la lista ristretta dei
candidati, non sono dati; e i misteriosi "pareri valutativi" espressi
da altrettanto misteriose "strutture didattiche e scientifiche
dell'universita'" cosa sono? Ma gli obiettivi sono ovvi, direbbero al
ministero, il progresso della ricerca in Italia. Beh,
in questo caso, invece di mettere in piedi questo sistema, uguale per
ogni universita' nella penisola, e Dio sa quante ce ne sono di inutili,
si pensi a come garantire agglomerati di qualita': non c'e' ragione
che l'Universita' di Buccinasco (non esiste, cosi' evitiamo l'email del
rettore) scelga candidati con pubblicazioni da Harvard, se li' si
insegna solamente. Il professore di fisica sperimentale
dell'universita' di Buccinasco deve fare ricerca? Deve avere il suo
laboratorio all'avanguardia? Magari un acceleratore di particelle tutto suo? Sapete quanto costa? Chi paga? E se non
c'e' il laboratorio allora non insegnamo fisica teorica a Buccinasco?
Non capire questo, e fare finta che le universita' siano tutte uguali,
porta l'Universita' di Buccinasco a girare intorno alle regole per
potere avere qualcuno che la fisica sperimentale l'abbia capita e la
sappia insegnare, anche se non fa ricerca, o ne fa poca. E una volta
che gira intorno alle regole, l'Universita' di Buccinasco, allora
tanto vale che per quella cattedra di fisica assuma il cugino del
preside o la figlia del segretario amministrativo.
6) Ah la Bulgaria dei tempi che furono! Il primato della burocrazia! Non e' che chi ha un Ph.D. all'estero non puo' fare domanda. Puo' farla, ma ci vuole l'equipollenza. L'equipollenza, "ai soli fini della partecipazione allo specifico procedimento concorsuale, è riconosciuta con provvedimento del rettore sulla base della documentazione presentata..." dai candidati stessi, per documentare il percorso formativo seguito. Ci vuole un provvedimento del magnifico rettore, capite?
Riassumiamo il giudizio sulla proposta: Procedura barocca (sostiene Mussi: complesso e' bene, suona che ci abbiamo pensato, e fa molto piano quinquennale bulgaro, che ad alcuni di noi piace molto), piena di buchi (sostiene Mussi: che senno' come fa l'universita' del posto dove sono stato eletto a chiamare chi voglio io?), con utilizzo libero di esperti (sostiene Mussi: coglioni che non stanno aspettando altro che la nostra chiamata per perdere tempo), senza toccare i punti cruciali (sostiene Mussi: vorrete mica trasformare i ricercatori in "precari"? almeno in accademia la flessibilita' no e poi no!).
State cercando il pelo nell'uovo, direte voi. La riforma rappresenta comunque un passo avanti nella direzione di una valutazione oggettiva dei meriti scientifici e didattici dei candidati. Ma il problema vero e' proprio questa ennesima sovra-regolamentazione di un processo che dovrebbe invece essere snellito e decentrato. Come sempre in Italia, si vuole regolare fin nei minimi particolari un processo che sarebbe meglio lasciato all'iniziativa e alla responsabilita' dei singoli dipartimenti e delle singole universita'. Che siano loro a decidere quali criteri usare per le assunzioni, quali esperti consultare per avere un'opinione sui candidati, come comporre la commissione interna che si occupa di selezionare i candidati. Il tutto in modo consono con i propri obiettivi specifici, siano essi di ricerca o di insegnamento, e con il proprio posizionamento strategico rispetto agli altri dipartimenti presenti in quel campo. Se poi i dipartimenti e le universita' vogliono assumere solo parenti dei loro baroni, ovvero candidati chiaramente inadeguati, mascalzoni e scalzacani, per motivi totalmente estranei alla qualita' scientifica e didattica, che facciano pure: ne subiranno alla lunga le conseguenze, venendo totalmente screditati con seguito di prosciugamento dei fondi - almeno in un mondo ideale.
Ma, aime', qui non siamo in un mondo ideale, qui al massimo siamo nel paese di pulcinella, dove anche i mussi, pardon, gli asini, possono volare.
Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.
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Non e' il pelo nell'uovo, e' proprio il cuore del prolema: regolamenti cosi' "morbosi" rivelano l'assenza di incentivi appropriati, sia dal lato della domanda sia dal lato dell'offerta.
Dal lato della domanda, quando si reclutano i ricercatori, in Italia non c'e' incentivo ad assumere i migliori, per il semplice motivo che assumere una promessa o un evidente fallimento non fa differenza. La farebbe se, per esempio, le valutazioni del CIVR venissero utilizzate per allocare le risorse, ma cosi' non e' (cosa incomprensibile, se non alla luce di quanto scomode siano queste valutazioni per chi percepisce rendite accademiche). Ogni tanto capita che le commissioni siano composte da persone sopra le parti e che il processo diventi veramente competitivo, ma si tratta di "noise". Incidentalmente, il fatto che non ci sia incentivo ad assumere i migliori spiega perche' in Italia non esistano graduate school di qualita', dove appunto i migliori si formano.
Dal lato dell'offerta, l'inamovibilita' del personale accademico e il dogma della stessa paga per la stessa qualifica (a parita' di anzianita), implicano che i ricercatori siano pagati alla produttivita' media, che e' molto bassa, senza alcuna garanzia di carriere veloci per i piu' produttivi (per esempio, al momento sono possibili concorsi solo per essere assunti come ricercatori: tutto il resto e' bloccato a tempo indefinito). A queste condizioni chi resta (o torna) a fare ricerca in Italia lo fa solo per ragioni extra-professionali, oppure perche' trova conveniente il tradeoff tra assenza di controlli e "lifetime income" (ma e' improbabile che chi trova conveniente questo tradeoff abbia interesse a fare e pubblicare ricerca di alto livello).
Punch line: e' inutile regolamentare minuziosamente un sistema che non funziona perche' intrinsecamente sbagliato, cosi' come inutile mettere toppe a una barca che fa acqua perche' il legno e' marcio. Il rattoppo e' costoso e, semplicemente, non puo' risolvere il problema. Peraltro, e' assurdo che un regolamento di questo tipo venga proposto per il reclutamento dei giovani e non per gli avanzamenti ai ruoli di associato e ordinario, dove -- come tutti ben sapete -- avvengono spesso porcherie inenarrabili.
Infine, una chicca: recentemente,
applicando parte delle riforme predisposte da Letizia Moratti, il
titolo di ricercatore e' stato abolito, almeno da alcuni atenei. Il
nuovo titolo e': professori aggregati. Viva Gorman!
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Sulla valutazione condotta dal CIVR e sul suo mancato utilizzo per la distribuzione di finanziamenti alle Università, si veda il mio articolo sul "Riformista"
http://scs.sa.infn.it/rubele/EUROSCIENCE/Rubele_Riformista.pdf
RR
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Primaditutto, grazie ad Alberto e Giorgio che hanno accolto il mio (e immagino di molti altri) appello a commentare il progetto Mussi. Il commento è, come quasi sempre su NfA, brillante ed esauriente.
Faccio anche pubblica ammenda per essermi fatto trascinare dall'ottimismo riguardo al regolamento in questione. Mi erano infatti sfuggite le due "chicche" (comma 7, art.5, e comma 5, articolo 2) tese a depotenziare le uniche due novità rilevanti della proposta, cioè il coinvolgimento degli "stranieri" (reso di fatto facoltativo) e la scomparsa dei famigerati sotto-settori disciplinari (cacciati dalla porta e riammessi dalla finestra...). Al solito, in Italia siamo maestri indiscussi nell'uso dei commi per far dire ad un provvedimento l'esatto opposto di quello che una lettura superficiale (come la mia!) potrebbe far credere. Ma agli ottimi redattori di NfA, come noto, non la si fa!
Condivido anche le altre critiche e la loro "filosofia" di fondo. Ma a questo punto rimane la questione: che fare?
Per esempio, se il pessimo regolamento passasse in questa forma, è vero che si avrebbe solo un incasinamento ulteriore delle procedure, ma saremmo anche a soli quattro emendamenti da un sistema più serio, sia pur sempre non ottimale. Li elenco: emendamenti 1 e 2: cancellazione delle due chicche di cui sopra, em.3: ribaltamento delle proporzioni tra italiani ed esteri in commissione, em.4: estensione del regolamento a tutti i ruoli accademici). Chissà, forse un domani qualcuno potrebbe anche proporli, e farli approvare, questi quattro benedetti emendamenti...
Purtroppo, l'alternativa delle libere assunzioni, prefigurata da Alberto e Giorgio è tanto auspicabile quanto, ahinoi, utopistica. La sanzione "se assumi imbecilli, sarai anche tu considerato tale e quindi verrai remunerato di conseguenza" in Italia non funziona per una serie di ben noti motivi. Non ultima, e vi pregherei di non sottovalutarne la rilevanza, la nostra tradizione giuridica che ricerca nella regola scritta la conferma della validità di una qualsiasi procedura o deliberazione (tipo appunto l'assunzione pubblica: è anche, vi ricordo, in Costituzione), mentre rifugge come la peste le scelte libere e responsabilizzanti.
Anche il discorso sull'ateneo di Buccinasco vale fino ad un certo punto, perché il dramma dell'Università italiana non riguarda (o riguarda meno) materie tipo la fisica o la chimica, dove si può distinguere tra didattica e ricerca in base ad attrezzature, laboratori, ecc., e dove il terreno di confronto è comunque internazionale, quanto materie tipo "storia dell'ateneo di Buccinasco", in cui vi sfido a trovare: a) esperti stranieri del tema in grado di valutare le pubblicazioni del candidato, b) qualcuno disposto a negare all'aspirante prof il suo diritto (!?) a fare ricerca su tale fondamentale argomento (e quindi alla sua struttura accademica il contestuale diritto ad auto-considerarsi una struttura di tipo "research", con relativa dotazione di fondi).
Rimane quindi la domanda: che fare? Nella prospettiva L&E, le norme giuridiche non sono altro che una serie di incentivi e disincentivi per orientare il comportamento di agenti razionali al fine di massimizzare il benessere sociale. Anche le regole concorsuali devono dunque essere informate a tale obiettivo. Quelle di Mussi non vanno bene, ok, concordo (e mi pareva strano che da quelle lande potesse venire qualcosa di serio...). Ma chi propone un'alternativa concreta, subito operational, non utopistica?
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Caro Nicola, grazie per averci chiesto di farla questa analisi del provvedimento. Anche noi lo abbiamo letto e abbiamo detto, “beh, non pare male.” Poi a una seconda lettura....
Rispondiamo alla tua richiesta finale di “un'alternativa concreta, subito operational, non utopistica.” Non siamo d’accordo!!! Con cosa, dirai. Beh, con la premessa che una tale alternativa concreta i) esista, ii) sia utile sforzarsi di produrla. Noi butteremmo tutto a mare. Ma per davvero. Ogni tentativo di compromesso ha avuto effetti perversi. Ed e’ chiaro il perche’. Perche’ per salvare il poco salvabile (l’obiettivo del compromesso) si finisce per pagare oro la spazzatura.
Ma proprio la vuoi una alternativa facile facile ? Riduciamo i fondi di dotazione delle universita’ del 25% e garantiamo borse di studio per studenti undergraduate ammessi a una universita nelle top 100 al mondo (italiana o non italiana) sulla base di un ranking indipendente fatto bene (ce ne sono tanti, se ne puo’ fare uno apposta per evitare moral hazard). Che l’Universita’ della Calabria competa con l’Ecole Polytechnique e con l’Universita’ di Essex per quel 25% di fondi. Lo stesso per i fondi di ricerca : a ricercatori italiani senza vincoli di affliazione universitaria, con un meccanismo di scelta tipo NSF o similari (ce ne sono in tutto il mondo e funzionano benissimo, sara’ mai impossibile in Italia ? Noi abbiamo fatto reports per le agenzie di ricerca di USA, UK, Israele, Belgio, Canada, e non ricordiamo quali altre, ma ricordiamo bene che non l’abbiamo fatto mai per il CNR; che chiuda il CNR e che si paghino le istituzioni inglesi per farlo, che loro lo sanno fare bene). Che Pasinetti e Zamagni competano con Battaglini e Persico.
Solo questo. A questo punto vedrai che sara’ la Bocconi e Bologna e chi altro abbia obiettivi di ricerca a chiedere che i ricercatori possano essere assunti con contratto a termine e che chiederanno di pagare gli ordinari con contratti liberi di diritto privato.
Alberto e Giorgio
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Va da sé che io sono per le idee concretamente attuabili, non per i sogni irrealizzabili. E la vostra proposta - sia pur non direttamente attinente al tema dei concorsi (come la mettiamo con il vincolo costituzionale per l'impiego pubblico?) - mi pare azzeccata ed anche concretamente implementabile, con qualche correttivo. P.e. si potrebbe limitare in una fase iniziale la competizione per i fondi alle sole università europee, creando magari un budget comune a livello UE (anche se gli eurocrati non mi ispirano molta fiducia). Questo non perché non sappia che il "meglio" è negli USA, ma semplicemente per "vendere" più facilmente la proposta usando un po' di fuffa e retorica europeista. Sapete meglio di me che in politica non contano le idee, ma come le si "vendono" all'opinione pubblica, per cui il marketing (o spinning) è cruciale quando si devono sconfiggere dei potenti vexed interests.
Perché non scrivete la proposta nei dettagli e la mandate alla voce.info o altri canali informativi che possano assicurare un ampio dibattito? (Non che disprezzi NfA, sia chiaro...)
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si pero', Nicola vedi dove portano i compromessi? possiamo certo restringere a universita` europee che ai politici piace, ma allora seguendo la stessa linea, possiamo evitare quelle francesi di universita`, che Sarko non piace ai nostri politici. A pensarci bene allora perche` non restringere il tutto alle universita` delle Due Sicilie, che cosi` prendiamo due piccioni con una fava e i voti dal Sud sono sempre utili. Ah, dimenticavo, possiamo aprire all`Argentina che abbiamo bisogno di Pallaro in Senato.
Vedi cosa intendo quando dico che ai compromessi non c'e' mai fine?
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eh si, mi raccomando che Pallaro e' fondamentale!
Le universita' cambieranno le loro scelte solo quando alle scelte corrisponderanno delle conseguenze che incidano sul loro portafoglio. Se costringi le universita' a competere con altre migliori di loro e metti gli incentivi giusti, allora vedi che si danno da fare.
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Appunto... nessuno ti (vi) sta a sentire. Rilevanza zero assoluto (siamo al livello dei famigerati "manifesti per" o "appelli per"), e tutto procede come prima. In compenso il blog vien fuori carino (e lo è davvero!)
Contenti voi... Io no. Anzi, siccome in questo ambiente marcio ci vivo e ci lavoro, mi incavolo parecchio e, nei limiti delle mie modeste possibilità, faccio i salti mortali per migliorarne almeno un pezzettino. E dato che sono convinto che almeno un pochino lo si possa davvero migliorare, e senza soverchie difficoltà, non mi piace nascondermi dietro l'alibi che, siccome la "rivoluzione" è impossibile, non valga la pena sporcarsi le mani con i piccoli correttivi o fare i conti con quella maledetta realtà che, accidenti, non vuole proprio saperne di conformarsi ai miei desideri (o ai miei prediletti modelli economici, il che è lo stesso).
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Vuoi una cosa piccola piccola e facile facile?
Istituisci contratti a termine con valutazione seria dopo 6-9 anni, e trasparenza assoluta degli atti della commissione, in cui la commissione spiega qual e' stato il processo di selezione, chi erano i candidati, e sulla base di quali criteri e' stato scelto il candidato vincente. il tutto viene messo su internet, cosi' uno come Perotti puo' fare facilmente da whistleblower. per il resto, massima liberta' di scelta dei criteri di giudizio, della composizione della commissione giudicatrice, eccetera.
Per l'insegnamento, permetti agli studenti di esprimere il loro parere sui docenti, e metti ancora una volta i commenti su internet. Facciamo le reviews di ristoranti, bar, negozi, medici, e non possiamo farle per i professori universitari?
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La seconda già esiste da tempo praticamente ovunque. La prima, in forme più o meno simili a quanto proponi, in molti posti... invece pure (contratti quadriennali rinnovabili una volta sola).
[Ti dirò di più: forse ignori che i giudizi delle commissioni concorsuali sono da tempo pubblici e su internet per cui, se vuoi, puoi andare a vedere che, per dire, recentemente hanno trombato per un concorso a cattedra di economics uno con pubblicazioni a pioggia, tra cui alcune sul JET e sul GEB, a vantaggio di uno che si occupa di... economia locale e fondi strutturali. Motivazione: i lavori del primo non avevano abbastanza "rilevanza pratica". Qualcuno dei vari Perotti e c. ha detto qualcosa? Ovviamente no, non trattandosi di concorso in una delle 3 o 4 università che lorsignori giudicano degne della loro attenzione.]
Comunque, tornando alle tue proposte, la risposta in entrambi i casi è: who cares? La verità è che la situazione è un equilibrio e nessuno, o quasi, ha motivo di deviare da lì. Quindi posso anche concordare al 101% sul piano teorico (oltre che, come dire, sentimentale) con le vostre idee "rivoluzionarie", ma il punto rimane che un equilibrio, per definizione, significa assenza di tendenze endogene al cambiamento. Chi ce la mette, quindi, la spinta esogena a modificarlo? Il governo? Il popolo? I sessanttotini avvizziti? NfA?
E allora in assenza, o in attesa messianica, di tale spinta esogena perché non cercare di migliorarlo un po' questo equilibrio (perché magari non è un punto, ma un bacino di attrazione e quindi ci sono molteplici equilibri possibili), cercando di individuare e sfruttare al meglio la linea di minore resistenza?
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Hai ragione e torto insieme.
Ragione perché è vero che Perotti, con un lavoro davvero meritorio e per il quale non finiremo mai di ringraziarlo, ha analizzato tutti i concorsi per ordinario disponibili (e quello di cui ho parlato era appunto un concorso per ordinario, ma successivo, credo, al suo ultimo "Bollettino"). E quindi ho fatto male a menzionare proprio l'ottimo Perotti. In realta, avevo scritto "Perotti e c." per riferirmi sinteticamente ad un gruppo più ampio, tipo quelli de lavoce.info e dintorni, che identifico come coloro che più si avvicinano alle idee sul funzionamento del mondo accademico dei curatori di NfA. E l'obiettivo era semplicemente osservare che, se certi casi sfuggono persino a "Perotti e c.", significa che la trasparenza delle procedure concorsuali è necessaria, ma non sufficiente, per garantire che le ingiustizie vengano alla luce.
Ma hai anche torto perché, a mia memoria, i casi in cui tale gruppo ha sollevato lo scandalo a livello nazionale sono sempre e solo stati casi in cui le porcherie concorsuali erano avvenute in università del centro-nord. Sulle altre l'atteggiamento è stato di mera annotazione, del tipo "non ti curar di loro, ma guarda e passa". Magari la scelta è derivata dall'esigenza di concentrarsi solo sulle università dove avevano più "informatori" in grado di segnalare i termini esatti dei "pasticci". Non lo so. Ma rimane l'impressione (rafforzata anche dagli esiti delle votazioni per le commissioni di concorso: vai a vedere con quanti voti si viene eletti nei concorsi del sud) che l'atteggiamento sia in un certo senso di ritirata oltre la Linea Gotica; in altre parole, che per quel gruppo contino solo, che so, Milano, Bologna, Modena, al limite Roma, mentre il resto può anche andare in malora perché ormai irrecuperabile.
Nulla di male, sia chiaro: il mio slogan è "piuttosto che niente, meglio piuttosto", per cui vanno comunque ringraziati. E il loro lavoro deve in ogni caso servire da sprone per quelli di noi che al centro-sud vivono e lavorano.
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Mi riferivo, tra gli altri, proprio al caso (vergognoso e che meritava davvero lo scandalo, per cui sono grato a chi lo ha sollevato) del concorso di Modena con la bravissima Maristella.
Mi chiedo però perché non è stato suscitato analogo can can per altri casi, altrettanto clamorosi? Forse perché i candidati danneggiati non avevano esperienze accademiche in USA e quindi erano meno conosciuti?
E soprattutto, visto che mi si chiede l'evidenza empirica, domando: perché nei concorsi a cattedra del centro-sud continuano a bastare 3-4 voti per entrare in commissione e fare il bello e cattivo tempo? Non è questo un segno del disinteresse degli "illuminati" colleghi del nord? Eppure qualunque prof italiano vi può confermare che basterebbe poco (una coalizione di 20-25 voti per volta) per "colonizzare", e quindi orientare in senso virtuoso, cioè amerikano, tutti i concorsi a cattedra di economics (o almeno per rendere la vita molto difficile alle baronie locali). Non è questo un caso lampante di equilibrio basato sul "vivi e lascia vivere"?
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Di QUALI
"altri casi, altrettanto clamorosi"
PARLI?
Magari, se fai nomi e cognomi, capiamo. Altrimenti finiamo per fare solo delle illazioni, che non sono molto utili.
Rimango in fiduciosa attesa.
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Hai ragione, forse non "altrettanto", ma comunque ecco qua alcuni esempi. E' tutto on line su reclutamento.murst.it, quindi materiale di pubblico dominio. (Altri casi non hanno, chissà perché (!), la disponibilità online degli atti).
A te il giudizio, in particolare sugli sconfitti, più che sui vincitori (alcuni di per sé molto più che dignitosi). Ti ricordo che trattasi di "valutazioni comparative". Ed è proprio sui criteri di comparazione (perché di questo, ti ricordo, stiamo parlando in questa sede) che vorrei il tuo parere.
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Ok, grazie per la lista dei concorsi i cui risultati ti son sembrati scandalosi.
Ho guardato nel sito del murst che indichi. Mi sembra che per farsi un'idea di come sono andati questi concorsi, chi vi ha partecipato, chi ha giudicato, chi ha vinto, chi ha perso, uno debba spendere dei giorni. Il sito e' fatto in maniera tale che, se non sai cosa cerchi, perdi delle ore a capire dove le informazioni son nascoste. Ore che io non ho.
In ogni caso, se li hai menzionati come scandalosi evidentemente tu qualcosa conosci di tali concorsi. Perche' non condividi con noi tale informazione, rendendola pubblica?
Puoi postare delle tabelle, come fa Roberto Perotti, o semplicemente suggerire i nomi di chi e' stato discriminato e chi favorito, e da chi. Basta mettere, per esempio, due o tre CV e dire
" Nel posto X la commissione composta di Tizio, Caio e Sempronio, ha preferito far vincere John Smith che Amy White. Guardate i CVs dei due, e capirete che si tratta d'una ingiustizia".
Io sono qua, che aspetto.
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Ricordo primaditutto che il tema in oggetto era in realtà quello delle regole concorsuali.
Ricordo anche che la presente diatriba è invece partita da un mio inciso in un post precedente, in cui mi limitavo sommessamente a notare che gli scandali sollevati meritoriamente da "Perotti e c." (tra virgolette per chiarire che non parlo della persona fisica Roberto Perotti, autore anzi
Direi che non fa una piega, credo che il fine principale di queste iniziative sia non dare l' impressione di disinteressarsi dell' università.
Sono d'accordo che la selezione dei ricercatori e docenti dovrebbe essere responsabilità delle singole università, e credo che gli accademici debbano restare "precari" a vita. Ho invece grossi dubbi sul fatto che gli atenei di serie C verrebbero schifati dagli studenti: la maggior parte sceglie l' università sottocasa, quella più facile o la città con più movida.Le università di provincia prosperano anche perchè non gli mancano gli studenti, e lo stesso vale per le specializzazioni più astruse o inutili.
Tra l'altro credo che il nostro mercato del lavoro giustifichi in parte questi atteggiamenti, sia per l' ampiezza del settore pubblico che per la scarsa meritocrazia ed utilizzo delle conoscenze tecniche che colpisce anche buona parte del settore privato.