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Prima di tutto, il titolo del seminario (tanto per fare un esempio, "Preventing Sexually Harassing Behaviors and Hostile Work Environments") puo' essere fonte di confusione. La normativa su sexual harassment in realtà deriva da quella sulla discriminazione, come si legge sul sito della EEOC, la Equal Employment Opportunity Commission. Perció le molestie sessuali sono considerate una forma di discriminazione sulla base del sesso. Il seminario allora, pur concentrandosi in gran parte sul sexual harassment, parla anche di altri tipi di discriminazione o molestie, sulla base di razza, colore, religione, "gender", paese d'origine, età, e forme di disabilità.
La seconda considerazione che si ricava da questi seminari - ma anche dal modo in cui si insegna la matematica alle elementari - è che negli Stati Uniti il metodo preferito di insegnamento è spesso costituito dal procedere per esempi, senza esporre la regola generale (non ho dati precisi, solo sensazioni basate su osservazioni casuali mie e di parenti/amici). Nel caso specifico del seminario, invece di presentare subito il disposto di legge, e il regolamento interno alla ditta sul come gestire situazioni di questo tipo, si preferisce descrivere minuziosamente una lunga casistica (per sua natura non esaustiva), e sollecitare le opinioni e reazioni di tutti i partecipanti al seminario alle varie situazioni concrete che vengono prospettate (magari con l'ausilio di attori professionisti per rendere le "scenette" piu' realistiche!).
Ma a parte questo, il seminario si rivela anche particolarmente illuminante sullo stato delle relazioni fra gruppi definiti sulla base di razza, etnicita', orientamento sessuale, ecc negli Stati Uniti. Consideriamo una di queste scenette, descritta nell'opuscolo su "sexual harassment" redatto da uno di questi consulenti "corporate" (e tradotta liberamente dal sottoscritto):
<<C'e' un gruppo di dieci colleghi, fra cui uno (e solo uno) e' nero [o afro-americano - d'ora in poi intendo "nero" e "afro-americano" come sinonimi, NdR]. Un altro collega si avvicina e, rivolgendosi all'unico collega nero, gli chiede: "ma qual e' la reazione della comunita' nera alla vicenda di Amadou Diallo?" Indicate se questo comportamento e' (a) appropriate, (b) inappropriate.>> [La vicenda di Amadou Diallo e' quella di un immigrato senegalese che venne pestato e brutalizzato dalla NYPD qualche anno fa, NdR].
La risposta giusta è "inappropriate". Pare che la domanda sia inappropriata perchè mette in evidenza ("singles out") la persona nera in quanto nera e la fa sentire a disagio. La domanda appropriata sarebbe stata "qual e' la TUA reazione alla vicenda di AD?" Invece la domanda originaria assume che la persona nera, solo in quanto nera, sappia quello che pensano TUTTE le persone nere di questa triste vicenda. Per cui, non si può chiedere ad un nero (omosessuale, ecc.) cosa pensa la comunità nera (omosessuale, ecc.) di un determinato evento che tocchi tale comunità da vicino.
Trovo la cosa, francamente, tremenda (oltre che sconclusionata dal punto di vista logico). L'assunzione è semmai di vantaggi informativi: chiedo alla persona nera cosa pensa la comunità nera di una certa questione perché assumo (correttamente, visto l'alto livello di omofilia nei networks individuali americani) che, in quanto nera, la persona sia meglio connessa di me alla comunità nera e conosca pertanto meglio di me il dibattito interno ad essa.
La situazione è la stessa che se uno mi chiedesse, in quanto italiano, la reazione della comunità italiana alla vicenda Telecom. O se uno chiedesse a Tizio, in quanto omosessuale dichiarato, la reazione della comunità omosessuale alle proposte di emendamenti costituzionali contro i matrimoni omosessuali.
Perche' allora l'essere "singled out" ("indicato", ma qui inteso come "indicato a dito") in quanto membro della comunità nera viene percepito come inappropriato o addirittura offensivo? L'unica risposta possibile è che l'essere singled out come persona nera abbia una connotazione negativa, anche per la persona nera stessa. Ma allora il problema vero è uno di autostima, e tutti questi seminari su harassment e political correctness corrono il rischio di sottolineare e perpetuare un autopercepito complesso d'inferiorità. E magari anche un certo grado di permalosità che, anche questo, mi sembra purtroppo pericolosamente in aumento in alcune componenti della società americana.
Più in generale, mi sembra che questo esempio sia sintomo di una tendenza più generale nella società USA, cioè quella a cercare di essere "color-sex-race blind" (letteralmente, ciechi di fronte al colore, sesso, razza...) a tutti i costi, per evitare che l'essere evidenziato in base ad un tuo gruppo di appartenenza sia interpretato come denigratorio del gruppo stesso. Ma c'è una fondamentale differenza fra chiamare le differenze col proprio nome (io sono bianco e tu nero, io parlo veneto - male - e tu napoletano, io ho il pisello e tu le tette) e però rispettare tutti, e il far finta invece di essere tutti uguali (anche quando palesemente non è vero, e il riconoscerlo può essere utile a tutti) per non urtare le potenziali suscettibilità di nessuno. Di nuovo, credo che la seconda strategia non faccia che aumentare le divisioni e la paranoia.
Mi rendo conto che tutto ciò è probabilmente un fattore di secondo o terzo ordine rispetto ad altre cose che possono perpetuare le divisioni esistenti nella società americana. Pur tuttavia, io sono convinto che le parole - e le percezioni - siano importanti, e influenzino fortemente i comportamenti e le scelte.
"Chi parla male pensa male" e di conseguenza, aggiungo io, "chi pensa male agisce male".
Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.
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prova, non si sa mai! :)
Comunque, si rasenta davvero la paranoia. Io ormai faccio scientemente commenti "non politicamente corretti" proprio per forzare un po' la mano, e spingere al dibattito.
E hai assolutamente ragione sulla discriminazione verso altre categorie: qui a NfA prendiamo sempre per il culo michele dicendogli che ormai e' rimbambito, visto che e' il vecchietto del gruppo.... :)
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Eh, prova prova....nel dubbio mi sono preso una moglie italiana.....
Anche io mi diverto a provocare. Altro simpatico esempio dal mandatory seminar. Domanda delle due organizzatrici: "Ma voi, qual 'e' la prima cosa con cui vi identificate, la razza, la nazionalita', etc....?". Dopo un paio di risposte del tipo "io mi identifico come donna" e "io mi identifico come essere umano", io ho detto: "mah, dipende. in quest'aula, visto che sono l'unico italiano, mi viene da pensarmi prima di tutto come italiano. Ma a casa con mia moglie, che e' italiana, mi viene da pansarmi come uomo, as opposed to donna". Molte risate del tipo "ah, che simpatico italiano pittoresco....". Come ti dicevo, a noi e' consentito rompere un po' le palle in quanto a nostra volta "diversi". Il che non mi piace. Ad esempio, l'altro giorno ho chiesto a un mio studente nero, che aveva in testa una di quelle cuffiette che si mettono i ragazzi neri: "ma che cacchio significa quella cuffietta che avete in testa?". Lui mi ha tranquillamente raccontato da dove viene e cosi' via, senza problemi. e ha continuato a matterla nelle classi sucessive. insomma l'ho raccontato a un mio collega americano (bianco) che mi ha detto che, se lo avesse chiesto lui, sarebbe stato diverso, meno politically correct. Il probmlema principale e ' che invece di chiedere "why do YOU wear that thing", ho chiseto "why do YOU GUYS whear that thing". Insomma ho generalizzato! Lo ho singled out! Anatema!
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All`analogo seminario qui a sciampagna ci fu una session di "cultural diversity management".
Io sedetti al fianco di giovane pulzella messicana in fiore.
La relatrice disse: "Se pensate alla prima differenza che c`e` tra il vostro paese e qua, cosa vi viene in mente?"
La messicana alza la mano e fa: "Qui la gente non si abbraccia mai, se si incontrano tra amici non si abbracciano e io sono abituata ad abbracciare tutti, pero` qua si vede che li rendi unconfortable" e si gira da me "tu sei italiano, immagino che per te sia lo stesso".
Se fossi stato una persona furba le avrei donato un mio casto abbraccio. Ma essendo inetto con le femmine, le dissi solo: "c`hai ragggiione c`hai".
Pero` effettivamente, in classe l`altro giorno parlavo di nonsampling errors e dicevo: per esempio a volte beccate i dati del census che non combaciano, tipo che vi danon la total population di 1000, la white population di 1200 e black di 500 nello stesso neighborhood, e quelli sono ovviamente errori di trascrizione. Insomma, esempio innocuo.
Alla parola "black" una delle mie studentesse, appunto afroamericana, ha sollevato la testa con sguardo mooooolto meravigliato. Al che ho capito che forse non devo buttar frasi del genere in classe.
Quando menzionai che mi occupo di racial segregation capii che era il caso di cambiare argomento. E in fretta.
Sti mmmerigani mica li capisco io...
Nicola, sta cosa della discriminazione per aver successo con le ragazze non l`ho mai sperimentata. Se mi dai un mesetto poi ti do l`evidenza empirica. ;-)
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Caro Giorgio, ho iniziato il mio nuovo lavoro a Case Western University un mesetto fa. E mi sono beccato il mandatory seminar su cultural diversity awareness, etc. Hanno fatto esattamente lo stesso esempio che tu citi sun "single out" il nero. E io ho risposto esattamente con l'esempio che fai tu sulla domanda all'Italiano sui fatti Italiani. Le due signore che tenevano la lezione mi hanno aperto in due come una mela. Tuttavia, il mio intervento ha suscitato interesse e ha spinto altri a notare incongruenze nei vari esempi riportati.
Uno era: "quando uno vede una donna in camice in ospedale, subito pensa che e' un'infermiera e non un medico". Nella sala c'era una professoressa della Nursing School che ha fatto notare: "allora voi ritenete che essere infermiera e' peggio che essere un medico? e allora state discriminando. Ci sono altre amenita'. I due nuovi colleghi arrivati con me nel dip di economia quest'anno mi hanno fatto notare che mi si dava retta, nei vari commenti che ho fatto, anche perche', non essendo americano, avevo piu' margine nell'evidenziare queste illogicita'. Insomma io le potevo far notare senza passare per razzista, ma gli americani no. Un atteggiamento, secondo i miei colleghi (americani) a sua volta discriminatorio nei miei confronti, perche' mi si e' considerato diverso....
Il confine tra la awareness e la paranoia e' davvero sottile.
Inoltre, ho l'impressione che alla fine gli unici problemi di discrimazione siano considerati quelli verso i neri e le donne. Io credo che, nel 2006, ci siano forme di discriminazione piu' striscianti ma molto piu' serie verso altre categorie, come gli ispanici, gli arabi, gli anziani. e non ne parla nessuno!
ammetto pero' che, in un paio di occasioni in cui mi hanno rigettato la domanda di una carta di credito, ho telefonato, mi sono fatto passare il manager e gli ho urlato che non mi davano la carta perche' discriminavano contro uno straniero. me la hanno data!!!! [chissa' se funziona anche per conquistare donne americane.....]