L'inserto Style del Corriere della Sera non è il mio tipo di lettura, lo ammetto. Di solito appena prendo il giornale fuori dalla porta il venerdì lo metto tra i giornali vecchi. E così ho fatto anche stamattina, prima di andare in palestra. Ma per fortuna c'è mia moglie che è più attenta di me. Tornato, vedo sul tavolo una rivista patinata con una foto di qualcuno che mi sembra di conoscere. E' Daron Acemoglu. Giro pagina e vedo Luigi Zingales. E poi Susan Athey, Sendhil Mullainathan e Philip Lane. Con Eric Maskin in copertina che ci spiega di vivere nella casa di Einstein, preparare piatti orientali e produrre idee per essere felici. Altro che "scienza triste"! Gli economisti sono diventati trendy.
Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.
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L'Espresso
28 febbraio 2008
Geronzi deve dimettersi
La regola sulla impresentabilità dei politici condannati va applicata anche ai banchieri
Luigi Zingales
"io chiedo formalmente al presidente della Confindustria Montezemolo, che tanto ha fatto per migliorare l'immagine del nostro Paese, di prendere pubblicamente posizione contro il permanere di un condannato per bancarotta alla presidenza di una delle principali banche di questo Paese. Chiedo inoltre a tutti quelli che operano nel mondo della finanza e dell'impresa, e che soffrono per il danno di immagine che questa situazione comporta, di prendere posizione pubblicamente nei commenti qui sotto"
Finora ho letto solo 5 commenti anonimi. Sarà che in Italia ci hanno abituati ad appelli di altro genere (e ne aveva parlato persino l'Economist):
Il Sole 24 Ore
17 aprile 1997
LETTERA DI 45 IMPRENDITORI
Dai "big" dell'economia solidarieta' a Romiti
Alcuni esponenti del mondo industriale e finanziario, tra i quali Enrico Cuccia, hanno inviato a Cesare Romiti un attestato di solidarieta' che conferma le dichiarazioni di Confindustria e di molti imprenditori a proposito della sentenza del Tribunale di Torino che ha gia' fatto e fara' discutere anche giuristi e politici. Ieri solidarieta' e' stata espressa anche da 5mila dirigenti e quadri riuniti al Lingotto.
Le decisioni del Tribunale di Torino fanno prevedere un seguito certamente non breve all'iter giudiziario gia' da quattro anni in corso a carico di taluni tra i massimi esponenti del maggior gruppo
industriale privato del nostro Paese. Queste decisioni ripropongono per l'ennesima volta il problema dei rapporti tra imprenditoria e politica, rapporti che sono tanto piu' inevitabili quanto maggiori sono le dimensioni delle imprese coinvolte, e debbono essere esposti costantemente a scrutinio per accertarne l'assoluta asetticita'. In pari tempo non si possono perdere di vista le mutate dimensioni delle maggiori aziende e la complessita' crescente delle strutture gestionali per cui in altri Paesi - cominciando dagli Stati Uniti - vale il principio di escludere dal perimetro delle responsabilita' operative i fatti che abbiano una rilevanza assolutamente marginale rispetto alle dimensioni dei conti delle imprese, quasi a ripetere il vecchio adagio: "de minimis non curat praetor".
[ndr.: questo presunto "principio" delle soglie, detto anche della "modica quantità", rispolverato in Italia nel 2002, in occasione delle modifiche alla legge sul falso in bilancio, é stato però smentito dalla SEC ]
La magistratura italiana ritiene opportuno di seguire criteri rigoristici, anche se essi possono portare a riflessi negativi, essi si' sproporzionati all'importanza dei fatti sulla vita delle imprese e sulla serenita' della loro conduzione. I sottoscritti, che sanno l'impegno personale, la dirittura morale e l'ortodossia di comportamento che hanno sempre caratterizzato l'attivita' di Cesare Romiti, vogliono in questa
occasione esprimergli tutta la loro stima e la loro piena solidarieta', convinti che le sue doti personali e di carattere gli consentiranno di portare avanti il proprio lavoro, dando a questo episodio il peso che esso effettivamente merita.
Piero Antinori, Tito Bastianello, Ugo Beretta, Antoine Bernheim, Roberto Bertazzoni, Enrico Bondi, Silvano Boroli, Mario Carraro, Giancarlo Cerutti, Francesco Cingano, Paolo Clerici, Giuseppe Codrino, Gaetano Cortesi, Umberto Cravetto, Enrico Cuccia, Antonio D'Amico, Diego Della Valle, Ennio Doris, Alberto Folonari, Peppino Fumagalli, Roberto Gavazzi, Giuseppe Gazzoni, Gianfranco Gutty, Luigi Lucchini, Achille Maramotti, Vincenzo Maranghi, Filippo Marazzi, Alfio Marchini, Vittorio Merloni, Majani Mezzadri, Romano Minozzi, Leonardo Mondadori, Letizia Moratti, Giannola Nonino, Umberto Nordio, Sergio Orlandi, Alberto Pecci, Sergio Pininfarina, Antonio Ratti, Marida Recchi, Walter Ricchetti, Andrea Riffeser Monti, Lucio Rondelli, Gianmario Rossignolo, Gianfranco Zoppas.
Il Sole 24 Ore
17 aprile 1997
Altre lettere di imprenditori
Il Pm replica: "Applicato il diritto"
Caso Romiti, messaggi di solidarieta'
ROMA - Ha suscitato molti commenti la lettera pubblicata ieri dal Sole-24 Ore, nella quale alcuni fra i massimi esponenti del mondo industriale e finanziario italiano hanno espresso la loro solidarieta' al presidente della Fiat, Cesare Romiti, condannato a un anno e mezzo di carcere dal Tribunale di Torino con le accuse di falso in bilancio, finanziamento illecito ai partiti e frode fiscale. Al documento, firmato fra gli altri da Enrico Cuccia e dai tre ex presidenti di Confindustria Luigi Lucchini, Vittorio Merloni e Sergio Pininfarina (ai quali va aggiunto il nome di Aldo Braghetti Peretti, omesso ieri per errore) ha replicato in un'intervista a un'emittente privata radiofonica milanese il Pm di Torino Marcello Maddalena. "Noi abbiamo applicato la legge - ha sostenuto il magistrato -, abbiamo dato una nostra interpretazione e il giudice ci ha dato ragione. Se trovano che questo non va bene, cambino la legge. Noi non possiamo fare altro che applicarla". A Romiti era giunta anche la solidarieta' dei cinquemila dirigenti della Fiat, che hanno organizzato mercoledi' pomeriggio un'assemblea straordinaria al Lingotto. Secondo Innocenzo Cipolletta, direttore generale di Confindustria, questa manifestazione "testimonia l'attaccamento nei confronti di una persona che e' riuscita a portare avanti la piu' grande azienda italiana: e' un atto di stima dovuto e importante". Al Sole-24 Ore sono arrivate ieri altre testimonianze di adesione alla lettera degli imprenditori. Questi i nomi dei firmatari: Carlo Alecci, Giuseppina Arduino, Rocco Basile, Gianfranco Bellezza, Alberto Beretta, Sergio Cassano, Giancarlo Cavalli, Walter Ceresa, Francesco Cimminelli, Paolo Ferro, Carlo Alberto Jura, L. Lauciello, Mario Magnetto, Pietro Marocco, Severino Mennella, Davide de Bernardo, Giuseppe Minardi, Paolo Molinar, Gerolamo Orecchia, Giovanni Ozello, Domenico Pavia, Pietro Passone, Alessandro Pellion di Persano, Damiano Russo, Roberto Stola, Luigi Tessera, Giorgio Vuillermoz.
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Sono IMPRESSIONATO! Questo non è un blog di sderenati, ma un centro studi! Ho posto la richiesta alle 23:04 di una domenica sera, e meno di 40 minuti dopo la documentazione era on line!
Interessante questo capitalismo di stato italiano. Come apprendiamo dalle notizie che Wikipedia ci offre sul padre
Dopo l'uscita dalla Fiat fonda la società finanziaria Gemina che controlla Rcs, di cui è presidente dal 1998 al 2004 e la società di costruzioni e ingegneria Impregilo, ne manterrà il controllo sino all'anno 2005 e la presidenza sino al 2006. [...] Nel 2007 avviene l'uscita della famiglia Romiti dall'azionariato di Impregilo.
Solite storielle d'imprenditoria di stato, inefficienza e corruzione sostenute dalle tasse degli altri.
Intanto, il PD candida Massimo Calearo al parlamento, e nessuno si preoccupa che questa scelta possa generare, in un prossimo futuro, rilevanti conflitti d'interesse viste le attività imprenditoriali in cui il soggetto in questione è impegnato. Vediamo se, almeno, si dimette da Federmeccanica. Dopo il figlio del finanziere di fiducia di D'Alema, ora va in lista il presidente di un sindacato di imprenditori. È il nuovo che avanza.
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Non so se avete una vaga idea del vespaio che sta suscitando la candidatura di Calearo all'interno del sistema delle piccole imprese di Confindustria, sebbene nessuno che non sia vissuto su Marte negli ultimi anni si possa stupire.
I commenti sono, a dir poco, roventi e sferzanti gli apprezzamenti per il personaggio: il più tenero approva la decisione perché ..... così non sarà mai vicepresidente della Marcegaglia e si dovrà dimettere da Federmeccanica ...
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Talmente trendy che mettono capolista una laureata in scienze politiche, spacciandola per "giovane economista"...
www.theye.it
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No, effettivamente non è un problema di titolo. La mia voleva essere una provocazione.
Molti professori ed economisti di rispetto hanno avuto curriculum universitari diversi, per poi passare all'economia, molto meglio di chi l'ha studiata in un corso universitario di 4 anni in cui si fa tutto e niente.
Il problema è di scelta, si parla di meritocrazia, ma qui mi pare si continua con la cooptazione.
Vedete questi ragazzi che bella iniziativa (una lettera-blog) hanno fatto in merito: http://youth4pd.ilcannocchiale.it/
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In un mondo perfetto, sottoscriverei in pieno il documento che proponi. L'idea di fondo è condivisibile; inoltre, capisco bene quanto possa essere importante il ricevere stimoli e gratificazioni "serie" quando ci si impegna in un progetto politico "di base".
Nel nostro mondo, ben lontano da soluzioni di first best, il tutto mi sembra assai più problematico.
In sunto, e credo di averlo già scritto, nell'Italia di oggi vedo POCHISSIMI mezzi di selezione che possano sostituirsi ad una trasparente cooptazione, col corollario della responsabilità personale e politica delle proprie scelte (anche questo un ideale a cui tendere, per ora). Non ci si può fidare dell'industria, non ci si può fidare dell'accademia. Men che meno ci si può fidare di iniziative di "lotta ed organizzazione del consenso", i cui risultati sono spesso a dir poco assai opachi e non misurabili, e che molto raramente raggiungono dimensioni rilevanti, proiettandosi così sulla scena nazionale (parlo di cose un po' più concrete di qualche pagina di blog e 2 titoli di giornale). Se questo deve essere, secondo te, il modo per scegliere i PARLAMENTARI ITALIANI siamo freschi.
Insomma:
1) le elezioni NON sono e NON debbono essere un concorso per titoli ed esami, né l'occasione per distribuire contentini.
2) l'unico mezzo serio di selezione della classe politica passa per la formazione di strutture di partito solide e trasparenti e con buone antenne nella società, nei comuni. Questo permetterebbe anche di cooptare (sì, cooptare) i promotori di iniziative valide, per metterli alla prova nelle prime tappe del cursus honorum politico. Chiedere di più è correr troppo...
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La Sig.ra Madia, con o senza PhD ha un compito centrale nella strategia del partito democratico. Essendo essa un'impiegata della RAI deve difendere gli interessi della mafia di Petroni e Petruccioli.
Se si fregia o fregiera' del titolo di economista indica il prestigio della professione, sarei stupefatto se un economista liberale dovesse anche suggerire che "economista" sia un termine DOC, come notaio secondo l'ordine dei notai, medico secondo l'ordine die medici, e architetto secondo l'ordine degli architetti.
Non sto a scrivere cosa pensa il sottoscritto su alcuni figuri che si aggirano sulla stampa fregiantesi del titolo di filosofo (di buono ci sta che i filosofi hanno la passione di affermare che, con poco sforzo, si puo' capire tutto quel che ci sta da capire della filosofia da profani. Il sottoscritto e' del parere opposto.)
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Non concordo affatto. Naturalmente sono contrario agli ordini professionali, siano essi per avvocati o per economisti. Pero' noto che nessuno definirebbe "economista" la signorina in Amerika, ma nemmeno in Francia, ne' in Inghilterra. E quindi mi lamento del mio paese e considero questa evidenza della mancanza di rispetto per il merito. Il fatto che avvenga con gli economisti (e i filosofi, apprendo) frequentemente mi par dovuto al fatto che noi non abbiamo un ordine professionale. Se uno studente di legge si definisse magistrato sulla stampa, i giornali sarebbero inondati dalle lettere e i tribunali dalle denunce.
Come sempre, liberismo e' bello se vale per tutti, se tu sei l'unico p... che fa l'anima bella....
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se uno studente di legge si dichiara "magistrato" dice il falso. e in base al contesto in cui lo ha dichiarato, potrebbe essere perfino condonnato.
non è grave, invece, che uno studente di economia si definisca economista. è il bello della professione di economista. non ci sono tanti (troppi) aspetti burocratici esterni. molti possono esserlo. ma poi c'è differenza tra l'economista Bisin e l'economista Madia. diciamo che gli economisti rappresentano un gruppo sociale più meritocratico dei magistrati e degli avvocati. mi piacerebbe che restasse così.
sulla candidatura Madia provo invece lo sdegno più assoluto. sentire VW che si vanta della sua scelta innovativa di una giovane sconosciuta economista scelta per merito mi fa venire il voltastomaco. VW ha scelto chi pareva a lui. si dice: ha tutto il diritto di scegliere una persona per sostenere la propria linea politica. peccato che quella linea politica non si è confrontata con niente. era del tipo: prendere o lasciare. e lo era perché indipendentemente da Letta e Bindi, anche quelle che hanno incoronato VW erano primarie "a la Putin"!
smetterò di essere disgustato solo il giorno in cui la linea politica di VW vincerà in un contesto davvero aperto e concorrenziale.
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Concordo con il disgusto. Mi faro' mandare le "happy pills" da Michele. Pero' sulla questione della auto-definizione, dire che
se uno studente di legge si dichiara "magistrato" dice il falso. e in base al contesto in cui lo ha dichiarato, potrebbe essere perfino condonnato.
e' vero perche' la professione di magistrato (come quella di avvocato, di notaio, di medico, etc) e' regolamentata per legge.
Ribadisco, Madia dicendosi economista fa la stessa cosa di uno studente di legge che si dice magistrato. Uno dei due casi e' regolamentato per legge, l'altro no. Nessuno dei due dovrebbe esserlo (beh, magari per il magistrato, si; diciamo avvocato che e' un esempio migliore). Entrambi i casi dovrebbero essere coperti di risate dalla stampa e dal pubblico. Se non succede, nel caso di Madia, e' perche' le professioni non codificate per legge sono ipso facto considerate non professioni. Per questo, sostengo: o tutte o nessuna. E naturalmente sto con "nessuna" (o quasi, in alcuni casi una certificazione puo' essere utile, ma la discussione ci porterebbe lontano, e non e' questo il caso degli avvocati ne' degli economisti).
A me darebbe fastidio vivere in un paese in cui la mia professione e' irrilevante perche' e' una delle poche in cui vige l'auto-definizione.
Poi ci sarebbe da entrare ancora piu' nel profondo della cultura del paese. Perche' che io sappia nemmeno i calciatori hanno un ordine, ma io che gioco (dovrei giocare) la domenica sera con gli amici, non potrei definirmi tale in Italia senza generare ilarita' generale. Magari un'altra volta provo a pensarci sul serio su queste cose.
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Il tuo ultimo esempio è calzante. Se tu fossi al bar e ti chidessero: scusa che fai nella vita, e tu risponseddi calciatore, beh la domanda susseguente sarebbe naturale: e in che squadra giochi? Se ai più risultasse sconosciuta (tipo Casorezzo così faccio un pò di pubblicità al paesino che vide i miei natali) allora è naturale pure aspettarsi una domanda del tipo: in c* di serie gioca?
Fuor di metafora, applicatela al "caso" Madia, (che a quanto capisco è pure panchinara fissa) e tirate un pò voi i conti, io sinceramente non mi sento sminuito (sempre metaforicamente) se una squadra di brocchi non vince la Champions da molto tempo :) (e qui rischio il linciaggio)
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non mi convince molto questo argomento. quanto da me sostenuto non implica la tua conclusione:
A me darebbe fastidio vivere in un paese in cui la mia professione e' irrilevante perche' e' una delle poche in cui vige l'auto-definizione.
secondo me gli economisti bravi non sono inascoltati in Italia perché non costituiscono un ordine definibile. ma solo perché quelli bravi dicono cose scomode. quelli meno bravi, invece, magari finiscono in Parlamento.
Entrambi i casi dovrebbero essere coperti di risate dalla stampa e dal pubblico. Se non succede, nel caso di Madia, e' perche' le professioni non codificate per legge sono ipso facto considerate non professioni
again: qual'è il vantaggio di essere considerati una "professione"? per me se uno è bravo è bravo. se uno va a Ballarò e argomenta le sue tesi come fate tu e Michele nei vostri post, io lo considero bravo anche se non è nemmeno laureato. che mi frega? i titoli contano relativamente. altrimenti c'è il rischio che i titoli divengano uno strumento di conservazione sociale come lo erano quelli nobiliari.
ripeto, sono abbastanza contento che la categoria degli economisti sia una delle poche in cui si usa distinguere tra economisti di prestigio e non di prestigio. in altre basta essere un avvocato, un professore universitario, un notaio, etcetera... mi piace questo flavor di meritocrazia: è vero, meritocrazia non riconosciuta istituzionalmente. ma non perché manca la casta: solo perché scomoda.
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Secondo impegno: «Ritrovare il tempo delle idee e dell’amore, di ascoltare gli altri e noi stessi». Un «elogio della lentezza» perché, dice Madia, «solo nella lentezza escono le idee vincenti»
La citazione e' della sovramenzionata M. Madia. Come ella stessa dice manca di idee, deve pensarci e ci deve pensare lentamente. Quindi non infierite. Ci sta pensando.
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Tale Sig. ra Madia Marianna tiene a comunicare come lei "cattolica praticante' (che deve essere un titolo come "praticante nello studio dell' Avv. Dr. Pr. Succhiobenelanellodelpontefice") si occupi della famiglia naturale (cosa e'?) in una acuta disanima, qui sotto riprodotta.
Naturalmente mi informa pure che lei ha il diritto, pena il "fallimento della politica", di decidere come io possa o debba morire.
Che dire? Purtroppo il ventre della madre di questa cricca clericofascista e' sempre pieno.
Marianna Madia, capolista nel Lazio per il Partito democratico alle prossime elezioni, bella e bionda ventisettenne indossata da Walter Veltroni come fiore all’occhiello dei volti nuovi che svecchieranno la politica italiana, parla al Foglio di famiglia, aborto ed eutanasia con la sicurezza (e anche un po’ il coraggio) di chi crede in quello che dice. Dopo gli sfottò (anche di questo giornale) per la sua prima uscita pubblica (“porterò la mia inesperienza in Parlamento) e dopo essersi presentata due giorni fa alla stampa come “candidata della generazione Erasmus”, approfondisce oggi uno dei temi principali della sua campagna elettorale, il sostegno alla famiglia, partendo dalla radice: “L’aborto è il fallimento della politica – dice –, un fallimento etico, economico, sociale e culturale”. Madia è per la libera scelta della donna, “ma sono certa che se si offrisse loro il giusto sostegno, le donne sceglierebbero tutte per la vita”. Dice che ogni vita umana che non nasce è un fallimento, per questo la politica deve fare in modo che la scelta per la vita sia sempre possibile. “L’essere umano va tutelato prima di tutto”, dice. Ma come creare questa nuova concezione culturale? “Serve una convergenza di ideali, solo in un dibattito aperto si può arrivare a condividere questa concezione per cui la vita è vita dall’inizio alla fine”. Non si sente di sottoscrivere la moratoria, “ma non perché non condivida le analisi di Giuliano Ferrara, anzi: mi pare che quello che dice su questo tema vada proprio verso quella ‘riumanizzazione della vita disumanizzata’ che ritengo necessaria oggi. La richiesta di moratoria però non mi sembra l’approccio giusto per affrontare un problema che comunque sento anch’io come decisivo oggi”. Fino alla morte naturale… “Io sono cattolica praticante, e credo che la vita la dà e la toglie Dio, noi non abbiamo diritto di farlo. Certo è che anche per esperienza personale mi sono resa conto di quanto sia sottile la linea di demarcazione tra le cure a un malato terminale e l’accanimento terapeutico nei suoi confronti. Quindi dico no all’eutanasia ma penso che l’oltrepassamento di quella linea sottile vada giudicato – in certi casi – da un’équipe di medici; comunque non dal diretto interessato o dai suoi parenti”. Dunque un no all’aborto e all’eutanasia come presupposto di un’idea di famiglia che per Marianna Madia deve essere “lo strumento che ci proietta verso il futuro”. La capolista laziale del Pd dice che “molte logiche di sviluppo della nostra società sono al capolinea, vanno ridefinite”. Bisogna capire quali strumenti possano garantire una “crescita qualitativa” duratura. “Un paese che non fa figli non ha futuro. La famiglia è il presupposto per questa crescita”. In effetti il tasso di natalità in Italia è tra i più bassi del mondo. “Ecco perché la politica deve permettere di fare e crescere una famiglia, meglio se numerosa. Le politiche sulla casa e di lotta al precariato devono essere pensate in quest’ottica”. Sì, ma di quale famiglia si sta parlando? “Personalmente quando parlo di famiglia, e della sua relativa tutela, mi riferisco a quella che sta nella costituzione”. Sì o no ai pacs, allora? “La libertà personale va rispettata sempre, per cui se due persone decidono di assumere pubblicamente diritti e doveri reciproci devono essere tutelate dalla legge. Ma certo è che se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e fanno dei figli. Scegliendo per la vita”. La politica deve aiutarli. Innanzitutto con strumenti economici e sociali: “Tra le nostre proposte c’è quella del ‘bonus bebè’ di 2.500 euro per ogni figlio che nasce”. Dice che è necessario che ci sia sussidiarietà tra i vari livelli di governo: “Non per forza deve essere lo stato a intervenire: a Roma ad esempio grazie al comune il terzogenito di una famiglia non paga la retta dell’asilo nido”. Occorre poi, prosegue Marianna Madia, “facilitare la conciliazione tra lavoro e famiglia: una donna deve poter lavorare non perché deve fare carriera, ma soprattutto per potere mantenere il figlio e far crescere la famiglia. Per questo serve maggiore flessibilità nel lavoro e meno precariato”. Parla poi di strumenti culturali, di una “cultura della vita” che sia per davvero “tutela della vita in tutte le sue fasi e condizioni”. Dal concepimento alla morte naturale? “Sì, penso che l’operazione culturale debba partire dalla tutela fin dal concepimento. Solo così nessuna donna, pur potendolo fare, sceglierà di non abortire”. Per Madia “occorre riumanizzare la vita disumanizzata”, e per farlo, dice, bisogna mettere “l’individuo al centro”.
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Quello che a giudizio di molti fu il migliore architetto in Italia nel 20mo secolo (Carlo Scarpa) fu processato per essersi detto architetto. Non fece mai esami di ammissione all'ordine degli architetti.
La sua difesa, alla corte, fu che Palladio non era iscritto.
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La mia opinione è che, a parte il titolo (per radio24 è addirittura ricercatrice), il problema di Marianna - che secondo me legge nFA ed ha anche commentato un post - siano le agghiaccianti opinioni che ha espresso tra radio, rete (sito del PD) e interviste al Corriere!
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Nella frenetica battaglia di chi è più dotato di stile, per il momento vincono i politici.
Consiglio a tutti la visione delle immagini di Sarubbi, candidato democratico, su excite.it
Non vi è dubbio alcuno che VW, che mente sapendo di mentolo, abbia una sopraffina visione estetica e, nell'atroce dilemma di quanti voti prenderà tra le monache di clausura di Camaldoli, abbia inserito il più bel cattolico in circolazione nella sua lista.
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nel caso che vi sia sfuggito, consiglio la lettura della lista delle persone candidate dal partito democratico ( trentino alto adige). Ordine di lista per la camera dei deputati. Il numero 8 e' una donna. Essendo io amante degli animali, vorrei almeno in Lucania che venga candidata una giraffa, evidentemente il nome non e' interessante: VW chiamera' al telefono qualcuna delle sue collaboratrici.
Il documento e' impressionante e pubblicato da repubblica.it, in pdf
ma lo vedete anche da qui
http://www.corriere.it/politica/08_marzo_03/lista_camera_e12b92de-e969-11dc-9255-0003ba99c667.shtml
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Palma, se ti accontenti in Sicilia al Senato candidano tal Garaffa. Non è proprio una giraffa, ma insomma ci siamo quasi...
Una curiosità. Se guardate le liste dei candidati al Senato pubblicate da Repubblica, vedrete lo scarabocchio a fianco dei primi 8 nomi nella regione Sicilia. Questi sono quelli che verranno eletti, i conti sono gli stessi che ho fatto io sulla base dei dati 2006. Sullo stesso punto, guardate il Piemonte. Ci sono solo 8 nomi, in una regione in cui ci sono 22 senatori e il premio di maggioranza è 13. Con i voti del 2006 il PD prenderebbe 7 senatori, quindi hanno voluto star un po' larghi. Ma la verità è che non si aspettano grossi cambiamenti e in particolare si aspettano di perdere il Piemonte, come successe nel 2006.
Una domanda a chi è più addentro di me: il Cusumano che appare in decima posizione in Sicilia, e quindi destinato alla non rielezione a meno di stravolgimenti, è lo stesso che si è beccato gli sputi in Parlamento per aver osato tradire Mastella? E, a proposito, avete visto che ha combinato oggi l'irato sputatore nonché fedelissimo mastelliano? Direi che a questo punto dovrebbe provare a sputare controvento...
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Palma e Sandro, so che non vi lasciate portare facilmente dalle iperboli moraliste a cui invece mi lascio andare io, preferite l'ironia. Ma, a fronte di questa documentazione oggettiva di come funziona, su cosa vive e di cosa è fatto il "nuovo PD" di VW, non sarebbe il caso di far riflettere tanta illusa gioventù che va perdendo il proprio tempo dietro a questo pagliaccio, i suoi bravi e le sue groupies (per non usare altri termini)?
Non so dove abbiano trovato i giornali questa evidenza, non ho tempo per leggerli in questi giorni, ma dovrebbe far riflettere tutti quelli che pensano che il PD non sia l'antica DC, che VW ci stia "provando", che questo sia un nuovo modo di far politica, che VW voglia che i cittadini si riappropino della cosa pubblica e della sua gestione, e via sciorinando cretinate o illusioni (non vedo più la differenza). Gattopardo? Questo è un'intero zoo di camaleonti!
Non sarebbe il caso di evidenziare il tutto? Mi sembra la notizia dell'anno, almeno sul piano politico. Lasciarla marcire in due ciniche battute, tre con la mia, mi sembra uno spreco. I molti lettori che pensano il PD sia il nuovo che avanza dovrebbero, a fronte di questa evidenza, farci un pensierino. Come dovrebbero farci un pensierino, per esempio, le amiche di PariMerito: (lo dico con tristezza, non con ironia) visto dove finiscono, nelle mani dei funzionari di partito come VW, le richieste di emancipazione e parità?
Mi chiedo - solo perché amo la retorica moralistica, ovviamente - ma gli italiani di buona volontà si sveglieranno mai? Si renderanno mai conto della gigantesca presa per i fondelli a cui si sottopongono? Arriveranno mai a dire: ora basta, davvero basta!? Gente strana ...
http://patrikpen-patrikpen.blogspot.com/2008/02/agli-economisti-non-si-addice-la.html
.... per tacer della Madia!