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In un recente articolo su questo sito Alberto Lusiani ha discusso nei suoi termini generali la proposta di detassazione degli straordinari. Il decreto contenente il provvedimento è stato emanato il 21 maggio e il suo testo completo è ora a disposizione (non online purtroppo, l'ho trovato solo sull'edizione cartacea del Sole 24 Ore). Vale la pena, quindi, discutere in dettaglio tale decreto, sottolineando i suoi pericoli e le sue insufficienze. La detassazione degli straordinari è l'oggetto dell'articolo 2, che si compone di 6 commi.
Cominciamo dal primo.
1. Salva espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro, nel periodo dal 1 luglio 2008 al 31 dicembre 2008 sono soggetti a una imposta sostitutiva dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e delle addizionali comunali e regionali pari al 10%, entro il limite di importo complessivo di 3000 euro lordi, le somme erogate a livello aziendale:
a) per prestazioni di lavoro straordinario, ai sensi del decreto legislativo 8-4-06, n. 66, effettuate nel periodo suddetto;
b) per prestazioni di lavoro supplementare ovvero per prestazioni rese in funzione di clausole elastiche effettuate nel periodo suddetto e con esclusivo riferimento a contratti di lavoro a tempo parziale stipulati prima della data di entrata in vigore del presente provvedimento;
c) in relazione a incrementi di produttività, innovazione ed efficienza organizzativa e altri elementi di competitività e redditività legati all'andamento economico dell'impresa.
La prima osservazione riguarda un punto probabilmente minore ma che finora non ho visto fare da nessuno: il governo interviene centralmente non solo sull'imposta statale sui redditi ma anche sulle addizionali comunali e regionali. Si tratta quindi di un ulteriore intervento, dopo quello sull'ICI, che sottrae risorse agli enti locali. Vedremo se e quante di queste risorse verranno restituite, ma sembra un altro passo verso un ritorno al modello di finanza derivata (ossia erogata centralmente dallo stato) per gli enti locali.
La seconda osservazione è che, da quel che capisco, i contributi sociali non sembrano rientrare nell'esenzione, che si limita all'imposta sul reddito. Anche Vincenzo Visco aveva fatto questa osservazione nella lettera che ci ha inviato. Se la mia interpretazione è corretta quindi il cuneo tra quanto pagato dalle imprese e quanto percepito dai lavoratori resterà comunque abbastanza elevato, visto che imprese e lavoratori saranno comunque tenuti al versamento dei contributi. L'aliquota marginale per redditi tra 15.000 e 28.000 euro e del 27%, quindi lavoratori in quell'intervallo di reddito risparmieranno il 17%. Dai 28.000 ai 55.000 euro l'aliquota è il 38%, con un risparmio più corposo, ma come vedremo al punto 5 i redditi superiori a 30.000 euro sono esclusi dai benefici.
Avevamo già detto che un provvedimento come questo può potenzialmente generare enormi abusi ed effetti non previsti. E avevamo previsto che i nostri governanti, anziché scendere a più miti consigli e optare per soluzioni più semplici e meno manipolabili come la riduzione delle aliquote, avrebbero cercato di mettere una pezza ai potenziali effetti imprevisti complicando ulteriormente il quadro e introducendo ulteriori distorsioni. Il limite dei 3000 euro lordi è la prima avvisaglia, un ovvio e goffo tentativo del governo di limitare la perdita di gettito. Ma è sul punto b), quello relativo al lavoro part-time, che il provvedimento inizia seriamente a incartarsi. Infatti i nostri governanti, che ovviamente si sono resi conto della possibilità di usare contratti a part-time "finti", limitano i benefici ai "contratti di lavoro a tempo parziale stipulati prima della data di entrata in vigore del presente provvedimento". Questo andrebbe anche bene se il provvedimento fosse esplicitamente temporaneo e si prevedesse poi il ritorno alla normalità. Ma così non è, il provvedimento è invece sperimentale e l'idea è quella di renderlo permanente nel futuro, oltre che di estenderlo al pubblico impiego (vedi articolo 5 sotto). Una volta reso permanente il provvedimento, come faranno i nostri eroi ad evitare che il part-time venga usato in modo fittizio per eludere il carico fiscale? State in campana per ulteriori trucchetti e complicazioni. Nel frattempo non posso non osservare che qualunque risultato della sperimentazione, sia in termini di gettito fiscale sia in termini di incentivo al lavoro, sarà falsato dal fatto che il trattamento del lavoro part-time nel periodo sperimentale sarà necessariamente diverso da quello che verrà attuato nella fase permanente.
Il punto c) è, devo dire, un vero capolavoro di ambiguità e vacuità. Cosa siano le somme erogate per "altri elementi di competitività e redditività legati all'andamento economico dell'impresa" risulta per me molto difficile dire. Non era più semplice dire che si esenta da tassazione qualunque elemento di retribuzione diverso dal compenso orario contrattuale corrisposto durante l'orario contrattuale ordinario? E se così non è come si decide, a partire dalla formulazione generica del comma 1.c, se una somma corrisposta è esente o meno? Anche qui, aspettiamoci trucchetti e complicazioni.
2. I redditi di cui al comma 1 non concorrono ai fini fiscali e della determinazione della situazione economica equivalente alla formazione del reddito complessivo del percipiente o del suo nucleo familiare entro il limite massimo di 3000 euro. Resta fermo il computo dei predetti redditi ai fini dell'accesso alle prestazioni previdenziali e assistenziali, salve restando le prestazioni in godimento sulla base del reddito di cui al comma 5.
Questo comma ribadisce il tetto dei 3000 euro. Siccome afferma che però resta fermo "il computo dei predetti redditi ai fini dell'accesso alle prestazioni previdenziali e assistenziali", devo supporre che questi soldi possono ancora provocare il superamento di varie soglie per esenzioni di vario tipo, un tema di cui hanno già parlato sia Lusiani sia Visco.
3. L'imposta sostitutiva è applicata dal sostituto d'imposta. Se quest'ultimo non è lo stesso che ha rilasciato la certificazione unica dei redditi per il 2007, il beneficiario attesta per iscritto l'importo del reddito da lavoro dipendente conseguito nel medesimo anno 2007.
4. Per l'accertamento, la riscossione, le sanzioni e il contenzioso, si applicano in quanto compatibili, le ordinarie disposizioni in materia di imposizioni dirette.
Questi sono articoli tecnici su cui ho poco da dire.
5. Le disposizioni di cui ai commi da 1 a 4 hanno natura sperimentale e trovano applicazione con esclusivo riferimento al settore privato e per i titolari di reddito da lavoro dipendente non superiore, nell'anno 2007, a 30.000 euro. Trenta giorni prima del termine della sperimentazione, il ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali procede, con le organizzazione sindacali dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale, a una verifica delle disposizioni in esso contenute. Alla verifica partecipa anche il ministro per la Pubblica amministrazione e l'innovazione, al fine di valutare l'estensione del provvedimento ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del dl 30-3-01 n. 165 e successive modificazioni.
Questa è la parte più sugosa, quella dove l'incartamento diventa totale. Si comincia con la soglia dei 30.000 euro, presumibilmente un tentativo di limitare i danni al gettito fiscale e di concentrare i benefici sui contribuenti di reddito intermedio. Questo articolo introduce un ennesimo "effetto soglia" nel nostri sistema fiscale. Se hai guadagnato nel 2007 uno stipendio di 29.999 euro allora hai diritto all'esenzione sugli straordinari fino a 3000 euro addizionali (altra soglia). Se ne hai guadagnato 30.001 no, ti becchi la tassazione degli straordinari all'aliquota piena. Non credo di dover commentare ulteriormente l'assurda distorsione, oltre alla palese iniquità, di questo tipo di struttura fiscale. Vale inoltre un'osservazione simile a quella fatta per il comma 1.c. Il provvedimento fa riferimento ai redditi del 2007, che sono dati. Ma se il provvedimento diventa permanente ovviamente l'effetto soglia agirà da deterrente all'aumento dei salari "regolari", dato che datori di lavoro e lavoratori preferiranno accordarsi su altre voci di aumento (la generica formulazione del comma 1.c lascia spazi straordinari) che siano passibili di esenzione. Quindi, per esempio, la perdita di gettito fiscale che si osservarà durante il periodo di sperimentazione sarà probabilmente inferiore a quella che si osservarà una volta che il provvedimento diventa permanente.
La parte finale è un autentico pugno nello stomaco. Primo, non si può fare a meno della consueta parata di ministri e parti sociali "per la verifica delle disposizioni". Immagino che dire "risultati" sia troppo. Non so se veramente verrà fatta questa verifica, e con che serietà, ma facendo finta che verrà fatta l'implicazione è che anziché sei mesi di sperimentazione se ne saranno osservati solo cinque. Poco male, visto che, come discusso, comunque quello che succederà durante la sperimentazione non sarà molto significativo per gli effetti a lungo termine.
La ciliegina sulla torta è la promessa implicita di estensione del provvedimento alla pubblica amministrazione, come ha furbescamente richiesto Veltroni giusto ieri. Visto che in Italia anche le cose ovvie hanno bisogno di essere ripetute, osserviamo che gli incentivi e la valutazione dei risultati nella pubblica amministrazione e nel settore privato sono due cose molto diverse. La motivazione originale del provvedimento ha un senso nel settore privato, dove esiste non solo un modo chiaro di valutare costi e benefici di un'ora di straordinario ma anche un soggetto, il datore di lavoro, che ha tutto l'interesse a fare per benino questo calcolo. Nell'amministrazione pubblica entrambe queste condizioni sono assenti. Se si vuole incentivare la produttività bisogna anzitutto definire chiaramente come la si misura, e bisogna assicurarsi che chi decide di erogare i premi abbia interesse a farlo in modo corretto. Siamo molto lontani da queste condizioni, e ci possiamo quindi attendere che l'estensione del provvedimento sarà un modo surrettizio di aumentare le retribuzioni pubbliche senza introdurre alcun cambiamento reale nell'organizzazione amministrativa.
Non c'è molto da dire sull'ultimo comma, che riporto solo per completezza.
6. Nell'articolo 51, comma 2, del Testo Unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del presidente della Repubblica 22-12-86 n. 917, la lettera b) è soppressa.
Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.
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Perdonami, ma IMHO questo non e' piu' iniquo del fatto che chi ha un reddito di X paga il 30% di tasse e chi ha un reddito X+1 ne paga il 45%: sempre di soglie si tratta.Mi pare che ti sbagli: nel caso delle imposizioni sul reddito le tasse sono a scaglioni: nel tuo esempio chi ha il reddito X+1 paga il 45% solo su 1 euro, mentre paga il 30% su X. Quindi, se sei al margine e guadagni X, non c'e' alcun disincentivo a lavorare di piu' per guadagnare un euro addizionale. Nella disposizione di legge commentata da sandro invece una differenza di reddito di un centesimo di euro fa tutta la differenza sulla possibilita' di usufruire della detassazione. Una follia.
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Si, il mio punto è esattamente quello che ha detto Andrea. La cosa mi pare così folle e da incompetenti che ho paura di aver capito male. D'altra parte mi pare che il testo sia abbastanza chiaro.
Aggiungo che il reddito preso a riferimento è quello del 2007. Se uno ha guadagnato 30.001 euro nel 2007, poi è stato disoccupato un paio di mesi nel 2008, e ora lavora per un salario annuale che sarà inferiore a 30.000 nel 2008, non avrà diritto agli straordinari detassati. Allo stesso modo, se hai guadagnato 29.999 nel 2007 e poi hai avuto un aumento che ti farà guadagnare di più nel 2008 avrai lo stesso diritto ai tuoi 3000 euro detassati.
Il problema si poteva risolvere in modo molto semplice, stabilendo l'ammontare massimo soggetto a esenzione pari a (30.000-Y) per un reddito Y tra 27.000 e 30.000 euro. Questo avrebbe evitato l'ennesima "trappola della povertà". Ovviamente ancora meglio era cestinare tutto l'ambaradan e ridurre semplicemente le aliquote.
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Il provvedimento, se come credo anche io non elimina i contributi corrisponde (per un lavoratore con prole, e in prima approssimazione) alla riduzione del cuneo fiscale marginale sul costo del lavoro dal 63% al 32% + 68%*10% = 38.8%. Al lavoratore rimangono in tasca 61 Euro invece di 37 a fronte di un costo extra di 100 Euro per il datore di lavoro. Va sottolineato che il provvedimento non include alcuna riduzione della spesa pubblica, per cui a regime il carico fiscale medio e' invariato: il governo non ha avviato alcuna restituzione di soldi ai sudditi, ha solo diminuito di poco le tasse ad alcuni, alzandole di poco ad altri, visto che in prospettiva di lungo termine spesa e gettito restano invariati.
Essendoci un massimo di 3000 Euro, il guadagno massimo dovrebbe essere (61-37)*30 = 720 Euro, che considerati i miseri redditi dei lavoratori dipendenti italiani non e' trascurabile. Il guadagno reale sara' inferiore perche' la pressione fiscale aumentera' per tutti a regime.
La stupidita' della cultura legislativa italiana si e' manifestata ancora una volta con la determinazione del reddito massimo che gode della detassazione. Per chi supera questo reddito, un incremento di 1, 10, 100 Euro puo' far perdere fino a circa 700 Euro di detassazione, creando una nuova aliquota marginale effettiva superiore al 100%. Si tratta di conti banali che chi ha la licenza elementare sarebbe in grado di fare, ma per i nostri legislatori e' manifestamente troppo, conoscono solo articolati e codicilli. Si poteva introdurre una riduzione progressiva del beneficio, per evitare l'aliquota oltre il 100%, ma si poteva benissimo anche non introdurre il limite sul reddito, perche' e' evidente che in rapporto al reddito guadagnano comunque di piu' i redditi piu' bassi una volta che c'e' un limite assoluto di 3000 Euro al reddito aggiuntivo detassato. Ma anche questo ragionamento e' troppo sofisticato per i nostri azzeccagarbugli.
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Essendoci un massimo di 3000 Euro, il guadagno massimo dovrebbe essere (61-37)*30 = 720 Euro.
Va sottolineato che questo guadagno massimo si applica unicamente ai dipendenti con un reddito compreso tra 28.000 e 30.000 euro. Sotto i 28.000 euro l'aliquota marginale sul reddito è il 27% anziché il 38%, quindi i guadagni sono inferiori.
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Va sottolineato che questo guadagno massimo si applica unicamente ai dipendenti con un reddito compreso tra 28.000 e 30.000 euro. Sotto i 28.000 euro l'aliquota marginale sul reddito è il 27% anziché il 38%, quindi i guadagni sono inferiori.
Purtroppo no Sandro, dove il purtroppo si riferisce all'aliquota marginale effettiva sui redditi sotto i 28000 Euro. Se leggi quanto ho scritto su oppressione fiscale e detassazione..., in particolare il testo dopo la figura che ho aggiunto come scritto in un secondo tempo, vedi che l'aliquota marginale effettiva comprensiva di addizionali, detrazioni decrescenti e assegni familiari decrescenti e' 46% anche per i redditi di 20000 Euro all'anno dei lavoratori con prole, e questo si estende anche a redditi sotto i 20k Euro, non so bene dove inizi a diminuire. In ogni caso la gamma tipica dei redditi bassi e medi (20k - 35k) e' colpita con aliquote costanti intorno al 45%. Nota che proprio su questo punto Vincenzo Visco dice che le mie considerazioni sono ancora piu' condivisibili.
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Sono gli assegni familiari che continuano a risultarmi sfuggenti. Prendiamo i calcoli che tu hai fatto, il dipendente di Anghiari che guadagna 20.800 euro. Supponiamo che costui riceva 100 euro addizionali di retribuzione lorda come straordinari. Prima del decreto avrebbe pagato il 27% di IRPEF, più le addizionali regionali e comunali, più la riduzione degli assegni familiari (che non ho quantifcato per pigrizia). Se ho capito giusto dopo il decreto quello che succede è che il 27% diventa 10%, le addizionali comunali e regionali spariscono ma la riduzione degli assegni familiari resta. Non è questo implicato dal comma 2 che afferma "Resta fermo il computo dei predetti redditi ai fini dell'accesso alle prestazioni previdenziali e assistenziali"? Oppure mi sfugge qualcosa?
Se resta la riduzione degli assegni familiari allora l'aliquota fiscale effettiva è più alta del 10%, e i guadagni corrispondentemente minori. Non so però di quanto perché non ho controllato i valori quantitativi degli assegni familiari.
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Se ho capito giusto dopo il decreto quello che succede è che il 27% diventa 10%, le addizionali comunali e regionali spariscono ma la riduzione degli assegni familiari resta. Non è questo implicato dal comma 2 che afferma "Resta fermo il computo dei predetti redditi ai fini dell'accesso alle prestazioni previdenziali e assistenziali"? Oppure mi sfugge qualcosa?
No, mi sembra che quanto scrivi sia corretto. Sentendo Sacconi nel circo mediatico TV avevo inteso che si rendeva conto che la riduzione dei trasferimenti assistenziali col reddito costituiva un disincentivo all'aumento di reddito, e parlava (fantascientificamente a mio parere) di escludere straordinari e premi da qualunque computo del reddito. Su quel punto specifico non ha ottemperato, peraltro parlava a titolo personale quando l'ho sentito. Per calcolare l'aliquota omnicomprensiva ho usato il calcolatore Irpef di Repibblica. Calcolare il solo effetto degli assegni familiari mi richiederebbe tempo che non ho almeno ora, per reperire la loro astrusa formula e derivarla rispetto al reddito. In ogni caso hai ragione che il guadagno dei lavoratori e' inferiore alla mia stima (24 ogni 100 euro di costo del lavoro). Forse sara' intorno a 20.
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creare un calcolatore automatico per gli assegni (anf) e' abbastanza infernale perche' non c'e' una formula, ma un insieme di tabelle, che si trovano qua.
Inoltre l'anf viene erogato dal primo luglio dell'anno 2008 (per esempio) al 30 giugno 2009 sulla base dei redditi *dell'intero nucleo* nel 2007. Quindi, sorvolando sul fatto che comunque l'assegno e' una forma di reddito o di detassazione a scoppio ritardato, qualunque tentativo di includere l'anf nel calcolo dell'aliquota marginale ha senso solo se il resto del reddito del nucleo (per esempio lo stipendio del coniuge) non varia.
PS: l'anf e' calcolato con criteri simili a quelli delle detrazioni. Le due cose andrebbero unite. L'anf serve solo a sballare l'aliquota marginale e a far dire in tv cose del tipo: "una famiglia cosi' e cosa' paga 1000 euro di irpef ma in francia ne pagherebbe 10! mettiamo il quoziente familiare!". Ma in Italia prende piu' di 1000 di anf e quindi di fatto ha un irpef negativa.
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Inoltre l'anf viene erogato dal primo luglio dell'anno 2008 (per esempio) al 30 giugno 2009 sulla base dei redditi *dell'intero nucleo* nel 2007. Quindi, sorvolando sul fatto che comunque l'assegno e' una forma di reddito o di detassazione a scoppio ritardato, qualunque tentativo di includere l'anf nel calcolo dell'aliquota marginale ha senso solo se il resto del reddito del nucleo (per esempio lo stipendio del coniuge) non varia.Tutto vero. Si tratta di un degno risultato della demenziale cultura giuridica e legislativa del Belpaese. Ciononostante e' possibile fare delle stime approssimate riproducibili per casi particolari esemplificativi come ho fatto usando il calcolatore IRPEF di Repubblica, che include sia gli assegni familiari che le addizionali. Per gli assegni familiari ho preso il caso di famiglia monoreddito senza eccessivi redditi aggiuntivi da titoli di Stato e affini.
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Chiedo al Ministro Sacconi, che forse qualche volta ci legge, e lo chiedo con grande interesse: a che serve questo mostriciattolo legislativo?
Che segnale dà al paese, alle imprese, al resto del mondo?
Davvero pensate che ridurre le imposte dal 30% (il "marginale di fatto" nell'intervallo che conta, ossia quello fra 20k e 30k) al 10%, su di un ammontare massimo di 3mila euro, per un risparmio potenziale di 600 euro nel migliore dei casi, possa fare ALCUNA differenza in termini di produttività del lavoro?
Davvero siete convinti che detassando gli straordinari ed i premi di produzione per quantità irrisorie si possa rimettere in moto la dinamica della produttività che in Italia ristagna da più di dieci anni in tutti i settori? Su quale analisi economica, sia essa empirica o teorica, si fonda tale credenza?
In altre parole, in base a quali metodi e criteri prendete le vostre decisioni di politica economica? Cosa motiva l'urgenza di questa misura? Pensate forse che i risparmi d'imposta così introdotti possano essere cruciali per la sopravvivenza di molte imprese nei mesi a venire?
In particolare, se proprio volevate trasferire circa 600 euro annuali ai lavoratori dipendenti con redditi inferiori ai 30mila euro annuali ed ai loro datori di lavoro, non era più semplice fare un bel trasferimento? Stile George Bush e Pedro Solbes uniti nel keynesismo straccione, tanto per capirci? Tenendo conto di elasticità varie, facciamo conto che i 600 vengano spartiti 150 all'impresa e 450 al lavoratore. Mandavate degli assegni in proporzione e ci evitavamo tutti i costosi transaction costs e le distorsioni italiote che questa manovra implica. Ed evitavate di fare, ancora una volta, la figura degli economicamente sprovveduti. Perché non avete scelto questa strada, più chiara e trasparente? La condizionalità non è un problema, bastava fare il trasferimento solo ai dipendenti del privato, o anche solo dei settori che piacciono a voi.
P.S. Estendo le medesime domande anche a Renato Brunetta, o a qualsiasi altro esperto economico della maggioranza che ci legga ed abbia idea di cosa si sta facendo. Non credo manchino.
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Forse la mia ingenuità non mi ha fatto capire il contesto, ma credo che il provvedimento sia politico e non economico.
Escludendo gli statali si afferma che gli straordinari degli statali sono fasulli e in qualche modo si cerca di inserire un metodo meritocratico ( sbagliato o giusto che sia ) non dimentichiamo che stiamo timidamente cercando di uscire dal 68 .
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Costosetta e contorta come mossa politica, non ti pare? Non bastava una dichiarazione pubblica del grande paroliere BS?
Non vorrei fare dell'ironia troppo pesante ed immotivata, quindi chiedo: parli sul serio?
Perché, se per caso parlassi sul serio, ti chiederei se davvero pensi sia il caso di voler difendere con argomenti così contorti una scelta così platealmente non solo inutile ma anche, e soprattutto, economicamente dannosa.
Capisco il primato dell'ideologia, ma vi deciderete mai a porvi un limite? The price tag is growing out of control and YOU are footing the bill!
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Questa mi sembra la classica reazione di chi vuole a tutti i costi vedere nel provvedimento cose che non ci sono.
Quale "meritocrazia"? Se nel 2007 sono stato bravo, e magari facendomi il culo a suon di straordinari sono riuscito a guadagnare più di 30.000 euro questo decreto mi fa una sonorissima pernacchia. Non c'è nessun merito che viene premiato, solo un modo assurdamente complicato e distorsivo di introdurre in modo quasi casuale delle riduzioni minime del carico fiscale.
Quale "riduzione del potere del sindacato"? Una volta a regime l'ammontare di tassazione verrà di fatto decisa dal modo in cui i contratti di lavoro dividono la retribuzione tra lavoro ordinario e straordinario/premi di produzione. In altre parole, in buona misura sarà il sindacato a decidere il livello di tassazione, sia a livello di azienda (dove si contratteranno i premi di produzione) sia a livello governativo, dato che i sindacati verranno consultati per stabilire le varie soglie e sogliette (come stabilisce il comma 5).
Anche la presunta esclusione degli statali è solo temporanea (vedi di nuovo il comma 5) e, sospetto, dovuta più a timori degli effetti sul bilancio pubblico che a un ragionamento economicamente coerente riguardante gli incentivi al lavoro nell'amministrazione pubblica.
A me sembra che stiamo semplicemente rivedendo un film vecchio, quello del disastroso governo 2001-2006: altisonanti proclami di rispetto del merito e di perseguimento dell'efficienza, cui fanno riscontro nella realtà politiche stataliste e legislazione contorta fino al punto del disturbo mentale. Aspettiamo un paio d'anni e poi vedrete che riappariranno perfino i condoni.
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FRANCOFORTE - "Il piano Tremonti va bene". Lo ha detto il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker spiegando che l'Eurogruppo ha apprezzato "sia le misure già prese sia quelle prospettate per il futuro" dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti. "L'Italia deve continuare sulla strada del consolidamento e tutto ciò che va in questa direzione è benvenuto", ha aggiunto Juncker.
http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_78070058.html
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L'unica risposta che si puo' dare e' che il governo ha approvato un provvedimento primariamente di immagine, coerente con la sua campagna elettorale, che (preso isolatamente) allevia di poco il carico fiscale sui lavoratori privati a basso reddito e ai loro datori di lavoro, aggravandolo sul resto dei contribuenti. Il provvedimento e' di immagine perche' a parole sono premiati i lavoratori che fanno straordinari o vengono premiati dalle imprese. Di fatto ci sara' un notevole incentivo sia per le imprese sia per i lavoratori ad accordarsi per fare straordinari o per far nascere dal nulla premi di produzione, specie a regime. E ci sara' l'anticipato contenzioso, con il legislatore al lavoro per complicare la vita a chi approfitta, e milioni di italiani creativamente impegnati ad aggirare la micro-regolamentazione.
Quindi per me il solo contenuto e' di immagine: il governo premia chi lavora, e chi lavora meglio. L'Italia ha bisogno estremo di avviare una cultura meritocratica che premi chi ottiene risultati obiettivi reali. Da questo punto di vista lo spirito del provvedimento e' positivo. La sua formulazione risente della demenziale cultura giuridica e legislativa italiana, demenziale cultura in cui con ogni probabilita' sono immersi e avvolti anche ministri e parlamentari.
Cosa bisognerebbe fare per promuovere una cultura meritocratica? Abbassare le aliquote per tutti sarebbe un provvedimento concreto anche se non ci sono i margini per una riduzione apprezzabile nel breve periodo. Se si vogliono premiare i redditi bassi basta rendere assegni familiari e detrazioni costanti col reddito, e abbassare dal 27% al 23% l'aliquota legale fino a 30k Euro, cosi' da ridurre dal 63% al 47.6% l'aliquota marginale fisco-contributiva sul costo del lavoro. Questo provvedimento potrebbe essere sostenibile ricalcolando la detrazione costante col reddito (peraltro, queste detrazioni andrebbero aumentate per altre ragioni, sono irragionevolmente basse per me). Ci sarebbe un'opposizione demenziale dalla sinistra fino ai confindustriali del Corriere e del Sole 24 Ore perche' nella cultura italiana c'e' il dogma che detrazioni e altre regalie statali devono decrescere col reddito.
Piu' in generale se si vuole promuovere una cultura meritocratica si dovrebbe iniziare a valutare i risultati, partendo dai vertici e dai dipendenti pubblici, premiandoli con una componente variabile della retribuzione (tassata come il resto). Brunetta a parole vuole farlo: vedremo. Per i dirigenti pubblici si potrebbe benissimo tagliare i salari del 20-30% e redistribuire il risparmio in base al merito. I parlamentari dovrebbero dare il buon esempio riducendo i loro compensi lordi alla media UE riscalata per il PIL pro capite nominale italiano. La loro produttivita' verra' misurata dall'evoluzione del PIL pro-capite italiano. Come misurare la produttivita' dei dirigenti pubblici in un contesto culturale refrattario come quello italiano e' un rebus, comunque. Per iniziare bisognerebbe aumentare la mobilita', vietare contratti a tempo indeterminato e cimiteri degli elefanti, assumere come dirigenti pubblici solo persone che hanno dimostrato la loro validita' nel privato soggetto a concorrenza reale, e a stipendi comparabili. Per l'universita' statale bisognerebbe contrastare l'inbreeding per legge vietando la promozione all'interno della stessa provincia, bisognerebbe arrivare a vietare perfino l'assunzione a tempo indeterminato da parte di istituzioni con cui il candidato gia' collabora, e dovrebbero essere contrastati efficacemente percorsi a sponde e triangolazioni volte ad eludere l'inbreeding rimbalzando il candidato locale nella sede originale dopo una permanenza breve e/o fittizia altrove (incluso l'estero). Tutto questo andrebbe fatto obbligatoriamente per legge (negli USA la legge non c'e' perche' basta la cultura) nelle le fasi iniziali della carriera (dottorato, post-doc, faculty position), orientativamente fino a 33-35 anni. Se non fatta per legge, l'assunzione di esterni "veri" dovrebbe essere mostruosamente incentivata, e mostruosamente disincentivata la promozione- assunzione di interni di fatto.
Per quanto riguarda il settore privato, la ricerca del profitto dovrebbe essere sufficiente a premiare il merito, purche' lo Stato sia un regolatore efficiente per promuovere concorrenza onesta, rimuovere monopoli parassitari, proteggere la proprieta' intellettuale.
Sono tutte azioni difficili e di prospettive incerte a causa degli handicap culturali italiani, pero' queste secondo me sono alcune delle azioni che un governo di legislatura dovrebbe avviare.
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Sottoscrivo, ma come definiresti legalmente "privato soggetto a concorrenza reale" ?
Inoltre se non sbaglio da qualche anno le retribuzioni dei dipendenti pubblici son già legate ai risultati, tipicamente autocertificati come eccellenti.Non vedo come si possano introdurre veri criteri meritocratici senza rivoluzionare tutta la gestione della PA.
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Sottoscrivo, ma come definiresti legalmente "privato soggetto a concorrenza reale" ?
Non si puo', legalmente. Ma non c'e' bisogno di fare una legge. Dovrebbero essere scelte pubbliche, con bando pubblico, domande pubbliche, minute della commissione giudicatrice pubbliche, eccetera. Oppure scelte libere (e pubbliche) all'americana, di cui una persona o un governo specifico si prende la totale responsabilita', e ovviamente con decadenza automatica e immediata quando cambia la persona o il governo responsabile. Quello che dovrebbe essere eliminato interamente e' il concetto di carriera pubblica o statale per tutte le funzioni in cui ha un senso assumere privati, che sono molte e includono settori corposi come sanita' e giustizia, per esempio. E' ovvio che nel breve medio termine si tratta di fantascienza. L'Italia e' dentro un vicono cieco qualitativamente simile al comunismo nell'Europa orientale. La' sono riusciti a cambiare radicalmente il loro sistema solo dopo un collasso politico ed economico serio.
Inoltre se non sbaglio da qualche anno le retribuzioni dei dipendenti pubblici son già legate ai risultati, tipicamente autocertificati come eccellenti.Non vedo come si possano introdurre veri criteri meritocratici senza rivoluzionare tutta la gestione della PA.
Appunto, andrebbe eliminata la carriera pubblica ovunque possibile. Si fa carriera nel privato e poi si viene assunti per il settore pubblico al livello cui si e' arrivati nel privato. Quando criteri meritocratici si affermassero nella coltura, allora si potrebbe riconsiderare qualche ipotesi di carriera pubblica.
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Appunto, andrebbe eliminata la carriera pubblica ovunque possibile. Si fa carriera nel privato e poi si viene assunti per il settore pubblico al livello cui si e' arrivati nel privato. Quando criteri meritocratici si affermassero nella coltura, allora si potrebbe riconsiderare qualche ipotesi di carriera pubblica.
Perdonami, ma assumendo che tutto cio' si verificasse questo cosa cambierebbe in termini di produttivita' nel (poco) privato rimasto? Praticamente diventerebbe tutto un "cimitero degli elefanti": se mi stufo di competere e riesco ad entrare, mi pagano e posso pure non far niente, tanto che faccia qualcosa o meno di benefici reali non ne avro'. Piu' o meno come quello che succede ora in alcune realta', non solo pubbliche: ci sono anche aziende private che sfruttano questo sistema perche' hanno il cliente "sicuro" nel pubblico (o parastatale) che comunque li paghera' per tenere in piedi le cose.
Quello che dovrebbe essere eliminato interamente e' il concetto di carriera pubblica o statale per tutte le funzioni in cui ha un senso assumere privati, che sono molte e includono settori corposi come sanita' e giustizia, per esempio.
Concorderei, ma ho un dubbio. Negli ambiti che citi come esempio, ci sono ruoli che dovrebbero restare pubblici per definizione: un giudice privato non ha senso, e non e' facile valutarne la produttivita'. Che faccio, sanziono un medico che non ha fatto abbastanza operazioni (esempio estremo)? E partendo da questo, se non li incentivo, ricadiamo nel problema precedente, ovvero riduco la voglia di lavorare.
Sono ovviamente d'accordo che il merito va premiato e il demerito sanzionato, ma io non vedo risposte ai problemi sopra esposti: un assenteista e' facile da trovare e da sanzionare, ma per il resto non c'e' la bacchetta magica. :)
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Mah, l' articolo 5 mi fa dubitare che 'sto aggeggio sia un piccolo capolavoro di PR:dà un contentino alla base elettorale del PDL a nord (piccoli imprenditori e dipendenti del privato) ed uno a quella del sud (dipendenti pubblici). Ovviamente poi dovranno alzare qualche tassa per pagare il conto, ma basta seppellire il tutto nella finanziaria e nessuno collegherà le due cose.
P.S. secondo Pietro Ichino, negli ultimi 10 anni o giu di li le retribuzioni nel pubblico impiego crescono ben più dell' inflazione programmata, a prescindere da chi sia al governo. Alla faccia di chi vorrebbe diminuire tasse e spesa pubblica.
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La politica italiana offre sempre nuovi spunti comici. Secondo Veltroni la detassazione degli straordinari e' "un diritto" intangibile per cui negarlo agli statali sarebbe incostituzionale (ascoltato in diretta sul TG3), anzi "potrebbe esserlo" visto che siamo nella terra degli azzeccagarbugli. E' veramente comico come ogni minuzia in Italia possa essere promosso a diritto. Domanda a Veltroni: se la detassazione fosse un diritto, gli assegni familiari per i lavoratori dipendenti, che non si applicano ai lavoratori autonomi, cosa sarebbero?
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Curiosamente (prego di perdonare questo piccolo OT) questo e' uno dei punti su cui batte spesso il ministro Brunetta, per quanto riguarda il pubblico impiego. Sarei completamente d'accordo con lui, se non fosse che finora ha avuto piu' occasioni di dire come intende misurarla (nel suo ambito, si intende) e non mi pare che sia stato chiaro quanto e' stato lapidario: o perlomeno, io non l'ho proprio capito. Se tanto mi da tanto...
Perdonami, ma IMHO questo non e' piu' iniquo del fatto che chi ha un reddito di X paga il 30% di tasse e chi ha un reddito X+1 ne paga il 45%: sempre di soglie si tratta. In effetti io sarei, in Italia, per una sola aliquota, ma e' dovuto al fatto che in una situazione come la nostra vedo come unica salvezza una semplificazione drastica di tutto a tutti i livelli.
Sul resto, per quanto l'abbia letto velocemente, sono sostanzialmente d'accordo con la tua analisi.