A causa di un disguido tecnico, la versione di questo post pubblicata alcune ore fa non presentava l'opinione di Gian Luca, e quella di Andrea e' rimasta incompleta sino a Lunedi' sera.
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Siamo tutti residenti nella circoscrizione America Settentrionale, dove si eleggono due deputati e un senatore. Sia sulla scheda della Camera sia sulla scheda del Senato sono presenti 4 liste: PD, PdL, UDC e La Destra. È possibile usare fino a due preferenze per la Camera e una preferenza per il Senato. Teoricamente il sistema elettorale per l'estero è il proporzionale con il sistema del quoziente naturale (metodo Hare). Dato però che al Senato c'è solo un seggio il sistema coincide con il maggioritario all'inglese; il seggio quindi andrà al partito, tra i quattro, che riceve più voti. Per la Camera invece, dove ci sono due seggi, il metodo Hare assegna nella grande maggioranza dei casi un seggio al primo partito e un seggio al secondo.
Chiarito questo, ecco cosa abbiamo fatto. E siccome siamo pur sempre professori logorroici, ci infiliamo dovizia di spiegazioni.
Alberto Bisin. Io ho votato PD perché sono di sinistra come sono interista: "Mio nonno fava i mattoni, mio babbo fava i mattoni, fazzo i mattoni anche mé, ma la casa mia n'dov'è?" (vado a memoria, è notte, ho viaggiato tutto il giorno e qualcuno troverà per me la citazione corretta ...). Essenzialmente, io mi ritengo disponibile a (anzi, sarei felice di) votare una destra liberale vera. Purtroppo tale destra non esiste in Italia. Ad esempio, se votassi negli Stati Uniti voterei Obama (non voto, sono ancora un turista), ma credo che l'Italia abbia tale e tanto bisogno di mercato e liberalizzazioni che in Italia sarei felice di votare Mc Cain (e sarei ancora più contento di votare Tony Blair, o Margaret Thatcher). Ma non ci è dato nulla di simile. Ci sono dati Berlusconi, o Casini. E allora io ho votato Veltroni (o meglio i suoi uomini/donne negli Stati Uniti).
Essere di sinistra per me rappresenta un insieme generale preferenze, dai libri alle donne (meglio Madia che Brambilla). A parità di condizioni vado a sinistra. Credo che a contare le c....te dei governi Prodi e Berlusconi non si finisce più, però concordo con Michele che che l'unica cosa buona in 20 anni di governo l'ha fatta il Berlusca, la legge Biagi.
Non mi aspetto nulla di buono da nessuno e non sopporto il voto strategico (tipo votare a sinistra per far rinascere la destra, o viceversa). Quindi, tristemente e col naso tappato, vado con la tradizione e lo status quo (nel senso di quello che ho sempre votato). Coerentemente, non mi sognerei di suggerire a nessuno di votare come me. Va' dove ti porta ...
Andrea Moro. Non ho votato perché non volevo dare il mio minuscolo supporto a nessuna delle coalizioni, vincenti o perdenti che fossero. Il partito per cui vorrei votare non esiste, spero che la mia astensione possa convincere chi può e vuole crearlo che esiste una (sempre più) consistente parte dell'elettorato disposta a dargli il proprio voto.
Gian Luca Clementi. Ho votato PD, senza esitazione alcuna. In primis, perché mi ritrovo in completa antitesi rispetto al centrodestra (e più o meno in accordo col PD) su questioni sociali che sono per me di grande rilevanza: l'immigrazione, i diritti degli omosessuali, i diritti delle coppie di fatto, il finanziamento pubblico della scuola privata, solo per fare alcuni esempi. Quando sento le invettive leghiste contro gli immigrati, la pelle mi si alza di un centimetro. C'è poi l'enorme questione del conflitto di interessi. Non è possibile (ed è assolutamente deleterio) che il governo abbia il controllo pressoché totale dei media. Succede solo in dittatura.
Dal punto di vista di politica economica, ritiengo che ben poche delle proposte avanzate da ambo le parti abbiano qualche possibilità di migliorare il quadro economico. Al contrario, molte lo peggioreranno. Però ritengo anche che il governo che ha retto il Paese nel quinquennio 2001-2006 abbia avuto effetti particolarmente calamitosi. Tra le azioni di quel governo, cito tra quelle che secondo hanno avuto conseguenze più deleterie: i condoni fiscali, la depenalizzazione del falso in bilancio, la legge elettorale, l'espansione drammatica della spesa pubblica. Contrariamente ad altri redattori, io non ritengo che i problemi principali dell'economia italiana risiedano nell'eccessiva regolamentazione del mercato del lavoro. Non voglio dire che tale regolamentazione, così come l'eccessivo potere dei sindacati, non giochi un ruolo importante. Quello che intendo è che la vera partita si gioca altri due tavoli: 1) quello della lotta all'illegalità e dell'introduzione dello stato di diritto e 2) quello dello smantellamento delle rendite monopolistiche. Questi sono due tavoli su cui il governo Prodi, per quanto gli è stato possibile, ha giocato bene, mentre il governo Berlusconi ha fatto letteralmente schifo.
Non ho dubbio alcuno che parecchie delle decisioni del governo Prodi in materia di politica economica abbiano avuto un impatto negativo. L'ho anche scritto su NfA, quando ne ho avuto il tempo. Sono convinto, però, che sarebbe andata in maniera molto diversa senza la zavorra di estrema sinistra. L'unica vera ragione per cui sono moderatamente ottimista circa un esecutivo PD è che tale zavorra non ci sarebbe più.
Giorgio Topa. Alla fine non ho votato. Mi sono reso conto che mi facevano schifo tutti e due i lati. Forse è vero che il lato Pdl mi fa più schifo, per le cose che continuano a dire BS & Co., per la forte tendenza al peronismo, per il ribrezzo che provo verso questo personaggio. Ma ho la netta sensazione che anche se vince il PD non cambierà niente. Non si affronteranno i nodi veri, non si darà una scossa al paese. Magari se perdono le elezioni (il PD) si svegliano un po' fuori. E magari se va di nuovo al governo la destra e fanno nuovi e ulteriori scempi, finalmente cacciano BS dalla destra, e diventa pensabile che si costituisca una destra davvero liberale in Italia. C'è poi un'altra considerazione. Ho ricevuto anch'io il volantino di Sal Ferrigno (quello che si è schierato con UDC perché Berlusca non lo voleva più, su cui Sandro ha già commentato). Nel volantino, scritto in italiano pessimo, parlava dei progetti di legge di cui è stato autore il nostro Sal nei due anni di legislatura. Erano tutte cose tipo "pensione per gli italiani all'estero", "assegno di mantenimento per gli italiani all'estero", "assistenza sanitaria per gli italiani all'estero", ecc. Mi ha fatto rendere conto che è assurdo votare quando non si pagano le tasse in italia. Che senso ha votare per gente che vuole soltanto estendere rendite varie agli italiani all'estero, senza che questi se ne sobbarchino il costo?
Michele Boldrin. Mi sono astenuto. Poco dopo la caduta del governo avevo suggerito un voto tattico per il PdL. La loro campagna elettorale è stata tanto disgustosa che il mio cervello non ce l'ha fatta: ho capito, anche grazie agli interventi dei lettori di nFA, che per BS&retrievers non si deve votare neanche tatticamente. Sarebbe augurabile, anche se improbabile, che BS perdesse anch'egli le elezioni, come spero le perda VW. Poiché, a mio avviso, "perdere le elezioni" vuol dire, nel caso di BS, prendere meno del 41-42% dei voti, mi pare obbligatorio astenersi. Non è impossibile che il Pdl prenda meno del 41% e vinca lo stesso le elezioni per la Camera, nel qual caso avranno perso entrambi ed astenersi sarà stato utile. Solo dopo l'uscita di scena di BS, magari a mezzo d'un governo istituzionale, potremmo cominciare a chiederci se si può costruire una destra non peronista e de-BSizzata.
Votare per il PD vuol dire dare supporto al progetto neo-dossettiano di VW, uno degli uomini politici più falsi e vuoti di contenuto che io abbia mai conosciuto: anche oggi ha ripetuto che lui non è mai stato comunista! Nel lungo periodo il progetto PD è un pericolo molto peggiore di BS&retriever, i quali abbaiono molto ma mordono poco: da piccoli borghesi della provincia lombardo-veneta quali essi sono, s'accontentano di sugosi ossi per se stessi e per la loro consorteria. Il neo-dossettismo del finalmente realizzato compromesso storico vuole invece adattare il mondo alle proprie fantasie ideologiche. Tali fantasie sono, nell'Italia del 2000, altamente pericolose.
Mentre considero il PD "oggettivamente" peggiore del PdL - in termini di concreti atti di governo, Prodi in due anni ha fatto peggio di BS in cinque; le uniche tre leggi decenti che io ricordi sono tutte opera del governo di BS: la Biagi, lo scalone pensionistico e la riduzione delle imposte sul reddito - il personale politico del PdL è peggiore di quello del PD. Risultato non facile da raggiungersi: tra casta mangiatrice e ridicole signorine inviate in parlamento sulla base dei meriti acquisiti nel boudoir del figlio del colle, anche il PD non scherza. Una tale situazione non concede alternativa: dovrebbero perdere entrambi.
Astenersi ha valenza politica e non implica indifferenza. Implica riconoscere che il problema numero uno è la casta, mentre il resto è marginale: le elezioni sono un gioco ripetuto, non si vota una volta per sempre. Sottolineo che i candidati del Nord America sono già così casta che non si sono nemmeno degnati (con una sola e lodevole eccezione) di rispondere alle domande loro poste da uno dei più letti blog italiani. Anche per questo mi sorprende che il 50% di nFA abbia votato per gente di tal risma.
Sandro Brusco. Ho votato PD. Il voto a mio avviso è uno strumento come un altro per cercare di influenzare le scelte sociali nella direzione desiderata. Non mi va di non usarlo, anche quando nessuno dei partiti sulla scheda mi piace.
Il costo di votare per noi residenti esteri è esattamente zero. Ti arrivano le schede a casa, fai il segno, le inserisci nella busta preaffrancata e la rimetti nella tua casella postale alzando la bandierina, da cui le preleverà il postino (così almeno si fa nei suburbs). Non c'è nemmeno il costo del francobollo o di andare a imbucare alla cassetta delle lettere. Ho pensato all'astensione, ma quando il costo è zero l'astensione è giustificata solo quando si è perfettamente indifferenti tra le alternative, oppure il costo psicologico di dare il voto a un partito che ti disgusta è superiore al guadagno di utilità del favorire la soluzione meno peggiore. Per me il costo psicologico è zero, come ho detto considero il voto come uno strumento da usare al quale non associo alcun particolare valore emotivo. Voterei anche se le uniche alternative sulla scheda fossero Mussolini e Pol Pot (voterei per Mussolini, if you must know).
L'alternativa concreta da scegliere in questa elezione è se dare o meno la maggioranza al Senato a Berlusconi. Io credo che per il paese sarebbe meglio se questo non succedesse. Una sconfitta di Berlusconi, oltre a evitare una replica del suo penoso governo, avrebbe il probabile ed eccellente risultato di terminarne la carriera politica. La sua uscita di scena è condizione necessaria, anche se non sufficiente, affinché il centrodestra diventi una forza più presentabile in futuro. Con un po' di fortuna, allora avrò una alternativa praticabile quando il centrosinistra, come ha fatto con l'ultimo governo, governa male. Nel frattempo, voto contro Berlusconi perché questa è la scelta migliore che si può concretamente fare per il paese.
A tutti quelli che mi dicono che non va bene votare contro, rispondo che la questione è puramente semantica. Quando la scelta è tra A e B, l'unica cosa che conta è come si ordinano A e B. Dire che si vota per il migliore o per il meno peggio è una differenza retorica senza alcuna rilevanza pratica.
Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.
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é facile votatare PD stando in America tanto poi il vostro voto per il PD lo scontiamo noi in Italia.
Per essere "trasparente" come scrivete voi,credo che chi non partecipa alla vita del nostro paese condividendo gioie e dolori non debba votare. Ha più diritto un'extracomunitario che lavora in italia di votare in italia che voi che state in america. La i di italia è volutamente piccola perchè conosco benissimo dove è finito il nostro paese.
P.s. ho lavorato 8 anni per una corportaion america con sede in Michigan .Avevo tutte le possibilità di andare a lavorare in America come avrebbero voluto gli americani . La mia scelta è stata di non scappare
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Voto perche' ne ho diritto. Sono tendenzialmente d'accordo pero' che abbia poco senso far votare gli italiani all'estero (no representation without taxation).
La frase finale con quella specie di auto-compiacimento etico fuori luogo pero' mi fa pensare che pero' si', sono contento che mi sia stato permesso di avere (piu' o meno) annullato il tuo voto.
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Citando una famosa e molto volgare (ma passatemela, è stata pubblicata su tutti i quotidiani...) frase del noto immobiliarista Ricucci, votare senza pagare le tasse è un pò come 'fare i froci con il culo degli altri'......
Se mai interessa, io farò questa volta esattamente come ho fatto nel 2001 (non per scelta, ma perchè ai quei tempi vivevo in Amerika e il voto all'estero non c'era ancora), e nel 2006 (per scelta invece, essendo a quel tempo già tornato in Italia), e cioè non voterò. Nel 2001 avrei votato la Casa delle Libertà, ed ex-post sono stato ben contento che il voto all'estero nel 2001 non ci fosse....
Per quanto riguarda quest'anno, ed allo stesso modo del 2006, sono certissimo che ex-post mi vergognerei di qualunque voto io possa dare, e per questo non voto.
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e chi ti ha detto che hai annulato il mio voto ?
io sto in emilia e da quando esistono le leggi di tipo più o meno maggioritario il mio voto non è più contato niente. Io sto nella terra dove i dirigenti del PD fanno a botte per i seggi sicuri. La frase finale non è autocompiacimento serviva per eliminare ogni malinteso sulla volpe e l'uva ( parli così perchè non hai mai avuto la possibilità di scegliere l'america )
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Pienamente d'accordo che gli extracomunitari che vivono stabilmente in Italia dovrebbero poter votare. Bisogna però cambiare la costituzione. Dimmi dove si firma che mi aggrego.
Pienamente d'accordo che sarebbe meglio ritornare alla situazione pre-2006 per il voto degli italiani all'estero. Bisogna però cambiare la costituzione. Dimmi dove si firma che mi aggrego.
Nel frattempo, uso le leggi che esistono per influenzare nel modo che a me pare più opportuno il prossimo risultato elettorale. Ai residenti del Nordamerica è stato dato il potere di scegliere un senatore e due deputati. Questi verranno scelti comunque, anche se vota un solo elettore. Siccome non credo al disarmo unilaterale, io il mio diritto di voto lo esercito.
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Sono pienamente d'accordo con Sandro, che ci illumina con la sua saggezza. Vorrei aggiungere che ci sono paesi, come il Messico, in cui si distingue tra diritto di cittadinanza e diritto di nazionalita'. Le conseguenze di questa distinzione per quanto riguarda l'elettorato (sia attivo che passivo) sono che dopo un certo numero di anni all'estero si perde la nazionalita', e con essa il diritto di votare (ed essere eletto).
Nota personale: nel 2001 andai in Italia per votare, nonostante il mio collegio (Rimini Sud, per la Camera) fosse uno dei piu' blindati del Paese. Avrei fatto lo stesso nel 2006 e 2008.
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Anch'io sono pienamente d'accordo: gli stranieri (e non solo gli extra-comunitari) dovrebbero poter votare quando risiedono e pagano le tasse in Italia da tempo, e non e' per niente chiaro che noi (italiani all'estero che non pagano le tasse in Italia perche' le pagano all'estero) si debba poter votare.
Io, che penso sempre male, sospetto che sia un primo passo per giustificare future tasse ai non-residenti :-(
Comunque non e' esatto dire che noi italiani all'estero non paghiamo le tasse in Italia "perche' le paghiamo all'estero": non le paghiamo perche' non siamo residenti in Italia, e quindi non utilizziamo servizi dello stato che le tasse, in teoria, dovrebbero finanziare (vabbe', ci sono i consolati, ma per i servizi che danno dovrebbero loro pagare noi :-) ). Chi e' residente, che so, a Dubai o Montecarlo (sul serio, non per finta), e pertanto subisce un'imposizione diretta uguale a zero, gode della stessa esenzione dalle tasse italiane di chi risiede, che so, in Svezia.
(Si', lo so che per i cittadini americani e' diverso, ma secondo me quella e' un'aberrazione oltraggiosa che sarebbe sufficiente a farmi cambiare passaporto.)
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Mi sembra di ricordare che Dini, quando era ministro del tesoro del primo governo BS, voleva fare una riforma delle pensioni ben più incisiva di quella che fece quando era PM. Il risultato fu che i sindacati portarono in piazza molta gente, Bossi si squagliò e BS divenne deputato (da PM).
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Certo.
Le pensioni furono la scusa che permise a Bossi di fare il salto della quaglia alleandosi con le sinistre, credendo alle promesse di D'Alema. Ne venne fuori massacrato, come avevamo cercato di spiegargli, ma l'uomo è troppo poco intelligente e troppo ignorante per riuscire a capire anche le cose più elementari. Il suo "successo" politico è un fenomeno che andrebbe studiato da un team di neurologi e psichiatri. Al tempo la Lega aveva il gruppo parlamentare più grosso, ma Bossi ed i suoi compari non sapevano cosa fare, erano completamente at loss di fronte alle iniziative di BS, che invece aveva progetti effettivi di governo, oltre che progetti pro-domo sua. La riforma delle pensioni era uno di tali progetti. Di fronte al fatto che BS andava come una macchina e lui, Bossi, non aveva la più vaga alba di cosa vuol dire governare decise di fare la scelta peggiore: distruggere il giocattolo che non sapeva come usare. Il resto è storia, ma posso assicurare che quanto racconto è esatto: c'ero. La mia infima considerazione di Bossi non si basa sulla lettura dei giornali.
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Michele,
A differenza di voialtri io sono un tedesco all´estero. Per la precisione sono un italo-bavarese, poiché noi bavaresi abbiamo un rapporto con la Germania come gli scozzesi con la Gran Bretagna. Anch´io voto per il Bundestag ed il sistema funziona proprio come ha descritto Sandro Brusco, non esistono circoscrizoni estere ed ho sempre votato presso la cittá dove ho risieduto (dall´etá di un giorno fino all´etá di sei mesi, il che mi dá diritto di votare, a differenza di mio fratello che é un pvoero tedesco di serie B). Da quando é iniziata la deriva sudamericana del Belpaese ho comniciato a lucidare tutti i giorni il mio passaporto tedesco che ormai é piuttosto consunto. In questo senso mi vengono una serie di domande in relazione al tuo post.
A te che hai avuto il grandissimo privilegio di vivere un pezzo di italica storia dal suo interno vorrei chiedere:
1) Dal tuo post sembrerebbe di leggere che il BS di allora fosse diverso dal BS di adesso? Piú Thatcher e meno Peron per intenderci. Ho capito bene?
2) ed allora, se la risposta fosse positiva, perché é impazzito del tutto negli ultimi 10 anni?
3) come é possibile che i sindacati, solo perché hanno portato in piazza un milione di deficienti (a quell´epoca facevo l´insegnante e quando ci fu lo sciopero lavorai. Una collega piú giovane di me e laureata in economia e commercio e non in filosofia, si meraviglió molto e mi disse che sbagliavo perché ne andava delle "nostre pensioni" sic! E´ veramente stupefacente fin dove puó arrivare la stupiditá umana) possano far cadre un governo che, comunque, mi pare di ricordare, aveva una solida maggioranza;
4) secondo la tua percezione quanto ha inciso il famoso (e sbagliato) avviso di garanzia che la procura di Milano gli fece notificare al vertice Onu o Nato non ricordo, e che BS, con una delle sue solite distorsioni della storia, asserisce essere stata la causa della caduta del suo governo?
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Chiamalo privilegio, Axel! A me sembra quasi una iattura. Ad ogni modo, ecco un tentativo di rispondere ai tuoi quesiti. Ovviamente nulla vi è di obiettivamente misurabile in quanto chiedi, quindi riporto solo le mie personalissime percezioni.
1) Si'. L'uomo era ovviamente ossessionato dal rimanere fuori dalla galera e salvare la "roba" che magistrati e comunisti gli volevano soffiare. E cercava alleati ovunque, in un gioco relativamente nuovo che era stato costretto a giocare perché il suo politico di riferimento (Craxi) era stato tolto di mezzo. Da lì Dini, Grillo (non Beppe ma l'altro, il parlamentare con i conti in Lussemburgo), Ferrara, Letta, Martino, Urbani, quello con la morosa che poi ha testimoniato contro Previti e che ora è sparito, vari Bocconi-Aziendale (credo ci fosse anche Podestà, mio vecchio prof di tecnica industriale a Venezia), eccetera. Ma un tentativo, strumentale perché si trattava di fare la fuga in avanti per spiazzare comunisti e magistrati, c'era ed era a mio avviso sincero. Ciò che non c'era, già allora, era la volontà di affrontare e risolvere la questione dei conflitti d'interesse. L'uomo alla sua "roba" c'è attaccato più che ai propri arti.
2) Non è impazzito, per nulla. Negli ultimi due anni (per varie ragioni che è troppo lungo stare qui a discutere) ha perso la capacità di dire cose anche solo "sorprendenti". Ma, in generale, si è adattato. Questo è uno che ha fatto i miliardi capendo cosa voleva vedere in TV l'italiano medio. Per la stessa ragione è diventato 3 volte primo ministro perché sa adattarsi e dire (in TV e sui giornali) quello che l'italiano medio vuol sentirsi dire dal suo capopopolo o primo ministro. Vende sogni? Credo di sì, perché in 14 non ha realizzato una delle cose che ha detto di volere realizzare. Ma continua a dare l'illusione che lo farà. Straparla? Si', spesso straparla ma straparla come lo fanno gli italiani nei loro bars, treni, cucine, salotti, autobus, cene di amici. I tratti personali, a me insopportabili, indicano una forma di degenerazione personale nella convinzione d'essere l'unto del signore. Ma non è pazzia, è fredda comprensione del fatto che, in un paese ridotto come l'Italia, o si va a lacrime e sangue per un quinquennio o solo i miracoli di un unto del signore possono risollevare la situazione. Lui ha deciso che per essere eletto di nuovo doveva promettere la seconda strada, ha detto "Risollevati Italia", ed ha vinto.
3) Non furono i sindacati, fu Bossi. Fu Bossi da solo a deciderlo. Il potere di Bossi sul gruppo dirigente della Lega, già allora, mi lasciò esterefatto. Solo Maroni era contro, ma rimase isolato, fuori dalla riunione, trattato come un traditore o quasi. Io c'ero perché Pagliarini insistette per la mia presenza, io con il gruppo dirigente della Lega non c'entravo. Speravo che gli argomenti logici servissero, non vi fu nulla di logico. Mi sembrava una follia, ma successe. Il governo aveva una maggioranza di ferro. Ma Bossi era convinto, ne sono certo, che facendo il salto della quaglia si sarebbe portato dietro tutto il suo gruppo parlamentare e nel nuovo governo con D'Alema avrebbe comandato lui. Illusioni, abbiamo visto cosa fece il governo Dini! Alla fin fine, anni dopo, perdonandolo e ridandogli un futuro politico, Berlusconi dimostrò ancora una volta d'essere un "genio della politica" (nel senso in cui la intendono quelli che pensano che l'importante sia solo vincere le elezioni scegliendo il meno peggio: BS li batte tutti, e si vede) oltre che, credo, d'essere uno che funziona a simpatie. Bossi, a mio avviso, gli è simpatico. Come questo sia possibile, non lo so.
4) Non so, ma ha inciso. Bossi era convinto che Berlusconi fosse finito. Lo ripeteva continuamente, che era cotto, che era finito, che il gruppo parlamentare di FI si sarebbe spaccato. Tutto al contrario, si frantumò il gruppo parlamentare della Lega ... Non credo BS distorca molto i fatti dicendo che l'avviso fu (una) causa della caduta del governo. Di certo era ben presente nella mente di Bossi durante quei due giorni a Ponte di Legno.
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Grazie della risposta Michele. Sembra la trama di un thriller, dovresti scrivere un libro su questo, ti compro io tutte le copie J.
Capisco che deve essere stata un´esperienza terribile. Rendersi conto che si poteva fare qualcosa per il paese e poi ritrovarsi con un branco di personaggi di scarso spessore intellettuale, che finiscono con il determinare il destino di tutti. Basta pensare a quanti soldi si sarebbero risparmiati se quella riforma delle pensioni fosse passata. Tuttavia, almeno in quel governo, qualcuno di in gamba c´era, anche se poi l´hanno spedito in ameriKa a scrivere su di un blog (pur non capendo niente di calcio ed ancor meno di economia).
Ma, in fondo, serve a qualcosa anche scrivere in un blog, a me Fiorello Laguardia un po´ di coraggio, negli ultimi mesi, lo ha dato…
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Attento allo "slippery slope" ... La riforma Dini, della quale se volete discutiamo seriamente magari con un post ad hoc sulle pensioni, è buona sulla carta ma in pratica ha cambiato poco. È stata approvata 12 anni fa, e la quota delle pensioni sul PIL continua a crescere, gli italiani continuano ad andare in pensione troppo presto, gli incentivi sono distorti ed il carico fiscale che i contributi sociali esercitano sui salari rimane inalterato. La riformina Maroni era solo una piccola cosa sull'età di pensionamento, ma effettiva e faceva risparmiare.
Idem per i tagli di Tremonti, che non furono gran cosa ma erano meglio di niente. Nota anche che erano tagli scaglionati nel tempo, e che il governo Prodi immediatamente cancellò (ed invertì) i tagli a venire. Se confronto la "mini riforma fiscale Tremonti" con la "mini controriforma fiscale VV-TPS", il primo vince a mani basse in base al criterio del (molto) meno peggio!
Infine, usare il bonus Amato come esempio segnala che orami sullo slippery slope siamo scivolati. Il problema non è dare quattro soldi indietro agli italiani per ragioni elettorali. Il problema è riformare un sistema fiscale folle. Il bonus Amato fu un'operazione economicamente pessima.
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Direi 1 a 2.
Non ho letto la legge, ma da quanto sostiene da anni Pietro Ichino sul corriere e Lavoce, l' unico effetto rilevante della legge Biagi è la trasformazione delle collaborazioni continuative in contratti a progetto, che ha reso meno flessibile e più precario il lavoro degli ex cococo (nel privato, nel pubblico sono ancora tali), ed ha obbligato buona parte di questi ad aprire partita iva, coi relativi oneri (commercialista, anticipi fiscali, studi di settore,...) solo per continuare a lavorare come prima.
Il resto della legge è fuffa su contratti esotici tipo "job sharing", "staff leasing","job on call".Nel testo originale pare ci fosse anche una radicale revisione degli ammortizzatori sociali, ma è stata stralciata.
Tutto il bailamme che si fa sulla legge Biagi è la solita pantomima all' italiana, un po' come quella sull' articolo 18.
Non ho trovatoil link di Ichino che cercavo, ma della parte sui cococo ne parla Cipolletta qui.
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Non ho letto la legge, ma da quanto sostiene da anni Pietro Ichino sul corriere e Lavoce, l' unico effetto rilevante della legge Biagi è la trasformazione delle collaborazioni continuative in contratti a progetto, che ha reso meno flessibile e più precario il lavoro degli ex cococo (nel privato, nel pubblico sono ancora tali), ed ha obbligato buona parte di questi ad aprire partita iva, coi relativi oneri (commercialista, anticipi fiscali, studi di settore,...) solo per continuare a lavorare come prima.
Non mi sembra una descrizione ragionevole delle legge 30.
Per descrivere la legge 30 e' necessario partire da prima delle riforme Treu, quando ogni rapporto di lavoro dipendente era soggetto allo Statuto dei Lavoratori. Per chi non ricordasse, c'era maggiore disoccupazione, che nascondeva pero' in realta' un grande numero di rapporti di lavoro in nero.
Dopo le riforme Treu, e' stata introdotta la possibilita' di assumere lavoratori dipendenti con contratti a termine estranei allo Statuto dei lavoratori, i CoCoCo, che godevano di cospicui vantaggi fisco-contributivi con la riduzione dal 33% al 10% del salario lordo del contributo obbligatorio previdenziale. Con l'usuale ipocrisia levantina della legislazione italiana, i CoCoCo non erano considerati dipendenti ma "coordinati", anche se lavoravano con orari fissi in una sede ben definita (es. call center).
La legge 30 introduce una limitazione sostanziale per le imprese che vogliano evitare Statuto dei lavoratori e risparmiare sui contributi previdenziali: i contratti sono ammessi solo per progetti con un termine ben definito (CoCoPro). Questa limitazione ha messo fuori legge i CoCoCo dei call center e di altre imprese simili, con l'effetto di regolarizzare le loro posizioni come dipendenti per le imprese oltre una certa dimensione e nelle aree dello Stato dove c'e' un minimo controllo di legalita'. Negli altri casi si e' ritornati agli usuali rapporti di lavoro in nero e senza contributi obbligatori, oppure con partite IVA, sostanzialmente illegali quando il rapporto di lavoro reale e' dipendente.
Per quanto riguarda le altri rapporti di lavoro regolati dalla legge 30, si tratta solo di regolamentazioni con vantaggio dei lavoratori di rapporti di lavoro altrimenti in nero perche' non previsti esplicitamente dalla legislazione vigente. Tutte le disposizioni che conosco io della legge 30 sono a difesa e vantaggio dei lavoratori, oppure limitano le possibilita' delle imprese di assumere dipendenti senza statuto dei lavoratori e con contributi previdenziali ridotti come permesso dalla riforma Treu.
Nota bene che P.Ichino, con un'onesta' intellettuale inusuale per una persona di sinistra in Italia, ha sempre riconosciuto che la legge 30 era sostanzialmente a vantaggio dei lavoratori, polemizzando duramente sulle pagine del Corriere della Sera contro le assurde menzogne della CGIL e dei partiti di sinistra che hanno impostato l'intera campagna elettorale del 2006 sullo stravolgimento della realta' della riforma impostata da Biagi e realizzata con la legge 30.
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Evidentemente mi sono espresso proprio male, perchè condivido quasi tutto ciò che scrivi.
Ho però un paio di puntualizzazioni da fare:
La legge 30 introduce una limitazione sostanziale per le imprese che vogliano evitare Statuto dei lavoratori e risparmiare sui contributi previdenziali: i contratti sono ammessi solo per progetti con un termine ben definito (CoCoPro). Questa limitazione ha messo fuori legge i CoCoCo dei call center e di altre imprese simili
Su questa parte ho un' opinione diversa, ma il mio punto è che a prescindere da come lo si giudichi è un provvedimento che riduce la flessibilità del mercato del lavoro.Dubito che Michele si riferisse a questo quando ha assegnato un punto per la legge Biagi.
oppure con partite IVA, sostanzialmente illegali quando il rapporto di lavoro reale e' dipendente.
Scusa l' OT, ma questo è un punto che mi tocca personalmente, e che proprio non capisco.Perchè dev'essere illegale lavorare a partita iva per un solo cliente? Io cambio cliente ogni 4/24 mesi, ma tra l' uno e l'altro faccio (più o meno) orari da ufficio.Chi fa lo stesso lavoro da dipendente prende circa la metà, e lo stato vorrebbe costringermi ad accettarlo per proteggermi???
Tutta la mia solidarietà ai vari cococo costretti ad aprire partita iva, ma trovo aberranti tutte queste regole per determinare la genuinità dei contratti di lavoro in base a numero clienti/orari di lavoro/fasi lunari o quant'altro.
Tra l'altro l' unico conoscente che rientra nella categoria di cui sopra era un cococo genuino: lavora (tra le altre cose) come istruttore di nuoto una decina di ore la settimana, con orari che definire flessibili è un' eufemismo.Forse potrebbe usare un contratto tipo job sharing o job on call, se lui o il suo datore di lavoro avessero una vaga idea di come funziona.
Per quanto riguarda le altri rapporti di lavoro regolati dalla legge 30, si tratta solo di regolamentazioni con vantaggio dei lavoratori di rapporti di lavoro altrimenti in nero perche' non previsti esplicitamente dalla legislazione vigente.
Ho un giudizio positivo su queste norme, solo le ritengo poco rilevanti in quanto riguardano un numero esiguo di lavoratori.
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Evidentemente mi sono espresso proprio male, perchè condivido quasi tutto ciò che scrivi.
In questo caso mi scuso per non aver capito la tua posizione.
Ho però un paio di puntualizzazioni da fare:
La legge 30 introduce una limitazione sostanziale per le imprese che vogliano evitare Statuto dei lavoratori e risparmiare sui contributi previdenziali: i contratti sono ammessi solo per progetti con un termine ben definito (CoCoPro). Questa limitazione ha messo fuori legge i CoCoCo dei call center e di altre imprese simili
Su questa parte ho un' opinione diversa, ma il mio punto è che a prescindere da come lo si giudichi è un provvedimento che riduce la flessibilità del mercato del lavoro.Dubito che Michele si riferisse a questo quando ha assegnato un punto per la legge Biagi.
Concordo che in questo caso la legge 30 riduce la flessibilita'. Complessivamente la legge Biagi riduce la flessibilita' del mercato del lavoro, perche' questo fa per il settore che coinvolge la maggioranza dei lavoratori fuori dal contratto di lavoro dipendente.
La mia posizione personale e' che il settore del lavoro in Italia e' troppo regolamentato, il contratto a tempo indeterminato troppo indissolubile sia per la normativa sia per l'applicazione faziosa da parte dei tribunali del lavoro, ed inoltre e' sbagliato imporre contratti nazionali che prendono per forza a riferimento l'economia del centro-nord per imporre condizioni fuori mercato a Sud.
Disapprovo la riforma Treu del centrosinistra perche' invece di riformare lo Statuto dei lavoratori per tutti, introduce un odioso doppio canale nel mercato del lavoro degli outsider, consentendo contratti a termine con contributi al 10% per posti che di fatto sono indistinguibili da quelli dei lavoratori dipendenti classici.
La legge 30 ha il merito di riavvicinare i due settori del lavoro dipendente, aumentando le garanzie per i lavoratori di serie B di Treu. Inoltre, imponendo che i contratti CoCoCo si possano solo applicare per progetti temporalmente ben definiti, prescrive di usarli solo per un periodo limitato e non reiterabibile richiedendo nuovamente il contratto di lavoro dipendente standard per ogni rapporto dipendente collegato con una posizione stabile nell'impresa. Infine la legge 30 offre alcune ragionevoli possibilita' per avere legalmente rapporti di lavoro altrimenti condannati all'illegalita' da una legislazione oppressiva e arretrata.
Perchè dev'essere illegale lavorare a partita iva per un solo cliente? Io cambio cliente ogni 4/24 mesi, ma tra l' uno e l'altro faccio (più o meno) orari da ufficio.Chi fa lo stesso lavoro da dipendente prende circa la metà, e lo stato vorrebbe costringermi ad accettarlo per proteggermi???
Il tuo caso mi sembra un po' particolare. In ogni caso vorrei precisare che il mio modello preferito e' quello danese, in cui ogni contratto dipendente e' a tempo indeterminato ma con licenziamento possibile senza giusta causa e anche solo per esigenze dell'impresa. Quindi il tuo contratto non deve essere illegale per me. Volevo piuttosto intendere che prima della riforma Treu e della legge 30 era illegale non applicare lo Statuto dei Lavoratori per ogni rapporto di lavoro dipendente. Per quanto so i tribunali definiscono lavoro dipendente quando il lavoratore e' chiaramente subordinato al datore di lavoro, e tipicamente deve lavorare in orari e luoghi predeterminati dal datore di lavoro, tipicamente in lavoro di squadra. Il tuo caso non mi sembra rientare in questa categoria, mentre invece rientra chi fa i turni a rispondere al call center.
Tutta la mia solidarietà ai vari cococo costretti ad aprire partita iva, ma trovo aberranti tutte queste regole per determinare la genuinità dei contratti di lavoro in base a numero clienti/orari di lavoro/fasi lunari o quant'altro.
Queste regole non sono poi cosi' lunari. I ragionamento alla base di tutto e' che il lavoratore autonomo e' un professionista capace di badare a se' stesso, mentre il lavoratore dipendente e' un disgraziato ignorante da cui gli avidi capitalisti succhiano plusvalore. Detto cosi' e' volutamente ridicolo, ma in fondo in fondo e' vero che e' opportuno che la legge preveda qualche tutela per i dipendenti. Negli USA c'e' il salario orario minimo per legge, ad esempio, mentre immagino non ci sia la tariffa minima per avvocati o specialisti medici.
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Le motivazioni che mi spingeranno a votare per un partito minore, sono le stesse che hanno spinto ad astenersi Michele Boldrin.
Rispetto al mio primo voto (2006), non ho la minima tentazione e intenzione di votare per un partito incentrato su una persona (BS). Spero in una vittoria del PDL, ma di piccola misura, in modo tale da indurlo a fare un esame interno e cambiare rispetto al passato. Ma non un cambiamento nel nome del "nuovismo", ma un cambiamento sostanziale e soprattutto liberale.