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Fino a dieci-venti anni fa il nemico del "fondamentalismo islamico" non era l'Occidente nella sua interezza, ma piuttosto Israele da una parte e i regimi "corrotti" del Medio-Oriente dall'altra. Una buona parte di Al Qaida (compreso quel simpaticone del numero due, Al-Zawahiri) proveniva dalla Muslim Brotherhood egiziana, ed in particolare dal suo braccio armato, la Egyptian Islamic Jihad. Loro obiettivo era appunto da un lato opporsi ad Israele, dall'altro rovesciare i governi di Egitto, Giordania, Arabia Saudita ecc. in quanto colpevoli, secondo loro, di non essere casti e puri a sufficienza.
Al Qaida ha poi perseguito un'escalation militare prendendo di mira gli Stati Uniti in quanto alleati sia di Israele sia dei governi di questi paesi.
La successiva risposta militare da parte degli Stati Uniti e' stata abilmente sfruttata da media islamici, imam, e scuole religiose musulmane varie, sia in paesi islamici che in Occidente, per giustificare e propagandare la Jihad globale contro l'Occidente (o meglio, contro quei paesi che sostenevano attivamente gli interventi militari in Cis-Giordania, Afghanistan, Irak, Indonesia, ecc. come USA, UK, Spagna, Australia,...). Il punto importante, secondo me, e' che quest'opera propagandistica e' stata molto efficace, ed ha trovato terreno fertile grazie alla presenza capillare nel territorio di queste organizzazioni religioso-solidaristiche islamiche.
Alcuni esempi: le Madrasse (scuole islamiche) pakistane sono frequentate da centinaia di migliaia di ragazzi, tipicamente di estrazione sociale poverissima, che non ricevono alcuna altra istruzione se non quello che apprendono in queste scuole, incluso le narrazioni (ovviamente di parte) dei massacri di musulmani da parte di Stati Uniti e Israele, la teoria che l'11 settembre sia in realta' un complotto sionista, ecc. Le madrasse forniscono allo stesso tempo servizi sociali ed educazione di base, e un costante indottrinamento contro l'Occidente e a favore di martirio, Jihad, ecc.
Lo stesso vale (mi scuso per l'eventuale generalizzazione) per Hamas che, di nuovo, fornendo servizi che il (corrotto ed inefficiente) governo palestinese non e' riuscito a fornire pur con valanghe di soldi da parte di UE, ONU, ecc. e' riuscito ad ottenere la maggioranza di consensi nelle recenti elezioni palestinesi, e al tempo stesso a propagandare il proprio messaggio estremistico anti-Israele.
Discorso piu' complesso forse nel Regno Unito, dove il messaggio fanatico-estremista della Jihad sembra trovare terreno fertile non tanto (o non solo) negli strati piu' poveri dell'immigrazione pakistana, quanto piuttosto nelle frange di gioventu' (di seconda generazione!) piu' alienate e/o disperate.
Sembrerebbe allora che, al di la' della risposta militare - che ha chiaramente dimostrato di essere uno strumento limitato ed ottuso - bisognerebbe pensare seriamente ad una strategia duplice di comunicazione e propaganda da un lato, e sviluppo economico (serio) dall'altro. Lasciatemi fare allora due considerazioni sulla propaganda (e magari qualche anima pia riprendera' il tema dello sviluppo).
Sappiamo bene che le televisioni occidentali (con tanto di attrici seminude, pubblicita' di BMW Mercedes e Ferrari, giochi a premi ecc.) hanno contribuito non poco al crollo dell'Unione Sovietica. E non dimentichiamo gli albanesi, che hanno sepolto la dittatura stalinista con le risate dovute ad Alberto Sordi e soprattutto la bava alla bocca alla vista di attricette e veline discinte. E difatti una delle preoccupazioni primarie del governo iraniano e' quella di bloccare i segnali in arrivo, e dare un giro di vite al dibattito culturale/intellettuale/artistico interno.
E allora facciamogli vedere la nostra televisione, i film di Hollywood e Bollywood e dei registi indipendenti (oddio, forse Von Trier e' meglio lasciarlo stare...), e Michelle Hunziker che accarezza la pelata di Bisio. E magari ogni tanto raccontiamogli dei musulmani bosniaci salvati dalle bombe americane nella ex-Yugoslavia, e delle missioni di pace italo-francesi in Libano con partecipazione anche musulmana. E copriamo di soldi quei pochi imam che hanno il coraggio di alzare la voce per denunciare le bestialita' commesse in nome dell'Islam. Ecc. ecc.
Almeno cosi' non cediamo proprio del tutto l'iniziativa a chi ci dipinge (e purtroppo noi stessi gliene offriamo il destro!) come degli assatanati armati fino ai denti che pensano solo a soggiogare e sterminare i musulmani. Qualsiasi guerra - e forse soprattutto questa guerra - si vince prima di tutto dentro la testa e gli umori delle persone.
Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.
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Farli sbavare è facile, sono d'accordo.....ma bisogna secondo me tenere conto che la "crociata" antioccidentale, oltre che sull'occupazione millitare e lo sfruttamento delle risorse, è anche basata sull'attacco ai degradati costumi occidentali. Insomma, in un ambiente in qui, in quanto a morale, sono ancora cosi indietro, forse esportare le donnine ha più effetti negativi che positivi.
E' certamente vero che in Albania la cosa ha funzionato (lo dico per esperienza e conoscenza diretta), ma li il contenuto ideologico (soprattutto dal punto di vista della morale) era nullo. E' vero però che sono entrambe società (se cosi si può dire) molto maschiliste, in cui le donne in genere non se la passano per niente bene.
Insomma, non lo so. Magari funziona, ma magari no. E mettendo da parte la razionalità efficientista, l'idea che per "conquistare i loro cuori" dobbiamo esportare quanto di peggio la nostra società ha da offrire dal punto di vista culturale mi mette un po' a disagio.
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Sono sostanzialmente d'accordo che si tratta di un problema culturale. Sono anche d'accordo con un commento precedente che sollevava perplessita' sulla proposta di mostrare il peggio dell'occidente. Il riferimento alle attricette discinte voleva essere provocatorio (ma solo a meta': sapete che il pezzo con in assoluto i maggiori "hits" qui su NfA e' quello con la foto della Seredova??).
Per questo nell'articolo ho fatto riferimento ai film di Bollywood, presumibilmente piu' vicini alla sensibilita' pakistana. Leggevo poi tempo fa che in Giordania stanno producendo dei cartoni animati per ragazzi i cui protagonisti principali sono un ragazzino arabo e uno americano. E sicuramente tutti i vari movimenti politico-culturali interni ai peasi musulmani che offrono un'alternativa al fondamentalismo islamico (penso soprattutto all'Iran) vanno sostenuti.
Riguardo alla trasformazione culturale in seno all'Islam, sono d'accordo con l'analisi di Ispirati, ma forse sono meno pessimista. In Turchia, ad esempio, alcuni anni fa si e' avuto un movimento capillare religioso-solidarista che combinava i servizi sociali forniti agli strati piu' poveri della popolazione alla propaganda religiosa (scusate, mi sfugge il nome!). Eppure lo stesso movimento e' rimasto ancorato ad alcuni fondamenti di democrazia e tolleranza, e' entrato stabilmente nel dialogo politico, e la Turchia rimane nell'orbita occidentale (nonostante i ripetuti tentativi dell'Europa di cacciarla fuori a pedate!).
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Questo lavoro di Jesse Shapiro sembra confermare la tesi di Giorgio Topa (attenzione pero' perche' lo studio si basa su cross-sectional data). Gli autori concludono che "exposure to a broader range of information sources could reduce hostility to America. From the U.S. perspective, a possible intervention would be to encourage the growth of western media in Muslim countries."
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Come al solito riusciamo sempre a farci notare (parlo di Berlusconi, Langone, e compagnia bella) per osservazioni di rara idiozia. Come la Fallaci che farneticava di chiamare i suoi amici anarchici per far saltare il minareto di non so piu' quale moschea in Toscana...
Grazie del paper che ci segnali - anche se sono solo correlazioni, e' molto interessante (incredibile come solo il quattro per cento degli intervistati in Pakistan ritiene che gli attacchi dell'11 settembre siano stati eseguiti da gruppi di Arabi...)
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Ispirati, le differenze tra un giornalista italiano (o una scrittrice) e un terrorista islamico sono ovvie e chiare a tutti, e non sono il tema del post. Il tema di questo post e’ il ruolo della comunicazione occidentale in questo frangente storico, e la sua efficacia nel cambiare la percezione che i paesi a maggioranza musulmana hanno nei confronti dell’Occidente. Il punto e’ che se utilizziamo la Fallaci o Langone come risposta culturale, quelle percezioni antioccidentali le rafforziamo anziche’ indebolirle. Non essendo il tema del post, non ho mai parlato di Bin Laden. Ho paragonato l’Ucoii alla Fallaci. Ripeto: il tema qui e’ la comunicazione (verbale). Tra il delirante comunicato dell’Ucoii, in cui Israele e’ equiparato alla Germania nazista, e i deliranti pezzi di Oriana Fallaci, con gli insulti indiscriminati ai musulmani e le accuse di antisemitismo a chiunque esprima dei dubbi sulla politica del governo israeliano, vi sono sin troppi punti in comune. Entrambi usano argomenti e toni che istigano all'odio razziale. Per quanto riguarda la campagna di stampa del Giornale e Il Foglio, e’ chiaro che questi giornali parlano alla propria base, nel tentativo di confermarne i pregiudizi e estremizzarne la posizione (toh, un altro articolo di Jesse Shapiro ci spiega perche’ fare cio’ e’ razionale http://home.uchicago.edu/~jmshapir/bias.pdf ). Nel caso specifico, Langone parla di “nazione assediata”, una parola d’ordine che ricorre – come tu facevi notare nel tuo post sopra – anche nelle “scuole” islamiche fondamentaliste. Come vedi, la radicalizzazione dello scontro ci rende piu’ simili ai nostri nemici di quanto ci piaccia riconoscere. Devo davvero precisare che non mi riferisco – nonostante le minacce della Fallaci a far saltare in aria minareti e la dichiarata disponibilita’ di quel bravo cristiano di Langone a darle una mano - al mettere le bombe?
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scusa mario se ti ho frainteso ma quando hai detto "Esattamente la stessa tecnica, descritta da ispirati nel post qui sopra, usata dai fondamentalisti islamici per educare i loro giovani e meno giovani all’estremismo religioso militante" non ho pensato all'Ucoii ma ai fondamentalisti islamici; tutto sommato mi pare che non mi si possa accusare di malizia nell'interpretazione visto che quelli dell'Ucoii sono al massimo degli scemotti pericolosi piuttosto che i fondamentalisti islamici di cui si parlava. Sul tema della comunicazione, a mio avviso l'atteggiamento "non possiamo rispondere all'estremismo con l'estremismo" e' giusto e pericoloso allo stesso tempo. Pericoloso perche' rischia di favorire gli atteggiamenti di coloro i quali dicono, generalizzando e non coprendo tutte le possibili sfumature, che il problema siamo noi e non loro, spinga a infilare ancora piu' in giu' la testa dentro la sabbia pensando che queste cose non esisterebbero se non fosse per la nostra cattiveria o che la soluzione sia il multicuralismo (ho fatto un riferimento sopra perche' avevi riportato una frase di langone sull'Italia multiculturale). Io poi non credo che la radicalizzazione dello scontro ci renda piu' simili ai nostri nemici; le nostre sono societa' aperte in cui Mario ha giustamente la possibilita' di criticare la Fallaci e soprattutto le posizioni della Fallaci non sono le posizioni del nostro governo o di chi ci rappresenta, non sono politiche ufficiali di nessuno, non sono manifesto di nessun movimento che va a mettere bombe nei minareti; e se anche lo fossero sarebbe un movimento terrorista da perseguire secondo la nostra legge penale, non il movimento di riscatto di un popolo, non un arma politica da usare contro i nostri nemici. Non siamo piu' simili ai fondamentalisti islamici perche' da noi si scrive sui giornali e sui blog e non si mettono bombe nei mercati (e gli unici che hanno pianificato attentati veri guarda caso non sono i fallaciani -tu lo diresti su un giornale che vuoi mettere una bomba? o piuttosto e' una provocazione, un pugno virtuale per far svegliare coloro che ancora dormono i sogni della pace kantiana?). Credimi, non abbiamo nulla a che vedere con i fondamentalisti islamici, per fortuna. E in quanto al linguaggio che compatterebbe la base, sono l'unico che riesce a vedere che piu' che compattare la base stanno dando voce ad un problema reale e sentito nella popolazione? Sono l'unico che si rende conto che non si tratta di suonare le campane ma piuttosto di dire ai nostri governanti che il tempo dei giochini della lego e' finito e bisogna occuparsi di problemi reali prima che diventino irrisolvibili? Sei sicuro che l'unica cosa che facciano e' rinforzare dei pregiudizi? O piuttosto e' un pregiudizio pensare che gli altri abbiano pregiudizi?
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Nel momento in cui "radicalizzazione" ed "estremismo" diventano sinonimi di "generalizzazioni", "semplificazioni", e provocazioni che magari incitano alla violenza, allora diventano inutili e forse anche controproducenti.
Generalizzazioni tipo "scontro di civilta' " portano solo acqua al mulino di quelli che predicano la Jihad.
Bada bene, sono il primo a dire che non bisogna fare appeasement, che una societa' aperta e democratica ha tutti i diritti di difendersi con le armi (a rischio della pace familiare mi sono dichiarato a favore sia della guerra in Afghanistan che - inizialmente - di quella in Iraq!), ma l'azione militare serve solo fino a un certo punto. Ed e' inutile e dannosa (oltre alle ovvie considerazioni etiche) se non e' accompagnata da una politica estera intelligente e capace di leggere le situazioni. Per questo argomentavo che bisogna anche fare propaganda e sviluppo economico serio. E per questo bisogna essere umili ed analizzare a fondo cosa sta succedendo oggi nel mondo islamico, con tutti i distinguo e le sottigliezze che si rendano necessari.
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il problema non e' l'antipatia, o il folklore -- sarai anche un purista della lingua italiana, ma eccedi in eufemismi.
Il problema e' il razzismo e l'irresponsabilita' di Calderoli. Un razzista e un irresponsabile, e non un folkloristico antipatico.
e non parliamo in astratto di cosa e' la reponsabilita' etc. si da' il caso che la responsabilita' PENALE sia personale. Non necessariamente quella politica. Non ho detto che Calderoli sarebbe dovuto finire in galera per quello che e' successo. Ho detto che ha volontariamente gettato benzina su un pericoloso incendio, che lui non aveva provocato, ma che ha alimentato e esteso. Con le magliette e con tutte le altre amenita' del personaggio. Sara' anche stato sbattuto fuori dal governo (e ci mancherebbe pure), ma adesso se non erro e' vicepresidente del senato? Dai, sinceramente, vi sembra il caso?
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Dimenticavo Calderoli: imbecille e irresponsabile sono aggettivi calzanti. Folkloristico e' un aggettivo che riserverei per i tenores di neoneli.
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senti e' ovvio che Calderoli ha fatto una cazzata ma da qua a dire che ha responsabilita' per le persone morte in Libia ne passa di acqua sotto i ponti...
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Discorso corretto, ma a mio avviso difficilmente realizzabile e comunque dal risultato tuttaltro che garantito.
Come anecdotal evidence penso ai muratori che stanno rifacendo casa dei miei, che sono qui in Italia da ventanni, e che non sanno dire altro che la questione mediorentale è solo ed esclusivamente colpa di Israele. Oppure a certa italianissima sinistra, minoritaria ma non troppo, che sfila ad Assisi con le foto degli Hezbollah e, in fondo in fondo, non ritiene poi un'assurdità che l'11 Settembre sia un complotto sionista, o che i recenti attentati siano stati sventati "ad arte".
Il punto a mio avviso è che quando uno è un minimo emotivamente coinvolto (per ragioni razziali, come i muratori, o perchè si sente il paladino della giustizia universale e della pace nel mondo, come la sinistra), per quante fonti di informazione diverse si sentono, la tentazione di aderire alla versione per cui "il colpevole è uno solo" è troppo forte.