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Qui è FLG Berlusconi e i lavavetri

di michele boldrin,  5 Settembre 2007 stampa
La polemica di fine estate sui provvedimenti che vari sindaci di sinistra stanno prendendo per contenere fenomeni di abusivita' e criminalita' diffusa e' prova ulteriore che Silvio Berlusconi fa danno alla parte politica su cui egli regna.
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I sindaci di sinistra di varie città italiane (Firenze, Venezia, Torino, Bologna, eccetera) si trovano spesso in una situazione paradossale, ma rivelatrice.

Al fine di fare il proprio lavoro accogliendo le richieste dei loro concittadini ed elettori essi prendono posizioni e provvedimenti di "destra". Ricordiamo, fra i molti, il recente tentativo fiorentino di ridurre (a mezzo di sanzioni) il numero di lavavetri abusivi, i divieti imposti ai venditori ambulanti, la proibizione di manifestazioni "spontanee" di autonomi e squatters vari, lo sgombero dei cosidetti "centri sociali" ed altre proprietà altrui occupate da terzi, lo spingere fuori città prostitute e travestiti ... Più in generale, gli amministratori locali, siano essi di "destra" o di "sinistra", tendono spesso ad invocare mano dura con la delinquenza spicciola ("spicciola" si fa per dire, visto che spesso uccide).

Lasciamo stare il fatto che, sia sulla modalità che sulla sostanza di alcuni di questi provvedimenti io ho avuto ed avrei parecchio da ridire (1 , 2, e 3), non è questo il punto. Mi sembra evidente che così agendo i sindaci godano del supporto della grande maggioranza della popolazione delle loro città, la quale vive quotidianamente tali situazioni di deterioro, ne paga il prezzo ed è, in media giustamente, esasperata. Così facendo inoltre, i sindaci di sinistra incorrono negli strali ideologici dei baroni di sinistra (tipo Asor Rosa) e dei loro leaders politici ed ideologici operanti in Roma. Costoro regolarmente spiegano ai vari Cofferati e Dominici che occorre essere tolleranti, che punire non serve, che richiedere alle forze di polizia che mantengano l'ordine e facciano rispettare le leggi è reazionario, che coloro i quali occupano centri sociali non sono teppisti ma sintomo di un malessere sociale diffuso che va affrontato "politicamente" (ossia, lasciandoli fare) e quant'altro produca la sub-cultura del cinico alternativismo castrista della sinistra radical-chic.

L'osservazione che vorrei il lettore cogliesse è che i sindaci fanno cose che i loro elettori, anche quelli di sinistra, vogliono ma che i dirigenti della sinistra italiana considerano di "destra", non vogliono fare e non appoggiano. I sindaci compiono queste scelte non perchè essi siano ideologicamente di destra (se così fosse molti di loro potrebbero tranquillamente candidarsi nelle liste della CdL) ma perchè capiscono che questo è quanto i loro elettori richiedono e non v'è molto altro di sensato da fare. 

Non è, quello dei sindaci, l'unico esempio di questo tipo, anzi. Tutte le inchieste, sia informali come quelle di La Repubblica (anche altri quotidiani le fanno, ma La Repubblica è il giornale che gli elettori di questo governo tendono a leggere e questo conta per il mio ragionamento)  sia un pelino più strutturate come quella che Renato Mannheimer ha condotto per noi (e sui cui risultati speriamo di tornare con maggior attenzione prima che il 2007 finisca) o quella del giorno, tanto per stare in tema, rivelano le medesime cose.

Rivelano, per esempio, che una grossa fetta della base elettorale della sinistra vuole ed ansiosamente attende una riduzione del carico fiscale, una sua semplificazione e, persino, una qualche forma di federalismo fiscale. Rivelano che una grossa fetta dell'elettorato di sinistra gradirebbe veder licenziare i molti dipendenti pubblici inutili e fannulloni oltre che l'avvio d'una generale riforma dei criteri con cui l'impiego pubblico viene gestito. Rivelano che una percentuale non irrisoria dell'elettorato di sinistra vorrebbe che i sindacati avessero meno potere e che le loro richieste venissero meno frequentemente esaudite dal governo centrale. Rivelano che a molti elettori di sinistra la concorrenza e la meritocrazia non sembrano poi delle brutte idee, anzi. In sostanza: sia la reazione popolare alle politiche di "destra" dei sindaci di sinistra che molti altri segnali rivelano che una buona percentuale degli elettori di sinistra apprezzano e desiderano politiche che in Italia vengono considerate come "reazionarie" e di "destra".

Questi i fatti. A questi fatti aggiungo tre congetture traendone poi le debite conclusioni. Quest'ultime tirano in ballo Berlusconi ed argomentano che l'uomo è una vera iattura poli per la realizzazione di effettive politiche di "destra". Più esplicitamente, le mie conclusioni possono così riassumersi: 

Silvio Berlusconi è, da un punto di vista strategico, il miglior alleato di Bertinotti e della sinistra cosidetta "radicale".  La presenza di SB, e dei suoi fedeli soci, alla testa della destra italiana costituisce la ragione principale per cui questo governo di sinistra si tiene ancora assieme e, di conseguenza, le dannose politiche socio-economiche di Bertinotti, Ferrero e compagnia hanno qualche possibilità d'essere attuate.

Folle? Non lo posso escludere, ma non credo di sbagliarmi di molto. Vi prego di tenere in mente i fatti menzionati sopra e di considerare le tre seguenti congetture.

Congettura numero uno: le persone di sinistra che favoriscono una politica meno lassista nell'ordine pubblico sono le stesse che favoriscono anche una politica meno tollerante del parassitismo dei dipendenti pubblici e maggiormente orientata al merito ed alla concorrenza sul piano economico. Sono inoltre più o meno le stesse persone che vorrebbero meno tasse e meno spesa pubblica, meno pensioni d'invalidità per falsi invalidi, e via enumerando politiche economiche di "destra".

Congettura numero due: Quante sono queste persone? La mia impressione è che ogni 5 o 6 elettori di sinistra uno appartenga a questo gruppo. Ma anche se fossero uno su 10 o addirittura uno su 15, cosa che altamente dubito, le conclusioni finali non muterebbero per la semplice ragione che, se il 10% dei voti che l'Unione ha ricevuto alle ultime elezioni si sposta alla CdL quest'ultima vince a man bassa.

Congettura numero tre: queste persone votano la sinistra "moderata" (ovvero hanno votato per l'Unione e Prodi e voteranno PD e VW in un prossimo futuro) fondamentalmente per una sola ragione. Queste persone vorrebbero politiche che in Italia vengono considerate di "destra" e capiscono che la probabilità che tali politiche vengano realizzate dall'attuale coalizione di sinistra è molto bassa. Nonostante questo preferiscono votare per un Prodi o un D'Alema o un Bersani (e poi vivere cinque anni sperando) che non per un Berlusconi, un Bossi o un Previti. Per quale ragione? Per la semplice ragione che il senso di falsità, pressapochismo, arroganza, disonestà e volgarità che questi ultimi (il primo in particolare, gli altri non son altro che seguaci al soldo) generano nel professionista borghese - decente e competente anche se leggermente evasore - risulta insormontabile. Non ce la fanno, proprio non ce la fanno neanche turandosi occhi, naso ed orecchie; e guardate bene che, a grande maggioranza, costoro tengono Indro Montanelli in quasi sacra memoria. Fanno quindi violenza a se stessi, ed alla loro razionalità economica, fingendo che vi sia una mezza chance che Bersani riesca a liberalizzare qualcosa o che Amato possa davvero ristabilire un minimo di rispetto per le leggi nelle città italiane nonostante Bersani ed Amato governino con Bertinotti, Caruso e Ferrero che vogliono l'esatto contrario. O che VV voglia un giorno ridurre il carico fiscale ... la lista delle fantasie che allietano le notti di questo gruppo di distinti signori e signore è alquanto lunga. Quasi come quella dei loro incubi diurni alla lettura del Corriere, o di Repubblica appunto.

Su cosa si basano le mie congetture: dozzine di conoscenze e conversazioni, cumulate alle dozzine di conoscenze e conversazioni riportate da dozzine di altre persone, oltre che, ovviamente, i dati obiettivi menzionati sopra. Sono a conoscenza di centinaia di cittadini italiani che avrebbero probabilmente votato a destra, e che vorrebbero politiche di "destra", non fosse che a destra comandano Berlusconi ed i suoi impiegati. E poichè costoro generano un incontrollabile ribrezzo, poichè costoro di politiche decenti di "destra" non ne hanno fatto mezza in cinque anni di governo, questi bravi borghesi italiani votano a sinistra. O non votano. Ora, è senza dubbio possibile che il mio campione sia completamente distorto e che io conosca e frequenti solo persone che votano a sinistra e che a loro volta frequentano lo stesso tipo di persone, ma vi assicuro che così non credo proprio che sia. Anzi, oserei dire l'opposto: se il campione delle persone che conosco e frequento è distorto ideologicamente, lo è a "destra" non a sinistra.

La mia estrapolazione, dunque, è che alcune centinaia di migliaia di cittadini italiani che alle ultime elezioni hanno votato per Prodi (o non hanno votato) lo abbiano fatto per una sola e semplicissima ragione. Non perchè di Prodi si fidassero o ne avessero grande considerazione, non perchè pensassero che Prodi avrebbe attuato in compagnia di Ferrero e Bertinotti le politiche che essi desiderano, non perchè si fossero convinti che D'Alema è diventato liberale e VV uno che capisce qualcosa di incentivi economici ed informazione asimmetrica. Nulla di tutto questo. Hanno votato a sinistra perchè proprio non potevano votare a destra: cinque ulteriori anni di (s)governo di Berlusconi, Bossi, Previti ed altri dipendenti dell'amata ditta di Arcore non potevano e non volevano digerirli, costasse quel che costasse. 

Colpa loro, direte voi, se ora si ritrovano il governo che si ritrovano e le politiche che questo attua! Giustissimo, colpa loro. E credo molti di essi siano parzialmente pentiti, almeno da quanto ho sentito dire a cena durante l'ultima scappatella in Italia. Essi sono parzialmente pentiti, e maledicono il destino cinico e baro che a tale scelta li ha costretti, mentre sorbendo il caffe' e l'ottima grappa di ramandolo invocano un repulisti a San Giuliano e la costruzione della maledetta bretella autostradale, oltre che 4 punti percentuali di IRPEF (o IRAP, fate voi) in meno. Son pentiti, certamente ... ma non del tutto: perchè è sufficiente che Berlusconi parli o Bossi erutti o la nuova leader del partito-azienda scodinzoli che costoro immediatamente ci ripensano e cominciano di nuovo ad illudersi che, forse, con VW le cose possano cambiare e qualche decente politica di "destra" (tipo ridurre le imposte) possa venire attuata.

Forse sono solo dei poveri illusi masochisti ed anche un pochino stupidotti, capisco. Ma sono tanti, e questo mi fa riflettere. Non solo sono tanti, molti di loro sono anche svegli, nel senso che sono il meglio che, professionalmente parlando, io conosca negli ospedali, nei cantieri, nei tribunali, nei consigli d'amministrazione, nelle aziende e, qualche rara volta, persino nelle aule universitarie d'Italia. Insomma, faccio fatica a considerarli dei poveri tonti ... 

Conclusioni, parziali.

1) Se Berlusconi e compagnia non fossero i capi della destra, se non la tenessero ostaggio loro e dei loro personalissimi interessi, la destra in Italia avrebbe vinto un'elezione dietro all'altra dal 1994 in poi. Per la semplice ragione che, ad occhio e croce, una percentuale che oscilla fra il 55 ed il 60% degli italiani vuole ardentemente politiche di "destra".

2) Visto come sta (s)governando la sinistra non posso escludere che, al prossimo giro, una grossa fetta di costoro riescano a turarsi il naso ed a votare a destra anche in presenza di Berlusconi e dei suoi impiegati. Poichè Berlusconi è tante cose ma non scemo, egli coltiva speranze di ritornare a Palazzo Chigi e fa il possibile perchè si voti al più presto. Per la medesima ragione, VW ha un cerchio ben più rotondo da quadrare: da un lato vuole che Prodi duri cinque anni e dall'altro deve fare il maggior rumore possibile contro le idee di Bertinotti&Co, sotto il vincolo che quest'ultimi non facciano cadere Prodi. Rumore, appunto, e non  molto di più perchè il vincolo è molto stretto.

3) Se la destra politica riuscisse a liberarsi di Berlusconi&Co - alternativamente: se questa fetta di ottima società italiana uscisse dalla pavida sottomissione e dal culturalmente provinciale torpore politico in cui vive sin dagli anni 20 del secolo scorso (forse anche da prima, ma tralasciamo i dettagli storici) scegliendo di riprendersi lo spazio politico ceduto sin d'allora a parrocchie e vescovi, sindacati e leghe, azzeccagarbugli borbonici e mafie insulari, partiti-stato e partiti-azienda - allora la speranza che in Italia si possano finalmente attuare delle politiche effettivamente e coerentemente di "destra" avrebbe qualche ragione d'essere coltivata.

4) Chiedo troppo? Certamente, chiedo troppo. Ma questo è un blog di teorici illusi e segaioli, dopotutto.

 

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  di Vincenzo, 05 Settembre 2007, 09:52 permalink rss
"se questa fetta di ottima società italiana uscisse dalla pavida sottomissione e dal culturalmente provinciale torpore politico in cui vive sin dagli anni 20 del secolo scorso (forse anche da prima, ma tralasciamo i dettagli storici) scegliendo di riprendersi lo spazio politico ceduto sin d'allora a parrocchie e vescovi, sindacati e leghe, azzeccagarbugli borbonici e mafie insulari, partiti-stato e partiti-azienda - allora la speranza che in Italia si possano finalmente attuare delle politiche effettivamente e coerentemente di "destra" avrebbe qualche ragione d'essere coltivata". Michele, essendo tu persona colta dovresti ben sapere che questo tipo di destra è esistita, si chiama comunemente Destra Storica, e secondo i libri del liceo non ha visto manco la luce del XX secolo visto che è stata sepolta nel 1876. In seguito la "destra" italiana è stata il fascismo, movimento socialista se mai ce n'è stato uno, con i suoi eredi missini/monarchici nel dopoguerra. La destra che dici tu in Italia è quella che mette assieme una parte di radicali e di forza italia. Messi tutti assieme, non so se arrivano al 10%. E allora se permetti io mi tengo Silvio 365 giorni all'anno, possibilmente al 51% con la sola Forza Italia, che quanto meno a livello istintivo è uno che "meno stato più impresa". Di là trovo gente talmente in malafede da produrre articoli che "il mercato è di sinistra" (come i bambini di Bisio), rivolti ad un auditorio che fino a 30 anni fa credeva che il socialismo rele fosse la soluzione per il logorio della vita moderna - meglio del Cynar. In un futuro molto lontano potrei anche votare a sinistra, ma non QUESTA sinistra i cui uomini di punta sono gente cresciuta nel mito socialismo e nell'odio per il mercato, salvo poi compiere un'inversione a U (di facciata) per evitare di essere sepolti dalla storia. Tra l'altro nell'articolo secondo me parti da un'ipotesi forte: perché questi "fasciocomunisti" non votano Berlusconi? Perché repubblica dice che è sporco e cattivo? Perché se vince Berlusconi poi arriva il reggggime fassssista? Bel pirla, unico caso di regime che perdere tutte le elezioni da quando è salito al potere. La verità è che io preferisco mille volte i conflitti di interesse di Berlusconi, su cui mi arriva una mail al giorno e si cui si parla persino su topolino, all'asse Prodi-Bazoli-Montezemolo, spacciati come il trittico che lavora per la salvezza dell'Italia. Quanto alla Brambilla, l'ho sentita parlare un paio di volte, e meglio la Brambilla che quella schiera di sfigati che Silvio ha messo nei posti chiave di Forza Italia. Ci ho fatto pure un post sui luogotenenti ingrugnati che si sono scordati che senza Berlusconi dietro sono il nulla. Poi non sarò io a dire che Silvio ha fatto una marea di cazzate, ma visto il panorama della destra italiana attuale è indubbiamente il meno peggio.
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  di Marco Paccagnella, 05 Settembre 2007, 12:02 permalink rss

Sottoscrivo al 100% l'analisi di michele, nella quale mi ci ritrovo discretamente bene.

Ma rilancio: siamo sicuri che le politiche di cui si parla siano effettivamente "di destra"? Avete gia' sentito parlare di http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/Libri/grubrica.asp?ID_blog=54&ID_articolo=1022&ID_sezione=81&sezione=News

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  di Antonio Mele (rabbi), 05 Settembre 2007, 15:22 permalink rss

1) michele perche scrivi "destra" tra virgolette? quelle sono politiche di destra liberale. senza virgolette. Non e' che ti pieghi inconsciamente pure tu al diktat intellettual-chic che una cosa, se e' buona, e' di sinistra per forza o e' di "destra" tra virgolette (sottintendendo che non puo' essere di destra senza virgolette senno' diventa fascista-reazionaria-la-giungla-del-mercato-ommioddiononcisonopiuivaloridiunavolta)? (si scherza eh)

2) in risposta a Marco Paccagnella, qui sopra: il liberismo non e' una idea di sinistra. Piantiamola con questa fesseria messa in giro dal (di solito ottimo) Giavazzi e da Debenedetti. E' una palla colossale, storicamente e intellettualmente parlando. Se oggi anche qualcuno (pochi) a sinistra si accorge che le idee e le raccomandazioni di policy (e le politiche effettivamente implementate in US, UK e Estonia per mettere qualche esempio storico) da sempre bagaglio della destra liberale sono positive per la societa' nel suo complesso, non e' che tali idee diventano di sinistra. Sono quei pochi individui che diventano di destra. (ora spero che non arrivi come sempre succede in questi casi quello che dice "destra e sinistra sono concetti superati"... guarda caso sono sempre superati quando parliamo di idee di destra)

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  di Vincenzo, 05 Settembre 2007, 15:47 permalink rss

pienamente d'accordo. tra l'altro quando ho scritto il primo commento ero sicuro che sarebbe arrivato un commento sul mercato di sinistra, e infatti...  in ogni caso Giavazzi-Alesina sostengono una tesi formalmente ineccepibile: rispetto alla situazione italiana attuale "più mercato" può essere una politica di sinistra. poi ovviamente il giornale italiano medio per fare il titolone scrive che per Alesina e Giavazzi il mercato è di sinistra.

per me l'italia ha anzitutto un problema di opinion makers, che sono terribilmente parziali.

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  di Luigi Pisano, 05 Settembre 2007, 15:58 permalink rss

 

Mai pensato che destra e sinistra siano concetti superati. Attenzione peró a non esagerare con la categorizzazione: se non é una battuta, una frase come "Sono quei pochi individui che diventano di destra" mi sembra tradire una visione del mondo un po´ troppo rigida e semplicistica. Gireremo con bandierine rosse o blu sulla testa, per meglio vedere come tira il vento.  Lasciamo perdere, cmq, non é di questo che volevo parlare.

A me pare che Giavazzi voglia dire una cosa diversa, e che lo faccia, consapevolmente, con una buona dose di spirito provocatorio. La sua tesi, come io l´ho interpretata, é che in una realtá come quella italiana, soffocata da lobbies, rendite e particolarismi, una massiccia iniezione di liberismo non possa che essere funzionale agli obiettivi storici della (di una certa) sinistra: giustizia sociale, opportunitá per i piú poveri, ecc.  Inoltre, seguendo un analisi simile a quella condotta da Alberto nell´introdurre il suo cavaliere bianco (oltre che probabilmente per storia e convinzioni personali), Giavazzi ritiene piú proficuo dare indicazioni di policy guardando esplicitamente ad una certa parte politica. Questo é quanto, non penso sia mai stata sua intenzione scrivere trattati di political theory...

 

 

edit:  mi accorgo solo dopo avere scritto che dico praticamente le stesse cose di Calvin quassú... chiedo scusa!

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  di Marco Paccagnella, 05 Settembre 2007, 16:32 permalink rss

Aggiungo che, in un paese dove gli opinion makers sono dichiaratamente schierati (come giustamente fatto notare da calvin), giavazzi e alesina rappresentano, grazie al cielo, fortunate eccezioni.

Su destra e sinistra, posso concordare che non siano concetti superati, ma per lo meno sono concetti la cui definizione precisa non e' unanimamente condivisa, il che permette una certa flessibilita' di utilizzo

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  di Vincenzo, 05 Settembre 2007, 16:57 permalink rss
Praticamente hai dimostrato che noi laureati in economia siamo una commodity ;)
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  di Marco Paccagnella, 05 Settembre 2007, 17:03 permalink rss
"Scienziati imparziali e non ideologicamente schierati" forse suona meglio, ma se la vuoi mettere cosi'....;-)
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  di enzo michelangeli, 06 Settembre 2007, 02:12 permalink rss

Non e' tanto che "destra e sinistra" siano concetti superati: il fatto e' che il loro uso e' fuorviante. Riducendo a un solo asse coordinato la misura di posizioni politiche che richiedono svariati gradi di liberta' (certamente non meno di due) si distrugge informazione e si genera confusione. Anche i termini "centro-destra" e "centro-sinistra" sono inadeguati: un liberale non e' l'ibrido tra un democristiano e un fascista, e semmai le ricette economiche predilette dal fascismo, e il suo disprezzo verso le liberta' individuali, hanno piu' in comune con parti della sinistra che col liberalismo. (Non necessariamente della "sinistra estrema": mica per niente Roosevelt inizialmente defini' Mussolini "that fine Italian gentleman"). Dato che discutere su chi detiene diritti di proprieta' intellettuale sul termine "destra" e' futile, io preferisco evitarne l'uso.

La situazione e' anche piu' confusa in America, dato che la' si usano espressioni ancora piu' vaghe come "Conservativism" e "Liberalism" che hanno infastidito liberali da Hayek a Friedman. Ma anche il termine "right-wing" non significa certo "liberale classico": persino Clint Eastwood (che e' su posizioni libertarie) ha puntualizzato che non si addice ne' a lui ne' a Don Siegel (il regista che lo diresse in "Dirty Harry").



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  di Blackrat, 05 Settembre 2007, 16:29 permalink rss

Scusate ma Belusconi, Fini e Bossi, per non parlare di Storace con il mercato e il liberismo cosa c'entrano?

A dispetto delle convinzioni personali, la Sinistra in Italia, tutte le volte che è stata al governo, ha cercato di liberalizzare. La prima riforma del commercio di Bersani, approvata dal primo governo Prodi andava in quella direzione. Lo stesso dicasi per le prime riforme sul mercato del lavoro introdotte con il pacchetto Treu e la semplificazione amministrativa della legge Bassanini.

A destra? solo chiacchiere e conflitti di interessi, difesa di posizioni di rendita e distorsione della concorrenza. Io penso che le élites liberali individuate nel post non votino più in base a posizioni ideologiche ma scelgano solamente il male minore.

 

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  di Maurizio Morabito, 06 Settembre 2007, 01:17 permalink rss

Perche' non cercare di uscire dal solito personalismo? Mi sembra di tornare alle teorie sociologiche delle BR, con questo additare a Berlusconi e i suoi "impiegati" come i babau senza i quali tutto potrebbe andare a posto.

Ci illudiamo forse che in assenza di Bertinotti o Caruso i sindacati si sgonfierebbero e Bersani riformerebbe?

Il "pericolo" e' poi scadere nella solita pappardella del noi-buoni-loro-cattivi come nel commento di Blackrat qua sopra. L'idea che il PD possa dare alcuna speranza e' men che risibile.

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  di Marco Paccagnella, 06 Settembre 2007, 09:14 permalink rss
Credo che ci sia una differenza fondamentale tra il berlusca e caruso&bertinotti. Gli ultimi due non sono che l'ultimo prodotto di un movimento politico-culturale che ha radici profonde, quindi la loro uscita di scena non avrebbe alcun effetto perche' sarebbero immediatamente rimpiazzati da personaggi simili. Berlusconi e' qualcosa di assolutamente originale, il fondatore di un "movimento" nuovo di cui al momento non e' facile prevedere l'evoluzione.
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  di Luigi Pisano, 06 Settembre 2007, 10:28 permalink rss

Esatto! Come il Mule di Asimov, che fa saltare le previsioni psico-storiche...:D

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  di sabino patruno, 06 Settembre 2007, 11:46 permalink rss

Il fatto è che Berlusconi ha basato tutta la sua storia politica sull'esaltazione personalistica del suo essere "Berlusconi" ed il suo movimento, che ha indubbiamente scompaginato le regole del gioco è comunque un movimento ad personam senza il cui fondatore rischia seriamente di afflosciarsi (il che è un bene - in questo concordo pienamente con Bordin).

Non a caso, molti dei problemi attuali del centro destra derivano proprio dalla mancanza di un orizzonte certo per il post-Berlusconi.

Del resto, era sterile anche il Mule di Asimov (poi apriamo un dibattito su quanti hanno letto la Trilogia della Galassia).

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  di alberto bisin, 06 Settembre 2007, 14:38 permalink rss
letta! da bambino pero'. vedo che la ricordate meglio di me.
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  di fausto panunzi, 06 Settembre 2007, 14:43 permalink rss
Pronto anche io al dibattito sulla Trilogia.
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  di Luigi Pisano, 06 Settembre 2007, 15:29 permalink rss
Letta anche io da ragazzino. La psicostoria é forse, assieme al caso, il principale fattore dietro la mia scelta di studiare Economia... Venni rapito, da quell´idea! Ma forse é meglio chiuderla qui...
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  di Blackrat, 06 Settembre 2007, 12:37 permalink rss

Non mi sembra di essere ideologico né di incitare all'odio. Ho solo fatto un elenco di provvedimenti dei passati governi di centrosinistra che hanno avuto un qualche effetto in termini di liberalizzazione dei mercati dei prodotti, del lavoro, e della p.a.

In termini pratici, a parte la legge Biagi, cosa ha fatto il governo Berlusconi? E poi, quali sono le caratteristiche "liberali" di uno come Fini?

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  di Marcello Urbani, 06 Settembre 2007, 13:45 permalink rss

Ma hai letto l' articolo e gli altri commenti?

Nessuno ha parlato di incitazione all' odio. 

Sulle liberalizzazioni non hai tutti i torti, ma decisamente vedi il bicchiere mezzo pieno: insieme a questi provvedimenti (tra cui il pacchetto Treu è l' unico significativo imho) la sinistra ha promosso aumenti di spese e tasse più di quanto abbia fatto la controparte.

Nessuno qui si confonde AN, lega ed FI con un partito liberale, e di sicuro nessuno si aspetta politiche liberali da AN.

Rileggiti bene il punto 3 ed il primo commento di Calvin.

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  di sandro brusco, 06 Settembre 2007, 15:44 permalink rss

neppure da bambino mi limito a puntualizzare su spese e entrate. Se, giusto per avere un'idea più esatta di cosa parliamo:

1) per 'sinistra' intendiamo i governi che si sono succeduti in Italia dal 1996 al 2000 e per 'destra' quelli del periodo 2001-2005

2) per 'livello di spesa pubblica' intendiamo il rapporto tra spesa delle amministrazioni pubbliche al netto degli interessi e il PIL, e per 'livello delle entrate' il rapporto tra entrate tributarie e PIL

allora è sicuramente vero che la sinistra ha aumentato le tasse più della destra ma non è vero che ha aumentato di più le spese. Si guardino i dati contenuti nella relazione 2006 della Banca d'Italia. I dati più interessanti non sono quelli della Tabella 11.2 (132), che include le spese per interessi (sostanzialmente al di fuori del controllo governativo), ma la Figura 11.3 (pag. 135) che mostra l'andamento delle spese primarie correnti. Durante il periodo 2002-2005, lasciando quindi fuori gli anni elettorali, tali spese sono aumentati di un paio di punti percentuali. La storia è abbastanza semplice. La destra ha ridotto (non di molto) la pressione fiscale mediante azzeramento dell'avanzo primario e grazie a una diminuzione esogena della spesa per interessi. Non ha fatto nulla per controllare la parte discrezionale della spesa, che è invece cresciuta.

È possibile, ma i dati non ci sono ancora e non ci saranno per un po', che il governo attuale stia facendo peggio di quelli precedenti (sia di destra sia di sinistra) sul fronte della spesa. Secondo la Tabella 11.2 La spesa è aumentata nel 2006 a uno strabiliante 50,5% del PIL, ma ovviamente ci sono state elezioni a metà anno e quindi l'assegnazione di meriti e colpe è difficile. Vedremo quando usciranno i dati del 2007.

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  di Luigi Pisano, 06 Settembre 2007, 15:50 permalink rss

Condivido assai... Dal Corriere di ieri:

 

«Quei numeri a memoria non insegnano a pensare»
MILANO — «Conoscere le tabelline può essere utile, ma non mi pare diano un grande aiuto per imparare a pensare». Riccardo Giacconi, premio Nobel per la fisica nel 2002 per aver scoperto il nuovo cielo a raggi X, è tagliente nei commenti.
Impararle, allora, è una fatica vana?
«Quando entrai all'università di Milano avevo un bravissimo insegnante di geometria che ci disse di dimenticare la trigonometria studiata al liceo e di affrontare invece la geometria proiettiva con maggior impegno. Perché la prima era solo calcolo, mentre la seconda era preziosa per sviluppare la capacità di capire il mondo da un punto di vista fenomenologico, che è quello che conta ».
Ma la matematica bisogna pur affrontarla.
«Studiarla è importante e necessario soprattutto per la scuola italiana che da sempre ha privilegiato gli aspetti umanistici. Se qualcuno non conosce Shakespeare è giudicato ignorante mentre se ignora Newton o Keplero è giustificato. Ecco, questa disparità dovrebbe scomparire, senza con questo rifiutare lo studio della grammatica e della lingua, perché se non la conoscessimo noi due non riusciremmo a parlarci. Però, con la sola cognizione dei numeri e delle tabelline non si trasmettono le idee».
Non ha mai avuto difficoltà con la «scienza delle scienze»?
«Mia madre insegnava matematica e quando ero al liceo mi chiedeva una mano nel correggere i compiti dei suoi studenti. Io ci tenevo molto a non far brutta figura e così spesso studiavo gli argomenti che non conoscevo tutto da solo. Ho sempre preferito la geometria, nella quale ero dotato. In algebra avevo qualche difficoltà perché mi annoiava con quelle lunghe espressioni; era soltanto calcolo».
Ora lei insegna alla John Hopkins University di Baltimora. L'anno scorso il presidente Bush ha invitato a studiare di più la matematica, ritenuta indispensabile per lo sviluppo del Paese. C'è una crisi come in Italia?
«La situazione è ben diversa, ma è vero che anche in America c'è la necessità di studiarla più seriamente. Abbiamo una grave carenza, colmata oggi soprattutto con l'arrivo di molti ricercatori asiatici. Ma è una tendenza da invertire».

 

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  di Blackrat, 06 Settembre 2007, 16:54 permalink rss

beh non è neanche sicuramente vero che il precedente governo prodi ha aumentato le tasse. Se guardi alla stessa tabella 11.2 (p.132) vedi che dal 1997 al 2000 le entrate/PIL sono passate dal 47.7% al 45.4% (ben -2.3%) mentre nel 2001, anno elettorale, le entrate sono state il 45% del PIL. 

Dal 2002  al 2005, durante il governo berlusconi, le entrate sono passate dal 44.5% del PIL al 44.4% (-0.1%)...

Nel 2006, anno elettorale, le entrate sono passate al 46.1% del PIL.

Infine, l'aumento delle spese del 2006 (50.5%), come affermato dallo stesso rapporto  BDI è dovuto a fattori straordinari (rifinaziamento ferrovie e IVA auto)..al netto di questi effetti le spese sarebbero rimaste costanti al 48.6% (basta leggere le 4 righe sopra la tabellina che hai citato).

 

 

  

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  di sandro brusco, 06 Settembre 2007, 17:33 permalink rss

Giusta bacchettata, la terminologia che ho usato è sloppy. Ho detto 'aumentato', mentre avrei dovuto parlare di livello assoluto medio. La seguente affermazione è corretta: durante gli anni in cui la sinistra è stata al governo la pressione fiscale è stata in media più alta che negli anni in cui la destra è stata al governo.

Anche qui la storia è relativamente semplice da raccontare. Il dato 97 è in realtà un dato di picco, con un aumento della pressione di un paio di punti rispetto al 96 (non ho il dato preciso ma basta guardare la relazione 2005, scusate la pigrizia), dovuto al tentativo riuscito di riassestare i conti per l'entrata nell'area euro. Una volta conseguito l'obiettivo dell'euro la spesa per interessi ha iniziato a decrescere in modo consistente, e i governi della sinistra hanno passato parte dei risparmi alla riduzione della pressione fiscale e parte alla riduzione del debito mediante avanzi primari. La parte discrezionale (non per interessi) della spesa è invece rimasta sostanzialmente costante in rapporto al PIL.

Ribadisco che mi sembra ancora presto per giudicare in modo chiaro cosa sta facendo questo governo per la parte discrezionale della spesa; non vedo però molti segnali incoraggianti.

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  di michele boldrin, 06 Settembre 2007, 18:34 permalink rss

Asimov, la spesa corrente discrezionale o persino indiscreta, chi ha fatto crescere le tasse e chi le ha fatte scendere, Treu e Biagi ... tutti argomenti interessanti, ma io parlavo d'altro ... 

Provo a rilanciare la mia tesi: la presenza di Berlusconi, Bossi e compagnia alla guida della CdL fa sistematicamente perdere alla stessa un 7-8% minimo di voti che o s'astengono o votano a sinistra turandosi il naso.

Detto altrimenti: (1) il paese e' molto piu' di destra di quanto sembri dai risultati elettorali, (2) gruppi sociali che domandino politiche di destra e liberali ci sono e contano, a mio avviso, tra il 15% ed il 20% dell'elettorato. Pero', soprattutto per la presenza di Berlusconi ma in parte anche per le eredita' storiche che menzionavo, sono sparsi fra i due schieramenti ed in mille altri rivoli personalistici ed ideologici, quindi contano politicamente molto poco.

C'e' un'altra maniera di arrivare alla conclusione (1) senza passare per le mie congetture ed osservazioni sui buoni borghesi ed imprenditori di destra che votano a sinistra. Provate a dare un'occhiata alla distribuzione dei voti prima del "grande crollo", ossia attorno al 1992. Fate il conto di quanto peso aveva allora la "sinistra democristiana" e mappate il tutto nell'elettorato di oggi. A meno che non vi siate convinti che il mondo s'e' spostato a sinistra per qualche miracolosa ragione, tipo il crollo del comunismo, la globalizzazione o la minaccia del terrorismo musulmano, arrivate alla medesima conclusione.

 

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  di Antonio Mele (rabbi), 06 Settembre 2007, 18:55 permalink rss

... basta guardare ai voti di FI nel 94, unico anno in cui si presento' alle elezioni con un programma politico di destra liberale (privatizzazioni, sanita' privata, flat tax, vouchers per la scuola, ecc.). Prese il 21%. 

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  di Maurizio Morabito, 07 Settembre 2007, 01:20 permalink rss
Ma secondo te, Michele, e' Berlusconi a fare il centro-destra, o viceversa?
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  di michele boldrin, 07 Settembre 2007, 02:13 permalink rss

Non ho dubbi: Berlusconi fece questa destra (o centro-destra, come la chiamate in Italia non si capisce perche' ...).

Fu un atto di imprenditorialita' politica geniale, quasi irripetibile, dove l'uomo dimostro' di poter viaggiare a due o tre spanne piu' in alto di quel ridicolo funzionario comunista-giovanilista di Achille Occhetto, che a quel tempo guidava (si fa per dire) il PCI! 

Se Berlusconi non avesse praticato tra il 1992 ed il 1993 la piu' clamorosa discesa in politica che io ricordi nel mondo occidentale, la destra italiana sarebbe stata un'altra cosa. Meglio o peggio? I controfattuali non sono il mio forte, ma senz'altro qualcosa di molto diverso.

Ad ogni modo, acqua passata non macina piu'. Io parlo dell'oggi, e del domani se possibile.

 

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  di Maurizio Morabito, 07 Settembre 2007, 21:47 permalink rss

Ohibo', ma allora c'e' del marxismo-leninismo anche in te

8'(

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  di michele boldrin, 07 Settembre 2007, 23:34 permalink rss

?

Troppo ermetica, non l'ho capita ... in che senso riconoscere che SB e' il capo indiscusso della destra italiana e l'uomo che l'ha "forgiata" nella sua forma attuale mi rende non solo marxista ma anche leninista? O forse e' pensare che SB fosse, e forse sia, almeno due volte piu' acuto e coraggioso (nel senso in cui lo sono i grandi giocatori di poker o i grandi impresari che si giocano anche le mutande su una singola idea) di AO che mi rende marx-leninista? Just curious ...

 

 

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  di Maurizio Morabito, 08 Settembre 2007, 15:32 permalink rss

e' che sembri quasi illuderti nel sogno di un "popolo" di destra "bue" che viene istruito/circuito da Berlusconi.

"marxista" quindi perche' SB sarebbe l'oppio della destra italiana. "leninista" perche' consideri quel "popolo" come un gruppo di imbecilli manipolabili dal primo imbonitore televisivo

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