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L'antefatto.
I lettori del sito conoscono la vicenda. Un articolo di Andrea e Michele ha spiegato cosa pensiamo della vicenda Alitalia, poi Michele ha rincarato la dose chiamando nuovamente l'attenzione sul conflitto di interesse di Colaninno e Marcegaglia. Nell'articolo si consiglia a elettori di PD e associati di Confindustria (le principali vittime dei due conflitti) di farsi sentire dalle rispettive organizzazioni. Un lettore interviene, e ci dice ''va bene, ma perché non scrivete pure voi ai giornali?'', al che noi rispondiamo ''guarda, hai ragione''. Stiliamo quindi una bella lettera, e la mandiamo per posta elettronica a Corriere, Sole, Repubblica e Stampa. Siamo scettici, visto che fino a quel momento i giornali non si sono distinti per la correttezza con cui hanno discusso la vicenda.
Invece, con certa nostra sorpresa, La Stampa pubblica la lettera come editoriale il 3 settembre. A quel punto - anzi un pelino prima, a segnalare che forse le lettere arrivate il giorno precedente non erano state cestinate immediatamente - iniziano le reazioni. La qualità delle opinioni, evidentemente, conta meno del mezzo dove vengono pubblicate. Finché certe cose le dicevamo solo sul blog, sono state tranquillamente ignorate. Quando le stesse sono state pubblicate su un quotidiano nazionale, allora sono improvvisamente diventate degne di attenzione. Le prime reazioni immediate dei diretti interessati le abbiamo già commentate.
Dopo le reazioni, diciamo così, a botta calda, sono apparsi due meditati articoli critici del nostro intervento, uno di Oscar Giannino su Libero Mercato e un altro, di un giornalista statalista, su Il Foglio. Sono anche apparse un paio di interviste della Marcegaglia, una sul Corriere e l'altra sul Sole 24 Ore. Qualcosa ha pure detto Veltroni, intervistato da Mentana alla Festa Democratica.
Oscar Giannino ci chiama in causa per nome e cognome, insieme ad Alesina che ha scritto pure lui un articolo critico sul Sole 24 Ore, e lo fa con una certa classe (non guasta anche il fatto che Oscar è uno che sa scrivere ed esprime bene i suoi argomenti, altri lo fanno assai meno). Ciò è ottima cosa, ma continuiamo a pensare di avere ragione noi, come spiegheremo sotto in dettaglio.
Il giornalista de Il Foglio, invece, nella rubrica Tre palle un soldo, si rivolge genericamente a un manipolo di economisti liberisti. Dobbiamo essere noi, visto che siamo economisti, siamo liberisti e siamo solo un pugno di ingenui che non sanno come funzionano le cose in pratica; al massimo un manipolo, certo non una legione. Il soggetto in questione classe non ne ha. Gli argomenti che non capisce li giudica "ridicoli" e "risibili" il che spiega, forse, perché abbia scelto quel titolo per la sua rubrica: parla di se stesso. Noi pensiamo che gli argomenti ridicoli siano i suoi e, siccome ci diverte prendercela personalmente con i consulenti statalisti, ci prendiamo la briga di spiegarlo a puntino.
In questo post riportiamo le lettere che abbiamo scritto a Libero Mercato e a Il Foglio per rispondere ai loro interventi. Terremo i lettori infomati su se, come e quando le lettere verranno pubblicate (o forse i lettori terranno informati noi: parecchi sono assai bravi a scrutare la stampa). Commentiamo inoltre le nuove interviste della Marcegaglia ed un impagabile intervento di Veltroni.
Notiamo qui, perché è comune sia a Libero Mercato che a Il Foglio,
che nessuno dei due si occupa di Colaninno: è solo il caso della
presidente di Confindustria che sembra interessarli. Questo fatto
curioso si presta a varie interpretazioni: svista, mancanza di spazio,
convinzione che un'elegante sineddoche risolva il problema, irrilevanza
del soggetto ... o, azzardiamo, timore d'uno slittamento metonimico?
Ossia, fuor di metafora, timore che discutendo del conflitto
d'interesse di Colaninno qualcuno sostituisca il suo cognome con quello
di Berlusconi? La curiosità che ci rode continuerà, temiamo, a roderci.
La risposta a Giannino.
Caro Oscar,
in un articolo da te recentemente pubblicato ci chiami in causa per il nostro attacco alla gestione della vicenda Alitalia e in particolare per la nostra osservazione che sia Matteo Colaninno che Emma Marcegaglia si sono venuti a trovare in una posizione di palese conflitto di interessi. Non ci dici nulla di Colaninno, ma difendi Marcegaglia sulla base di tre argomenti.
La risposta allo statalista che scrive su Il Foglio
Egregio direttore,
dopo alcuni interventi apparsi sul nostro sito e su La Stampa, un recente articolo pubblicato sul suo giornale ha attaccato ''un manipolo di professori liberisti'' che si sono permessi di mettere in dubbio l'opportunità della operazione Alitalia e in modo particolare hanno segnalato il conflitto di interesse che si è venuto a creare per l'attuale presidente di Confindustria e per il ministro-ombra allo sviluppo economico del PD. Abbiamo qualche ragione di pensare che tale ''manipolo'' sia costituito dalle nostre modeste persone, e le scriviamo quindi per chiederle di permetterci una replica sul suo giornale alle affermazioni contenute nell'articolo.
L'articolo è pieno di cose non condivisibili, ma non c'è tempo e spazio per discuterle tutte. Ci concentriamo sui due soli argomenti in difesa della posizione di Marcegaglia in Alitalia/CAI. Afferma l'articolo che
Se si rileggono le nostre argomentazioni dovrebbe essere ovvio che questi punti c'entrano con il problema del conflitto d'interessi da noi sollevato come i cavoli a merenda. Il conflitto per Emma Marcegaglia deriva dal fatto che essa ricopre una carica di potere - quella di Presidente della Confindustria - che ha natura "pubblica" (poiché Confindustria partecipa ad innumerevoli tavoli di lavoro con governo e sindacati per definire la politica economica in Italia), e l'entrata di CAI nel mercato italiano è equiparabile a una concessione pubblica. Questo non solo perché si è costituita attraverso l'attivo intervento ed il supporto finanziario del governo ma anche, e soprattutto, perché la posizione dominante ed i profitti che da questa deriveranno sono concessi dallo stato derogando, addirittura, alla propria legislazione antitrust! Si converrà che in questo caso si configura un chiaro conflitto di interessi. Non basta: noi abbiamo anche chiaramente argomentato che il conflitto d'interessi, nel caso di Marcegaglia, è ancora più palese nei confronti delle decine di migliaia di imprese associate a Confindustria. Infatti, è nell'interesse dei soci Confindustria che si determini la più ampia e forte concorrenza nel settore del trasporto aereo (e non), con conseguente aumento dell'offerta e diminuzione dei prezzi, mentre è nell'interesse di Emma Marcegaglia (azionista di CAI) che avvenga l'opposto e che il monopolio di CAI si rafforzi e duri in eterno.
Rispetto ai due punti specifici sollevati su Il Foglio, invece, poiché l'autore dell'articolo non ha capito la prima volta cercheremo di essere più chiari, diciamo un po' didattitici.
Marcegaglia again, con contorno di Veltroni.
Una cosa Giannino l'ha sbagliata alla grande: non è affatto vero che la
Marcegaglia si sa difendere da sola, e la sua intervista al Corriere ne è una dimostrazione lampante. Questo il pezzo che forse ci riguarda o forse no; noi lo commentiamo lo stesso.
Si aspettava la bufera, anche se subito rientrata, sul suo ingresso nella cordata? «Francamente no. Il mio è stato un gesto simbolico, un segnale di fiducia nel rilancio di un’azienda strategica per il Paese. Noto che quanti criticano oggi sono, spesso, gli stessi che ieri chiedevano: ma gli imprenditori dove sono? Dopodiché: lo si vedrà nei fatti, se la stella polare della mia e della nostra azione non resteranno mercato e concorrenza. Che però, attenzione, non è un concetto accademico». Intende dire? «Lufthansa o Air France hanno sul mercato domestico quote ben più elevate di quelle di Alitalia. E quando partirà l’alta velocità ferroviaria, quella quota da noi scenderà ancora. Vuole altri esempi? Nel tempio della concorrenza, gli Usa, lo Stato ha "salvato" Bearn Stern. In Gran Bretagna si è fatto lo stesso con Northern Rock. La Germania fissa un limite ai fondi sovrani. Poi, per carità: sono consapevole che l’operazione Alitalia ha dei limiti, ma l’alternativa erano 20 mila persone a casa e i pezzi migliori lasciati nelle mani di chi se li sarebbe portati via a prezzi di saldo. E poiché siamo persone pragmatiche, non professori universitari che vivono da un’altra parte...». Frecciata a segno.
Intanto, complimenti alla giornalista per la neutralità. Si comincia rassicurando i lettori che la bufera è subito rientrata, e si conclude con un bel frecciata a segno. Mica male come esempio di professionale distacco dall'intervistata.
A noi non risulta che sia rientrato un bel nulla. Sono apparsi articoli critici dell'operazione Alitalia su Corriere, Stampa e Sole 24 Ore. Poi ieri finalmente qualcuno nel PD si è svegliato dal letargo e ha inviato una lettera al garante per la concorrenza, segnalando il conflitto di interessi di Benetton e ricordando l'inopportunità della partecipazione di Marcegaglia. Non abbiamo visto nulla su Colaninno però, chissà come mai. Gli economisti del PD forse sono ancora in vacanza; che rientrino presto, siamo curiosi di sapere se hanno qualcosa da dire.
La Marcegaglia non sembra rendersi conto che c'è una violenta contraddizione logica in quello che dice. Se veramente la sua partecipazione all'affare è una bella cosa, un segnale di fiducia per il paese, eccetera eccetera, perchè si sbraccia tanto a dirci che è solo simbolica? Se la partecipazione è simbolica non segnala un bel nulla, né fiducia, né voglia di impegnarsi. E se fosse simbolica, come suggerito, perché non farla di 10 euro? Così partecipiamo anche noi al party, anzi così ci partecipano milioni di italiani come ha giustamente richiesto (le buone idee cominciano a circolare, sembra!) Massimo Donadi, capogruppo di IdV a Montecitorio. Altra parentesi, quindi, prima di ritornare agli ameni argomenti della sciura Marcegaglia. La proposta di Donadi andrebbe ripresa e propagandata, facendone la base di una campagna di stampa e popolare (Beppe Grillo, dove sei quando potresti essere utile?). Occorre chiedere NON SOLO la possiblità che milioni di cittadini entrino come azionisti in CAI ma ANCHE la proibizione di qualsiasi patto di sindacato fra i 16 inziali o fra essi ed altri, ed un paio di altre cose tecniche, su cui torneremo in un altro momento. Comunque, facciamo girare la richiesta, che è una buona idea.
Se invece simbolica non è (la partecipazione di Emma Marcegaglia in CAI) allora la sciura Emma ci sta garbatamente pigliando per i fondelli. Quanto poi al fatto che ''quanti criticano oggi sono, spesso, gli stessi che ieri chiedevano: ma gli imprenditori dove sono?'', vorremmo proprio sapere di chi sta parlando. Noi agli imprenditori chiediamo solo di fare il loro mestiere, che è quello di far soldi competendo a viso aperto in mercati liberi e senza sussidi e protezioni statali; non di salvar la patria, grazie.
Quanto alle 20mila persone salvate dalla disoccupazione, ricordiamo che concorrenza e mercato generano occupazione, il monopolio la soffoca e la riduce. Alle migliaia di persone che avrebbero potuto lavorare in altre compagnie aeree se fosse stato possibile per queste entrare nel mercato italiano e che, invece, non troveranno lavoro a causa di questo accordo, ci pensa mai la sciura Emma? E a quelle che la piccola e media impresa non assumera' a causa degli alti costi di trasporto aereo?
Non va meglio nell'intervista apparsa sul Sole 24 Ore. In essa leggiamo:
Sulla sua partecipazione al progetto ha precisato: «Per me e la mia azienda di conflitti di interesse non ce ne sono: noi operiamo nella trasformazione dell'acciaio, di conflitti non ne vedo proprio. La mia stella polare è quella della concorrenza e delle liberalizzazioni, in altre occasioni sono stata spesso accusata di non voler investire, oggi ho fatto questa scelta, ho deciso di partecipare».
Qua siamo alla farsa. Nessuno ha parlato di un conflitto di interesse per il settore in cui opera la Marcegaglia SpA. Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo: il conflitto d'interesse deriva dal fatto che la presidente di Confindustria partecipa (se simbolicamente o sul serio si vedrà) ad una operazione di monopolizzazione del trasporto aereo nazionale. È quindi oggettivamente in conflitto con i suoi associati, che il trasporto aereo lo usano per lavorare e hanno interesse a prezzi di trasporto il più bassi possibile. Ci risparmi poi il cicaleccio su concorrenza e liberalizzazioni (non abbiamo visto ''meritocrazia'', un altro sempreverde, chissà come ha fatto a dimenticarlo). Quando avrà qualcosa da mostrare ci faccia un fischio, nel frattempo per favore eviti di usare parole che non hanno alcuna relazione con i fatti. Anzi, ecco una consulenza gratuita: se vuole mostrare che la concorrenza è la sua "stella polare" chieda a CAI di rinunciare all'assorbimento di AirOne e al monopolio sulla Milano-Roma. Siamo gente pragmatica noi: in effetti, proprio perché viviamo ''da un'altra parte'' l'aereo lo prendiamo spesso e ci piace non regalare i soldi a nessuno.
Veniamo infine a Veltroni. In verità non sappiamo se Veltroni stesse parlando di noi. La questione del conflitto di interessi di Colaninno è stata ripresa da Parisi, per motivi che noi ignoriamo ma che devono essere legati a lotte interne al PD. Probabile, quindi, che Veltroni pensasse a Parisi. Fa lo stesso, il suo intervento è troppo delizioso.
Risponde anche ad altre sollecitazioni critiche, il segretario. Ad esempio conferma la fiducia a Matteo Colaninno, ministro ombra per lo Sviluppo economico nel governo Pd, che è stato criticato per le mancate dimissioni dopo la nomina del padre a presidente di Alitalia. «Ho detto a Matteo: stai tranquillo e vai avanti».
«In un Paese in cui il conflitto di interessi è spaventoso e il presidente del Consiglio possiede mezzo Paese - sottolinea- dire che il problema è che Matteo Colaninno fa il ministro-ombra è una cosa da matti».
Traduciamo: il conflitto di interessi di Colaninno c'è ma non conta niente perché il nostro ministro-ombra non conta niente. Occupiamoci piuttosto dei conflitti di interesse delle persone che occupano le posizioni che contano, che quelli sì sono una cosa seria.
Il bello è che è tutto vero, sia lo spaventoso conflitto di interessi di Berlusconi sia l'irrilevanza del governo ombra. Strano modo di rispondere a Parisi però, che aveva usato l'inefficacia del governo ombra come una delle principali accuse alla leadership di Veltroni. Che VW sia di quelli che per far dispetto alla consorte fedifraga fanno quelle famose cose su se stessi, usando il martello ed a volte la falce?
In ogni caso, nell'improbabile caso che Veltroni stesse parlando di noi, ricordiamo che siamo perfettamente d'accordo che il conflitto d'interessi di Berlusconi è un problema spaventoso. Saremmo stati molto contenti se nel periodo in cui ha governato (tra il 1996 e il 2008 un totale di 7 anni, se contiamo giusto), il centrosinistra avesse fatto qualcosa di concreto per eliminarlo, tale problema. Tipo, assicurarsi che venisse semplicemente rispettata la legge esistente nella vicenda Rete 4/Europa 7. Così non è stato, magari al prossimo giro saremo più fortunati. Ma in ogni caso non vediamo nessuna ragione né logica né pratica per cui la continuata presenza di questo problema debba dare carta bianca al PD per ignorare i conflitti di interesse che si sviluppano in casa sua.
Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.
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Alitalia e il conflitto d'interessi: risposte a Libero Mercato, a Il Foglio e alla Marcegaglia
08 Settembre 2008, 09:18
Grandi risposte: stile ed ironia.
A proposito, non sottovaluterei Dagospia che riporta l'ultimo articolo del sole24ore http://dagospia.excite.it/esclusivo.html.
L'unico punto problematico, non per colpa vostra, è quello sulla "pubblicità" di Confindustria: come potrà essere compreso nella patria della personalità giuridica, degli enti inutili e del formalismo burocratico/amministrativo?
Una soluzione formale per rendere più evidenti gli argomenti potrebbe essere quella di esprimere in modo sintetico e chiaro gli interessi in conflitto, ad esempio
Conflitto Marcegaglia (azionisti Marcegaglia/associati Confinudistria)
conflitto Benetton (azionisti ADR /azionisti CAI)
cercare, insomma, di evitare le divagazioni retoriche e personalistiche dei giornalisti "organici". Ma a questo punto mi fermo, i professori siete voi...
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Non ho niente da aggiungere, se non che, secondo me, c'è un'altra partita che si sta giocando sul tavolo (M)Alitalia: i contratti di lavoro. Eh sì, perchè uno degli assunti di CAI è di rinegoziare (al ribasso) i contratti di lavoro, e con il fucile puntato difficilmente i sindacati potranno dire qualcosa (anche perchè sono in 9 e in disaccordo su tutto). Primo passo verso un modus operandi, per cui è bene che Marcegaglia stia lì in CAI, in modo che quando, come Presidente di Confindustria tratterà con i sindacati potrà dire: o così o Alitalia ? Non sono poche le voci in Confindustria che chiedono un drastico abbassamento dei salari (o del costo totale, quindi anche le tasse) per competere con i paesi emergenti (Cina in testa, ma personalmente ho più paura dell'India), qualcuno mi dice: vedrai Alitalia è solo il primo passo, se i sindacati parlano solo di esuberi, ma non del taglio dei salari è fatta.
A questo punto, più che conflitto di interessi con gli altri associati sarebbe solo: vai avanti tu, che poi noi ti veniamo dietro se va bene, altrimenti sono soldi che comunque rivedrai con gli interessi.
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Sull'osservazione di Oscar Giannino: controllo ex-ante = scomunica preventiva?
08 Settembre 2008, 14:02
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Re: Sull'osservazione di Oscar Giannino: controllo ex-ante = scomunica preventiva?
08 Settembre 2008, 15:26
Ottimo punto Diego. Giannino lo stimiamo anche noi, anche se magari a volte ci scappa qualche intemperanza verbale, ed nFA la legge, almeno in alcune occasioni dato che è intervenuto con commenti.
Visto che ci siamo, fammi notare un punto che almeno io non ho proprio capito. Nel parlare della vigilanza ex ante Giannino suggerisce di lasciarla ''ai marxisti di mercato, che abbondano nel nostro paese''. Non ho proprio capito chi siano costoro, chi ha in mente Giannino. La teoria del market socialism alla Oskar Lange non ha mai avuto molti seguaci in Italia; gli economisti che capivano di equilibrio generale non erano marxisti, e la stragrande maggioranza degli economisti marxisti non si interessava di equilibrio generale. Qualche market socialist c'è sempre stato, ma non mi pare proprio che si possa dire che abbondino. In ogni caso, anche se l'Italia pullullasse di market socialists di cui io non mi sono accorto, non mi risulta che questa scuola abbia mai detto assolutamente nulla su come regolare i conflitti di interessi. Però ho l'impressione che con ''marxisti di mercato'', un termine che a me risulta nuovo, Giannino si riferisse ad altro. Ripeto, non ho proprio capito di chi stesse parlando.
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Re(1): Sull'osservazione di Oscar Giannino: controllo ex-ante = scomunica preventiva?
08 Settembre 2008, 16:58
Non vorrei sbagliarmi, ma credo che un concetto di "vigilanza occhiuta ex post" sia una specie di ossimoro. Il concetto di vigilanza (stare sveglio) si applica MENTRE il fatto (il conflitto di interessi, il trattamento preferenziale, la rendita monopolistica) si sta verificando.
Non capisco, nella prospettiva di Giannino, quando il vigilante-ex-post dovrebbe smettere di dormire per -occhiutamente- svegliarsi. Non capisco neanche perché la vista del vigilante-ex-post dovrebbe essere limitata a degli ATTI e non estendersi anche a dei FATTI o a dei COMPORTAMENTI.
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Re(1): Sull'osservazione di Oscar Giannino: controllo ex-ante = scomunica preventiva?
09 Settembre 2008, 09:37
Secondo me Giannino si riferisce all'interpretazione europea dell'anti-trust (ed a sue eventuali degenerazioni nelle polemiche strumentali della sinistra italiana), cioe' il criterio di colpire (o criticare) le concentrazioni ex-ante sulla base di una valutazione del loro potenziale nocivo sul mercato, come M.Monti ha fatto bocciando la fusione GE Honeywell, mentre l'interpretazione USA "autenticamente liberista" non interverrebbe sulle concentrazioni se non dopo che queste hanno esplicato concretamente il loro potere distorsivo sul mercato, con danni che eventualmente stimolano denunce. Sulla base dell'interpretazione USA la fusione bocciata da Monti era stata approvata negli USA, ma gli USA sono pronti ad intervenire ex-post come e' successo per AT&T (con smembramento) e Microsoft (che invece ha superato l'esame).
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Re(2): Sull'osservazione di Oscar Giannino: controllo ex-ante = scomunica preventiva?
09 Settembre 2008, 10:53
mentre l'interpretazione USA "autenticamente liberista" non interverrebbe sulle concentrazioni se non dopo che queste hanno esplicato concretamente il loro potere distorsivo sul mercato,
Quando la Federal Trade Commission scrive che
reviews mergers and acquisitions, and challenges those that would likely lead to higher prices, fewer choices, or less innovation;
ci sta dicendo che il controllo lo fa prima e non dopo il merger. Negli Usa, a seconda delle amministrazioni (democratica o repubblicana) l'attività é più meno intensa, ma sui mergers orizzontali (ovvero imprese operanti sullo stesso mercato) non si scherza e le regole sono stringenti. Per fare un esempio recente - ma ce ne sono a bizzeffe - FTC ha ordinato all'acquirente di vendere degli assets prima del merger e non dopo. Io non so cosa ha in mente Giannino, certamente l'idea che negli USA i controlli si fanno solo ex-post perché quelli ex-ante li fanno solo i marxisti del mercato é una gran balla. Si fanno ex-ante e si fanno ex-post, con buona pace di artefatte e ingannevoli distinzioni fra Europa e USA.
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Re(3): Sull'osservazione di Oscar Giannino: controllo ex-ante = scomunica preventiva?
12 Settembre 2008, 15:29
Personalmente sono d'accordo sul fatto che i controlli anti-trust sulle fusioni devono essere fatti (e negli USA vengono fatti) anche ex ante. La distinzione che fa O.Giannino e' artificiosa, senza dubbio, ma come ho scritto - usando anche il condizionale - O.Giannino ha degli appigli. Rimane il fatto che l'anti-trust USA in due casi che hanno avuto trattazione sui giornali (fusione GE - Honeywell e posizione dominante di Microsoft) ha avuto la mano nettamente piu' leggera della UE. Questo non e' accaduto perche' i controlli sono stati rimandati ex post, ma e' avvenuto. Un'altra differenza tra il sistema USA e quello UE e' il fatto che gli argomenti contro le fusioni sono portati davanti ad una terza parte, un giudice, che decide. Invece nel sistema UE la stessa amministrazione che investiga la fusione, emette poi un giudizio inappellabile. Ritengo che l'approccio USA sia piu' coerente con un modello liberale della societa' mentre il modello UE risente dell'impostazione statalista, poco liberale e burocratica degli Stati europei continentali.
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Re(4): Sull'osservazione di Oscar Giannino: controllo ex-ante = scomunica preventiva?
12 Settembre 2008, 18:15
Non é così. Le parti si possono appellare al Tribunale di primo grado e, se non soddisfatte alla Corte di Giustizia e ottenere ragione. E' precisamente quello che é successo nei casi Schneider Electric-Legrand oppure Tetra Laval- Sidel, Airtours- First Choice. E meno male, visto che alcune di queste decisioni erano "fragili", se non addirittura sbagliate.Invece nel sistema UE la stessa amministrazione che investiga la fusione, emette poi un giudizio inappellabile.
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Poi ieri finalmente qualcuno nel PD si è svegliato dal letargo e ha inviato una lettera al garante per la concorrenza, segnalando il conflitto di interessi di Benetton e ricordando l'inopportunità della partecipazione di Marcegaglia.
Il conflitto di interessi é regolato da questa norma che all'art 1 comma 2 dice a chi si applica, ovvero
Quindi Benetton é fuori dal campo di applicazione della legge. E chi si sveglia e prende carta penna e calamaio di professione fa l'avvocato ed é l'esperto del PD sulla materia del conflitto di interessi. C'é da farsi cadere le braccia.Presidente del Consiglio dei ministri, i Ministri, i Vice Ministri, i sottosegretari di Stato e i commissari straordinari del Governo
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Enrico Cisnetto, abbandonata la "Miseria" del suo pezzo "Tre palle un soldo" o come ha scritto Boldrin "Tre balle per un soldo", fa alcune affermazioni "Nobili"che sono in linea con quanto sostenuto dai redattori di nFA "... Emma Mercegaglia farebbe bene a fare due chiacchiere con Jim O'Neil, ..., o con Cheng Siwei, ..., per capire come il mondo globale non si sia affatto fermato e che, dunque, i problemi italiani non derivano dalle 'turbolenze internazionali', ma solo dalle indecisioni e dalle cattive decisioni nostrane (sic!). Così se il turismo, ..., ha appena perso 12.5 milioni di pernottamenti, pari al 6% del totale, ..., è colpa della crisi mondiale (che non c'è) o delle carenze strutturali di un settore che non riesce a far sistema e non conosce la politica dell'offerta? Certamente non si faranno politiche dell'offerta seguendo quanto da lui scritto su " Il Foglio". Illuminante in proposito è la replica dei redattori di nFA "..allo statalista che scrive su Il Foglio" al punto 1. Non mi riesce di capire questa schizofrenia tra i due pezzi. Forse la risposta è contenuta nei titoli delle rubriche, di cui uno riveduto e corretto: "Tre balle per un soldo" e "Miseria & Nobiltà".
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che Oscar Giannino, direttore di Libero Mercato, ci ha risposto promettendo la pubblicazione della nostra risposta ai suoi argomenti.
Dalla direzione de Il Foglio, invece, nessuna notizia per il momento.
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Alitalia e il conflitto d'interessi: risposte a Libero Mercato, a Il Foglio e alla Marcegaglia
08 Settembre 2008, 19:57
Per risparmiare tempo, vi inoltro direttamente la mia risposta alla lettera che mi avete mandato e che pubblico domani su LiberoMercato
Carissimi amici, scrivete che Cai gode di una concessione “di fatto” e che Confindustria è un’associazione pubblica “di fatto”. Come capita a molti argomenti “di fatto” e non “di diritto”, mi pare che le vostre premesse siano fondate su un’opinione e non su un fatto. Confindustria, per limitarmi a questo, secondo il diritto italiano vigente e la giurisprudenza relativa, è un’associazione privata. E che i contratti che firma con i sindacati valgano erga omnes, per legge dello Stato, non cambia la natura delle cose. Anche a me può non piacere, ma è così. Mi fermo qui perché polemizzare e cavillare tra noi, in realtà, non mi pare molto utile. Soprattutto perché la penso come voi in generale e non piace neanche a me la “sospensione” antitrust, molto più di quanto la mia difesa della Marcegaglia vi abbia indotto a credere.
(o.g.)
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Re: Alitalia e il conflitto d'interessi: risposte a Libero Mercato, a Il Foglio e alla Marcegaglia
08 Settembre 2008, 20:34
Non per cavillare, ma il fatto che giuridicamente confindustria sia una associazione non riconosciuta e priva di personalità giuridica (questa è tecnicamente la sua natura giuridica) non toglie che sia un soggetto pubblico ed abbia rilevanza pubblica.
Per capirci, sono associazioni non riconosciute anche i partiti politici e i sindacati dei lavoratori, ma non si può certo dire che il loro agire sia equiparabile a quello della bocciofila solo perchè anche la bocciofila è una associazione non riconosciuta.
La rilevanza pubblica dei sindacati (imprenditoriali e dei lavoratori), poi, è stata riconosciuta proprio in tema di contratti collettivi di lavoro, per i quali non una legge dello stato, ma la giurisprudenza ha ritenuto che essi abbiano rilevanza erga omnes grazie alla natura peculiare dei soggetti che li sottoscrivono, i quali, pur avendo natura di soggetti di diritto privato, svolgono una funzione che ha rilevanza anche al di là della cerchia dei propri iscritti e possono diventare vincolanti anche per chi con quei sindacati nulla a che fare.
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Re: Alitalia e il conflitto d'interessi: risposte a Libero Mercato, a Il Foglio e alla Marcegaglia
08 Settembre 2008, 21:35
Il conflitto d' interesse che mi sembra più evidente per la Marcegaglia è quello tra interessi suoi in CAI e di tutti gli associati a confindustria all'efficienza del trasporto aereo, e prescinde dalla natura pubblica o privata dell'associazione.
Fossi un socio le direi: "Cara signora, l'abbiamo eletta (anche) per proteggerci da truffe del genere, non per consentirle di reclamare una fetta del bottino."
Anche perchè verosimilmente in cambio dovrà mollare qualcosa su un altro tavolo, aggiungendo danno a danno.
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Re: Alitalia e il conflitto d'interessi: risposte a Libero Mercato, a Il Foglio e alla Marcegaglia
09 Settembre 2008, 08:46
scusate se continuo a cavillare, ma una situazione di fatto e' appunto definita da un fatto, non da un'opinione. una cosa e' il diritto, un'altra i fatti, e un'altra ancora le opinioni.
e' difficile discutere se si puo' arbitrariamente attribuire ai fatti lo status di opinioni quando non coincidono col diritto.
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Alitalia e il conflitto d'interessi: risposte a Libero Mercato, a Il Foglio e alla Marcegaglia
08 Settembre 2008, 22:49
Anche perchè verosimilmente in cambio dovrà mollare qualcosa su un altro tavolo, aggiungendo danno a danno.
Ma questa è una grande operazione strategico patriottica!
Il sistema italiano è talmente perverso che alla fine sarà il governo a dover mollare (ulteriormente) qualcosa ai soliti noti per l'aiuto ricevuto con Alitalia...
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Molto interessante una frase detta da Tremonti nell'odierna audizione alla Camera :
"Rispondendo alla critiche sull'impianto della vendita che
penalizzerebbe Alitalia rispetto ai vettori europei il ministro
Tremonti ha sottolineato che «a partire dal prossimo anno la
concorrenza sará non più tra vettori aerei, ma tra vettori e treni»."
Ovvero tra Benetton e Benetton, come il ministro certamente sa...
"A pensar male si commette peccato, ma talvolta ci si azzecca". G.A.
Quindi, nessun conflitto di interessi, amici di NFA, anzi, piena convergenza di interessi !
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Molto interessante anche questa lettera spedita oggi al Corriere della Sera da un gruppo di giuristi:
Corriere della Sera
11 settembre 2008
"Il commissario e le altre offerte"
Lettera al
Nicola Rossi dice qui che la presidenza Colaninno era ipotizzata da mesi.
Se è cosi, dovrebbero aver avuto abbastanza tempo per capire se c'è un conflitto d'interessi per Colaninno.
E' sicuro che ancora non hanno espresso pareri?