Domani si svolgeranno in 24 stati le votazioni primarie per la
selezione dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti. In palio sono
circa la metà dei delegati di ciascun partito ai congressi nazionali.
Mai come quest'anno il Super-Tuesday (il giorno in cui si svolge il
maggior numero di primarie) si svolge così presto, e mai come
quest'anno l'esito delle primarie è così incerto.
Nel grafico (fonte: Wikimedia commons) in rosso sono indicati gli
stati che svolgono le primarie solo per il partito repubblicano, in blu
quelli che svolgono le primarie solo per il partito democratico, in
viola scuro quelli che svolgeranno domani le primarie per entrambi i
partiti. In viola chiaro (o rosa) sono indicate le primarie già svolte.
Collegamenti: presidenziali usa 2008 (8)
Ogni previsione sull'esito delle primarie, a questo punto, è ardita.
La designazione dei delegati avviene secondo un meccanismo piuttosto
complesso che rende difficile il lavoro degli analisti elettorali.
Alcuni stati ripartiscono i propri delegati proporzionalmente, altri in
modo maggioritario. Inoltre, un consistente numero di leaders di partito
partecipano di diritto e con potere di voto al congresso nazionale. Si
tratta di una frazione piuttosto consistente dei delegati: quasi il 20
per cento del totale dei delegati al congresso democratico, e più del
10 per cento dei delegati repubblicani. Vista l'incertezza dell'esito
nei sondaggi, non è completamente esclusa la possibilità che questi "superdelegati"
possano fare da ago della bilancia. A complicare ulteriormente le cose,
non è ancora chiaro se i delegati della Florida e del Michigan saranno
ammessi al voto: il dirigenti locali del partito hanno deciso di
anticiparie le primarie in Gennaio contro il parere della dirigenza
nazionale, che ha così escluso dal voto finale i delegati provenienti da questi stati. Interessante vedere se questa minaccia verrà mantenuta
nel caso i loro voti siano decisivi.
Cosa dicono i sondaggi?
Per quanto riguarda i democratici, Obama e Clinton stanno correndo
testa a testa in molti stati. In California per esempio, stato col
maggior numero di delegati in palio, i sondaggi forniscono indicazioni
constrastanti. I tre più recenti danno Obama vincente 45 per cento
contro 41, Clinton vincente 43 a 40 e Clinton vincente 49 a 38. Hillary
ha un leggero vantaggio fra le donne, Obama fra le minoranze, ma
soprattutto fra i giovani e gli indipendenti. Hillary punta sulla sua
esperienza; nei discorsi e nei dibattiti propone idee concrete, per
esempio un programma di riforma sanitaria che porterebbe per la prima
volta alla copertura sanitaria universale. Lo stile di Obama invece è
più da predicatore protestante, con meno sostanza e più appelli alla
speranza e al cambiamento. Ritengo i due candidati politicamente
indistinguibili, nonostante i media cerchino di esasperarne le
differenze. Nonostante il maggiore appeal mediatico di Obama (Hollywood sembra essersi spostata al suo fianco, ma il NY Times si è dichiarato per Hillary), il supporto dell'establishment del partito è diviso pressapoco a metà, ed io penso che la
ben oliata macchina elettorale della famiglia Clinton farà la
differenza: azzardo di fare l'indovino pronosticando che vincerà Hillary.
In campo repubblicano,
McCain ha un discreto vantaggio nei sondaggi su Mitt Romney e su Mike
Huckabee. Interpreto che il popolo repubblicano abbia compreso
l'ineleggibilità di un candidato di religione mormone, il primo, o di
un fondamentalista cristiano che non crede nell'evoluzionismo, il
secondo. D'altro canto, McCain è favorevole alla ricerca sulle
staminali, è contrario ad un emendamento alla costituzione che
proibisca il matrimonio fra gay (questo significa solo che McCain
vuole che siano gli stati a decidere, non che abbia una posizione
favorevole al matrimonio gay), etc... Queste posizioni da South Park republican sono poco appetibili alla destra fondamentalista del partito
che, attratta secondo il disegno strategico di Karl Rove, ha garantito
la vittoria di George W. Bush nelle scorse elezioni. Prevedo che
Super-Tuesday fornirà un consistente vantaggio a McCain sugli altri
candidati Repubblicani, ma sono anche abbastanza convinto che perderà
le presidenziali, qualsiasi sia il candidato democratico.
I mercati delle scommesse online sembrano darmi ragione: su intrade.com,
il titolo che paga 100 in caso di vittoria alle primarie di McCain viene scambiato a
87,5 (ogni titolo corrisponde a $10 ricevuti in caso di vittoria, meno
i costi di transazione). Si può interpretare questo dato come una
probabilità di vittoria dell'87,5 percento secondo le previsioni del
"mercato". Questi dati mi interessano in modo speciale perché, al
contrario dei sondaggi tradizionali, indicano l'opinione di persone che
sono disposte a giocarsi il portafoglio sulla bontà delle loro
previsioni. Come non credergli? In campo democratico, il titolo che dà
vincente Hillary viene scambiato a 60,1. Un margine più modesto, ma
solido. Per quanto riguarda la vittoria delle elezioni presidenziali, titolo che dà per vincente il candidato democratico
alle presidenziali viene scambiato ad un prezzo di 61,7. I titoli che indicano come vincitori Clinton, Obama e McCain vengono
scambiati rispettivamente a 37,9, 35, e 25,4. La somma di questi tre
numeri è 98,3, segno che il mercato dà per quasi scontata la vittoria
di uno di questi candidati.
Domani sera (mercoledì mattina
per gli italiani che ci leggono) ne sapremo di più, anche se probabilmente nessun
delegato avrà raggiunto il quorum minimo di delegati necessario ad una
vittoria certa. Nel frattempo non ci si può che rallegrare dell'evoluzione e dell'apertura dell'elettorato americano, che per la prima volta
candiderà certamente alle elezioni di novembre o una donna o una persona di colore.
Per saperne di più: questo sito oltre a contenere molte informazioni sulle elezioni, raccoglie tutti i risultati dei sondaggi stato per stato.
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L'ideologia conservatrice è (ancora) viva?
Che cos'e' l'ideologia conservatrice?
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Scrive l'autore dell'articolo
"Uso qui la parola "reazionaria" per differenziare la forza politica che ha dominato il periodo 2001-2006 dal movimento conservatore, da cui si origina ma da cui è distinta."
Questo dipende da che significato si dà alle parole. Mi riesce difficile credere che i cosiddetti neoconservatori vengano dallo stesso movimento di Barry Goldwater (che in Inghilterra potrebbe essere chiamato "liberal", ma in America era definito "conservatore"). Se alla parola si dà quest'ultimo senso - no alle tasse, no a interferenze statali, forti convinzioni morali e/o religiose - allora pochi degli attuali conservatori potrebbero definirsi tali.
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Filippo, intanto diamoci pure del tu, sempre che non ti dispiaccia. Hai ragione, volevo spiegare perché penso vincerà il candidato democratico, ma poi mi sono dimenticato di scriverlo. Credo che i repubblicani perderanno a causa degli errori di Bush sulla guerra in irak. Ormai il tema della guerra è poco dibattuto, ma resta un fattore importante. L'elettorato USA è meno immobile di quello italiano, e chi sbaglia viene elettoralmente punito. Sarà difficile per qualsiasi candidato repubblicano scrollarsi l'onta dei gravi errori commessi dall'amministrazione Bush.
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Da quello che ho capito io dall’Italia, l'unico tema sul quale i due candidati democratici si differenziano (oltre al messaggio cambio Vs esperienza) e' la riforma del sistema sanitario. So che nel vostro blog non ha molti estimatori, ma oggi Krugman prova ad analizzare le proposte dei due candidati e mi sembra un dibattito interessante.
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Un'ottima risposta? Mah... Contrastare riforme che hanno come obiettivo quello di allargare la copertura sanitaria suggerendo che ridurrebbero la qualita' dei sistemi sanitari a quella delle prigioni americane non mi sembra un argomento troppo intelligente.
Comunque non volevo scatenare un dibattito sull'intervento pubblico nella sanita', ma solo approfondire le differenze fra le proposte dei due candidati.
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Mi pare che PK deliri un po' meno del solito. Scrive delle cosa abbastanza standard per la teoria economica, ripetendo un concetto che chiamiamo di selezione avversa (adverse selection): senza l'obbligo di aderire all'assicurazione, chi e' sano aspetta ad ammalarsi per aderire, aumentando il costo per tutti. Quindi senza mandates, non e' possibile universal coverage, ed il costo per assicurato e' piu' alto.
An Obama-type plan would also face the problem of healthy people who decide to take their chances or don’t sign up until they develop medical problems, thereby raising premiums for everyone else. Mr. Obama, contradicting his earlier assertions that affordability is the only bar to coverage, is now talking about penalizing those who delay signing up — but it’s not clear how this would work.
[...]
[A paper by...] Mr. Gruber finds that a plan without mandates, broadly resembling the Obama plan, would cover 23 million of those currently uninsured, at a taxpayer cost of $102 billion per year. An otherwise identical plan with mandates would cover 45 million of the uninsured — essentially everyone — at a taxpayer cost of $124 billion. Over all, the Obama-type plan would cost $4,400 per newly insured person, the Clinton-type plan only $2,700.
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Beh non proprio miei, ma comunque...
Il problema in quello che dice Krugman e' non di selezione avversa ma di time-inconsistency. Per risolverlo, basta impedire le cure a chi non e' assicurato per scelta (per scelta ho detto, state calmi! i poveri non c'entrano).
Aggiungo, se qualcuno lo ha letto mi puo' rispondere: Gruber nelle sue simulazioni considera gli effetti di general equilibrium? immagino di no...
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Per risolverlo, basta impedire le cure a chi non e' assicurato per scelta (per scelta ho detto, state calmi! i poveri non c'entrano).
Perché, i poveri non possono decidere di non assicurarsi?
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I then turn to the question whose answer has long been assumed by policy
makers: should we care if individuals are uninsured? I review the various arguments for public policy intervention in this area, and conclude that externality-based arguments are unlikely to be significant enough to warrant major new interventions (or even the current level of intervention). Rather, arguments based on either irrationalities or redistribution are required to justify an expanded government role.
Indovinate da che paper viene questa citazione? Aiutino: e' appena uscito su NBER e l'autore si chiama Jonathan...
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senza l'obbligo di aderire all'assicurazione, chi e' sano aspetta ad ammalarsi per aderire
Non mi pare che le ditte assicuratrici accettino malati alle stesse condizioni dei sani: ad esempio, DeNiro ha avuto grane legali proprio perche' Fireman's Fund Insurance sostiene che ha retrodatato il certificato contrattuale a due giorni prima della biopsia.
Quindi senza mandates, non e' possibile universal coverage, ed il costo per assicurato e' piu' alto.
Secondo me succede semmai il contrario: non ci credo che i prezzi scendano quando a un compratore e' tolta la possibilita' di non comprare per nulla... L'alternativa, in mancanza delle condizioni che rendano possibile un libero mercato, diventa la regulation delle polizze: una situazione non molto diversa dalla fiscalizzazione dei contributi sanitari.
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Da quello che ho capito io dall’Italia, l'unico tema sul quale i due candidati democratici si differenziano (oltre al messaggio cambio Vs esperienza) e' la riforma del sistema sanitario. So che nel vostro blog non ha molti estimatori, ma oggi Krugman prova ad analizzare le proposte dei due candidati e mi sembra un dibattito interessante.
Uhm, in quell'articolo Krugman fa un'affermazione assai singolare per un Democrat:
After all, we already have programs that make health insurance free or very cheap to many low-income Americans, without requiring that they sign up. And many of those eligible fail, for whatever reason, to enroll.
E se gia' ci sono questi piani "gratuiti o molto economici", perche' si dovrebbe cambiare sistema in primo luogo?
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Alcuni mie colleghi mi hanno fatto notare che non e’ solo importante fare proposte, ma anche riuscire a farle approvare. Qui un insider democratico suggerisce che Hilary non ha un buon record, proprio sulla riforma del sistema sanitario.
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sono anche abbastanza convinto che [McCain] perderà le presidenziali, qualsiasi sia il candidato democratico.qui non andiamo d'accordo. sopratutto se il candidato democratico sara' Hillary. la signora Clinton infatti ha un'incredibile capacita' di mobilitare l'elettorato repubblicano (anche quello piu' riluttante a votare un anarchico come McCain) e pescherebbe pochissimo fra gli indipendenti. il buon vecchio Mac invece, come anche queste primarie stanno dimostrando, fra gli indipendenti pesca benissimo.
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Un dato molto interessante che emerge chiaramente dal Super Tuesday
e' che le minoranze (in particolare Ispanici e Asiatici) votano
massicciamente per Hillary Clinton. Questo e' stato particolarmente evidente in California ma sembra essere il caso anche negli altri stati.
Questa e' la prima volta che un candidato afroamericano ha serie
possibilita' di vincere la nomination. Una possibile interpretazione, e
una che secondo me ha senso, e' che le minoranze non gradiscono che
un'altra minoranza diventi troppo potente.
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ancora non e' detta l'ultima parola; anzi...Obama gia' ora potrebbe avere piu' delegati della Clinton
http://firstread.msnbc.msn.com/archive/2008/01/19/592247.aspx
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ooops, questo e' il link alla notizia che intendevo segnalare:
http://www.politico.com/news/stories/0208/8358.html
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esattamente - un pareggio
i giochi sono ancora aperti
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Aspettavo questo articolo! Sicuramente si è già detto tanto in merito, ma mi piacerebbe conoscere la sua opinione in merito ai motivi della difficoltà repubblicana, dopo aver vinto 5 elezioni nelle ultime 7. L'ideologia conservatrice è (ancora) viva?