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Tremonti, istruzioni per il disuso. In Libreria Primo capitolo online
 

Qui è FLG Il declino dell'impero romano

di alberto bisin, 24 Gennaio 2007 permalink stampa
L'OCSE produce annualmente un interessante libretto, chiamato OECD in Figures, che riassume la situazione dei paesi membri. Ecco cosa contiene la sezione "OECD in graphs" nell'edizione 2006-2007, fresca di stampa.

Pochi grafici, che pero' danno l'idea del declino; possono essere consultati, assieme alle altre figure, nel sito dell'OCSE.  

Ricordo che l'OCSE comprende 30 paesi "sviluppati", dagli Stati Uniti alla Polonia.

Il PIL pro capite dell'Italia e' leggermente inferiore alla media OCSE (28.500 contro 29.000 dollari a parita' di potere d'acquisto). Il PIL pro capite del Regno Unito (che con Craxi avevamo raggiunto a mezzo di qualche trucco contabile) e' di 32.500 dollari.

Il tasso di crescita del PIL in Italia dal 1995 al 2005 e' superiore solo a quello del Giappone (1.3 % contro 1.2%). In confronto la crescita e' stata del 7.5% in Irlanda, del 3.6% in Spagna, del 3.3% negli Stati Uniti.

Il tasso di sovra-qualificazione della popolazione (nativi e immigrati), cioe' una misura di quanto il capitale umano e' male utilizzato, e' in Italia sostanzialmente inferiore solo a Spagna e Grecia.

Il tasso di occupazione di persone tra i 55 e i 64 anni in Italia e' piu' alto solo di quelli della Turchia, Slovacchia e Polonia.

Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia e' il piu' alto nell'OCSE, ad eccezione solo di Polonia, Slovacchia e Grecia.

La spesa, privata e pubblica, in sanita' e' in Italia inferiore alla media OCSE.

Il numero di connessioni a banda larga a internet, per ogni 100 abitanti, e' in Italia inferiore alla media OCSE.

L'investimento in fondi pensione privati, in percentuale del PIL, e' tra i piu' bassi nell'OCSE (superiore solo a Sud Corea, Slovacchia, Lussemburgo, Turchia, Grecia): il 2,8% in Italia contro il 124% dell'Olanda, il 11,7% della Svizzera, il 98,9% degli Stati Uniti, il 70% del Regno Unito, il 52% dell'Irlanda (la media OCSE e' l'87,6%).

Si noti che non ho selezionato io gli indicatori riportati. Ho riassunto la posizione dell'Italia in ognuno dei grafici riportati (escludendo quelli non disaggregati per paese). Si fa fatica ad essere ottimisti.

Le storielle che si contano ai bimbi sulla ragioni per la caduta dell'impero romano, citano il declino dei valori, la corruzione, la disoccupazione, la salute pubblica e l'avvelenamento da piombo, ....

Ma cosa ci vuole a cambiare le tubature?

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9 commenti
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Rss dei commenti

  di Marcelloby, 26 Gennaio 2007, 14:49 permalink rss

Condividerei tutto quanto scritto se non fosse che da qualche tempo sono tormentato da un dubbio.

E se quello che chiamiamo "declino" sia semplicemente una deviazione, forse temporanea, forse definitiva, dal percorso di sviluppo che ci aspettavamo (in senso economico)?

Se l'economia italiana stesse puntando a un modello di sviluppo da secondo mondo, un'economia relativamente povera in cui non servono molti laureati?

Dice: ma se non punti alla crescita, nel mondo delle derivate prime, sei destinato al declino.

E infatti: terminato il percorso di aggiustamento verso il nuovo modello di sviluppo, si ricomincerebbe a crescere (tanto conta il tasso di incremento, mica i livelli).

E poi: le priorità degli italiani sembrano essere altre, come dimostrano le forze politiche emergenti e il ritorno in grande stile del Vaticano come forza in grado di influenzare le scelte politiche (nulla contro il Vaticano in sè, solo sembrerebbe che, dove la sua influenza è forte, la crescita economica è debole).

Dice: ma allora che ci fa l'Italia nell'area dell'euro? E perché cambiamo cellulare ogni 6 mesi come i dinamici cittadini britannici?

Perché ci piace sognare (e infatti siamo indebitati fino al collo).

Non so se augurarmi di sbagliarmi o no. In fin dei conti, è meglio essere la Slovenia o l'Italia, in termini dinamici?

La storia va avanti, ma anche indietro, a volte e purtroppo.

Dopo dieci anni di Forza Italia e la delusione di questo governo, sono davvero depresso.

 

 

 

 

 

 

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  di alberto bisin, 26 Gennaio 2007, 19:01 permalink rss
Mah, capisco i dubbi, ma mi pare che un modello da secondo mondo non abbia speranze senza le stesse riforme che ci darebbero uno shot al primo di mondo, prime fra tutte la flessibilita' del lavoro, basse tasse, enorme riduzione della spesa pubblica (tutta, ma quella inefficiente prima). Chi e' il secondo mondo dopo tutto? la Polonia, la Romania, l'Estonia? Mi par dura competere con questi senza "molti laureati", cioe' senza stare vicino alla frontiera tecnologica e/o senza specializzarsi in servizi un po' avanzati. Con cosa competi, col costo del lavoro? O  ci specializziamo nel turismo?   A me declino  pare.  Non  inevitabile, ma con questa tendenza... Concordo pienamente sui motivi della depressione.
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  di michele boldrin, 28 Gennaio 2007, 07:25 permalink rss

L'ipotesi pero' e' interessante. Lento declino relativo ad un tasso piu' o meno costante, ma partendo da una situazione relativamente buona e vivendo in un mondo dove il progresso tecnologico continua indipendentemente da "noi" ed e' usabile, in seconda battuta, anche da "noi". Un tale scenario potrebbe implicare un scivolamento lento e financo piacevole verso la mediocrita'. Cosa c'e' di male nella mediocrita', quando permette il buon vivere?

Voglio dire, gli standards di vita sono gia' abbastanza alti ora; grazie al calo demografico ed all'importazione di lavoro manuale a buon mercato dal terzo mondo, possono anche crescere leggermente per almeno altri 20-40 anni. Certo, il paese si africanizza o balcanizza etnico-culturalmente, ma in modo lento ed impercettibile. Se poi non cresciamo piu' e crescono gli altri paesi, forse di afro-balcani non ne arrivano cosi' tanti, e riusciamo ad integrarli. Questo permetterebbe alle parti fondamentali della cultura nazionale, e ai riti locali in particolare, di mantenersi, di non disperdesi. Alcuni antichi riti italioti hanno grande valore universale, e non solo la buona cucina. Anche il saper tagliare i tessuti, le scarpe, il saper arredare, la musica nelle piazze d'Italia ed il teatro, le varie festivita' d'origine medieval-comunale, certi paesetti e certe vedute, alcune ville sul Brenta o in Riviera, la passeggiata all'opera, l'aperitivo all'imbrunire, il caffe' in piazza leggendo Bigongiari, lo stile delle relazioni umane, il buon sesso fatto bene e perche' c'e' gusto, il vino che non segue troppo le mode di Napa Valley, l'adozione del sushi pero' con il branzino, la dominazione in sacrestia, i films di Fellini per un'estate ancora, ...

Le elites rimangono solidamente italiane in quanto eterne ed impenetrabili. Poiche' non vivono male gia' ora avranno un incentivo ad impedire lo scoloramento etnico dei centri di potere; con un po' di romeni a buon mercato vivranno, le elites ed anche la classe media, ancora meglio. Il popolo medio italiano sembra amare la mediocre vita di provincia, l'assenza di cambiamento repentino, la ripetizione del passato ed il come eravamo, la TV che fa sempre i soliti balletti, il papa la domenica che benedice, i rituali di sanremo e dei vari ponti scaglionati durante l'anno, la buona cucina, la giacca tagliata bene, l'anniversario del 1977 o del 1968 o di quando Ranieri canto' per la prima volta, il viaggio tutto-compreso nelle localita' di moda esotiche, l'adozione lenta ed un po' snob delle novita' "americane", che presto saranno "cinesi" o "indiane" o financo "spagnole". Non importa, perche' chiedere di piu'? Le classi basse? Si, alle classi basse l'emancipazione ed un po' di dinamismo servirebbe, le classi basse tendono a star basse e financo a degenerare in un sistema molto statico, e si vede. Occorre isolarle e contenerle, ma lo sappiamo fare da cent'anni almeno. Stan nei bassi e fan la camorra, le classi basse, e noi ci facciamo libri e films e documentari molto pregnanti. E lentamente evaporano, le originali classi basse, sostituite da classi basse balcan-africane, piu' malleabili e transeunti ...

I migliori, o anche semplicemente i piu' ambiziosi, continueranno ad andarsene, o perche' son schifati o perche' vogliono l'avventura a tutti i costi. Che vadano, non son tantissimi e se son contenti cosi', che ci possiamo fare? Pero' manderanno le rimesse in denaro, alcuni torneranno portando ogni tanto idee nuove e notizie di cio' che accade nelle zone nevralgiche e dinamiche dell'impero. Insegneranno a coloro che son rimasti ad adattarsi un poco al mondo esterno che e' cambiato, ci diranno come usare la nuova medicina, il nuovo sistema wireless, il nuovo gadget portatile. Alcune di tali innovazioni verranno adottate, altre verrrano maldestramente copiate (esternalita'?) con ritardo, pero' poi miglioreranno e si rimarra' 10, poi 11, poi 12, poi 13 anni indietro ... pero' se perdi un anno ogni 4 o 5, ti ci vogliono 50 anni per perderne 12, e visto che ora vivi gia' molto bene, avanzare di 38 anni degli altri ogni 50, non e' malaccio. Vivi ancor meglio, no? E non devi faticare e correre il rischio di perdere il tuo status a causa della fottuta competizione.

Si stara' indietro, e' vero, ma non tanto e non malamente. Un po' come Vittorio Veneto o San Stino di Livenza son indietro rispetto a Milano, Roma o anche solo Mestre. Lo sono, ma a una distanza quasi costante, e la gente non ci vive male, ci vivacchia nella tranquilla sicurezza che nulla cambia e che va bene cosi'. E ci si mangia ancora del gran pesce, si fan due passi al Corso, o in riva al mare, c'e' la sagra ed il carnevale. Difficile lamentarsi se non hai grandi ambizioni e se i figli mezzo lavoro lo trovano, studiano poco e poco capiscono di cio' che accade nel mondo, pero' son pasciutti nei loro riti tradizionali. La non-crescita del signor Cento e' questa cosa qui, credo. Se hai certe preferenze ed una certa cultura, non sembra una brutta cosa.

Si, hai ragione: e' la caduta dell'impero romano. Ma siamo ancora nell'anno 80 D.C., e Costantino e' molto, molto lontano ... perche' agitarsi tanto?

Non ti sembra un'ipotesi ragionevole, e solo parzialmente scandalosa? In fin dei conti, se te ne freghi della corruzione che sostiene e mantiene il non sviluppo, se della classe bassa non sei, e neanche di quella media-mediocre alla fin fine, se non devi lavorare o produrre in Italia per mantenerti, se non sei troppo tassato perche' i soldi sono all'estero e qui non guadagni quasi nulla, se i libri da leggere ce li hai gia' e pure la buona musica da ascoltare, se tuo/a figlio/a la sua strada l'ha trovata e lontano da qui, se non guardi la TV locale cosi' te ne puoi fregare delle bugie che raccontano e del fatto che continuano a vincere i "cattivi", se leggi il giornale del posto per divertissement e per sapere quando danno Il Viaggio a Reims al Comunale, mentre e' dal WSJ o dal NYTimes che giungono le notizie, se c'e' un aeroporto vicino cosicche' ogni tre mesi sali in aereo e vai a rivedere altri e cari amici dei tempi dinamici che son rimasti nei centri dell'impero ... beh, non e' un cattivo vivere dai 65/70 anni in poi. Devo ricordarmi di comprare quella casetta in Badia, decisamente. O ad Asolo, che e' piu' vicino a Venezia. Mi rimangono 15/20 anni di tempo per preparare adeguatamente il ritorno in patria ...

 

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  di ispirati, 26 Gennaio 2007, 19:07 permalink rss
declino si; impero romano ne vedo poco...
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  di alberto bisin, 26 Gennaio 2007, 19:22 permalink rss
licenza poetica...
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  di Marcelloby, 28 Gennaio 2007, 17:36 permalink rss

Il commento di Boldrin è molto, molto pertinente. Salvo con nome "declino_ma_vivo_bene.pdf".

Del resto, perché nei paesi che ci ospitano corrono così tanto?

Perché sono costretti. Qui, se non corri, il mutuo non lo paghi.

Infatti, appena fanno abbastanza soldi, si comprano la villa in Italia e ci vanno ad invecchiare.

Quindi Boldrin ha ragione.

L'ultimo dubbio rimane: siccome non c'è un pasto gratis, chi paga?

Penso al nostro debito pubblico.

Sono diviso tra due convinzioni. a) è una spada di Damocle che può decapitarci da un momento all'altro, b) non è un grosso problema, basta tenerlo sotto controllo, Berlusca ha fatto casino ma è colpa sua fino a un certo punto, è il percorso di aggiustamento che conta, stiamo tornando in carreggiata, l'Europa guarda questo.

Però l'elevato livello di debito pubblico ci rende più fragili rispetto a eventuali cataclismi, politici od economici.

La storia ci riserva sempre delle sorprese.

Quindi continuo a non essere tranquillo.

 

 

 

 

 

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  di palma, 29 Gennaio 2007, 14:57 permalink rss

Le osservazioni di M. Boldrin sono ovviamente corrette.

Altrimenti non si capisce perche' "tutti" vogliono aver la casa in R.A.P (Rhone-Alpes-Provence) o Chiantishire. "tutti" include il fanaticamente anti-France R. Perle, di fama "neo"con.

 

Posso solo confermare da vita vissuta (5 anni) che un paese in cui la crescita economica e' assai piu' impetuosa che il lento declino italico-europoide (piu' o meno meno Eire & U.K.), la vita e' orrenda. Consiglio a tutti una passeggiata non a Taipei, dove ogni tanto si vede un albero, ma a Kao-h-Hsiung.

 

 

Gli italici hanno zero volonta' di esser Spartani, si era capito.

Mi domando solo se non si potesse invece di dare esempi come la Mafia, i magistrati venduti e i professori ordinari che mettono in cattedra le amanti e gli amanti, produrrre qualche caso di nuova produzione culturale un pochino interessante. Tommaso Aquinate e Giuseppe verdi non contano.

Un solo modesto avviso ai naviganti di eta' avanzata. Mentre va benissimo far tagliar la stoffa della camicia a Borrelli a Milano e a Barba a Napoli, preghiate gli dei che vi proteggono che non vi tocchi di esser tagliati da un bisturi in un ospedale d'Italia.  

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  di giorgio topa, 29 Gennaio 2007, 16:57 permalink rss

E' molto seducente, l'acquerello dipinto da michele. E difatti credo che abbia proprio ragione, che la stragrande maggioranza degli italiani si faccia dolcemente e languidamente sedurre da quest'acquerello.

C'e' anche la storiella del pescatore napoletano (saggio e indolente) che chiacchiera col turista (americano, milanese, whatever). Il napoletano si riposa vicino alla propria barca tirata in secco sulla battigia, godendosi il sole caldo. Il *milanese-americano-indiano-cinese-vietnamita* gli chiede: "ma cosa fai, perche' stai li' senza far nulla invece di uscire con la barca, pescare tanto pesce, venderlo al mercato, fare soldi...?" Replica il napoletano "e cosa me ne farei, del pesce e dei soldi?" "Beh, potresti comprare delle nuove reti, magari una barca nuova,..." " Si', e poi?" chiede ancora il napoletano. "Potresti espandere la tua attivita', assumere degli altri pescatori, ..." "Si' ma poi?" "...magari mettere su una piccola azienda alimentare che affianchi la tua attivita' pescatoria..." "E poi?"

"E poi ti puoi riposare, con tutti quei soldi!"

"E io cosa sto facendo?" ribatte tranquillo il napoletano. 

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  di piergiuseppe fortunato, 30 Gennaio 2007, 00:48 permalink rss
sono d'accordo. anch'io ho apprezzato molto l'acquerello di Michele. proviamo a prenderlo sul serio fino in fondo pero’, almeno per un momento. che senso ha allora prendersale vivacemente con Captain Mussi, Mortazza, Baffino o chi per loro? In fin dei conti, se il madato dell'elettorato e' quello di condurci ad un declino lento e costante, mi sembra che questi signori stiano lavorando egregiamente: implementano politiche del cazzo in linea con i piu' profondi desideri dei propri elettori (almeno per quanto concerne l'Italietta nostra, Downs ci ha preso in pieno dunque...) criticare il governo, scrivere di riforma del mercato del lavoro o di liberalizzazioni diventa allora un puro divertissement intelletuale. ma se di divertissement si tratta, perche' non parlare di cose davvero divertenti, come la buona cucina, il sesso, la musica o la letteratura? Tra l'altro, sempre per seguire il discorso di Michele, e' proprio su questi temi che noi italiani dovremmo avere uno straccio di vantaggio comparato...meglio sfruttarlo, no? ed andarci a leggere cosa scrivono di produttivita' e tassi di crescita sui blog inglesi o su quelli spagnoli...

 

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