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In chiusura d'anno, inauguriamo un nuovo servizio per i lettori. Cercheremo di pubblicare ogni sabato mattina una lista di articoli e documenti interessanti avvistati durante la settimana (''cercheremo'' è un eufemismo per dire che non sempre ci riusciremo). L'articolo può anche essere utilizzato per postare durante la settimana commenti vari e sparsi, per intenderci del genere di quelli finora pubblicati su ''Una chiappa ciascuno'', oltre ovviamente a commenti e osservazioni sulle letture consigliate (tipo: ''ma perché mi hai fatto leggere questa asinata?''). Buona lettura e buon fine settimana.
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Articolo del NYTimes sui conflitti di interessi nelle banche d'affari al picco del boom azionario/immobiliare degli anni scorsi.
Articolo del Washington Post sulla performance della FED come "controllore" dell'industria finanziaria prima della crisi.
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Non mi piace spargere critiche proprio in periodo di festività, ma era meglio il vecchio format di pubblicare una notizia e dare spazio ai commenti, così non saprei da dove cominciare, e le basi di discussione sono molteplici (quello sulla Fiat e sulle diseguaglianze valgono da soli un vero post, secondo me).
Direi che va bene fare una cosa del genere, ma a questo punto disabiliterei i commenti: troppa carne al fuoco brucia l'arrosto.
P.s.
Ma come avete pescato l'articolo su Chomsky e Chavez ? E' grande!
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E' un tentativo, se funziona lo miglioriamo. Intanto, perche' non sollecitare l'uso del titolo ai commenti, che e' sempre molto utile quando usato?
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Il rapporto sulla disuguaglianza e' interessante. E' basato sull'indagine di bankitalia e sulla survey IT-SILC di istat. Conosco entrambe. Una delle cose interessanti e' che gran parte della disuguaglianza deriva dai redditi da lavoro autonomo. Conoscendo la qualita' dei dati delle due indagini in questo settore (viziati da pratiche di evasione fiscale), mi chiedo a questo punto quanto ci si possa fidare dell'intero rapporto. Non e' chiaro che fenomeni di evasione generalizzata nel settore autonomo diminuiscano o aumentino la rilevazione della disuguaglianza. Cosi', a occhio e croce, direi che la disuguaglianza e' maggiore di quanto rilevata, e che la correlazione intergenerazionale dei redditi e' sottostimata dai dati.
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Come tanti termini è usato in modo talmente ampio e per indicare cose talmente variegate che, a mio avviso, ha abbastanza perso di utilità. Un esempio viene dalla lettera di Bondi al Corriere di oggi sulla polemica relativa alla concessione di aiuti ai cinepanettoni. Metto in risalto questo pezzo:
Certo, da liberale come Galli della Loggia ritengo che sia possibile e doveroso che lo Stato o le élites si occupino anche dell’elevazione culturale della nazione, senza tuttavia imporre un gusto o una propria ideologia.
Io invece pensavo, guarda un po', che essere liberali significasse aborrire i minculpop ed essere irriducibilmente avversari dell'uso degli strumenti coercitivi dello Stato per ''occuparsi dell'elevazione culturale della nazione'', nei termini e secondo i gusti di personaggi come l'onorevole Bondi. Notare come il ministro non sappia resistere alla presa in giro, infilandoci quel ''senza tuttavia imporre...''. Già, lui decide solo chi deve prendere i soldi e apparire in televisione. Bontà sua, non metterà in galera chi non segue i suoi dettami (ma forse Cicchitto la pensa diversamente).
Segnalo anche, per la sua originalità teorica, la concezione liberale dell'on. Bondi riguardo al ruolo dei sussidi nello sviluppo dell'industria, in questo caso cinematografica:
Innanzitutto una premessa necessaria: dal Dopoguerra esiste una legge, varata da Giulio Andreotti, per la quale si riconosce automaticamente ad ogni film italiano un contributo sui biglietti staccati. Grazie a questa normativa in quegli anni, il nostro cinema è cresciuto, come fenomeno culturale, fino a diventare uno dei più acclamati al mondo, e di conseguenza è cresciuta l’industria cinematografica ad esso collegata.
Ma perché, ci si chiede, limitarsi all'industria cinematografica? Sussidiamo tutto, così verremo acclamati nel mondo!
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Tra l'altro la destra, con il Giornale e Libero, aveva fatto una meritoria campagna contro il cinema fatto da autori vicini alla sinistra foraggiato dallo stato. Adesso che sono loro al potere, foraggiano il cinema che piace a loro. Siamo veramente penosi. Consiglio di lettura...visto che questa è la sede...
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A naso preferisco la situazione in cui tutti i film prodotti in Italia ricevano contributi ad una in cui il burocrate di turno decide qual è l'opera di valore culturale meritevole di sovvenzione. Posto che il first best sia che non si diano sovvenzioni tout court.
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In tutta questa allucinante vicenda sembra l'unico a dire cose sensate nell'intervista sul Corriere di oggi. La parte migliore:
Cosa vuole da me? Il punto è che il film di Natale è lo specchio dell’Italia di oggi. Cambia come cambia il Paese, in particolare la sua borghesia. Quarant’anni fa mio padre Vittorio faceva "Pane amore e fantasia", vale a dire il "Natale a Beverly Hills" dell’epoca. Ma quarant’anni fa i politici non dicevano le parolacce al tg, gli opinionisti non urlavano, i giornali non titolavano ogni giorno sui trans.
Un paio di cose però, perché in questa vicenda veramente non si salva nessuno.
Primo, da quel che mi consta, ''Pane, amore e fantasia'' è del 1953, quindi è uscito ben più di 40 anni fa (ebbene sì, se non fossimo per natura dei pedanti irritanti non avremmo fatto i professori).
Secondo, e più importante, l'immagine che si da dell'Italia di 56 o 40 anni fa mi pare un po' troppo idealizzata. Che l'Italia degli anni '50 o '60 fosse un paradiso di libertà d'espressione e dibattito politico misurato e garbato è cosa che fa veramente ridere. A parte il fatto che era reato aprire radio e televisioni non di stato, quella era un'Italia in cui si poteva finire in galera per aver scherzato su Einaudi che metteva la qualifica di ''presidente'' sui vini prodotti nelle sue tenute. Poi, magari i trans non apparivano in prima pagina, ma il modo in cui il caso Montesi venne usato per eliminare politicamente Attilio Piccioni non ha niente da invidiare allo scandalismo feltriano dei giorni nostri.
Resta il punto su cui De Sica ha secondo me perfettamente ragione. Il cinepattone si limita a rispecchiare il paese, e in particolare la sua borghesia. Inutile rompere il termometro per curare la febbre.
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Rimane il fatto che il meccanismo ideato da Urbani (dovrebbe essere lui giusto?) non funziona visto che foraggia con soldi pubblici un film di un regista che sbanca i botteghini da 30 anni.
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ma il modo in cui il caso Montesi venne usato per eliminare politicamente Attilio Piccioni non ha niente da invidiare allo scandalismo feltriano dei giorni nostri.
Sull'argomento é ancora d'attualità quanto scrisse Enzensberger in uno dei nove saggi di questo volume. Suggerisco di leggerlo a chi non lo ha ancora fatto e solo dopo di leggere la data della prima pubblicazione. Da da pensare.
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sai dirmi qualcosa sulal sua bibliografia in inglese?
da una recensione vedo che il testo originale, "Politics and Crime" conteneva sei saggi.
Il tuo link parla di nove saggi.
Wikipedia elenca 3 testi che contengono "crime" e "politics" nel titolo:
Dreamers of the Absolute: Essays On: Politics, Crime and Culture
Raids and Reconstructions: Essays on Politics, Crime, and Culture
Politics and Crime
Sai se sono rimaneggiamenti di testi simili o lavori diversi?
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I saggi sono nove nella versione originaria che é questa. Quella che ho indicato nel commento é la versione completa tradotta. Da notare che sono interventi radiofonici letti tra il 1958-1963 e poi pubblicati l'anno seguente da Suhrkamp. In Italia furono pubblicati in una edizione ridotta dalla mitica Samonà e Savelli con l'espressivo ma fedele titolo "Politica e Gangsterismo" nel 1979. In quella edizione lessi il saggio sul caso Montesi. Il libro lo avevo smarrito ma la nuova edizione Bollati me lo ha riportato. Sulle edizioni inglesi non so, però puoi consultare questa lista dell'UNESCO.
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Il libro in questione è in vendita con uno sconto del 65% sul prezzo di copertina presso il principale rivenditore online italiano.
A meno che la copia che ho ordinato io fosse l'ultima in magazzino :-))
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Mi sembra un'ottima cosa. Se vogliamo arrivare ad una società in cui i film NON siano sovvenzionati bisogna che sia chiaro a tutti che si tratta di operazioni clientelari e non culturali. E chi meglio di Bondi puó agevlare questa presa di coscienza?
D'altra parte per essere delusi (di questo governo come di qualsiasi altra cosa) bisogna in primo luogo aver avuto delle illusioni, nevvero?
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Fonte TripAdvisor
L'Italia, caso unico in Europa, sembra essere entrata in guerra con le compagnie Low Cost.
L'Enac, l'Ente nazionale per l'aviazione civile, all'attacco sia di Ryanair ed Easyjet.
"La prima, protagonista di un lungo contenzioso legale sui diritti di volo a Ciampino, viene richiamata dall'Enac - con varie ordinanze - a accettare più severe «forme di identificazione per i passeggeri che viaggiano sulle rotte domestiche». La seconda ha ricevuto dalla Direzione Enac di Roma Fiumicino «tre sanzioni amministrative, per un totale di 110mila euro, per disservizi legati a ritardi e cancellazioni di voli da Roma Fiumicino a Lamezia Terme che si sono verificati negli ultimi giorni». La compagnia aerea, sostiene l'Enac, avrebe violato le regole a garanzia dei viaggiatori." (Corriere della Sera)
Durissima la reazione di Ryanair, che dal 23 Gennaio 2010 ha deciso di chiudere temporaneamente le rotte domestiche da /per le 10 basi italiane, Alghero, Bari, Bologna, Brindisi, Cagliari, Milano (Bergamo), Pescara, Pisa, Roma (Ciampino) e Trapani.
Dal comunicato ufficiale sul sito di Ryanair:
"Ryanair invita tutti i passeggeri a protestare sull’interferenza illegale dell’ ENAC circa la sicurezza delle operazioni di Ryanair con il Direttore Generale dell’ ENAC, Alessio Quaranta, all’indirizzo segreteria.dg@enac.gov.it
Michael O’Leary di Ryanair ha detto:
“Siamo davvero rammaricati degli inconvenienti che questo provvedimento causerà ai passeggeri italiani che viaggiano sulle rotte domestiche. Tuttavia è del tutto scorretto da parte dell’ ENAC introdurre misure che riducono la sicurezza sui voli domestici italiani rispetto alle misure di sicurezza che già utilizzate con successo su tutti i voli di Ryanair nell’Unione Europea e sui voli domestici di Ryanair in ogni altro paese dell’Unione Europea. Dal momento che questi requisiti di identificazione sono approvati da tutti i passeggeri, non c’è giustificazione per l’ENAC ad interferire nelle procedure di sicurezza di Ryanair.
“La policy di Ryanair sui documenti di identità/passaporto è stata approvata da tutti gli altri paesi dell’Unione Europea, incluso l’ ENAC, 4 anni fa. L’insistenza illegale dell’ENAC sul fatto che Ryanair dovrebbe accettare altre (e meno sicure) forme di identificazione sui voli domestici italiani, che potrebbero risultare sconosciute al nostro personale di volo e al nostro personale di handling, riduce la sicurezza in un modo che è inaccettabile per Ryanair, per il suo personale di volo e per i passeggeri.
“Ryanair è rammaricata da quest’ultimo tentativo dell’ENAC di interferire illegalmente nel modo in cui Ryanair opera sui suoi voli, o di cambiare gli accordi che intercorrono liberamente tra i passeggeri e Ryanair al momento della prenotazione. Ci appelleremo al Consiglio di Stato per queste ordinanze dell’ENAC e ci auguriamo che il Consiglio di Stato respinga questo tentativo illegale dell’ENAC di interferire nelle operazioni di Ryanair e di ridurre il livello di sicurezza di cui fruiscono tutti i passeggeri e i voli di Ryanair in Italia.”
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Indimenticabili poi le parole di Vito Riggio:
Secondo il presidente dell'Enac Vito Riggio «l'Autorità per l'aviazione civile non intende tollerare da parte di nessuna compagnia aerea cancellazioni, ritardi prolungati e negato imbarco di dipendenti imputabili al vettore». E avverte: «Erogheremo sanzioni a tutte le compagnie aeree per ogni mancato rispetto dei diritti dei passeggeri, così come prevede la normativa comunitaria».
Eh si, in Italia non si scherza con i diritti dei consumatori...chissà come hanno riso di gusto nella sede di Alitalia quando hanno letto le parole di cui sopra.
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E una menzioncina d'onore anche per il sindaco di Ciampino non la vogliamo dare?
«Quella che Michael O'Leary, a.d. della compagnia aerea irlandese, considera una minaccia - commenta il sindaco di Ciampino Walter Enrico Perandini - è per le nostre popolazioni una opportunità: nel 2009 su Ciampino ci sono stati poco meno di 10 mila movimenti aerei commerciali nazionali (29 giornalieri in media) con 900 mila passeggeri. A danno della salute dei residenti».
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scusate ma qual è la richiesta dell'ENAC esattamente?
PS: altro consiglio di lettura: BCE/UE e i problemi nelle repubbliche baltiche+grecia+spagna+irlanda
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Rispetto a Ryanair, di adeguarsi a non so quale nuova normativa italiana che impone sui voli interni di accettare tutti i tipi di documenti d'identità, comprese patenti nuove (quelle a tessera), licenze di caccia e pesca ecc. Ryanair controbatte che estendere l'insieme di documenti ammissibili rallenterebbe le procedure di imbarco dal momento che gli equipaggi non conoscono questi documenti e non li saprebbero gestire (per controllare che siano buoni o meno) e tira in ballo ragioni di sicurezza.
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Grazie Marco ma Ryanair e O'Leary sono due dei miei argomenti di lettura preferiti. Ottima segnalazione comunque, soprattutto i miti sfatati sulle low-cost e sulle "sovvenzioni" degli aeroporti (che sovvenzioni non sono, a mio modo di vedere, nonostante la sentenza contraria sul caso Charleroi).
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La risposta è qui, e non si sa se ridere o piangere...
Di certo c'è una cosa: più che al soldo del lobbista di turno, i nostri politici sembrano essere schiavi della loro mediocrità.
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Smentite le maldicenze che giravano su internet, la vicenda ha trovato comunque una soluzione con gran sollievo
di tutti gli italiani, in special modo se onorevoli...
Rispetto al gran chiasso sollevato dall'Enac sulla questione patente, dunque, niente di fatto. O quasi. Dal negoziato è emersa solo una novità. Per parlamentari e ministri italiani, la compagnia è disposta a chiudere un occhio. Ryanair accetterà le carte AT/BT, i tesserini che vengono rilasciati dal governo ai ministri e parlamentari. Questa sarà l'unica nuova forma di carta d'identità consentita a seguito dell'incontro con l'Enac.
Qui un altro articolo sulla questione. Divertente notare l' efficienza teutonica della classe politica in questi casi.
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MI sembra abbastanza evidente che l'idea di un turismo favorito dai voli low cost e da una maggior disponibilità di taxi non passa neanche lontanamente per la testa della sciura Brambilla.
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Come perché? Quando Chavez ha sventolato il libro di Chomsky in piena sessione plenaria ONU le vendite dell'autore sono schizzate alle stelle. A parte gli scherzi l'articolo di Alberola è una critica da sinistra a Chomsky e per farlo si limita a paragonare Chavez a Mao e Stalin. Purtroppo, dimenticandosi di argomentare fattivamente, il tutto si risolve in un ottimo esercizio di retorica fine a se stessa ed infatti è utilizzabile da tutto l'arco delle diverse posizioni politiche. Se invece su Chavez si vuole leggere qualcosa di più comprensibile e argomentato dal punto di vista libertario si può provare qui oppure qui. In realtà poi Chomsky scrive cose molto simili solo che, almeno durante le visite "ufficiali", preferisce riferirsi alla realtà geopolitica che vede parti del continente americano sottrarsi al subalterno ruolo di cortile di casa degli USA. E su questo aspetto, per lui positivo, che si concentra così come un altro autore, formatosi nell'estrema sinistra extraparlamentare, si concentra sulla strisciante ditattura che sicuramente arriverà.
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Oggi la notizia è arrivata su Repubblica. In fairness, il servizio di Repubblica.it fornisce anche varie notizie addizionali. Vediamo quanto ci mette il Corriere...
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Per quanto riguarda la zona più direttamente interessata, già il 16 dicembre si poteva leggere un articolo sul tema nelle pagine del quotidiano locale in lingua italiana "Alto Adige" (non parlo tedesco, quindi non posso dire alcunché in merito al "Dolomiten"). Quel quotidiano fa parte del gruppo editoriale Repubblica-Espresso e, dunque, potrebbe risultarne una certa maggior visibilità, al centro, delle notizie rilevanti per la zona in esame, sia pure con un ritardo di 12 giorni. Non mi risulta, invece, che il Corriere abbia interessi in loco: se davvero è così, non mi pare strano, in realtà, che "Repubblica" arrivi prima. Vedremo a breve.
Mi piace far notare, piuttosto, come la grande discussione qui - sono in AA- ST, al momento - verta sull'abbandono che Trenitalia sta "perpetrando" ai danni della Provincia Autonoma, in particolare per i riflessi occupazionali che ciò comporterebbe, e sul supposto "diritto" ad avere un collegamento diretto con Roma, a prescindere dal conto economico dell'attività. Siamo alle solite, insomma ..... :-)
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I cattolici protestano contro l'Oroscopo a Raidue...sarebbe solo superstizione!
Ma da quale pulpito...
Aggiunge il Direttore di Rete:
Il direttore di rete, Massimo Liofredi, pur garantendo che la trasmissione «andrà regolarmente in onda» ha sottolineato: «Sono arrivato alla direzione della rete con il palinsesto già fatto e approvato dal Consiglio di amministrazione e devo rispettarlo. In futuro prenderò in seria considerazione queste indicazioni dell'Agcom e delle altre parti intervenute. Vengo dal mondo cattolico e sono contro le superstizioni»
Meno male ci sono i cattolici a fare la guardia contro le superstizioni...
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quindi no alle superstizioni perché LUI è cattolico.
soprassedendo sull'ossimoro non resta che sbuffare.
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Caspita, Marco ...... chi l'avrebbe mai detto che sarei stato d'accordo - per una volta - con qualcuno che si dichiara orgogliosamente cattolico, e dalla sua dottrina trae spunto programmatico! Non certo per le motivazioni addotte - sia chiaro che condivido la tua ironia - ma, quando finalmente si deciderà di consegnare all'oblio oroscopi et similia, sarà sempre troppo tardi ....... :-)
Anche se, a ben pensarci, non mi pare che prime serate RAI a base di "pacchi" fortunati meritino apprezzamenti migliori, né immagino che rigorosi programmi di divulgazione scientifica prenderanno il posto di maghetti e fattucchiere ........
Va ben, contentiamoci, per ora.
P.S. In realtà, quando si parla di RAI, io credo che una sola cosa vada detta e ripetuta ad nauseam: vendetela, accidenti a voi, vendetela a pezzi ...... e aprite quel mercato che oggi è decisamente ingessato!
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Perchè mai dovrebbero venderla?
La sinistra non la vende perchè pensa di poterla usare come mezzo di propaganda, Berlusconi non la vende perchè lasciare spazio ad altri concorrenti porterebbe ad una riduzione dei suoi personali profitti ( basta vedere gli interventi governativi anti SKY che sono quasi peggio di quelli anti Ryanair ), quindi ce la dobbiamo tenere.
Letto sul vostro avversario ( in termini di audience ) Chicago Blog:
"Come riportato da Milano Finanza lo scorso 15 dicembre, molti comuni italiani (tra cui Vicenza, Bologna, Firenze, Parma, Reggio Emilia, Teramo, Rimini e sembrerebbe anche Milano) permettono il libero accesso nelle zone a traffico limitato dei centri storici, senza limitazioni e oneri economici, solo ai furgoni di Poste Italiane (inquinanti e non) mentre quelli degli operatori concorrenti, in particolare i corrieri espresso, sono assoggettati a limitazioni d’orario e al pagamento di oneri e, in taluni casi, persino a divieti assoluti di accesso."
Cosa volete di più?
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Sono certo che, almeno fino al '88, Famiglia Cristiana avesse la sua paginetta con l'Oroscopo (credo fosse l'ultima o la penultima). La cosa mi aveva sempre colpito per la sua incoerenza.
Comunque: data la rapidità di reazione da parte della nuova dirigenza Rai alle sue richieste, speriamo che la Chiesa Cattolica si esprima duramente contro il gioco dei pacchi, l'isola dei famosi, ecc...
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La cosa mi aveva sempre colpito per la sua incoerenza.
Dove sta l'incoerenza, scusa? Al limite ingenuità: davano spazio a culti concorrenti!
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Bhe, battute a parte, ho usato "incoerente" perchè il "credo" della religione cattolica non può accettare che esista un destino già scritto per l'uomo, in quanto esiste il "libero arbitrio" (sto semplificando, ma il concetto c'è :-)). Per questo non è possibile nemmeno un'opera di sincretismo come quella fatta con altri credenze "magiche" come ad esempio il candomblè o il voodo.
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In realtà non c'è una vera incompatibilità tra la fede cristiana e gli oroscopi, se per oroscopo si intende credere che la posizione degli astri alla nascita o quella attoale abbiano una qualsiasi influenza sul comportamento umano, la chiesa non nega l'esistenza di condizioni oggettive che influiscano sull'uomo, nega un determinismo assoluto, il che non è la stessa cosa.
Che tra l'influenza del clima sul comportamento (innegabile), e quella degli astri la differenza sia solo di plausibilità scientifica alla chiesa non penso importi molto.
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In effetti io parto dall'idea che l'Astrologia presupponga un "determinimo assoluto". Il destino scritto negli astri. Qualcosa come il "fato" ellenico. Non immaginavo potesse essere più "sfumata".
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Non solo, ma la chiesa denuncia astrologia ed altre pratiche come superstizioni, e le dichiara esplicitamente incompatibili con il primo comandamento.
Tenere queste posizioni e pubblicare oroscopi è oggettivamente incoerente.
Comunque ricorda sempre che per un credente la sua religione non è superstizione, lo sono solo le altre :)
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Dopo aver letto il seguente articolo di M. Wolf apparso sul FT di ieri, lo ritrovo sulla prima pagina del Sole 24Ore di oggi con una traduzione aberrante del titolo originale:
Second, we have, quite rightly, substituted public sector borrowing for private sector borrowing, on an unprecedented scale, for peacetime. This can continue for some time, but not forever, as the US and UK come to look like Italy, but without Italy’s healthier private sector finances.
Immagino che da questo il giornale abbia tratto lo spunto per il titolo...Non credo che la responsabilità sia della traduttrice.
Il tono di fondo dell'articolo è velatamente pessimista anche per il flashback iniziale verso un epoca passata (i primi decenni del '900) caratterizzata da eventi tragici in cui la "civiltà" è stata messa a dura prova, mentre il titolo originale è sostanzialmente neutro. Sul Sole 24Ore il pessimismo è evidentemente bandito: non hanno potuto cambiare il testo dell'articolo ma la presentazione che fanno dello stesso (non solo il titolo, ma anche le estrapolazioni che appaiono in seconda pagina) è fuorviante. Che vergogna!
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Una domanda da profano: ma quello che dice qui Tremonti ha senso? Più nel dettaglio:
accanto al debito pubblico si devono sommare i risparmi e i patrimoni privati. L'Italia, per esempio ha un grande debito pubblico, ma anche un grande risparmio e patrimonio privato. Sommando le due grandezze la nostra posizione è simile a quella delle altre grandi economie europee
Questo significa anche che, nel caso i conti pubblici collassassero, lo Stato potrebbe comunque contare sul mio risparmio? In che maniera questo dovrebbe confortarmi?
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Guarda, quello che dice Tremonti in quel pezzo è talmente assurdo, ignorante e bislacco che sembra un pezzo di cabaret. Non che la cosa sorprenda, ma l'uomo è veramente capace di raggiungere continuamente nuovi abissi.
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Un vostro collega avalla le tesi di Tremonti. A me questa storia che il debito privato nella sostanza sia uguale al debito pubblico continua a non quadrare. Qui comunque l'intervista completa.
Lei sostiene che il debito pubblico di un Paese non vada misurato solo in percentuale sul Pil, ma riparametrato anche in ragione del debito privato esistente nello stesso Paese. Però questa tesi sembra che non convinca il mercato, che ci giudica. E’ così?
Coerentemente con lo schema adottato per la definizione del debito del settore privato dalla Banca Centrale Spagnola e non molto diverso da quello seguito anche dalla Banca di Francia abbiamo ricostruito la serie storica del “debito aggregato” sommando al debito pubblico rilevato secondo i criteri di Maastricht il debito del settore privato non finanziario misurato come somma dei prestiti totali erogati a famiglie, enti non profit e imprese più lo stock di titoli diversi dalle azioni emessi da enti e imprese. Tra i 5 maggiori paesi Ue e gli Stati Uniti nel 1995 il debito “aggregato” più elevato in percentuale del Pil era quello dell’Italia, anche se non di molto superiore a quello di Stati Uniti e Gran Bretagna, mentre su valori più bassi si collocavano Germania e Francia.
Quindi?
Se inquadriamo i fatti in una prospettiva storica, osserviamo che nel 1995 si guardava pressoché solo al debito pubblico come cartina di tornasole per capire l’equilibrio finanziario di una nazione e a quell’epoca il “tallone d’Achille” dell’Italia era proprio il debito pubblico mentre americani e inglesi presentavano già valori molto elevati del debito microeconomico delle famiglie, ma ancora non tali da costituire una realtà macroeconomica preoccupante. E’ solo tra il 1995 e il 2007 che i debiti aggregati di Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna esplodono. Quello americano cresce soprattutto per effetto dei debiti delle famiglie, quelli inglese e spagnolo crescono soprattutto per l’effetto congiunto del boom dei debiti di famiglie e imprese. Ed è proprio dall’eccesso di debito del settore privato di questi ultimi Paesi che è nata l’attuale crisi, per questo il mercato non deve guardare solo al debito pubblico in quanto il debito privato cresciuto troppo ed in modo da mettere a rischio i sistemi bancari prima o poi deve essere in qualche modo ripagato. Tant’è che alcuni governi, a cominciare da quello americano, si stanno quasi rovinando per sostituire con debito pubblico il debito privato lasciato colpevolmente crescere in questi anni. Al riguardo è significativo che anche il Dpef 2010-2013 del governo italiano faccia riferimento al debito aggregato dell’Italia in una tabella che compara la situazione molto migliore del nostro Paese rispetto a quella degli altri maggiori Paesi Ue.
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L'intervista che tu citi non dice che debito privato e debito pubblico sono equivalenti, ma che il debito privato puo' raggiungere soglie pericolose per la stabilita' finanziaria e non va trascurato. Questo e' particolarmente grave quando il debito e' denominato in una valuta estera, per due ragioni: l'addizionale rischio sul cambio corso dai debitori (come ad esempio i numerosi titolari di mutui in paesi dell'Europa centro-orientale - l'80% in Lettonia!), e i vincoli posti alla politica monetaria del paese, in particolare l'impossibilita' di espandere la liquidita' in una valuta estera per salvare banche messe in crisi da clienti insolventi e l'effetto controproducente di una eventuale svalutazione della propria valuta.
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Bellissima iniziativa Sandro! Spero proprio troviate il tempo di mantenerla il più possibile.
PS
Auguri di un felice 2010 a tutta la redazione (sì, lo so, c'è un post apposta, ma oramai ho commentato qui)!