
noiseFromAmeriKa: the booK: Tremonti, istruzioni per il disuso
In libreria! Primo capitolo online. Ora su Kindle!
Ultime recensioni: Sui blog: Novamag.it, (2/3) TwoFacesOfDebt, (25/2). Sulla stampa: Il Giornale di Vicenza (7/3), Il Mondo (26/2), L'Espresso, (25/2). Alla radio: michele a RadioSole24ore Fondazione Pellicani (video)


Farsi del male italianizzandosi: il caso della SpagnaDurante gli ultimi tre mesi il governo spagnolo ha cominciato a dover fare i conti con gli effetti che l'inerzia ed il gioco delle tre carte stanno avendo sull'economia spagnola. Un classico caso di too little too late. L'opposizione pure tarda assai a mettersi al passo con la realtà. Un telegrafico sommario delle questioni di fondo.
Ripropongo, con aggiunte e variazioni motivate dallo spirito del momento, un articolo, scritto tempo fa per Critica Sociale, che Marco Boleo ha gentilmente estratto dai magazzini dell'inutilità, dove probabilmente apparteneva ed appartiene. Discute, amenamente come credo sia il caso, alcune popolari spiegazioni teoriche della crisi e della sua rilevanza per la cosidetta "teoria economica dominante", che "dominante" mi sembra proprio non essere più, se mai lo fosse stata. Verrà poi il colpo alla botte ...
In questo secondo post ci concentriamo su alcuni aspetti della politica economica dell'era Craxi. Ci preme in particolare ricondurre su binari minimamente seri la discussione sulla discesa dell'inflazione, un merito che viene quasi universalmente, e a nostro avviso erroneamente, attribuito a Craxi.
Il post di Sandro sull'eredità economica degli anni di Craxi ha generato un ampio dibattito. Abbiamo quindi deciso di pubblicare una sequenza di due articoli per rispondere ad alcuni dei punti sollevati e cercare di chiarire vari aspetti sia della politica economica del periodo craxiano sia del progetto politico che animò quell'esperienza. In questo primo post ci concentriamo sul quadro politico in cui Craxi si trovò ad agire, mentre l'articolo seguente è dedicato a debito pubblico e inflazione.
In sintesi, cercheremo di argomentare quanto segue. Primo, il giudizio dato nel post iniziale sulla sostanza della politica economica craxiana era assolutamente corretto. La principale eredità di Craxi fu un devastante debito pubblico. Secondo, Craxi fece le scelte che fece in modo assolutamente consapevole. L'Italia fu un'eccezione per quanto riguarda la politica di bilancio, i principali paesi europei si comportarono ben diversamente. La Banca d'Italia avvertì ripetutamente dei danni che venivano fatti. Craxi ignorò tutto questo e per cinico calcolo politico spinse il paese sull'orlo della bancarotta. Terzo, quando si guarda ai fatti di governo, e non alla retorica, il progetto politico craxiano non aveva assolutamente niente di nuovo o di positivo. Il progetto di Craxi era la conquista e il mantenimento del potere mediante l'espansione dello stato, niente altro.
Sono stati stanziati nei giorni scorsi in Sicilia 590 milioni di euro del Fondo Aree Sottoutilizzate (FAS). Guarda caso, abbiamo da ridire. Ma anche da imparare. La Comunità Europea scrive centinaia di pagine di programmazione, che vengono comunicate al Ministero per lo Sviluppo Economico. Il Ministero elabora, e fornisce altre centinaia di pagine di buone intenzioni alle Regioni. Le Regioni elaborano ancora, e formulano altri piani. Ad ogni passo, l’attenzione è al lungo periodo, alla trasformazione strutturale, allo sviluppo. Poi arrivano i soldi, e tutto finisce in piazze e giardini. Perché?
Ha destato un certo scalpore la notizia di un articolo di Richard Lynn (University of Ulster) pubblicato sulla rivista "Intelligence" (vol. 38, pp. 93-100) riportante dati sul divario, in Italia, fra il quoziente di intelligenza degli abitanti del Nord e gli abitanti del Sud. Incuriosito, ho consultato l'articolo. Come al solito arriviamo un po' in ritardo (un ringraziamento a Sergio Beraldo per la segnalazione) speriamo di compensare con la qualità dell'analisi.
Si discute molto sul finanziamento all'Università, ma con pochi dati. Questo post ricostruisce l'andamento della spesa in termini reali dal 1980 al 2009 e dimostra...
Perchè sarebbe un bene che questa volta Berlusconi pensasse ai propri interessi
Una nota di risposta al post di Paolo Buonanno e Giulio Zanella. Per fugare l'impressione che i dati possano essere arbitrari e per sollevare alcuni interrogativi sulla loro analisi.
Diamo il nostro contributo al dibattito di questi giorni su extracomunitari e crimine in Italia: qualche dato in più e un po' di domande per riflettere più seriamente sulla politica dell'immigrazione di cui il paese ha oggi bisogno.
(Con le nostre scuse a Winston Churchill per il plagio). Considerazioni riguardo ad uno studio uscito in questi giorni su nuove misure di benessere dei paesi, e riguardo all'ennesima polemica di Tremonti sul PIL.
A me i peperoni piacciono follemente, ma non li digerisco. E quando non digerisco, faccio incubi terribili. Ho sognato di nuovo il Milanese, il Ministro ed il Burocrate che parlavano di università. Questa volta il Milanese, di spalle, usava Power Point per una presentazione. L’incubo è stato peggiore del precedente, ma non preoccupatevi, questa volta c’è il lieto fine.
In questo post vorrei offrire una valutazione dell'influenza di Bettino Craxi sulla politica economica italiana. Nel dibattito che si è sviluppato intorno alla sua figura si sente spesso ripetere che, al di là dei suoi guai giudiziari, nella sua opera di statista egli ha introdotto utili innovazioni. In questo post voglio documentare che, quando guardiamo ai dati di politica economica, le innovazioni introdotte sono state estremamente dannose per il paese. Gli anni Ottanta, periodo in cui Craxi ha raggiunto l'apice della sua influenza, hanno visto un'esplosione della spesa pubblica, il cui livello non è più sceso nei due decenni successivi. Contestualmente è esplosa la pressione fiscale, guidata in modo particolare dalla crescita delle imposte dirette. Nonostante l'accresciuta tassazione, la spesa crebbe comunque assai più velocemente del gettito tributario, per cui anche il debito pubblico esplose, rischiando di mettere il paese su un sentiero di insolvenza.
Quando si guarda ai numeri pertanto l'eredità economica di Craxi appare pesantissima. Ci ha lasciato una spesa pubblica altissima, tasse altissime e un debito pubblico altissimo. L'alto debito, e la scelta della casta di non abbassare e razionalizzare la spesa pubblica, ha causato l'aumento delle tasse anche nei decenni successivi. L'alto livello di tassazione e la bassa efficienza della spesa pubblica sono probabilmente le principali ragioni del basso tasso di crescita dell'Italia.
Commenti alla mega-intervista dettata dal Ministro della Produzione nell'Italia peronista all'organo del più potente sindacato italiano.
Il passaggio della riforma del sistema sanitario statunitense, quasi sicuro ormai, ha una importanza storica fondamentale, che va apprezzata in pieno. Con questa riforma gli Stati Uniti si avvicinano irriversibilmente al modello europeo, creando un welfare state che nessun futuro Reagan potrà mai revocare.