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noiseFromAmeriKa: the booK: Tremonti, istruzioni per il disuso

In libreria! Primo capitolo online

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Passaparola Letture per il fine settimana, 6-2-2010

di sandro brusco,  6 Febbraio 2010 permalink stampa

  • Termometro Politico, un ottimo sito che offre spesso analisi quantitative della politica italiana, ha approntato una pagina ''speciale elezioni regionali'' in cui raccoglie sondaggi e stime sull'andamento delle prossime elezioni che si terranno il 28-29 marzo in tredici regioni. Ma per quanto riguarda le regionale c'è spazio anche per il buonumore; leggete l'analisi delle candidature di Michele Serra.
  • Perché gli italiani non sono libertari? (a parte lo 0,01% che legge nFA?) E' la domanda che pone Bryan Caplan su Econlog, uno dei blog economici più letti negli USA. La logica è semplice. Tra i paesi sviluppati gli italiani sono quelli con un governo tra i meno efficienti e più corrotti. Il ché dovrebbe condurli a desiderarne la riduzione. Ma non è così, anzi gli italiani non sembrano mai sazi di statalismo. Il post in realtà non spiega il paradosso, praticamente è solo un invito a riflettere, più un link a questo paper che cerca invece di rispondere. Ma l'attacco del pezzo è impagabile: ''James Buchanan often expresses admiration for Italian political thought - and, by extension, the wisdom of the Italian in the street. Why? Because they take it for granted that politics is a corrupt game, and that all the flowery talk is pure hypocrisy.''
  • Piero Longo e Giuseppe Valentino sono i nomi dei due senatori che hanno provato a far passare il disegno di legge antipentiti, che è sembrato troppo perfino per il ministro Alfano. Alessandro Gilioli sul blog piovonorane ci mette anche le fotografie. Così, giusto per ricordarsi la prossima volta che si va a votare.

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15 commenti
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Rss dei commenti

  di michele boldrin, 06 Febbraio 2010, 06:54 permalink rss

Commenti al volo:

- gli italiani che leggono nFA sono leggermente di più dello 0,01% (ossia, son più di 6000) ... insomma, c'è speranza.

- La sugosa dichiarazione di Buchanan spiega perché il vecchio reazionario con vasti complessi d'inferiorità sia ora associato alla fondazione di Tremonti Giulio ...

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  di enzo michelangeli, 06 Febbraio 2010, 08:35 permalink rss

- gli italiani che leggono nFA sono leggermente di più dello 0,01% (ossia, son più di 6000) ... insomma, c'è speranza.

Non per essere pignolo, ma lo 0,01% di 60.231.214 e' appunto 6.023...

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  di sandro brusco, 06 Febbraio 2010, 08:42 permalink rss

Si esatto. Michele sta dicendo che i lettori di nFA sono di più. Lascio al grande timoniere il compito di sfornare statistiche e numeri esatti ma Michele ha ragione, i lettori di nFA sono decisamente più di 6000. Ovviamente resta la questione se tutti quelli che ci leggono sono di tendenze libertarie (whatever that means).

Ma, onestamente, anche se fossero lo 0,1% della popolazione italiana, ossia circa 60,000 persone, sarebbe un numero che è semplicemente un blip rispetto ai milioni di persone che si abbeverano ai telegiornali tutti i giorni. Ci si può un pochino consolare con l'alta qualità media dei lettori, ma in democrazia alla fine contano i numeri.

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  di marco boninu, 06 Febbraio 2010, 09:25 permalink rss

L'articolo sul deficit di libertarismo in Italia è scritto da Caplan, di cui, guarda caso, mi è arrivato il suo ultimo libro proprio ieri.

Ps: Buchanan con Tremonti? Cioè?

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  di LucaM, 06 Febbraio 2010, 13:32 permalink rss

Ecco qui.

 

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  di fausto panunzi, 06 Febbraio 2010, 10:06 permalink rss

Interessante intervista a Romiti sul Corriere di oggi. Molto bella questa battuta sull'Alfa, una fabbrica di perdite: Circolava una battuta: 'Per quest'Alfa le facciamo il prezzo di costo' 'no, per carità, mi faccia il prezzo di vendita'.

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  di palma, 06 Febbraio 2010, 13:42 permalink rss

Vi consiglio

THE INCREMENT

(l'autore e' david Ignatius, il quale e' una delle penne migliori di Washington Post, o almeno di quel che legge il sottoscritto in the Post)

premio assoluto di critica economica

(traduco io alla svelta da p. 101:

[]....." Ebbi un professore di economia  a Cambridge. Era italiano in qualche senso. Piero non-so-che..

Un pezzo d'antiquariato, quando lo incontrai. Ha dedicato la vita a provare che la teoria del valore di Ricardo era giusta..

... Elaboro' un modello in cui il capitale e' lavoro in realta' "lavoro millesimato e datato" e' il tempo che agginge valoro al lavoro.. come il Pomerol, prendi un grappolo d'uva e praticamente non vale niente. Sprmi il grappolo e mettilo via per un po' di anni..'

 

Una delle migliori spiegazioni di Produzione di merci a mezzo di merci

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  di alessandro, 06 Febbraio 2010, 13:53 permalink rss

In realtà, Buchanan riteneva solamente che si potesse apprendere di più dal pensiero degli economisti e politologi italiani attivi a cavallo tra ottocento e novecento piuttosto che dai suoi contemporanei anglosassoni per sviluppare una vera e propria teoria dell'azione di governo. E stiamo parlando degli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso, quando stava avviando il suo programma di ricerca, quello della public choice.

Non mi risulta che abbia mai rivolto particolari apprezzamenti a "the wisdom of the Italian in the street"

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  di Renzino l'Europeo, 07 Febbraio 2010, 15:50 permalink rss

Dopo essermi smarcato dalla quota di libertari (sia che leggano o non leggano nFA), cerco di dire due parole sull'affermazione

Tra i paesi sviluppati gli italiani sono quelli con un governo tra i meno efficienti e più corrotti. Il ché dovrebbe condurli a desiderarne la riduzione. Ma non è così, anzi gli italiani non sembrano mai sazi di statalismo.

Una volta si ricorreva all'esempio "per absurdum" della persona che, avendo paura di questo e quel rischio della vita reale, doveva per forza - come conclusione "logica" - starsene a letto e non uscire neanche di casa [salvo poi le obiezioni che poteva sempre accadere un terremoto o quant'altro]. D'altra parte se non esci di casa non fai nemmeno quelle cose che si possono fare nella vita, che presenta sempre qualche rischio.

E' stupefacente che questo ragionamento rientri dalla porta principale (neanche dalla finestra!) in questi Caplan o che so io, i quali comunque dovrebbero essere persone favorevoli al "fare", all'"iniziativa". Se ci sono persone che, avendo altri valori e quindi altre idee con cui rivestire le loro proposte politiche, desiderano un grosso governo, è perché desidrano fare delle cose in un certo modo, diverso da quello in cui lo farebbe (e molto spesso non lo sarebbe neanche!) una iniziativa non-governativa. Mi pare una linea di ragionamento essenziale, che non viene manco considerata. Io devo confrontare diverse situazioni, diversi rischi, diverse esigenze, e poi integro il tutto e faccio la mia proposta politica. Invece tutto viene semplicisticamente e (lasciatemelo dire) ideologicamente ridotto da questo caplan a una "mera" alternativa secca.

Ma chi glielo spiega al Caplan che se in Italia riduci le norme, la gente se ne approfitta ancor di più (cioè producendo ancor più spazzatura sociale)? O che il "big government" italiano non riguarda affatto le istituzioni e autorità di controllo (o la valutazione della loro efficacia)? O che i 3 gradi di giudizio servono ad aumentare la possibilità che molta gente la faccia franca, in barba alle norme stesse, fatte per i "gonzi" e per i poveri cristi? E che l'affastellamento della normativa è una conseguenza di come viene combattutta la battaglia politica, senza riguardo per la "razionalità e semplicità" dell'output? E che comunque le millanta norme incomprensibile serviranno a dar da mangiare ai 230.000 avvocati o a vagonate di pubblici uffici, in primis - e quindi ci sono forti interessi a questa forma di "big government", se così può essere ancora inteso?

RR

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  di Janko, 09 Febbraio 2010, 12:05 permalink rss

Trovo questo commento di Renzino particolarmente interessante per evidenziare proprio l'apparente paradosso cui si riferisce Caplan - che, in effetti, non fà che richiamare l'attenzione su uno studio in proposito, mettendoci di suo poco più che l'individuazione dell'Italia come caso empirico manifesto.
Renzino, tu cominci con irritazione e voluta ironia:

Una volta si ricorreva all'esempio "per absurdum" della persona che, avendo paura di questo e quel rischio della vita reale, doveva per forza - come conclusione "logica" - starsene a letto

cui, battuta per battuta, si potrebbe rispondere con la vecchia osservazione che il proprio letto è un luogo pericolosissimo, tantissime persone ci muoiono.
Ma è solo la spia del fastidio, la cui causa si evidenzia dopo:

Se ci sono persone che, avendo altri valori e quindi altre idee con cui rivestire le loro proposte politiche

Bene, la fede è la fede, non si può discutere. Ma se vogliamo capire perché si fanno le scelte, anche quelle di fede, negare i paradossi non serve: ed insistere ad affidarsi a strutture la cui inefficienza allo stato attuale è ammessa da chi insiste è un paradosso, piaccia o no. Oppure rinunciamo a capire, ci affidiamo alla fede, e non discutiamo oltre.
Ma invece segue il terzo capoverso:

Ma chi glielo spiega al Caplan che se in Italia riduci le norme, la gente se ne approfitta ancor di più...

in cui dopo un inizio nella direzione di giustificare l'irritazione precedente, segue una tirata di completa quanto involontaria sottoscrizione delle tesi di Caplan, in totale contrasto logico con quanto sopra detto! Ed anche l'inizio detto è in effetti in linea con quanto è nello studio richiamato da Caplan.
Caro Renzino, grazie di avermi dimostrato che lo studio aveva centrato l'obiettivo. L'unica cosa che mi è parsa in esso un limite serio è la focalizzazione sulle situazioni europee, occidentali e di transizione, mentre una valutazione di alcuni altri contesti estremi, come quelli sudamericani, avrebbe forse potuto evidenziare circoli ugualmente viziosi, ma in modo diverso, giustificativi dei timori (come quelli di Renzino) che operano a formare l'apparente paradosso.

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  di Renzino l'Europeo, 10 Febbraio 2010, 02:04 permalink rss
Ma invece segue il terzo capoverso:
Ma chi glielo spiega al Caplan che se in Italia riduci le norme, la gente se ne approfitta ancor di più...
in cui dopo un inizio nella direzione di giustificare l'irritazione precedente, segue una tirata di completa quanto involontaria sottoscrizione delle tesi di Caplan, in totale contrasto logico con quanto sopra detto! Ed anche l'inizio detto è in effetti in linea con quanto è nello studio richiamato da Caplan.
Non penso di averti compreso. Caplan dice che "The marriage of cynicism and socialism is simply weird", nel tentativo di convincere una potenziale fetta del suo uditorio ad abbracciare la fede libertaria. Così per lui (come per molti altri di quei quartieri) le cose sono semplici, banali, riducibili a una semplice alternativa. Più ampio sarebbe il discorso, invece, sullo di studio di Aghion et al. richiamato da Caplan, ma sul quale egli afferma di non concordare...
RR

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  di alberto lusiani, 09 Febbraio 2010, 15:50 permalink rss

Ma chi glielo spiega al Caplan che se in Italia riduci le norme, la gente se ne approfitta ancor di più

Ci sono norme di natura diverse. Ci sono norme che decidono spesa pubblica o distorcono la tassazione a favore della Fiat, a favore dei giornali, addirittura norme che danno il buono vacanza purche' sia speso nelle strutture decise dal governo e dal Parlamento: queste norme sono inutili e dannose e l'Italia ne ha a tonnellate.  Ci sono poi norme utili ed essenziali come una buona normativa antitrust, una buona normativa contro i conflitti di interesse, una buona normativa contro la pubblicita' ingannevole, una buona giustizia a difesa dei consumatori, e di queste l'Italia manca drammaticamente.  Le norme cattive sono quelle che determinano spesa pubblica a favore di amici, parenti e supporter di chi e' al potere, le norme buone sono quelle che sono neutrali rispetto all'attivita' economica e creano le condizioni per un mercato trasparente, effettivo ed onesto. La stupidita' degli italiani consiste nell' amare le norme cattive del primo tipo, pur conoscendo la disonesta' dei propri politici, e non amare e/o ignorare le norme buone del secondo tipo.

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  di sandro brusco, 08 Febbraio 2010, 14:03 permalink rss

Continuando nelle letture interessante, è abbastanza notevole questo intervento del ministro Zaia, nonché candidato a governatore del Veneto, contro le centrali nucleari (ma solo nel Veneto). E' palesemente una cosa imbarazzante e veramente non capisco la logica. Voglio dire, ci fossero problemi seri per l'elezione, fosse una regione in bilico.... ma invece è ovvio che Zaia vincerà le regionali a mani basse, quindi che bisogno c'è di lanciare questi messaggi che sono, piaccia o non piaccia, dei siluri alla politica energetica del governo? Non conveniva star zitti? Mah.

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  di Janko, 09 Febbraio 2010, 12:06 permalink rss

Il governo non è un monolito, vi son almeno due elementi costitutivi, PdL e Lega. Il discorso sul nucleare è stato avviato dal PdL, non è che Zaia vuole indirettamente esprimere che la Lega se ne defila? Se fosse detto direttamente potrebbe essere rischioso per la continuazione del governo, ma così si può appunto silurare la politica energetica senza dovere buttare via tutto.

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  di sandro brusco, 09 Febbraio 2010, 13:03 permalink rss

In effetti questa interpretazione razionalizzerebbe il comportamento di Zaia. Però se la Lega non vuole il nucleare poteva dirlo dall'inizio no? In questa legislatura ha abbastanza seggi da bloccare qualunque proposta indesiderata, e siccome la cosa non tocca le vicende giudiziarie di Berlusconi non c'era nemmeno rischio di far cadere il governo. Mah, magari han cambiato idea.

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