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Markopolo La speranza senza la paura

di aldo rustichini e michele boldrin,  6 Novembre 2008 permalink stampa
Riflessioni di due scettici sulle implicazioni della vittoria di Barack Obama, 44esimo presidente degli USA.

Questo articolo e' stato pubblicato originariamente su LaVoce.info, che ce l'aveva gentilmente richiesto.

Cominciamo dalle certezze, ossia dai fatti. E dalle cose che possiamo imparare in Italia da questa elezione.

Questa è una vittoria che, seppure scontata da un mese a questa parte, era ancora in dubbio due mesi fa ed appariva impossibile l'anno scorso. Da questo punto di vista, che si provi o meno simpatia per Barack Obama, questa sua vittoria è la vittoria dell'under-dog, dello sconfitto di sempre, dell'escluso e dell'illuso rispetto agli insiders, ai saggi con i piedi di piombo, a quelli che "comunque appartengono" e che, da sempre, contano. Per questo la presidenza di Barack Obama è un fatto storico eccezionale. Ed è dovuto anche a meccanismi di competizione politica ben funzionanti, regole chiare e libera circolazione delle idee. Una vittoria del metodo democratico e di istituzioni fondamentalmente solide che resistono e vincono, alla fine, su tentazioni bonapartiste, o peroniste che dir si voglia. Crediamo sia il caso di prenderne nota, specialmente in quei paesi laddove queste cose non ci sono e, quindi, vincono sempre, e comunque, quelli che appartengono al giro buono.

Prendere nota, soprattutto, che a fronte di diffusi annunci della decadenza americana e della fine del ruolo degli USA come nazione "guida" del mondo democratico e capitalista, questo paese riesce a sparigliare il gioco di tutti. La sostanza è che gli USA sono ancora una nazione innovatrice. Gli USA hanno stupito il mondo per la loro disponibiltà ad assumersi un rischio che molti scettici avevano escluso. Potrà andar bene o male, questo lo vedremo, ma al momento il segnale di cambiamento è forte ed è quello dominante nelle piazze di questo paese, a quest'ora.

A Novembre dell’anno scorso era chiaro che un democratico avrebbe vinto, era molto meno chiaro che Obama avrebbe vinto. La vera sorpresa quindi è venuta dalle primarie. Un candidato istituzionale dei democratici c’era ed è stato sconfitto. Lezione: le primarie sono un meccanismo efficiente di selezione di un leader solo se la base elettorale dei partiti le prende sul serio e se esiste abbastanza competizione nei media tale da permettere anche all'under-dog di parlare ed essere sentito, e poi ascoltato. Questa reputazione va guadagnata, questa libertà nella circolazione delle idee va costruita. In Italia sarebbe il caso di cominciare a pensarci sul serio, invece di litigare sulle preferenze.

Le campagne future saranno finanziate in gran parte su internet, con una partecipazione attiva degli elettori. Il finanziamento pubblico dei partiti negli USA è morto e non tornerà mai più. Obama ha annientato McCain sul piano dei contributi. I repubblicani hanno visto, studiato e promettono vendetta con un piano da miliardo di dollari nell 2012. Queste sono anche le elezioni che vedono il principio della fine dei grandi mezzi di comunicazione, in primo luogo i grandi giornali. La loro popolarità è pari a quella del congresso, che è più bassa di quella di Bush. Una larga maggioranza degli elettori ha dichiarato che i grandi mezzi di comunicazione hanno favorito Obama, e bisognava essere ciechi e sordi per non accorgersene. Interi network (MSNBC in particolare) si sono trasformati in cinghie di trasmissione di un candidato. Notiamo anche l'enorme differenza da un momento storico simile: la fine della presidenza Nixon-Ford, grazie al Washington Post. Oggi Obama vince nonostante il New York Times lo appoggi, con questo smentendo anche cose che noi stessi avevamo scritto pochi mesi fa. Vale la pena rifletterci.

Obama è di origini umili, ma è stato selezionato da un sistema di grandi università di elite, come la grande maggioranze dei presidenti. Si può non essere d’accordo con il taglio ideologico di quelle università, ma quelle università insegnano e selezionano. Chi crede che un sistema elitario serva solo a garantire il mantenimento di posizioni di privilegio e, allo stesso tempo, è entusiasta del suo successo deve fare meglio i propri conti: delle due, l'una. Una forte scuola con accesso di massa è necessaria, ma un vertice fatto di istituzioni a cui solo pochi, altamente meritevoli, possono accedere è vitale per il funzionamento democratico di una nazione. Selezione sul merito, senza condizioni di favore per nessuno, ma selezione. Riflettere anche su questo, nei giorni delle occupazioni e delle misure tampone, non sarebbe una brutta idea.

Veniamo alle speculazioni.

Cosa farà Obama? Difficile dire per chiunque, visto che ha cambiato posizione su tutte le questioni essenziali. Ma una cosa è certa: Obama governerà dal centro-sinistra e non a sinistra. Lo farà in parte per necessità, perché la crisi economica è reale e rimane tale anche domani, ed anche per scelta, perché il suo oscillare su diversi punti essenziali è risultato strumentale alla costruzione del consenso che lo ha eletto oggi. Di più: lo fara’ anche per saggezza politica, non solo per necessità economica. Deve realizzare molte promesse. Ma una prima grande trasformazione è già avvenuta: nulla sarà come prima nella società civile, non solo in quella politica, americana. E gli elettori neri non sono ingenui: basta vedere come hanno accuratamente studiato il nuovo venuto prima di appoggiarlo incondizionatamente. Ancora a Gennaio, prima della Iowa caucuses, il candidato degli elettori neri era Hillary. Hanno visto che una strategia "senza brusche mosse" è una strategia vincente, e hanno imparato la lezione.

I test di come si muovera’? Molte delle cose che non costano e che si possono fare subito o quasi subito. Fra questi le nomine, quando verranno, alla Corte Suprema; l'aborto per il quale non è impossibile che (dopo tanto tempo) si arrivi ad un minimo di legislazione federale che tagli il nodo gordiano; i diritti degli omosessuali; la ricerca sulle cellule staminali; la chiusura di Guantanamo: tutte riforme che la maggioranza dei cittadini americani appoggia, e che non costerà molto intraprendere, seguendo il modello di Zapatero nella Spagna post 2004. Un Obama di sinistra realizzerebbe la Fairness Doctrine (intesa sostanzialmente a limitare il potere mediatico delle radio di destra). Noi crediamo che non lo farà. Un Obama di sinistra realizzerebbe la EFCA (Employee Free Choice Act), un provvedimento che elimina il voto segreto nelle elezioni sindacali e contro il quale persino il vecchio "comunista" McGovern si è schierato. Questo è più probabile della Fairness Doctrine, quindi è un vero test. Certo è che i democratici nel congresso hanno già votato a favore. Lo stesso per gli accordi commerciali. Un Obama di sinistra li cambierebbe molto, quello che abbiamo visto al lavoro nei mesi passati ne parlerà molto. Ma i democratici al congresso hanno gia 'votato contro i precedenti (CAFTA). Le cose che costano dovranno aspettare, anche se per dare l'impressione di un pacchetto di stimolo e per la riforma della sanità qualcosa sarà fatto. Ma non ci sono i 430 miliardi di dollari anno che il programma intero prevede. In parte dipenderà da quanto rapidamente riuscirà ad uscire dall'Iraq e dai risparmi che questo potrà fornire. Poi ci sono le tasse ed i contributi alla sicurezza sociale: li alzerà davvero, come promesso, o andrà passin passetto? Propendiamo per il passin passetto, e non solo per l'incombente recessione. Ma forse stiamo solo illudendoci di risparmiare sulle tasse dell'anno prossimo.

La grande incognita? La politica estera. Per i giovani nel mondo, la vittoria di Obama è un messaggio di innovazione e di speranza. Altri avranno la tentazione di leggerlo in un modo diverso. Ricordiamo: il 9 aprile 2003 la guerra in Iraq era popolare, con 139 morti. La stessa guerra è diventata impopolare quando i morti hanno superato soglia mille. Qualcuno potrebbe pensare che soglia mille è il prezzo massimo che oggi un presidente americano può pagare in politica estera se l’opzione militare diventa realtà. Per fare un confronto, la svolta in Vietnam avvenne nel 1968, dopo 20 mila morti. Ci potrà quindi essere la tentazione di interpretare questa elezione come un momento di debolezza. Per combattere questa tentazione, Obama dovrà avere più che la politica della speranza. Kennedy fu messo alla prova subito dopo la sua elezione, e dalle sue incertezze nacquero il muro di Berlino e la guerra del Vietnam.

Il futuro? Obama vuole lavorare per il lungo periodo: quello che ha in mente è una grande trasformazione per realizzare la quale mancano tutti i dettagli tecnici anche se è riuscito a farne intravedere ai suoi elettori l'obiettivo essenziale. Esso consiste nella riduzione dell'ineguaglianza economica, ma come raggiungerlo? Obama, come noi, non ha la ricetta magica in tasca, e lo sa, come lo sanno i suoi consiglieri. Poiché non è disposto a rischiare le sue carte con una sconfitta come quella che nel 1994 (quando i Repubblicani vinsero con "Il Contratto con l'America'') cambiò la presidenza Clinton solo due anni dopo la sua prima vittoria, sceglierà di andare molto cauto su come avviare il processo che dovrebbe portare ad una riduzione delle diseguaglianze economiche oggi esistenti. Per questo la sua vittoria è probabilmente più significativa di quanto lo sembri oggi, per quanto importante essa appaia. Se gli USA sono il paese della libertà e l’Europa quello dell’uguaglianza, gli USA oggi si sono mossi in direzione dell’Europa. L’uguaglianza come ideale politico ha un prezzo, ma quello si vede e si paga solo nel lungo periodo. La nostra speculazione finale è che Barack Obama, non potendo calcolare ancora quanto alto sia quel prezzo, procederà con cauti esperimenti invece che con la coraggiosa baldanza che ha caratterizzato la sua corsa alla presidenza. Ma l'uomo, avendoci sorpreso già un paio di volte, potrebbe farlo di nuovo.

Collegamenti con altri articoli: destra&sinistra obama presidenziali usa 2008
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Rss dei commenti

  di raf, 06 Novembre 2008, 07:20 permalink rss

La cosa più grande di queste elezioni e che mi ha sorpreso positivamente, è l'assenza dell'effetto bradley ( spero si scriva così ) . L'america ha insegnato al mondo che possono esistere una  società multirazziale con parità reale dei diritti . Questa lezione da sola penso che valga l'elezione. Per il resto non credo che cambierà molto . La spagna di Zapatero ha esaurito la spinta dovuta alle riforme economiche di Aznar e i soldi dell'europa e  adesso arranca come l'italia . Obama si trova messo peggio perchè bush non gli ha lasciato un centesimo.

Politica estera : Bush ha impegnato il nemico fuori dall'america e questo ha dato all'america 7 anni senza attentati.L'america ha molti nemici che non si fermeranno perchè la loro esistenza è legata alla guerra contro il grande satana . 

Per finire Obama ha dato una grande lezione a BS : non è necessario avere la propriertà dei mezzi di comunicazione, basta affittarli. Per la cronaca nessuno dei "democratici " italiani ha fatto riferimento a quello che ha speso obama. Ho sentito parlare di 1 miliardo e mezzo di dollari. E' vero ? si sa anche da chi li ha presi ? lo chiedo a voi perchè in Italia girano tante favole e leggende. Mi sorge un dubbio non sarà la campagna elettorale di obama che ha drenato liquidità a wall street ?

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  di alberto lusiani, 06 Novembre 2008, 09:15 permalink rss
La spagna di Zapatero ha esaurito la spinta dovuta alle riforme economiche di Aznar e i soldi dell'europa e  adesso arranca come l'italia.
Credo che questi anni saranno decisivi per confermare o smentire la superiorita' della Spagna rispetto all'Italia, la Spagna e' in crisi forse anche piu' dell'Italia per lo scoppio della sua bolla immobiliare, tuttavia a mio parere dispone di una classe politica di migliore qualita' rispetto a quella italana e confermera' la sua superiorita' sia economica che civile secondo i parametri dell'indice di sviluppo umano dell'ONU. Per avere un esempio aneddotico della superiorita' della classe politica spagnola basta confrontare il bonus che Zapatero sta dando agli immigrati perche' tornino ai loro paesi, almeno temporaneamente, con le richieste della sinistra italiana, personificata da Epifani, che chiede di modificare la legge sull'immigrazione per permettere a tutti gli immigrati presenti di rimanere anche senza impiego e agli altri ancora fuori di affluire, in un momento di evidente crisi economica.
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  di andrea moro, 06 Novembre 2008, 15:08 permalink rss
Dalle mie fonti (ce ne sono altre se vuoi ferificare) obama ha raccolto circa 640 milioni, e ne ha spesi un po' meno. Meta' ne ha raccolti attraverso "piccole" donazioni di meno di $200, usando un modello sperimentato da Howard Dean quattro anni fa, e cioe' facendo sapiente uso di internet e social networking. 
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  di raf, 07 Novembre 2008, 08:38 permalink rss
e l'altra meta ' ? .Il senso della mia domanda è : riuscirà ad essere veramente svincolato dalle lobby ?
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  di mario morino, 06 Novembre 2008, 08:28 permalink rss

Anche a me pare di aver letto cifre di questo tipo. Ma 1 dollaro all'anno a testa per scegliere bene il Presidente (ed i membri del Congresso e del Senato) mi sembrano soldi ben spesi.

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  di pinosp, 06 Novembre 2008, 09:05 permalink rss
complimenti: è la riflessione più chiara e completa che ho letto in questi giorni, nella sua essenzialità. e più obiettiva. grazie.
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  di Corrado Ruggeri, 06 Novembre 2008, 09:47 permalink rss

Aggiungo anche i miei complimenti per l'analisi. Chiara e completa come ha già detto Pinosp.

Molti commenti che si leggono sui giornali in questi giorni peccano di provincialismo (Obama come Silvio, Obama come Walter) o sono degli evidenti cut&paste tradotti anche male.

La parte dell'articolo che elogia alcune caratteristiche del sistema americano mi fa (ri)sorgere un dubbio.

Questi sistemi, applicati in Italia, potrebbero creare un "circolo virtuoso"? Oppure il loro "funzionare" è dovuto alla mentalità, alla cultura diciamolo, americana?

Intendo dire: basterebbe cambiare le regole (facciamo finta che sia facile e che la maggioranza voglia farlo) per migliorare la situazione o lo storico paraculismo* italico riuscirebbe ad "interpretarle" ed a corromperle?

In senso più ampio sono le "buone regole" che fanno un popolo "virtuoso" o è il popolo "virtuoso" che si dà delle "buone regole".... ah, se avessi studiato filosofia invece di elettronica.

Mi piacerebbe tanto sapere l'opinione al riguardo di voi che vivete nella realtà USA (e che non avete studiato elettronica :-) ).

* Gattopardismo faceva più colto ma Paraculismo fa capire meglio quello che intendo 

 

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  di michele boldrin, 06 Novembre 2008, 16:27 permalink rss

basterebbe cambiare le regole (facciamo finta che sia facile e che la maggioranza voglia farlo) per migliorare la situazione o lo storico paraculismo* italico riuscirebbe ad "interpretarle" ed a corromperle?

Me lo chiedo spesso anche io, e non sono di certo il solo a chiedermelo. La risposta non lo so, per questo mi piacerebbe fare l'esperimento. Siccome il paraculismo non si cambia per iniziativa popolare ma le regole del gioco si possono cambiare, appoggio chi prova a cambiare le seconde.

Ma sono abbastanza convinto, come sembri esserlo anche tu, che la cultura giochi un ruolo fondamentale nella "selezione dell'equilibrio" per dirla con termini non da elettronica ... anche per questo facciamo nFA, perché siamo convinti che sia anche un problema culturale. Alla fin fine, la maggioranza necessaria per cambiare le regole del gioco si trova se e solo se un numero sufficiente di persone comincia a vedere l'Italia in modo diverso, e questo richiede un cambiamento di prospettiva culturale. Non che io sia ottimista, sia chiaro ...

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  di franci, 06 Novembre 2008, 09:48 permalink rss

Domanda per gli Amerikani: Obama nel discorso ha ringraziato i volontari della campagna, che ruolo hanno avuto? Sono davvero stati tanti come si legge, e mossi solo dalla causa? Ci sono numeri, testimonianze?

Da noi i presupposti per una partecipazione attiva ci sarebbero (in questi giorni sulla scuola ad esempio si sono mosse veramente molte persone, e certo non su istigazione della opposizione che si è limitata seplicemente ad accodarsi..), peccato manchi un leader credibile ed eccellente. Sulla meritocrazia sono assolutamente d'accordo con Aldo e Michele, ai vertici debbono andare i migliori, e non sto parlando dei migliori venditori di immobili e di pubblicità televisive, ovviamente!

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  di andrea moro, 06 Novembre 2008, 15:15 permalink rss
I volontari, ovviamente, hanno un ruolo fondamentale: sono quelli che telefonano agli elettori, bussano di porta in  porta, etc... per i volontari vale quanto ho scritto sopra riguardo al funding: la campagna di Obama e' stata notevolmente diversa da quella di McCain: obama ha sfruttato al massimo le capacita' della rete di creare social networks, cosi' che volontari in California (praticamente inutili visto che la vittoria e' certa) potessero usare il sito di Obama per collegarsi  ai volontari  in Ohio per sapere a chi telefonare e cos'altro fare. Sul NYT, mi pare, c'e' stato recentemente un articolo (che non riesco a trovare) sul tema, che spiegava quanto arretrata fosse la campagna di McCain in questo ("we use e-mail", ha risposto un collaboratore di Mccain). 
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  di luigi pisano, 06 Novembre 2008, 10:48 permalink rss

 

Non riesco a ritrovare il commento (articolo?) cui faccio riferimento, per cui posto qui.

Alcuni economisti della Boston Fed si sono presi la briga di controbattere al breve paper di Chari, Christiano e Kehoe sugli (scarsi, a loro dire) effetti reali della crisi finanziaria in USA.

Il nuovo paper e' qui.

 

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  di Cristina Vezzaro, 06 Novembre 2008, 11:04 permalink rss

Più che altro c'è da sperare che a differenza di Bush coltivi meno il suo orticello e sia un po' più lungimirante nelle sue scelte politiche ed economiche, evitando ad esempio di trascinare la Fed (e con essa le altre banche centrali, anche se grazie al cielo la BCE è un po' più avveduta) in una politica dei tassi kamikaze.

Per quanto riguarda le università americane, bisogna forse ricordare che molti dei non privilegiati passano poi gli anni a ripagarsi le tasse astronomiche. Siamo sicuri che il mercato del lavoro italiano sia realmente in grado di finanziare queste spese? E perché, poi, in Europa le cose non funzionano così? Tra l'altro l'università americana non è che l'ultimo anello di una catena, quella dell'istruzione, che inizia dai costosissimi daycare per proseguire nelle (mediocri) scuole pubbliche o (migliori) scuole private per frequentare le quali occorre vivere nei posti giusti (naturalmente proibitivi). Se non è ghettizzazione questa.

Insomma, il sogno americano esiste, è vero, ma per pochissimi, perché la stragrande maggioranza rimane fuori dal giro giusto e non potrà mai entrarci. E una società in cui i divari tra ricchezza e povertà, possibilità reali e non rimane tanto alta come quella americana è una società che difficilmente potrà essere pacificata. Anche se uno dei suoi stati, la California, sarebbe il quinto paese più ricco al mondo se fosse uno stato.

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  di alberto lusiani, 06 Novembre 2008, 15:47 permalink rss
Insomma, il sogno americano esiste, è vero, ma per pochissimi,

Io credo che che il sogno americano esista per una percentuale di meritevoli nettamente superiore a quella italiana in Italia, anche se secondo il recente rapporto OCSE  "Growing inequality?" la mobilita' USA e UK appare essere inferiore alle stime che avevo derivato in precedenza.

una società in cui i divari tra ricchezza e povertà, possibilità reali e non rimane tanto alta come quella americana è una società che difficilmente potrà essere pacificata.

Secondo il medesimo rapporto appena citato, la disuguaglianza negli USA e' solo moderatamente superiore alla disuguaglianza in Italia. In cambio noi siamo anche significativamente piu' poveri degli USA in media. Alla fine dei conti, se la passano meglio i poveri USA rispetto a quelli italiani.

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  di Cristina Vezzaro, 06 Novembre 2008, 19:32 permalink rss
Non era un paragone tra Usa e Italia, era una demistificazione dei luoghi comuni più diffusi che ogni volta che sono negli Stati Uniti non posso che riconsiderare. Quanto al fatto che i poveri USA se la cavino meglio di quelli italiani, ho i miei dubbi. Immagino che i figli di questi ultimi in qualche modo abbiano accesso a una scuola dell'obbligo più che decente e che perlomeno possano essere curati decentemente in un ospedale. Quanto alla disuguaglianza, ci sono dati che vanno oltre il reddito medio, e i problemi sociali che ha l'America sono obiettivamente lontani dall'esperienza europea.
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  di andrea moro, 06 Novembre 2008, 21:15 permalink rss
Ti posso chiedere da quanto sei negli USA e dove hai vissuto? Lo chiedo perche' io sono qui da 15 anni, ho vissuto in 4 posti diversi e ho un'impressione completamente diversa. 
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  di Cristina Vezzaro, 07 Novembre 2008, 01:16 permalink rss
andrea, io non vivo negli stati uniti, ci capito regolarmente e quello di cui parlo non si basa sui dati e sugli studi che sento qui sciorinare, ma sulle mie esperienze e sugli incontri che faccio lì. peraltro, quello che forse non emerge da tutta questa discussione, è che personalmente mi trovo molto bene ogni volta che ci sono (nelle grandi città, devo dire) e che trovo che la vita lì possa essere particolarmente piacevole. in determinate condizioni. io non metto in dubbio il fatto che l'università americana funzioni bene. la mia posizione è ideologica, parlo del sistema in quanto tale, poiché sono convinta del beneficio, per una società, nel garantire liberamente l'accesso alla cultura a un più gran numero di persone possibili, e ritengo che mercificarla oltre misura sia in qualche modo indegno di una società evoluta. sicuramente le persone che partecipano a questa discussione conoscono meglio di me i dati occupazionali relativi a certi atenei piuttosto che ad altri, ma posso spingermi fino a ipotizzare che probabilmente le università private più prestigiose sono quelle da cui esce la classe dirigenziale del paese. ecco, dal mio punto di vista se a tali istituti si accede certo per meriti individuali ma anche (e soprattutto, non tanto come criterio di selezione meritocratica, ma di selezione naturale) per capacità di portafoglio, laddove vengano a mancare borse di studio o finanziamenti privati, ecco, questo per me non è corretto. il quesito da porsi è piuttosto: potrà mai esserci un sistema pubblico che sia più virtuoso di quelli che vediamo in atto da noi? tutto questo lo dico con gli occhi di chi in questo momento in italia sta vivendo una crisi profonda del sistema scolastico e si batte per garantire a tutti, indipendentemene dal quartiere in cui abitano e dal reddito familiare percepito, un pari diritto a un'ottima istruzione elementare (tanto per cominciare), che a mio parere non può che essere viatico di reale integrazione in questa nuova società che va formandosi qui da noi.
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  di pietro X, 06 Novembre 2008, 16:23 permalink rss

dei miei 10 compagni di corso americani al PhD, solo 2 hanno superato il primo anno: erano entrambi non ricchi di famiglia. uno di loro aveva ottenuto la borsa di studio, l'altro aveva ottenuto un prestito ripagabile a condizioni favorevoli. io che non ero stato ammesso con la borsa di studio, in Italia non ho trovato una banca disposta a finanziarmi (infatti il finanziamento l'ha dovuto chiedere mio padre e non è stato facile neanche quello perché non c'era immobile a garanzia...).

cara Cristina, come lo misuri questo nel tuo indice di disuguaglianza/ghettizzazione?

ci sono luci e ombre nel sistema universitario USA. personalmente penso che quando confrontato a quello europeo e italiano, stanno molto meglio loro. e al di là degli indici di Gini sul reddito,mai dimenticare che il sistema di istruzione è sempre il miglior punto di partenza.

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  di luigi pisano, 06 Novembre 2008, 16:44 permalink rss

dei miei 10 compagni di corso americani al PhD, solo 2 hanno superato il primo anno

Oddio. Posso chiederti dov'eri?
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  di Cristina Vezzaro, 06 Novembre 2008, 19:39 permalink rss

caro Pietro,

parli già di un PhD, che presuppone una laurea e un precedente accesso allo studio superiore. tu che non sei stato ammesso con una borsa di studio, sarai comunque stato sufficientemente meritevole se sei comunque stato ammesso a un PhD ed eravate solo in 10, e non ti sembra assurdo che non avendo un immobile a garanzia per poco non potessi permetterti di proseguire i tuoi studi?

luci e ombre ce ne sono ovunque, l'unica cosa che, dal mio punto di vista, è necessario sottolineare, è che il sistema americano è e rimane perlopiù un sistema elitario. quando ci sei dentro, vai alla grande. ma non è davvero aperto a tutti. non si può proprio dire che lo sia. se poi mi vuoi dire che una volta che hai fatto un phd lì non hai problemi a trovare lavoro e ti pagano bene e sei tanto felice della vita negli usa, non sai quanto ti posso capire. ma ecco, non diciamo che è di facile accesso a tutti. non lo diciamo.

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  di michele boldrin, 06 Novembre 2008, 20:04 permalink rss

il sistema americano è e rimane perlopiù un sistema elitario. quando ci sei dentro, vai alla grande. ma non è davvero aperto a tutti. non si può proprio dire che lo sia.

Scusami se mi intrometto, ma cosa vuol dire questa frase? Non è che non sono d'accordo: non capisco nemmeno cosa intendi dire!

Cioé: QUALE sistema NON sarebbe elitario, a tuo avviso? Forse che non lo è il sistema francese delle grandes ecoles? O quello italiano, se esistessero delle scuole di elite di fatto e non solo di nome o autoproclamatesi tali?

Inoltre: se il sistema dell'alta educazione deve selezionare i migliori, quelli con più cervello, più passione, più voglia di farsi il mazzo, come potrebbe NON essere elitario? Deve esserlo, per soddisfare la sua funzione sociale, altrimenti non serve a nulla. Quindi cosa c'è di male in un sistema che, da una base molto grande che comprende almeno il 90% della popolazione, seleziona i più capaci?

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  di Cristina Vezzaro, 06 Novembre 2008, 20:26 permalink rss

non scusarti per l'intromissione questo è un blog no?

non stavamo parlando di grandes écoles né di alta istruzione, stavamo parlando di accesso al sistema universitario, che a mio parere è elitario là più che altrove.

rispetto alla definizione di elitario, ti rimando al devoto-oli.

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  di sandro brusco, 06 Novembre 2008, 20:32 permalink rss
Cristina, permettimi di dissentire. Ammetto che non ho sottomano i dati, ma se parliamo di accesso di massa all'istruzione universitaria io ho l'impressione che gli Stati Uniti siano parecchio meglio dell'Italia, sia in termini di percentuale della popolazione che si istruisce sia in termini di facilità di accedere al sistema universitario per le classi meno abbienti. Io insegno in una università statale, ti assicuro che tanti dei miei studenti non sono affatto ricchi, molti di loro sono figli di immigrati. Quando ho fatto l'università in Italia il panorama era alquanto diverso. Tu su cosa basi le tue affermazioni?
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  di michele boldrin, 06 Novembre 2008, 22:06 permalink rss

Cristina: vedo che Sandro ha risposto già, ma lasciami aggiungere dei numeri (a memoria, quindi approssimati) per dare un'idea.

Negli USA la percentuale di ragazzi che completa la scuola media superiore oscilla (a seconda dei campioni) fra il 75% e l'85% del totale di persone nel gruppo di età sino ai 19. La stima più accreditata dà l'83%. Di questi circa il 68% continua a studiare, iscivendosi a qualche college. Questo vuol dire che circa il 52% dei ragazzi americani nel gruppo di eta rilevante (18, 25) va all'università. E questo succede da trent'anni a questa parte, tanto che ora ci si preoccupa del fatto che queste percentuali sono leggermente diminuite. Le percentuali italiane sono quasi metà. 

Uno sguardo all'OECD report del 2008 (pagina 32) mostra che, negli USA nel 2006, la percentuale di persone con almeno la laurea era del 40% sia nel gruppo di età [25-34] che in quello [55-64], mentre, in Italia, i medesimi gruppi di età davano, rispettivamente, valori del 19% e 9%, peggio di Messico, Cile, Ungheria ...

Infine, non ho sottomano i numeri e mi manca il tempo per cercarli quindi cito a memoria. La percentuale di studenti universitari che vanno ad un'università pubblica si aggira sull'80%. Il 20%, al più, va ad una università privata. Le pubbliche, visto quello che offrono, costano poco: dai 2000 ai 6000 dollari annui di tasse, massimo, per posti come Berkeley o UCLA. Inoltre, qui le borse di studio per i meritevoli e non abbienti (per davvero, non per i figli degli evasori fiscali) qui ci sono eccome. Nella mia costosissima università ($ 38mila all'anno solo di tasse) il 15% degli studenti viene gratis. Sono quelli con i voti meravigliosi e pochi soldi in famiglia.  

QUESTO è il sistema elitario che Aldo ed io difendiamo e che ha prodotto Obama.  

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  di alberto lusiani, 06 Novembre 2008, 22:59 permalink rss

Aggiungo che secondo il rapporto citato da Michele la frazione di giovani che si iscrivono all'univerista' e' nel 2006 55% per l'Italia e 64% per gli USA.

Approfitto per evidenziare un dato che andrebbe approfondito, come ho gia' scritto, quello di p.72, che mostra che sia per USA che per l'Italia nel 2006 si e' laureato circa il 40% dei giovani del relativo gruppo di eta'.  Sembra che l'Italia abbia raggiunto gli USA nel 2006 come numero di laureati, grazie al 3+2, tuttavia secondo Roger Abravanel questo dato sarebbe fasullo, perche' in Italia "abbiamo ancora troppo pochi laureati senza che le statistiche fasulle degli ultimi mesi evidenzino il contrario (perché non si sono accorte che, grazie al 3 più 2 ,stavano contando due volte gli stessi laureati)." Sembra che l'errore venga dal Ministero dell'Universita' e della Ricerca italiano. Qualcuno ne sa di piu'?

Riguardo alle tasse di iscrizione alle universita' statali USA (per i residenti dello Stato) anche io conoscevo numeri simili a quelli di Michele, tuttavia ho appreso poco tempo fa da un professore californiano che ritengo degno di fede fino a prova contraria che all'Universita' di California di Berkeley oggi come oggi le tasse universitarie sono 14k$ / anno per i residenti e 24k$ / anni per i non residenti in California. Il sistema USA, pur essendo significativamente piu' democratico e meno elitario (nel senso di elites chiuse che si autoperpetuano) di quello italiano, sta probabilmente evolvendo verso una maggiore diseguaglianza rispetto al passato. A titolo di aneddoto riporto anche che la stessa fonte mi ha detto piu' precisamente che sia Berkeley (statale) che Stanford (una delle migliori universita' private USA) graduano le tasse sul reddito dichiarato delle famiglie degli studenti e Stanford (privata) e' molto piu' "progressive" di Berkeley (statale) perche' offre un numero molto maggiore di borse di studio e riduzioni/ facilitazioni ai poveri meritevoli.  Per chi e' povero ma va bene a scuola - ha concluso - conviene fare i test di ammissione a Stanford rispetto a quelli di Berkeley. Ovviamente i test di Stanford, anche se costano, sono molto piu' frequentati di quelli di Berkeley.

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  di giorgio gilestro, 06 Novembre 2008, 23:33 permalink rss

Si' le tasse ultimamente sono aumentate. Inoltre sono sempre piu' alte (anche il doppio) per gli studenti che non sono residenti dello stato. Collegeboard tiene i dati aggiornati delle spese di tutti i college e dice che:

2008-09 College Prices
Keep Increases in Perspective


There's no escaping the fact that college prices are rising. According to recently released reports from the College Board, most students and their families can expect to pay, on average, from $108 to $1,398 more than last year for this year's tuition and fees, depending on the type of college.

But there is good news. There is more than $143 billion in financial aid available. And, despite all of these college price increases, a college education remains an affordable choice for most families.
Sticker Price vs. Affordability

Although some of the college price tags you hear about can be quite daunting—$35,000 or more for yearly tuition and fees—most colleges are more affordable than you might think. For example, did you know that about 56 percent of students attend four-year schools with annual tuition and fees below $9,000? After grants are taken into consideration, the net price the average undergraduate pays for a college education is significantly lower than the published tuition and fees. And remember, other forms of financial aid will further reduce the amount your family will actually pay.

Qui qualche confronto ad occhio delle maggiori universita':

http://www.usatoday.com/news/education/2004-09-08-tuition-table.htm

http://www.usatoday.com/news/education/2006-08-30-tuition-survey_x.htm

Io non so quanto costi in Italia ora. Ai miei tempi pagavo intorno ai 2000 euro all'anno. C'e' da dire che il servizio avevo in Italia non e' proprio paragonabile a quello che c'e' qui e anche che in Italia l'universita' non e' certo l'investimento economico che e' qui, soprattutto negli ultimi anni.

L'universita' negli USA costa di piu', c'e' poco da fare. Ci sno piu' aiuti e soprattutto la gente e' propensa a fare un finanziamento per studiare. In Italia una cosa del genere non credo succederebbe mai (i miei genitori ci hanno messo 58 anni a capire che un mutuo sulla casa non e' una disgrazia ma una opportunita').

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  di andrea moro, 06 Novembre 2008, 23:43 permalink rss

Questa dei 14K mi puzzava ed infatti ho ragione io e torto il tuo amico: dal sito di Berkeley le tasse per i residenti sono meno di $9000.  E' inoltre importante far notare che Berkeley, pur essendo pubblica, e' una universita' di Elite esattamente come Stanford, Harvard, etc.., e per quello che offre costa notevolmente meno sia per i residenti che per i non residenti (ormai le tuition nelle top universita' private superano i $37K).

Per i bravi ma non eccellenti studenti californiani esistono UC Santa Barbara ($3800/anno per residenti), e molte altre, e per i meno bravi tutta una serie di community colleges che li preparano ad un lavoro costando ancora meno.

Questa la schedule per semestre a Berkeley

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2008-2009 FEE SCHEDULE
(note: fees are per semester)
Undergraduates
  Residents Nonresidents
University Registration Fee 432.00 432.00
Educational Fee 3,131.00 3,424.50
Berkeley Campus Fee 207.75 207.75
Class Pass Fee - Transit 57.00 57.00
Health Insurance Fee 638.00 638.00