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Qui è FLG La questione morale: Berlusconi, Del Turco, e gli italiani

di michele boldrin, 14 Luglio 2008 stampa
La deriva peronista è inarrestabile, oltre che palese, perché approvata sia dal popolo che dalle elites socio-economiche. Quest’ultime credono, per l’ennesima volta, di poter continuare a dedicarsi ai propri affari delegando a qualcun altro il lavoro di gestire il paese e le sue irrisolte contraddizioni. Sporco lavoro, quest'ultimo, compensato, ora come nel passato, da uno scambio suicida: l'esenzione dei professionisti della politica dal dovere di rispettare le leggi che essi stessi hanno approvato. Da questo "scambio impuro" non potrà mai venire la rinascita che tutti, a parole, agognano.

L’autocrata che governa l’Italia sta, ancora una volta, generando enormi costi pubblici per proteggere i propri interessi privati. Gli esempi vanno ben aldilà della progressiva macerazione del sistema giudiziario: bastino, in ciò che va del 2008, il caso Alitalia e la conferma “telefonica” della collusione RAI-Mediaset. Il Bel Paese sta diventando sempre di più un’anomalia, ma l’opinione pubblica “che conta” non sembra farci caso, tantomeno preoccuparsene. A leggere i giornali e ad ascoltare televisione e radio si ha l’impressione che il responsabile della deriva nazionale sia un tal Antonio Di Pietro ...

Consapevole che, in Italia, i fatti raramente scalfiggono le opinioni politiche ricordo, fra i cento possibili, due fatti recentissimi. L’amministrazione Bush ha ritenuto appropriato presentare alla stampa il signor BS con una biografia che iniziava così:

Il premier italiano è stato uno dei piu’ controversi leaders nella storia di un paese conosciuto per corruzione governativa e vizio. [...]

Che Bush abbia poi “smentito”, nulla toglie al fatto che dei funzionari di una amministrazione di destra ritengano del tutto consona una tale descrizione di BS, e dell’Italia.

Israele è un paese che la destra italiana ammira ed erge ad esempio. In questi giorni Olmert è perseguito giudizialmente per fatti che, se provati, porterebbero alle sue dimissioni. I crimini consistono nell’aver richiesto, ed ottenuto, molteplici rimborsi per le stesse spese di viaggio. Trattasi di storie vecchie (precedenti al 30 giugno 2002 ...) ed il danno provocato allo stato è risibile. Nondimeno, l’inchiesta procede e nessuno si scompone: niente lodi Alfano, in Israele. Per gli ideologicamente tarati, una nota: non sostengo che Israele, o l’amministrazione Bush, siano modelli di moralita’. Israele e’ un paese dove i politici sono, relativamente, corrotti e di GWB penso tutto il male possibile: ho scelto questi due esempi esattamente per queste ragioni.

Stabilito quindi che l’agire di BS e del suo governo ci pongono oramai al livello del Venezuela, cerchiamo di capire perche’ le elites italiane considerino invece Di Pietro la fonte di tutti i mali.

La maggioranza degli elettori ha votato BS ben consapevole della sua pessima moralita’ pubblica e privata. Egli lo ricorda frequentemente: uno sparuto numero di giudici, motivati ideologicamente, intende sovvertire il voto popolare attraverso la persecuzione giudiziaria. Astutamente, egli difende sempre qualsiasi politico accusato di qualsiasi cosa: ha appena dichiarato che Del Turco non e’ colpevole di nulla, lui lo sa. Il Teorema BS e’ semplice: gli eletti dal popolo sono al di sopra delle leggi ed immuni dall’azione giudiziaria. Messa cosi’ sembra un’antinomia classica: contano di piu’ le leggi o la volonta’ del popolo? Il Pericle di Tucidide contro quello di Senofonte: niente male per un paese che si pasce di liceo classico.

La scelta e’ banale anche se, in questa triste repubblica, il Pericle di Tucidide siede incomodo sulle spalle di Antonio di Pietro, Sabina Guzzanti e Beppe Grillo. So d’essere in sparuta compagnia - non cosi’ sparuta: nonostante la gogna mediatica, ci informa Mannheimer, il 30% degli italiani sembra essere “tucidideo” - ma fa niente: non son preoccupato per me, ho spalle larghe e pelle dura, ma per voi italiani che qui, dove vengo talora in vacanza, vivete. E per quelli fra i vostri figli, che intendono viverci.

Dicono le persone non prone a facili moralismi che l'ennesima ondata di provvedimenti va trattata con una sana dose di cinquecentesco realismo fiorentino. Trattasi, argomentano, d'un costo relativamente piccolo (esentare un singolo individuo dal rispetto delle leggi) a fronte dei molteplici benefici che ne derivano: un governo che governa e’ meglio di niente in tempi ‘si’ grami. Questo leggiamo non tanto, e non solo, sul Giornale o su Libero – intenti a vendere l’idea che, essendo il tutto una privata questione di “gnocca” ed essendo noi “uomini italici”, non ci si dovrebbe scomporre. Trattasi, ci spiegano, di persecuzione porno-politica: fossero pure veritiere le illazioni della figlia del loro editorialista, che male c’e’ se un vero maschio premia generosamente le sue pollastrelle? – ma sul Corriere, sulla Repubblica, sulla Stampa ... lo dice financo Pansa sull’Espresso. Insomma, le “elites moderate” ritengono poco saggio chiedere a BS (oggi, a Del Turco domani) ragione delle proprie azioni: chiudere la stagone giustizialista, svelenire la vita politica e guardare avanti, questa la consegna.

Ho visto frotte d’editorialisti spiegare che il lodo Alfano e’ il male minore: il paese ha bisogno di stabilita’, non di moralismi inutili. Logica ineccepibile, dovrebbero applicarla piu’ spesso: per svelenire il clima in Campania o in Sicilia - infestato dall’odio fra camorristi, mafiosi e loro complici, da un lato, e le loro vittime, dall’altro - basterebbe depenalizzare due dozzine di reati ed ecco ristabilita l’armonia sociale, la stabilita’ politica e l’ordine costituzionale. Alla faccia di inutili moralisti come Falcone o Borsellino.

Mi son annotato alcune perle: Vittorio Grevi, sul Corriere del 10 Luglio, Giovanni Valentini sulla Repubblica del 12 Luglio, Massimo Franco, sempre sul Corriere, in varie occasioni ... sino al piu’ imbarazzante: EgdL, sul Corriere del 13 Luglio. Quest’ultimo - per la sua alterazione sfacciata sia dei fatti che della logica - meriterebbe attenzioni particolari. Graziaddio che, sul Corriere del 12 Luglio, Piero Ostellino, liberale milanese d’altri tempi, scrive finalmente la verita’:

Se cosi’ fosse, chi e’ stato concusso e’ il governo, non le fanciulle in questione. Ogni ragazza sa bene di “essere seduta sulla propria fortuna”. E di poterne disporre come crede. A certi moralisti preferisco una ragazza che dice biblicamente: “Cio’ che do, mi sara’ sempre restituito.”

D’altri tempi, appunto.

Gli editorialisti della grande stampa scrivono cio’ che i proprietari della medesima vogliono sentir raccontare, nulla di nuovo sotto il sole del Mediterraneo. Trattasi di uno scambio: l’immunita’ per BS verra’ compensata dal suo governare. A me sembra plateale che le politiche economico-sociali messe in attuazione sino ad ora avvicineranno ulteriormente l’Italia all'Argentina. In Confindustria ed in altri luoghi sembrano pensare altrimenti - e forse alcuni fra loro non errano, pro domo loro. Dibatteremo tali illusioni quando avranno finito d’evaporare: in autunno, nel mezzo della peggiore fra le recessioni europee. Assumiamo, per il momento, che i provvedimenti non giudiziari del BS-III siano tutti ciò che non sono, ossia benéfici per il paese.

Nonostante questo, il Pericle di Tucidide conta di piu’. Perche’? Sarebbe facile rispondere: “perche’ sono un liberale”, lanciandomi in una disquisizione sull’importanza dei principi costi quel che costi. Tutte cose che, vorrebbe uno credere, le elites italiane intendono. Giusto? Sbagliato: nelle elites italiane gli argomenti si valutano solo in base alla loro convenienza pratica momentanea.

Consideriamo quindi un argomento pratico. La “questione morale” rimane, in Italia, la questione centrale: solo dalla sua risoluzione puo’ venire un duraturo rinascimento economico e sociale. Alla radice dei comportamenti di BS&Co, nonche’ delle giustificazioni adotte per i medesimi, siede una sub-cultura medievale nemica dello sviluppo. Tale cultura non e’ propria solo di BS&Co, essa e’ diffusa fra il popolo (da cui la popolarita’ di BS) ed e’ comune a larga parte delle elites del paese. E’ condivisa, in particolare, anche dal gruppo dirigente della parte avversa. Tale cultura ha nello statalismo una colonna e nell’uso dello stato a fini particolari l’altra, gli archi che le uniscono essendo il “clanismo” amorale e l’etica dell’arrangiarsi, di cui andiamo orrendamente fieri.

Lo stato, nella concretezza fisica dei suoi possedimenti e poteri, e’ lo strumento per la realizzazione dei nostri interessi, per l’arrichimento del nostro gruppo, e per nient’altro. Lo stato non serve per fornire beni pubblici, ne’ si regge su di un contratto fra parti diverse che delegano ad agenti temporanei alcune funzioni collettivamente utili. Il governante non e’ un agente che deve rispondere al cittadino-principale, ma un “principe” nel senso tardo medievale del termine: un Medici, un Visconti, uno Sforza o, se volete avvicinarvi nel tempo, un Luigi Bonaparte. A sinistra lo chiamano “il primato della politica”: lo stato si occupa perche’ “ci” appartiene. Esso serve a noi; esattamente come le pollastrelle.

Dettaglio fastidioso: la roulette delle elezioni manda talvolta al potere gli altri. In Italia non succede frequentemente. Dal 1946 al 1994 son sempre andati al potere gli stessi, la qual cosa ha plasmato ancor piu’ - non ve n’era molto bisogno visti gli 86 anni anteriori - la concezione che dello stato hanno le classi dirigenti italiane. Solo negli anni piu’ recenti abbiamo visto una debole alternanza la quale, presentando dei rischi, ha richiesto un’assicurazione reciproca. Ecco, allora, che la sinistra (totalmente coeva a tale concezione della relazione fra stato e societa’, anche se per ragioni ideologiche che sono parzialmente altre) smette di far scudo a Mani Pulite quando le proprie mani si rivelano sporche ed in sette anni di governo non approva nessuna legislazione sul conflitto d’interesse. Il lodo Alfano, invece, si approva in un mese. Ecco che entrambe le bande proteggono il bordello di casta chiamato RAI e si strappano le vesti quando le intercettazioni rivelano i loro piani “industriali” (UNIPOL o Telecom che fossero), la loro passione per la gnocca di stato o la collusione RAI-Mediaset. Ecco che il principe di Napoli firma leggi medievali invitando all’unita’ nazionale mentre BS scorda le colpe di Bassolino&Co nel disastro dei rifiuti campani facendo appello, pure lui, alla solidarieta’ nazionale (i volontari della spazzatura sono poi arrivati a Napoli?). Ecco che Banca Intesa accondiscende finalmente alla richiesta di BS e prova a comprarsi Alitalia, sicura del fatto che sara’ il contribuente a farsi carico degli esuberanti fra i nullafacenti che, mentre scrivo, fan finta di servirmi un’orrenda cena. Ecco che l’ordinamento giudiziario non si riforma, come non si riforma quello elettorale, ne’ si riducono le abnormi dimensioni e gli sprechi faraonici dell’apparato pubblico: la persistenza dello status quo, e del controllo delle risorse che esso garantisce, assicura entrambe le parti che vi e’ comunque un pezzo di stato da occupare a fini privati. Ecco che D’Alema invita gentilmente BS a farsi processare (surreale: immaginate Schroeder che rivolge la medesima richiesta a Koll) e che BS contraccambia dichiarando Del Turco vittima d’un teorema giudiziario, mentre un’editorialista di Repubblica invita la ex ragazza-calendario a richiedere un giuri’ d’onore per difendere il suo diritto a “vivere liberamente la propria sessualita’” ... Un dare ed un avere sottile, mai dichiarato, omertoso, danzato a ritmi e secondo codici che solo chi ha frequentato i salotti della casta sa intendere.

Diranno i saggi: e allora? Occorre pensare alle cose importanti, non alla passione nazionale per la gnocca a pagamento o ai soldi che BS fa controllando sia RAI che Mediaset. Il monopolio, mi son sentito spiegare la settimana scorsa in simultanea da un politico PdL in erba e da un membro dell’elite liberale del PD, e’ spesso efficiente. E la gnocca, suvvia: siamo italiani, no?

Vi dico io che male c’e’: non avete capito su cosa si reggano una societa’ ed un’economia capaci di produrre crescita. Esse si reggono sulla concorrenza, la divisione del lavoro, la competenza e la responsabilita’ individuali: “chi sbaglia paga, economicamente o giudizialmente che sia; avanti un altro”. Gli equilibri sociali si reggono sulla reciprocita’ e la simmetria dei diritti e dei doveri: violati, ripetutamente, i doveri dei governanti diventa giocoforza che i governati violino i loro, ripetutamente. All’immunita’ del membro della casta aduso a tutte le sopraffazioni corrispondono l’impunibilita’ del camorrista dedito ai propri crimini e, si parva licet, l’intoccabilita’ del cittadino-lavoratore uso ad abusare il sistema fiscale, sanitario, previdenziale, o semplicemente l’impresa laddove e’ impiegato. L’altra faccia della medaglia che, da un lato, ha l’immunita’ per BS e tre altre cariche e’ l’Alitalia che mai viene liquidata; la contropartita al fatto che D’Alema e Fassino siano ancora li’, dopo i loro piani industriali, sono i dipendenti pubblici che mai vengono licenziati o gli evasori, che allegramente evadono.

Senza la certezza della legge uguale per tutti - che solo uno stato non occupato da cosche di bravi al soldo di principi puo’ garantire - s’ottengono solo parodie generalizzate della concorrenza, della competenza e della responsabilita’ individuali: l’Italia in cui vivete ed in cui vivranno i vostri figli.

Pensate davvero che una classe politica che ha questa concezione dello stato fara’ mai quelle riforme che, almeno a parole, tanto agognate? Davvero voi - poveri illusi o ricchi ipocriti - pensate che una classe politica, capace di stravolgere l’intero sistema giudiziario perche’ i loro principi non vengano processati, si preoccupera’ di semplificare il sistema fiscale, riformare quello pensionistico, restituire ENI, ENEL e mille altre aziende al mercato, bloccare la trasfusione del sangue fiscale dei produttivi che alimenta l’illegalita’ dei parassiti, e via elencando miracoli? Davvero voi pensate che gente cosi’ possa anche solo concepire delle cose cola’? Proprio non riuscite a capire che il ritrovato peronismo economico tremontiano e’ complementare - no: consustanziale – al peronismo giudiziario berlusconiano? Che sono entrambi frutti della stessa cultura e non se ne andra MAI l’uno senza scacciare l’altro? O si cambia classe politica o la rinascita economica rimane una chimera. Ve ne rendete conto?

No, non ve ne rendete conto, non potete: nella grande maggioranza condividete tale cultura. Nella grande maggioranza gli affari dubbiosi li avete fatti pure voi, lo stato l’avete usato pure voi, i sussidi pubblici li avete presi pure voi ... Questa e’, da secoli, la cultura delle elites italiane. Per un brevissimo periodo - fra gli anni ’60 e gli anni ’70 del XX secolo - si ebbe l’impressione, erronea, che l’asfissiante cappa ch’essa determina si stesse squarciando e che le classi dirigenti italiane avesssero cominciato ad assumere come cultura di riferimento (e non come oggetto dei propri scimiottamenti salottieri) quella che tutti continuano a chiamare del “Nord Europa” ma che domina anche in posti come Madrid. Non successe, ed ora siamo ritornati ad atmosfere, discorsi, atti e comiche da anni ’20 del secolo precedente. Per questo, miei cari, v’e’ un nesso stretto fra la sessualita’ d’alcune fanciulle ed i tagli alla spesa pubblica. Per questo i processi di BS che mai si compiono causano le vostre cause civili che mai si risolvono. Per questo un primo ministro che passa il tempo ad assumere attricette come consulenti di palazzo Chigi non trovera’ il tempo per riformare il mercato del lavoro. Perché, nel contratto politico-sociale su cui si regge un paese, tutto questo è un "equilibrio" dove ogni parte gioca il suo ruolo: per queste praticissime ragione la questione morale è fondamentale, piaccia o no alla vostra praticistica morale dell’arrangiarsi.

Ma le elites italiane, che evidentemente non hanno figli o pensano di mandarli all’estero, questo aspetto pratico della questione lo ignorano. Mal gliene incogliera’.

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Rss dei commenti

  di Luigi Pisano, 15 Luglio 2008, 11:51 permalink rss
  di enzo michelangeli, 15 Luglio 2008, 12:11 permalink rss

http://www.corriere.it/editoriali/08_luglio_15/panebianco_giudici_pd_8d1fd9c2-5230-11dd-b48c-00144f02aabc.shtml

"Violante, mi pare di capire, dichiara il suo favore per un sistema nel quale, come avviene in tanti Paesi occidentali (in passato si è tentato di farlo anche in Italia ma senza grandi risultati), Guardasigilli e Parlamento dettino annualmente alla magistratura le priorità."

A quali "paesi occidentali" fa riferimento Panebianco? A quanto mi risulta, sia nei paesi di Common Law che in quelli di Civil Law e' solo il "prosecutor" (il Pubblico Ministero) a dipendere dall'esecutivo, non certo la magistratura nel suo complesso.

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  di lorenzot, 15 Luglio 2008, 14:40 permalink rss

Ma vogliamo parlare della volontà di eliminazione dell'obbligo dell'azione penale dei magistrati?

Il bello è nel sincronismo.Prima, mi pare domenica, il mitico Angelino fa passare una nota di agenzia di stampa dove dice che forse si dovrebbe rivedere il "perverso"  meccanismo dell'obbligo dell'azione penale. Magicamente tempo due giorni Corriere della Sera e Violante concordano su questa linea...

Eppure nel corso di diritto pubblico l'obbligo dell'azione penale mi veniva rappresentato come un diritto base, una cosa da non mettere nemmeno in discussione. Che la magistratura non gerarchizzata nelle funzioni nasce come risposta alla magistratura di regime del ventennio...

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  di Alessiop, 15 Luglio 2008, 16:39 permalink rss

anche ioho avuto la sfortuna di leggere il commento di Panebianco: a dir poco agghiacciante. una serie di perle da far venire la gastrite fulminante.

E questo qua sarebbe uno dei principali opinionisti del Corsera?  Stiamo freschi allora...

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  di Andrea Gilli, 15 Luglio 2008, 16:55 permalink rss

Scusate, peró ci vuole un po' di chiarezza:

1) EM: Panebianco dice, da anni, che magistratura inquirente e giudicante deve essere separata. Dopo tale separazione, quella inquirente deve essere sotto il controlo dell'esecutivo.

2) Obbligatorietá dell'azione penale. Ragazzi, questa é una barzelletta. É un obbligo che, per la sua stessa irrealizzabilitá, permette una discrezionalitá talvolta indecente ai magistrati. Il diritto non é scritto sulla roccia, non parliamo dei dieci comandamenti, parliamo di un passaggio costituzionale. Per tanti, me compreso, esso va eliminato, e permettere cosí alla magistratura di focalizzarsi su determinati crimini (su suggerimento politico - in parte come avviene negli USA).

3) sorprendente che nessuno di voi tre noti un passaggio di panebianco: abbiamo un numero elevatissimo di magistrati ma il nostro sistema giudiziario é a pezzi per quanto riguarda l'effettivitá. Ora mi aspetto la risposta: mancano i fondi. Per analogia, devo addurre che il nostro sistema universitario non funzioni per assenza di fondi?

aa

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  di lorenzot, 15 Luglio 2008, 20:11 permalink rss

E chi sceglie quali reati perseguire? Il Governo? E in base a quali criteri?

Vogliamo veramente accettare che sia la presidenza del consiglio a stabilire quali sono le priorità per gli organi inquirenti? La Giustizia è uguale alla gestione del sistema sanitario,pensionistico etc...o è una cosa un tantino più delicata?

Ti immagini BS nel 2003 ha reso praticamente non penale il falso in bilancio. Sarebbe bastato una circolare ministeriale per dire che per la magistratura non è una priorità per renderlo non perseguibile de facto?
Ora BS ha agito sul piano legislativo, mica ha detto di non perseguire il falso in bilancio per decreto del ministro della giustizia...la cosa cambia,e la forma è sostanza.
Io non accetterei questi principi in Italia, gli USA hanno degli anticorpi democratici migliori dei nostri e uno come BS o Craxi o Andreotti non lo eleggevano, figuriamo dare il poter a lor signori di decidere cosa perseguire o cosa no.E  poi vogliamo davvero avere gli USA come modello? Introdurre una magistratura inquirente dipendente diretta dalla politica è pericolosissimo, a quel punto avremo davvero i PM rossi,azzurri o quello che vuoi strumento dei politici che perseguono gli avversari politici di turno.

Tutto ciò uniscilo al fatto che il pluralismo dell'informazione, altro principio costituzionale mai attuato in italia, non esiste. Quindi controllo democratico della stampa sull'eventuale operato dei PM zero, poiché anche l'informazione è governativa o di regime, come preferisci. Non voglio nemmeno immaginare una riforma del genere in italia.

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  di Edoardo, 15 Luglio 2008, 22:27 permalink rss

Vivro' nel mondo delle favole, ma secondo me il pluralismo dell'informazione non e' il problema italiano. Il giornalismo italiano e' plurale (almeno la carta stampata), ma e' scadente. Secondo me i pochi che in Italia leggono i giornali possono tranquillamente leggersi i giornali europei su internet e quanto ai telegiornali...mah...secondo me sono cosi' pieni di cronaca che la loro influenza sul voto non e' cosi' essenziale (un mio teorema non dimostrato/dimostrabile e' il seguente: BS vince le elezioni non perche' possiede le tv, ma perche' gli "altri" sono politicamente inetti e cronicamente divisi al loro interno).

Poi io non capisco questo: se anche i magistrati fossero sotto il controllo dell'esecutivo, in un paese normale il presidente del consiglio non potrebbe depenalizzare de facto i reati contro la sua persona. Il problema italico e' che non si riesce a capire questo banale fatto. In un paese democratico, se il presidente del consiglio provasse a proporre un provvedimento su quella linea, sono pronto a scommettere che si innescherebbe un processo che porterebbe alle dimissioni dell'esecutivo. Ma e' mai possibile che i vari Gasparri, La Russa, Bondi, Cicchitto, Alfano, etc... non siano MAI in disaccordo con BS. MAI!!! 

Non sono un esperto di sistemi giuridici comparati, ma sicuramente esistono ordinamenti in cui l'esecutivo ha una qualche forma di controllo sul potere giudiziario. Cosa c'e' di cosi' strano? Il potere in una democrazia non viene sempre usato con dolo. Anzi... Seguendo questa linea di pensiero, allora si dovrebbe togliere al Presidente della Repubblica il potere di sciogliere le camere (se ricordo bene, egli ha, almeno in teoria, il potere di sciogliere le camere in qualsiasi momento). La cosa che in Italia lascia basiti e' che BS distrugge le regole non scritte della democrazia, senza che nessuno nel suo partito o nei partiti a lui alleati, dica niente. L'italia sta diventando un paese "fascista", nel senso di paese in cui il decisionismo e' un valore in se': ma la colpa di questo non e' di BS, lui e' solo la risposta ad un'esigenza sentita dai cittadini. La colpa vera e' di un centro-sinistra, che non e' mai stato capace di fornire un'alternativa ai problemi del paese di generare anticorpi alle degenarazioni fasciste a cui siamo periodicamente soggetti. 

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  di enzo michelangeli, 16 Luglio 2008, 02:17 permalink rss

Non sono un esperto di sistemi giuridici comparati, ma sicuramente esistono ordinamenti in cui l'esecutivo ha una qualche forma di controllo sul potere giudiziario. Cosa c'e' di cosi' strano? Il potere in una democrazia non viene sempre usato con dolo. Anzi...

Non viene usato con dolo proprio quando ci sono controlli reciproci tra poteri separati dello stato: i famosi "checks and balances" che i padri fondatori degli Stati Uniti, ansiosi di evitare la riformazione di un'autocrazia in versione americana, si premurarono di mettere in atto nella costituzione. E infatti anche un federalista come James Madison (all'epoca "federalista" aveva un significato opposto a quello che ha attualmente in Italia: intendeva qualcuno favorevole ad una piu' stretta unione tra i vari stati) si baso' largamente sugli scritti di Montesquieu relativi alla separazione dei poteri (anche per tranquilizzare gli anti-federalisti come George Clinton, che temevano che un governo federale sarebbe stato l'anticamera dell'assolutismo monarchico e si opponevano alla ratifica delle Costituzione - lo stesso Bill of Rights ha questa medesima origine).

Ovviamente ci sono altri fattori di protezione dall'autocrazia, che contribuiscono a preservare la liberta' e una forma di stato che Madison chiamava "a Republic": media indipendenti; aziende profittevoli che non dipendono dai sussidi dello stato; coscienza tra i cittadini dell'importanza del merito individuale anziche' dei favori elemosinati dal potente di turno... Purtroppo l'Italia ha punteggi bassini in tutte queste aree, e il risultato e' che i settori relativamente meno degradati dell'apparato statale sono proprio quelli meno soggetti al voto popolare: Magistratura e (a parte la triste parentesi di Antonio Fazio) Banca d'Italia. In queste condizioni, l'assoggettamento della Magistratura all'esecutivo non potrebbe che accelerare la deriva gia' in atto verso il caudillismo di stile sudamericano.

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  di Andrea Gilli, 16 Luglio 2008, 13:54 permalink rss

Bello mio, benvenuto nel Paese del gelato al limone.

Se questo fosse un sito di antropologi, il tuo commento potrebbe essere compreso. In un sito di economisti, fa venire un po' i brividi.

I PM, come tutti gli individui di questo mondo, sono soggetti ad un particolare vincolo: scarsitá delle risorse. Tanto il loro tempo che il bilancio dei loro uffici.

Ció significa che, non potendo perseguire tutti i reati, devono focalizzarsi solo su alcuni. La domanda é: e perché devono essere i magistrati a decidere quali crimini perseguire? Appunto, non si capisce proprio, soprattutto alla luce della scarsa efficacia della loro azione, in particolare in Italia. 

Io non vedo nulla di scandaloso nel fatto che l'esecutivo abbia una funzione di indirizzo dell'azione inquirente, PROPRIO come avviene in molti altri Paesi liberali e democratici.

Buon ritorno nel paese dei gelati al limone. aa

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  di lorenzot, 16 Luglio 2008, 15:36 permalink rss

Ti ringrazione della lezione sulla teoria economica e su cosa significa essere economisti. La apprezzo e ne farò tesoro.
Però prima cosa: di cosa stiamo parlando del funzionamento della macchina della giustizia o di un diritto fondamentale? Ora è utile contestualizzare le cose, perché parlare di scarsità di risorse e di vincoli quando si tratta di diritti è un ritorno al medioevo. Applicare l'approccio neoclassico - marginalista sempre ovunque senza sapere che dietro un ottimizzazione vincolata vi sono persone,fatti e concetti è, a mio avviso, uccidere una disciplina sociale come l'economia.
Equilibri istituzionali, sistema di contrappesi dei poteri, sono argomenti un pizzico più complessi della scelta tra mangiare mele o pere(x o y) sotto vincolo di bilancio, o no?

Io farei attenzione a scambiare problemi di assetto istituzionale con problemi di scelta economica. In italia la magistratura è indipendente dal potere politico ed a essa è affidata il compito di applicare la legge. Ora se affidi questo compito alla politica gli devi creare una forma di controllo. Siamo sempre lì chi controlla il controllore? Poi ora cosa ti dice che la magistratura è poco efficace nell'amministrare la giustizia? Mai pensato che sia colpa anche delle leggi, della procedura penale, della organizzazione gestionale e non solo di magistrati fannulloni? E cosa c'entrano queste cose con i diritti generali espressi nella costituzione? Tu queste questioni le poni come problemi di antropologia (quasi con disprezzo), io lo chiamo diritto.

Poi parli di altri paesi, esempi che non siano gli stati uniti? Diciamo esempi di paesi con tradizioni "democratiche" come il nostro? Gli stati uniti sono democrazia da 300 anni, hanno un sistema giuridico/istituzionale così diverso dal nostro che ogni paragone mi sembra azzardato.


 

 


 

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  di Luigi Pisano, 16 Luglio 2008, 16:05 permalink rss

Consiglio di rileggere con calma quanto scrive AG, evitando gli spunti polemici. Ha ragione, e dice cose semplici.

I PM hanno un vincolo di scarsita' della risorsa tempo (ovvio, sono esseri umani). Di piu' questo vincolo e' pressante, "binding" (di procure e tribunali oberati di lavoro si parla ad ogni pie' sospinto, mi sbaglio?).

Questo vuol dire che i PM sono incapaci di perseguire tutti i crimini sui quali la legge imporrebbe di investigare. Nessuno, per ora, sta dicendo che sia colpa loro.

Quanto detto sopra, a sua volta, implica che i PM si trovino davanti ad una SCELTA, quella di perseguire un reato piuttosto che un altro.

Una scelta di questo tipo, il piu' delle volte, e' una scelta politica. Questo puo' essere facilmente argomentato pensando al fatto che ciascuno di noi, verosimilmente, trovandosi di fronte ad una lista di possibili crimini, stabilirebbe un diverso ordine di priorita'.

Le scelte politiche, in democrazia, le fanno i politici, gli eletti. Ecco argomentata la necessita' di una funzione di indirizzo da parte del governo.

Questa e' una teoria che sta in piedi molto bene; mi pare che ne' i "diritti fondamentali" ne' il Varian c'entrino molto.

Ragionare sull'opportunita' politica di una innovazione di questo tipo nell'Italia di oggi sarebbe un discorso ancora diverso.

Mi scuso per il lessico giuridico approssimativo...

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  di amadeus, 16 Luglio 2008, 16:57 permalink rss

Mi sembra che si tratti di un problema di deterrenza. Anche se è noto a priori che i PM daranno la precedenza ad alcune inchieste non è possibile sapere a priori quali saranno a) perchè i reati non sono noti prima di essere commessi b) perchè non si sa con certezza quale PM seguirà una data inchiesta. Inoltre verrà generalmente attribuita una maggiore importanza alle indagini sui reati che suscitano l'interesse/preoccupazione dell'opinione pubblica. Questo accade se l'azione penale è genericamente obbligatoria. Se invece l'azione penale è indirizzata dalla politica verrà assegnata già in partenza maggior importanza a talune categorie di reati a scapito di altri.

Altri due punti importanti: 1) la politica ha già il principale potere di indirizzo giudiziario perchè stabilisce cosa è reato e cosa non lo è, nonchè le relative pene; mi sembra eccessivo che debba decidere se ciò che ha già stabilito essere reato debba essere perseguito o meno. 2) Il giornalismo investigativo, quello che in qualche modo obbliga le procure a promuovere certe inchieste su temi "scottanti", mi sembra che alberghi sempre meno presso i giornali domestici che sono troppo impegnati a non pestare i piedi a potenti (perchè nei circoli delle èlites nazionali c'è sempre qualcuno in grado di dire una parolina ai direttori dei giornali). Al contrario mi sembra che i giornalisti attendano le veline delle procure (o delle talpe che le popolano) perchè in quel caso "non è colpa loro se devono occuparsi di certe cose ma del PM di turno". Poi diventa un circolo vizioso. 

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  di enzo michelangeli, 16 Luglio 2008, 17:08 permalink rss

Le scelte politiche, in democrazia, le fanno i politici, gli eletti. Ecco argomentata la necessita' di una funzione di indirizzo da parte del governo.

Data la qualita' dei politici (nonche', ahime', degli elettori dei medesimi), si tratterebbe di una scelta disastrosa: il classico mettere la volpe a guardia del pollaio.

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  di Luigi Pisano, 16 Luglio 2008, 17:29 permalink rss

Se leggi tutto il mio commento, puoi vedere che non sto difendendo la proposta; voglio solo spiegarne la logica e far capire che non e' nulla di scandaloso, in teoria. 

Dopo di che: per capire quali riforme implementare in Italia ci vorrebbe un Gran Consiglio della Mafia.  Prendi una dozzina di persone fra "notabili meridionali", "speculatori internazionali", "grand commis", "imprenditori di stato" (o di Regione), "massoni" ed altre pittoresche categorie. Le paghi come Senatori (tanto sono anni che campano alle nostre spalle :), le obblighi a vestirsi in bretelle e coppola ed assegni loro la funzione di seguire l'attivita' legislativa delle camere, immaginando gli scenari piu' catastrofici e deliranti che si potrebbero verificare in seguito alle riforme proposte (sia a livello micro sia a livello macro, sia chiaro).  Le sedute, piene di commenti salaci, sono trasmesse integralmente sul digitale terrestre di Mediaset. Il nome e' d'effetto, ed aiuta l'organo a guadagnarsi una rapida popolarita'. Ospiti di peso come Bernardo Provenzano e Duilio Poggiolini aiutano nelle situazioni piu' delicate...

Questo e' l'unico meccanismo di stress-testing implementabile e funzionale cui riesco a pensare.

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  di Piero, 16 Luglio 2008, 18:50 permalink rss

Concordo. Già questa soluzione sarebbe problematica in via teorica, visto che minerebbe la separazione tra poteri. In via pratica poi sarebbe un disastro in un paese dove la frattura politica principale sembra essere non più tanto quella tra destra e sinistra quanto quella fra classe politica e resto della popolazione. I reati dei colletti bianchi (che già sono largamente impuniti oggi) non verrebbero praticamente più perseguiti mentre probabilmente ci troveremmo le carceri piene di lavavetri.

Se posso fare una battuta semiseria, messi male per messi male, se ci deve essere dell'arbitrarietà nell'esercizio dell'azione penale francamente mi sento più tranquillo con questa arbitrarietà nelle mani dei PM che nelle mani dei nostri parlamentari--nel cui novero, non dimentichiamolo, troviamo personaggi come Marcello Dell'Utri, totò Cuffaro e Mirello Crisafulli, solo per fare un veloce esempio tripartisan.

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  di Nicola Giocoli, 16 Luglio 2008, 18:52 permalink rss

Mai punti interrogativi furono più appropriati. Di grazia, caro Enzo, cosa proponi in alternativa al voto democratico e quindi al dare potere legislativo agli eletti? [Dico in generale, non nello specifico del tema azione penale obbligatoria, sul quale si può discutere a lungo] Forza, dicci, quale alternativa suggerisci. Così, tanto per illuminarci... Che so, una bella dittatura dei semiologi e dei comici? Oppure (arghhhh...) "tutto il potere agli economisti"?? O a chi si chiama, appunto, Enzo??? O magari un bell'esamino di educazione civica (progressista) all'ingresso dei seggi elettorali???? O forse il voto di chi ha il PhD dovrebbe contare triplo????? Su, forza, non porre limiti alla fantasia...

E' la democrazia, bellezza, e non puoi farci nulla!

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  di Piero, 16 Luglio 2008, 19:01 permalink rss

Beh, dai, non puoi negare che l'attuale classe politica sia probabilmente la peggiore della storia repubblicana. E gran parte del problema è proprio che sono sono stati eletti solo in senso tecnico, ma di fatto scelti dalle segreterie di partito.
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  di Nicola Giocoli, 16 Luglio 2008, 19:29 permalink rss

Totalmente d'accordo. Ma tant'è, sono stati pur sempre democraticamente eletti e non mi pare produttivo (per non dir di peggio...) discettare sulle "qualità intellettuali e morali" dei loro 40 milioni di elettori. O meglio, il problema non è certo il principio "one man one vote", casomai (e qui concordo con Michele) il giudizio sullo stato attuale della società italiana at large, di cui la classe politica (e non solo quella, ahinoi) è semplicemente specchio fedele.

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  di enzo michelangeli, 17 Luglio 2008, 02:23 permalink rss

Mai punti interrogativi furono più appropriati. Di grazia, caro Enzo, cosa proponi in alternativa al voto democratico e quindi al dare potere legislativo agli eletti? [Dico in generale, non nello specifico del tema azione penale obbligatoria, sul quale si può discutere a lungo] Forza, dicci, quale alternativa suggerisci. Così, tanto per illuminarci... Che so, una bella dittatura dei semiologi e dei comici? Oppure (arghhhh...) "tutto il potere agli economisti"?? O a chi si chiama, appunto, Enzo??? O magari un bell'esamino di educazione civica (progressista) all'ingresso dei seggi elettorali???? O forse il voto di chi ha il PhD dovrebbe contare triplo????? Su, forza, non porre limiti alla fantasia...

Non c'e' bisogno di tante elucubrazioni: il problema e' stato discusso sin dai tempi della Grecia classica, e le soluzioni trovate, anche se parziali, vanno in direzione esattamente contraria al populismo plebiscitario che tanto piace al nostro ducetto in fieri: separazione dei poteri, checks and balances, e un sistema legale non facilmente emendabile. Non a caso i classici del liberalismo moderno, in particolare quelli dei padri fondatori degli Stati Uniti, spesso fanno riferimento alla Repubblica Romana: avendo letto Catone Uticense e Cicerone, la loro costante preoccupazione era evitare che una repubblica moderna facesse la stessa fine ad opera di demagoghi come Cesare e Ottaviano.

Ed e' per questo che io preferisco nettamente i sistemi legali basati sulla Common Law: un corpus legis basto sui precedenti giuridici decisi da una magistratura indipendente e' molto meno facilmente modificabile dal Trujillo di turno di uno basato sullo statuto approvato dalle Camere. Ed e' esattamente per questo che la prima preoccupazione di Napoleone, dopo che si fu incoronato imperatore, fu di passare un suo proprio codice legale che eliminasse gli elementi di diritto comune e rimuovesse gli ostacoli alla sua dittatura personale. Idem dicasi per le minacce espresse dall'idolo di Tremonti, FDR, di mandare a casa i giudici della Corte Suprema che si opponevano al New Deal e avevano dichiarato incostituzionale il suo National Industrial Recovery Act (ricorda che le attitudini dittatoriali di FDR, i cui ammiratori "di sinistra" dimenticano che era stato un precoce estimatore di Mussolini, furono la ragione principale per cui, dopo la sua morte, fu passato il divieto per un presidente di servire per piu' di due termini).

E' la democrazia, bellezza, e non puoi farci nulla!

Dice cosi' anche Chavez... E certamente diceva cosi' anche Hitler, quando il suo partito prese il 43.9% dei voti due mesi dopo che lui aveva democraticamente raggiunto la carica di cancelliere...

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  di Vincenzo, 17 Luglio 2008, 09:40 permalink rss
Dice cosi' anche Chavez... E certamente diceva cosi' anche Hitler, quando il suo partito prese il 43.9% dei voti due mesi dopo che lui aveva democraticamente raggiunto la carica di cancelliere...

Enzo una persona della tua cultura non può fingere di ignorare che nel '32 il consenso per il partito nazionalsocialista era già in calo. Nelle elezioni che citi, guarda caso, Hitler era già al potere da due mesi, ed il Reichstag era già stato bruciato da un "complotto comunista"... Insomma le democrazie non sono così biased verso la dittatura, persino dopo la peggior recessione del secolo...

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  di enzo michelangeli, 17 Luglio 2008, 13:13 permalink rss

Enzo una persona della tua cultura non può fingere di ignorare che nel '32 il consenso per il partito nazionalsocialista era già in calo. Nelle elezioni che citi, guarda caso, Hitler era già al potere da due mesi, ed il Reichstag era già stato bruciato da un "complotto comunista"... Insomma le democrazie non sono così biased verso la dittatura, persino dopo la peggior recessione del secolo...

E chi ha detto questo? Io dico che il principio "vox populi - vox Dei" che e' ripetuto ad nauseam dall'autoproclamato Unto del Signore (che lo intende come: "se sono stato eletto dal popolo sono al di sopra della legge") non basta per preservare la liberta', e talora contribuisce pure ad affossarla. 

 

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  di Nicola Giocoli, 17 Luglio 2008, 10:04 permalink