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Markopolo Dove va la sinistra, negli USA e in Italia

di aldo rustichini, 23 Giugno 2008 permalink stampa
Ritorno sul tema "Bob the Builder", cercando di approfondire alcuni temi.

Ci sono stati diversi commenti a quello che ho scritto ("Bob the builder for president") e ho pensato che per chiarezza fosse meglio rispondere con ordine facendo esplicito quello che voglio sostenere.

Primo: Obama non è il ritorno a Clinton, è invece una svolta di tutto il partito democratico su posizioni più a sinistra, posizioni che avranno influenza sulla sinistra in Europa e in Italia, così come la ebbe a suo tempo Clinton, ed è bene discuterne in Italia se non altro per questo. Questa volta le influenze potrebbero non essere positive come (secondo me) lo furono negli anni '90.

Secondo: Ci sono ragioni precise per cui Obama non è Clinton, da quelle storiche (Obama viene durante una guerra impopolare) a quelle personali (ovvie) a quelle filosofiche, più sottili ma anche più profonde, su cui mi vorrei soffermare. Queste ragioni sono più difficili da vedere sotto la splendida retorica. Per fortuna, questo punto si comincia a vedere nei commenti. Leggiamo.

Non solo il primo presidente nero
Cercando di definire chi è Obama su questioni economiche, Cassidy afferma:

"Ma chi è allora Obama? Una risposta è che è un seguace di behavioral economics.’’ [John Cassidy, ``Economics: Which Way for Obama?’’, The New York Review of Books, 12 Giugno 2008]

 

Ben detto, è un punto già fatto a marzo su The New Republic da Noam Schreiber, in un articolo titolato ''The audacity of data''. Chiariamo cosa significa questo. Intanto, perché seguace? La cinghia di trasmissione del pensiero è questa: Kahnemann dice le cose a Thaler, che le dice a Goolsbee, che le dice a Obama. Kahnemann e Thaler sono due eminenti fondatori di behavioral economics, Goolsbee è il suo (di Obama) consigliere economico.

Thaler e Goolsbee sono a Chicago (alla Business School). Come già nel passato, è Chicago che forma le menti dei presidenti. Solo che questa volta l'ispirazione è passata di mano, anche perché l’altra Chicago (quella del Dipartimento di Economia) queste cose non le ha mai prese sul serio, proprio come Hillary non aveva preso sul serio Obama. Obama (fatto importante per la storia) sarà il primo presidente nero. Sarà anche (fatto importante per la storia del pensiero economico) il primo presidente behavioral. Ma è solo una concessione alla moda del neo-candidato? No, io credo che sia una influenza profonda; o meglio, una affinità elettiva.

Behavioral Economics è partita (per dichiarazione enfatica dei fondatori) dalla necessità di dare una teoria e un modello realista del comportamento umano. Un modello che privilegiasse (da qui il nome) il behavior, il comportamento vero e osservato, e non quello ottimizzante e ipotizzato che vive nei deliri matematici dell’economia neoclassica. Ma Behavioral Economics vuole di più: una visione della natura umana non più avvelenata dal pessimismo (la "dismal science") che gli economisti hanno della natura umana. Una economia, insomma, con l'audacia della speranza. In questa ricerca della vera natura umana motivata dal realismo e dall'ottimismo, Behavioral Economics è approdata a una visione degli uomini in profondo contrasto con quella dell'economia tradizionale: gli uomini non sono attenti al proprio interesse e intelligenti, come assumono gli economisti. Sono invece buoni (qui sta l'ottimismo) e stupidi (qui sta il realismo).

Un esempio che riunisce bontà e stupidità, e con tanto di prova scientifica, si trova nell’articolo di Harbaugh e collaboratori, "Pagare le tasse ti fa star bene" (si veda qui e qui per una descrizione della ricerca di Harbaught; la sua homepage è qui, il paper è qui). L'articolo dimostra che i soggetti economici amano pagare le tasse. Come? Perché quando paghi le tasse lo striato ventrale (un'area del cervello) si attiva: basta guardare la figura. E allora è chiaro che pagare le tasse è un piacere. Azzardo morale? Selezione avversa? Complicati meccanismi per risolvere problemi di implementazione? Gli economisti neoclassici si preoccupano senza motivo. Alla gente vera piace fare lo cosa giusta!

Certo l'economia "neoclassica" aveva bisogno di una iniezione di realismo. Quello di Machiavelli, credevo io: ma perché allora siamo finiti a fare il verso a Candide? La risposta è semplice.

Il fascino immortale dell’utopia

Periodicamente l'idea del socialismo ritorna. In modi e forme diverse ogni volta, e ogni volta più modesta per via dei fallimenti precedenti. Questa idea si riconosce da alcune idee di fondo, di cui due sempre presenti. La prima è che gli uomini sono buoni e stupidi. La seconda è che, per fortuna delle classi meno privilegiate, delle minoranze e delle specie in via di estinzione ci sono intellettuali generosi che sono pronti a farsi carico delle loro istanze, per il modico prezzo del potere politico. Obama in politica e behavioral economics nel mondo accademico sono la più recente incarnazione di questa idea.

Premetto che alle prime battute delle primarie Obama mi aveva colpito. Il discorso che celebrava la vittoria di Iowa, per esempio, con quella sonorità ritmica, tambureggiante e classica al tempo stesso (''They said this day would never come’’, con accento sulle seconde vocali, in perfetti dimetri giambici, tata’n, tata’n, tata’n, tata’n, ''They said our sights were set too high'', tatan tatan, tatan, tatan, come a scuola con la metrica greca), le immagini potenti ("We are not a collection of red states and blue states, WE are the UNITED STATES OF AMERICA!").

Guardandolo mi ero detto: Uno che parla così è un personaggio notevole. Mi sono andato a risentire il discorso che aveva fatto quattro anni prima alla convenzione democratica. Già qui qualche grinza. Dopo un po', infatti, rieccolo: ''We are not a collection of red states,.. blah blah blah.. AMERICA!''…: Ma come, già allora? Ma son passati quattro anni! Pazienza, non tutti possono dire qualcosa di nuovo dopo soli quattro anni. Ma poi, tutte le copiature, ''Noi siamo quelli che stavano aspettando se stessi'', copiato da Maria Shriver che magari l'aveva copiato da una canzone che l'aveva copiato da un libro mentre tutti facevano finta che fosse una preghiera degli Hopi. Pazienza, mica tutti sono John Kennedy, che copiava direttamente da Oliver Wendell Holmes.

La cosa che però veramente mi ha fatto cambiare idea è guardare a quello che dice di fare. Io credo che Obama sia una svolta del partito democratico a posizione pre-Clintoniane, DFL, "Minnesota nice". Per questo non mi incoraggia affatto che mi ricordino che a pareggiare il bilancio è stato Clinton, un democratico. Obama è profondamente diverso da Clinton. Dubbi? Michelle Obama si incarica di spiegare ai fedeli meno acuti, che possono essere travolti dalla marea delle emozioni suscitate dal marito, cosa faranno, detto in soldoni:

Politica come missione: "Barack vi farà lavorare. Richiederà che abbandoniate il vostro cinismo, che usciate dal vostro comfort."

Politica Economica: "La verità è che, per avere cose come il servizio sanitario universale o un sistema educativo migliore, alcuni devono concedere un pezzo della loro torta perché altri possano averne di più"

Toni che non sentivo dai tempi di Servire il Popolo (m-l). Questa è behavioral economics in azione: l’ottimismo della volontà, Robin Hood in politica interna, tutti a casa in politica estera. Possiamo parlare dei punti del programma, per essere più specifici. Ma la domanda vera è molto semplice, e la faccio subito.

Io considero limiti della sinistra italiana, limiti che quella sinistra deve superare, caratteristiche come il buonismo pacifista invece del realismo, l'appello ai buoni sentimenti a scapito delle regole chiare, l'attenzione a come spartire la torta piuttosto che a come farla crescere, le rivendicazioni a vantaggio di gruppi specifici invece degli incentivi senza favoritismi, la politica come afflato religioso invece che discorso laico. Ora, se queste cose sono praticate e predicate dalla sinistra italiana non vanno bene, ma se le pratica e predica Obama, allora sì?

Gli psicopatici e i furbi

Alberto Bisin conclude su Hillary mettendo in bocca ad Obama:

 

Avrò poca esperienza politica, ma so che coloro che credono di essere in debito con la vita sono persone pericolose.

 

È il profilo di una psicopatica. Io persone così non le ho mai incontrate, nemmeno in Toscana; chissà dove le trovi, Alberto. Ma per Obama, niente paura: lui una simile se l’è già scelta. Non come vicepresidente, ma come moglie. In debito con la vita? Michelle Obama è approdata, su punteggi scarsi (e con una tesi scritta, come è stato detto, in "nessuna delle lingue conosciute"), prima a Whitney Young, poi a Princeton e poi a Harvard. E ancora pensa di non dovere nessuna riconoscenza per il paese che lo ha fatto. La sua è una carriera basata in larga parte sui favori e non sul merito: quando queste cose succedono in Italia, tutti gridano. Io sono contrario a che questo succeda, dovunque succeda. C'è qualcuno che è favorevole?

La vita di Michelle Obama è un utile esempio di predizione diverse data dalla economia classica e quella behavioral, e questo mi permette una illustrazione del punto iniziale. Prendiamo due persone (o come nell'esempio qui sopra, Michelle e la società americana) che contrattano per come spartire qualcosa, per esempio un comune guadagno, e supponiamo che una delle due, come prima mossa, faccia una concessione. Per esempio manda, come ha fatto la società americana, Michelle a uno dei suoi colleges elitari. Che succede ora?

Behavioral economics (nella fattispecie, con la teoria della reciprocità positiva) dice che la seconda persona è grata, e ricambia: nel nostro esempio, lavora sodo, e se ha talento e volontà lo fa vedere, e al passo successivo accetta di andare dove il merito la porta, e non oltre. L'economia neoclassica invece vede che la prima persona con la sua concessione ha rivelato una qualche sua debolezza strategica (per esempio, che teme rappresaglie, o che ha bisogno che l’accordo si trovi, e così via). La seconda persona legge questo segnale appropriatamente, conclude che se ha funzionato una volta funzionerà due, e chiede di più. Ottenuto un dito, chiede la mano. Michelle Obama ha fatto questo per tutta la sua vita, dimostrando così la forza analitica e la saggezza, che non è vuoto cinismo, dell’economia neoclassica.

Concludo. Non vorrei sembrare irrispettoso con il mio tantan. Ci sono dei fatti che sono così veri che vanno detti anche se sono ovvi. La presidenza Obama sarà un fatto storico. Qualunque cosa lui faccia, cambierà la visione che il mondo ha degli USA, e che gli USA hanno di se stessi. Sarà una prova straordinaria della capacità di quel (questo) paese di cambiare, di provare strade nuove, di rischiare, capacità che noi dobbiamo invidiare. Io credo anche che Obama sia abbastanza pragmatico e intelligente da non essere una ripetizione di Carter. Per esempio sarà capace di vedere che una affermazione della democrazia (imperfetta, limitata, a base tribale e religiosa, e così via) in Iraq apre una occasione storica, che è meglio prendere invece che dichiarare la sconfitta dopo una vittoria, e scappare con gli elicotteri dai tetti. E naturalmente cambiera' per sempre la visione che gli altri hanno dei neri, e che i neri hanno di se stessi. Questa è la contraddizione che ho voluto indicare. Nel suo discorso sulla razza di Filadelfia, Obama cita Faulkner dicendo che "Il passato non è morto e sepolto. Anzi, non è neanche passato." indicando così che le rivendicazioni dei neri sono ancora tutte sul tavolo. La contraddizione che vedo in lui è che insista con rivendicazioni da militante di quartiere, proprio quando è protagonista di un evento che dimostra in modo irrefutabile che il passato è passato.

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53 commenti
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Rss dei commenti

  di giorgio gilestro, 24 Giugno 2008, 06:09 permalink rss

 

Obama non è il ritorno a Clinton, è invece una svolta di tutto il partito democratico su posizioni più a sinistra, posizioni che avranno influenza sulla sinistra in Europa e in Italia, così come la ebbe a suo tempo Clinton, ed è bene discuterne in Italia se non altro per questo

 

A me Obama sembra anni luce davanti al resto della sinistra americana, figuriamoci quella italiana; qualsiasi rivoluzione stia portando al democratic party non tocchera' l'italia fino a chissa' quando (15 anni?). Inoltre Obama ha una forza tutta personale: non e' semplicemente la forza trainante di un movimento in seno alla sinistra ma e' un uomo con carisma da vendere che da solo introduce qualcosa di nuovo (o almeno da l'impressione di). Insomma per rifare cio' Obama sta facendo ci vuole un altro Obama, non basta scopiazzare.


 

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  di akathisia, 24 Giugno 2008, 09:57 permalink rss

A scanso di equivoci: io alle primarie tifavo Obama (uso il verbo "tifare" scientemente). Ciò non vuol dire che non sia interessata a leggere articoli sul perché tifare Obama sia una minchiata pazzesca. Cerco di farlo con la mente più aperta possibile. Però, perdonami Aldo, la tua sembra l'ennesima occasione sprecata.

Cominci ottimamente prendendo di petto l'economia. Io sono una zappa sull'argomento, ma mi sembra che il punto sia "Obama è un seguace del behavioural economics e ciò è male perché è voltairiano e non macchiavelliano". OK, ma dove sta l'inghippo? Smascheratemelo per favore!

Poi continui prendendo Michelle Obama, la sua carriera studentesca (eh?) e del fatto che Michelle Obama si è approfittata del sistema americano (come? Lo chiedo seriamente!). OK, ma dove sta l'inghippo rispetto a una presidenza Obama?

Concludi dicendo che non vuoi sembrare irrispettoso. Per me non lo sei, assolutamente, però non ho capito dove va a parare il tuo discorso (sì, ho letto l'articolo precedente). E mi riviene in mente un vecchio articolo di Michael Chabon sul WP, che secondo me continua a dipingere perfettamente l'umore di certa parte dell'elettorato americano, anche adesso che le primarie sono finite.

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  di luigi pisano, 24 Giugno 2008, 11:19 permalink rss

Concordo in buona parte.  Il prof. Rustichini, sicuramente in buona fede, sposta il dibattito su piani troppo lontani dall'osservatore italiano, rendendo difficile entrare nel merito delle questioni. Qualche commento:

1)  Porre l'accento sulla "bonta' intrinseca" dell'homo-oeconomicus-comportamentale mi spiazza un po'. Da non addetto ai lavori avevo sempre guardato alla cosa mettendo in primo piano  i limiti analitici e cognitivi dell'agente economico, e la conseguente giustificazione di politiche paternalistiche (chiamiamole cosi'). Un rifiuto netto, dunque, della retorica politico-economica degli ultimi decenni.

Parto da qui per motivi ovvi: facendo passare i behavioral per inguaribili ottimisti e' molto facile delegittimarli politicamente (comunisti!). Piu' difficile, forse, concentrarsi sulla fine (o cmq temporaneo abbandono) del paradigma dell'agente iper-razionale e cominciare un dibattito sulle conseguenze di policy di questo cambio di mentalita' (piu' stato, piu' regole, etc...). Insomma, un'operazione analoga a quella dei commentatori di sinistra che vedono negli insegnamenti di Chicago Econ un "liberi tutti" nei confronti di manager e finanzieri, e da qui la causa di tutti i mali del capitalismo.

Magari poi sono io che predico bene e razzolo male, non riuscendo ad immaginare che politici e burocrati ad alti livelli possano allontanarsi piu' di tanto da una ferreo machiavellismo, il quale in questo caso potrebbe infiltrare e "correggere" le piu' fastidiose derive utopistiche...

2) Questo introduce il mio secondo appunto, sulla storia di Michelle Obama. Come e' sostenibile il "gioco ripetuto" che viene descritto nell'articolo?  Sara' che in Italia ci si scanna per le briciole con un accanimento spesso disgustoso, ma non riesco a pensare che la societa' americana possa continuare a fare concessioni sorridendo... mi aspetto che ad un certo punto comincino a piovere pugni, colpi duri ed anche scorretti, nel tentativo di frenare le ambizioni dei giovani rampanti. Questo e' l'unico vero banco di prova secondo me, e conta piu' di un party a Yale...

Assumiamo che Michelle Obama sia una donna di grande successo (non ne so piu' di tanto, confesso). Delle due l'una: (a) Michelle Obama e' andata avanti strappando concessioni. Ma allora siamo molto lontani dal paradigma neoclassico... dov'erano i concorrenti? dormivano?  Oppure (b) Michelle Obama, dopo una concessione iniziale, ha camminato con le proprie gambe fino a raggiungere grandi risultati. Ma allora Michelle aveva tutti i numeri per riuscire, e la concessione iniziale, lontana dal paradigma neoclassico per la stessa ammissione dell'autore, e' pienamente giustificata!

L'estate scorsa ero a Stoccolma e c'era questo studente di PhD che mi ha dato l'impressione di essere un grande frustrato. Continuava a ripetere che Obama era arrivato dove era arrivato perche' era nero, che prima di accettare una candidatura avrebbe dovuto rendere pubblici i risultati del SAT, ed altre cose del genere. A me sembrano delle boiate: non si parla tanto della maggiore importanza dei risultati sui processi? Non e' chiaro a tutti che i meccanismi di selezione delle persone sono tutti piu' o meno distorti, e che e' inutile innalzarli a religione?

 

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  di antonio mele (rabbi), 24 Giugno 2008, 12:35 permalink rss

Dico anche io la mia, che mi sto prendendo una pausa nella correzione degli esami dei miei poveri studenti:

1) a proposito della behavioral economics, continuo a non capire perchè sia vista dalla stragrande maggioranza (sia degli addetti che dei non addetti ai lavori) come una giustificazione dell'interventismo pubblico o del socialismo o del paternalismo. Non capisco proprio. Se gli individui sono stupidi e buoni, anche i governanti, in quanto individui, saranno stupidi e buoni. Davvero, se sono stupidi, volete che il destino di milioni di persone sia in mano a loro? Se sono buoni, scusate un attimo, non rischiano di ragionare più col cuore che con la mente? ma ammettiamo che esistano alcuni individui, che sono allo stesso tempo intelligenti e buoni: ecco, la tentazione di costoro, una volta raggiunto il potere, di approfittarsi delle masse stupide e buone, non prenderebbe il sopravvento? l'occasione fa l'uomo ladro da che mondo è mondo, checchè ne dicano le MRIs della gente che paga le tasse. Non capisco come non si riesca a vedere (soprattutto tra gli economisti) che se si parte dal behavior negli esperimenti, si arriva dritti dritti a public choice e political economy: la behavioral economics È UNA GIUSTIFICAZIONE ESTREMAMENTE FORTE DEL MINIMAL STATE, NON DELL'INTERVENTISMO PUBBLICO.

Invito anche a leggere, sull'argomento, questo pezzo di Glaeser.

2) su Obama non ho granchè da dire, a me pare un socialista che vende sogni, speranze, il paradiso in terra e tutte le sue varianti. Se vincesse le elezioni, sarebbe probabilmente una tragedia per gli USA, visto che molto probabilmente avrà un congresso democratico che appoggerà coi pantaloni calati tutte le sue fesserie di politica economica. La moglie è una radicale di estrema sinistra,. La gente che gli sta attorno (da anni, mica adesso!) è della stessa sinistra radicale della moglie. Obama è stato bravissimo a coprire il tutto con un maquillage geniale e affascinante (tanto di cappello per questo), anche se ogni tanto salta fuori qualcosa. quando salta fuori qualcosa, la gente nenache si accorge del problema, in pieno denial. La stampa praticamente pende dalle sue labbra (geniale la satira che ne fecero su SNL, quando mostrarono una gag che riprendeva un dibattito televisivo tra clinton e obama), nessuno ha nè il coraggio nè il pudore di criticare una cosa che sia una del suo programma. A confrontare gli scores di Obama e McCain sui temi di politica economica (per esempio qui ), c'e' da impallidire. Di nuovo, la gente mi sembra in pieno denial anche su questo. Di tutto questo non si discute: obama vincerà grazie al sogno che sta vendendo. Questa cosa mi lascia abbastanza perplesso. 

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  di luigi pisano, 24 Giugno 2008, 12:44 permalink rss

Una piccola nota sul tuo primo punto. Behavioural economics, o per lo meno quel pezzettino che conosco io, picchia molto su un tasto ben preciso: le persone fanno errori prevedibili. Da qui la giustificazione di politiche paternalistiche.

Una volta che un buon numero di studi ha portato ad identificare una serie di "bias sistematici" nel comportamento delle persone, il politico dovrebbe tener conto di quei bias nella sua azione legislativa. Per esempio, se ci si accorge che i cittadini "non risparmiano abbastanza" per la pensione, si deve introdurre una qualche forma di risparmio obbligatorio.

 

PS: Krugman su Obama non e' per niente tenero. Picchia di piu' su McCain, ovvio, ma con Obama e' una goccia. Dai un occhio al suo blog, durante la prossima pausa...

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  di aldo rustichini, 24 Giugno 2008, 17:17 permalink rss
tu dici:

Una piccola nota sul tuo primo punto. Behavioural economics, o per lo meno quel pezzettino che conosco io, picchia molto su un tasto ben preciso: le persone fanno errori prevedibili. Da qui la giustificazione di politiche paternalistiche.

Sono perfettamente d'accordo che questa sia l'implicazione che BE crede di poter fare. Pero' io non sono d' accordo sulla implicazione.

Dire che ci sono persone che fanno errori e' vero, ma e' ovviamente vero, come dire che ci sono i poveri. Il punto e' quello che si fa per correggere il problema. Un modo per affrontare il problema della poverta' e' di fare trasferimenti. Per risolvere il problema degli errori, prevedibili e sistematici, si fanno politiche paternaliste. Tutti e due i rimedi alleviano (forse) i sintomi nell'immediato, e lo fanno peggiore nel lungo periodo.

E' la conseguenza, sbagliato io credo, dell'assunzione che gli uomini sono buoni e stupidi. Io credo che siano in genere abbastanza intelligenti da imparare a badare bene ai propri affari. Certo, una condizione essenziale perche' imparino e' che gli si dia la scelta, inclusa la possibilta' di sbagliare, anche piu' volte. Dell'alternativa, che ci siano tecnici che di professione lo fanno per gli altri, mi lascia molto sospettoso.

Mah, magari siamo anche d'accordo... Certo che siamo d'accordo su Krugman, altro che tenero.

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  di luigi pisano, 24 Giugno 2008, 18:10 permalink rss

Nel commento qui sopra non esprimevo opinioni mie, tentavo solo di "spiegare" a Rabbi perche' molte persone parlano di BE come "base teorica" per l'implementazione di politiche protezionistiche.


Personalmente non ho idee forti in merito, anche se devo ammettere che non mi strapperei i capelli se qualcuno provasse ad implementare qualche riforma sulla base di una piattaforma dichiaratamente BE. Sarebbe un bell'esperimento di policy. Dopo tutto, sull'implementazione di politiche liberiste ormai i dati abbondano... poi ci si annoia...:o)

Grazie per la risposta, in ogni caso.

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  di fausto panunzi, 24 Giugno 2008, 10:08 permalink rss

quando diceva che pagare le tasse è bello. Non è quello che concludono Harbaugh & c.?

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  di antonio mele (rabbi), 24 Giugno 2008, 11:48 permalink rss

l'esperimento di harbaugh & c. funziona cosi: dici a dei signori che devono pagare per forza tot soldi, e gli dici anche che quei soldi serviranno a costruire una scuola per i bimbi poveri. ora, se questo è un esperimento che serve a dire che la gente paga volentieri le tasse al governo, io sono bruce springsteen...

 

EDIT: in realtà dicono che vanno alla food bank, ancora peggio...  

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  di fausto panunzi, 24 Giugno 2008, 11:52 permalink rss
springsteen, springsteen (evidentemente non lo sei)
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  di antonio mele (rabbi), 24 Giugno 2008, 11:55 permalink rss
chiedo venia, ho corretto...
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  di Andrea Gilli, 24 Giugno 2008, 11:33 permalink rss

Ho letto poco di Obama, peró mi ero fatto un'idea diversa. Se infatti é behaviouralista in economia (come dici tu - io non lo so proprio dire), almeno in politica estera (mi) pare essere ispirato da un discreto pragmatismo - che lo rende certamente piú pragmatico dell'ideologico McCain (almeno l'ultimo McCain, oramai chiaramente in preda a demenza senile).

Il suo saggio su Foreign Affairs non offre la sapienza di Nixon o Kissinger, ma non é certamente un mix di cretinate e buonismo come quello di McCain (e tanto meno un connubio di ideologia binladiana, come quello scritto da Giuliani). I punti delineati sono vaghi, ma si lascia spazio per qualunque opzione: Iraq compreso. Vuole riaffermare il ruolo dell'America e capisce che per farlo bisogna cambiare diverse cose nella politica estera americana.

Obama dice in primis di voler parlare ai nemici (l'essenza della diplomazia) e di capire che la natura della politica é conflittuale - dunque non vede nulla di demoniaco in chi si oppone all'America. Posizione invece condivisa da Bush, McCain e Bin Laden (ovviamente in senso opposto).

In questo Obama é un degno discepolo del Realismo americano. Non a caso, egli stesso ammette che Niebuhr é stato tra quelli che maggiormente lo hanno influenzato. Di Behaviouralismo, dunque, almeno in politica estera, non ce n'é: c'é invece tanto realismo alla Machiavelli.

In conclusione, non so dire se Obama porterá la sinistra americana indietro di 20 anni sui temi economici. Di sicuro, con la sua politica estera, la porta diversi anni avanti rispetto alla Clinton. E diversi secoli avanti rispetto ai toni medievali del GOP.

saluti, ag. 

 

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  di michele boldrin, 24 Giugno 2008, 13:26 permalink rss

Per quanto riguarda le politiche economiche e la filosofia di fondo, condivido quando sostiene Aldo Rustichini, in particolare in relazione a quella cosa che (con linguaggio intenzionalmente erroneo) si chiama "behavioral economics". Ma su quest'ultimo punto ci ritorniamo sopra quando c'è un minimo di tempo.

Sulla politica estera - e, aggiungo, i diritti civili e costituzionali - condivido quanto afferma Andrea Gilli: fra Obama e McCain vi è un abisso a favore di Obama.

Tralasciando quindi l'aspetto strategico (che Aldo giustamente solleva e che è meritevole di seria discussione, specialmente in Italia dove il PD si conferma essere la DC che avevo previsto) la risposta corretta alla questione tattica (per chi votare?) mi sembra quella che ha dato l'altro giorno il mio amico David K. Levine:

Quanto valgono per uno come te i diritti civili ed il rispetto della costituzione? Se valgono almeno Xmila dollari (di tasse aggiuntive che, per anno, Obama farà pagare a quelli come noi per sprecarli in interventi paternalistici) voti per Obama, se valgono meno voti McCain.

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  di antonio mele (rabbi), 24 Giugno 2008, 15:28 permalink rss

Quanto valgono per uno come te i diritti civili ed il rispetto della costituzione? Se valgono almeno Xmila dollari (di tasse aggiuntive che, per anno, Obama farà pagare a quelli come noi per sprecarli in interventi paternalistici) voti per Obama, se valgono meno voti McCain.

scusa ma stai sostenendo che mccain è contro i diritti civili e non rispetterà la costituzione? su, michele, su... se mccain non lo vogliono i repubblicani proprio perche è a favore dell'aborto e vuole chiudere guantanamo... 

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  di michele boldrin, 24 Giugno 2008, 16:23 permalink rss
Antonio, hai letto le cose che McCain va dicendo da qualche mese, le promesse che fa per i prossimi giudici della corte suprema e la sua "visione" del problema medio-orientale? Non è colpa mia se, per avere la candidatura ha virato in direzione Cheney e se ora sembra volerlo fare anche di più. Davvero, colpa mia non è e ti garantisco che preferirei di gran lunga che non fosse vero. Ho persino pensato di firmare l'appello degli economisti in suo favore, iniziato da Marty e Taylor. Però no, firmarlo non lo firmo. Se voterò Obama non lo so, ma visto lo visto credo che votare McCain voglia dire more of the same insane follies. E questo non possiamo certo permettercelo.
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  di antonio mele (rabbi), 25 Giugno 2008, 20:21 permalink rss
michele, io torno sul mio discorso di prima (gli scorecards): reputation vale molto di più del cheap talk per ottenere la candidatura. se io fossi della destra religiosa americana, prima di votare mccain ci penserei dieci volte, per il semplice motivo che anche se oggi e ieri dice certe cose, per 30 anni ne ha detto di diverse (ed ecco perchè probabilmente, anche dopo la virata a destra, perderà: mezzo partito lo odia). Lo stesso dicasi per Obama (che ha dalla sua anche il fatto che è giovane, la reputation non è consolidata come quella di Mccain). tra l'altro io ho letto (mi corrigerete se sbaglio) che la destra religiosa, dopo le fregature prese da bush rispetto alle premesse fatte, ha deciso di tenersi fuori dai giochi. Meglio così.
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  di michele boldrin, 25 Giugno 2008, 21:15 permalink rss

Ragionevole. Non posso escludere tu abbia ragione e siano tutte menzogne, come quelle di Obama su NAFTA. Il problema, però, è che la reputazione cuts both ways: McCain ha fama d'essere uomo di parola, che fa ciò che promette. E sta facendo pessime promesse, tasse a parte ...

Questa volta, quindi, non mi fregano: better safe than sorry. I have been already sorry, with GWB, one times too many ...

Infine, non venderei la pelle di McCain prima d'averlo ucciso. Che il GOP non sia tutto con lui, e che non lo sia in particolare la destra religio-fascista, potrebbe essere un blessing in disguise. Obama avrà anche convinto milioni d'entusiasti di essere il nuovo JCSuperstar, ma sta anche facendo sospettare a molti altri milioni d'essere un fenomeno da baraccone ...

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  di antonio mele (rabbi), 25 Giugno 2008, 21:24 permalink rss
I agree sulle previsioni, ci sono anche i "Dems for Mccain" no?  McCain deve farcela in certi stati, anche dai disegnini di andrea si vede chiaro dove puo` vincere e dove si concentrerà la sua campagna. Sono gli stati piu conservatori, hai ragione: vediamo cosa succederà. Io vorrei sbilanciarmi a prevedere mccain presidente e congresso a larga maggioranza democratica (forse questo ti dovrebbe anche aiutare by backward induction a pensare che mccain puo promettere tanto ma potra mantenere poco, su alcuni temi), ma aspetto a sentire i vice, il team, e non ultimo gli scandali quelli grossi e seri (Karl Rove è al lavoro mi dicono). Su JCS, vedasi sopra.
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  di Andrea Gilli, 26 Giugno 2008, 18:47 permalink rss

Due note:

1) Reputation: antonio (e michele), la scelta del vice-presidente serve proprio per portare altra reputation, e quindi annebbiare le tue posizioni pregresse. Se sei famoso per non avere posizioni pro-life, allora di prendi come VP un ben fondamentalista cattolico, magari uno che ha pure sparato a qualche medico. Se sei famoso per essere un molle in National Security, ti prendi uno che giocava con i carri armati veri fin da bambino, etc. Poi c'è il famoso log-rolling: la tua constituency più forte può promettere ad un'altra determinati benefici in cambio del loro voto, etc. Reputation matters, ma va ben calcolata, dunque. (Obama per esempio potrebbe prendersi un ex-militare come VP , mentre McCain, infatti, pensa a tizi come Romney o Huckabee)

2) Antonio, se ci sono i dems per McCain, ci sono anche i Rep. per Obama. Specie al Sud, dove lo spirito libertario e repubblicano (vero) è vivo, sono incazzati neri con Bush. Lo spirito di Jackson e Jefferson, insomma, is striking back, contro il moralismo Wilsoniano. Il caso più celeberrimo è Andrew Bacevich, esimio storico (con un figlio deceduto in Iraq), che sulla principale rivista conservatrice USA dice: my vote is for Obama . Argomentazioni molto condivisibili, almeno per me. 

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  di pietro X, 24 Giugno 2008, 12:34 permalink rss

il discorso relativo a Michelle Obama sembra piuttosto oscuro anche a me e mi piacerebbe avere qualche dettaglio in piu' a sostegno. fermo restando che il collegamento con la presidenza Obama non lo vedo neanche io.

avessi dovuto votare, avrei scelto la Clinton. Mi sembra che ci sia un elemento di incertezza relativo alla presidenza Obama, ovvero il rapporto tra Barack e l'apparato americano (fatto di potenti senatori, lobby, multinazionali). temo anche il possibile "buonismo pacifista" in politica estera. ma diciamo che sara' una bella sfida quella presidenza con la portata di una rivoluzione vera del ruolo dell'America.

La contraddizione che vedo in lui è che insista con rivendicazioni da militante di quartiere, proprio quando è protagonista di un evento che dimostra in modo irrefutabile che il passato è passato 

qui sono in disaccordo. una rondine non ha mai fatto primavera. il punto e' che ex-ante e' tutt'altro che scontato che il passato sia passato. Va prima visto all'opera, bisogna prima vedere quale sara' l'efficacia della presidenza Obama per poter dire che ha reso passato il passato.

Io considero limiti della sinistra italiana, limiti che quella sinistra deve superare, caratteristiche come il buonismo pacifista invece del realismo, ...

 Il buonismo pacifista anche per me e' un limite. Ma se la cura e' il realismo stiamo anche peggio. Il punto sarebbe capire come sosteneva Focault che anche le relazioni internazionali sono costituite da una serie di "relazioni" appunto (rapporti di forza, carattere, storia, usanze, etc etc...) tra agenti diversi con obiettivi diversi. Sapersi muovere all'interno di questa rete e' complesso. Chi come Obama potrebbe ricoprire un ruolo chiave deve essere dotato di forza e abilita'.

 

 

 

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  di marcox, 24 Giugno 2008, 15:06 permalink rss

Ciao Aldo.

Solo alcune domande.

1) Ma è lecito rifiutare un programma di ricerca, sulla scorta di considerazioni relative al possibile uso politico che di tale ricerca si potrebbe fare? Sarebbe come aver bloccato la ricerca in fisica ai primi del '900 per paura che si sviluppassero da quella ricerca le armi atomiche....certo, da quella ricerca si è davvero sviluppata anche la bomba atomica, ma con quella anche tante altre cose, ma cmque non sarebbe stato accettabile interrompere quegli studi solo per via di una ragione prudenziale;

2) Avete gia scritto sulla B.E. e sempre in toni meno che lusinghieri. A questo punto sorge una domanda: se la B.E. è così debole (o almeno questo ricavo dal consenso con la quale su NFA essa è oggetto di critiche) perchè tale consapevolezza non si traduce in politiche accademiche di isolamento di quella disciplina. A me sembra invece che via sia un interesse ampio per la B.E. e che dipartimenti prestigiosi, penso a CalTech, siano anzi in via di specializzazione quasi esclusiva verso quell'approcio. (Se sto dicendo fesserie mi scuso per primo).

3)Non credi di essere troppo dismissive quando descrivi la catena di pensiero che da Chicago B.S. arriva sino ad Obama. La settimana scorsa, ho letto un articolo sull'Economist, in merito ai consiglieri economici di Obama, che non era poi così negativo (in merito alle frequentazioni accademiche del candidato intendo). Vedi: http://www.economist.com/world/na/displaystory.cfm?story_id=11551686&CFID=10601563&CFTOKEN=68835540

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  di aldo rustichini, 24 Giugno 2008, 16:55 permalink rss

Ma è lecito rifiutare un programma di ricerca, sulla scorta di considerazioni relative al possibile uso politico che di tale ricerca si potrebbe fare?

non sono sato chiaro, colpa mia. Io non ho nulla contro l'economia sperimentale, e tanto meno contro neuroeconomia, anzi. Una prova la trovi qui:

http://www.scribd.com/doc/3587739/GlimcherRustichini

Economia sperimentale e neuroeconomia sono l'economia del futuro. Io ce l'ho con la posizione filosofica di behavioral economics, che si riassume bene, secondo me, con la asserzione che gli uomini sono buoni e stupidi. Non sono il solo a pensarla cosi': anche a Caltech ci sono persone come Camerer che sono piu' vicini a BE, e persone come Peter Bossaerts, che sono vicine a posizioni come le mie. O Paul Glimcher a NYU. Il dibattito e' aperto, vedremo come andra' a finire. Ma certo, auguriamoci che mille fiori fioriscano. Io sto cercando di fare la mia parte.

 

 

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  di luigi, 24 Giugno 2008, 21:27 permalink rss

Faccio una considerazione, mi correggerai se sbaglio. Io credo che non ci debba essere una preferenza a priori tra "l'uomo buono e stupido" e l'"uomo egoista e razionale". Nessuna delle due ipotesi dovrebbe avere alcun significato intrinseco. Quello che dovrebbe contare e'  l'accuratezza  con la quale l'ipotesi che scegliamo ci permette di costruire modelli che spiegano i fenomeni che osserviamo empiricamente. Per fare un esempio banale, non e' che expected utility sia internamente piu' o meno coerente di che ne so prospect theory. Il punto debole di behavioral, a mio avviso, sta nel non avere una teoria piu' o meno generale del comportamento. Per quel poco che ne so,  a me sembra che behavioral proponga una modifica del comportamento degli agenti per ogni "stranezza" che osserva nei dati. Allora cosi' si puo' spiegare tutto ma, alla fine del giorno, non si spiega niente. Questo ovviamente non significa che necessariamente la teoria del comportamento debba essere unica, ma che almeno dovrebbe variare al variare di variabili che possiamo osservare e testare. Sono curioso di sapere che ne pensi di cio'.

 

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  di aldo rustichini, 29 Giugno 2008, 22:27 permalink rss

Sul piano del metodo, si’ la debolezza di behavioral economics e’ di avere un modello per ogni stranezza. Ma ci sono due ma.

 

Il primo ma e’ che non per questo si puo’ dire che la forza della teoria tradizionale e’ di non cambiare idea anche di fronte all’evidenza. Il secondo ma: io credo che la vera differenza fra behavioral economics e economia standard non sia nel metodo. Pensavo anche io una volta che fosse cosi’, ma non mi pare piu’ una spiegazione sufficiente. Quindi sono d’accordo che la affermazione di metodo che fai, che una teoria del comportamento debba formulare ipotesi su variabili che si possano testare. Pero’ sono convinto che con questo criterio non si separano behavioralists e no. La differenza credo che sia quella che ho cercato di indicare: politica. Il fascino di BE e’ l’utopia, e l’economia e’ l’antitesi dell’utopia.

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