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La lista dei premi Nobel in economia (d'accordo, si chiama in realtà premio Banca Reale di Svezia blah blah) la trovate qui.
Noi una teoria ce l'abbiamo. L'unico economista del gruppo che ha scritto esplicitamente di federalismo (diciamo esplicitamente perché sia mechanism design sia l'opera di Hayek offrono spunti al riguardo, ma pretendere che Calderoli se ne accorga sarebbe troppo) è James Buchanan, che vinse il premio nel 1986. Un nome difficile, quasi impronunciabile. Che, nel passare di bocca in bocca da un portaborse ad un altro si deve essere progressivamente trasformato in Vuchanan, Vuhnan, Vuhan infine Wuhan, che siccome è un foresto ci deve volere la w, mica la v.
Noi chiudiamo e ci fermiamo qui, senza commentare sul contenuto intellettuale della missiva in questione. Perché non è bello, per dei padri di famiglia, mettersi a piangere in pubblico.
Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.
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Calderoli è il "ministro per la semplificazione normativa". Già che c'era, ha semplificato anche il nome di Buchanan, no? Che male c'è? :-D
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"e questo non lo sostiene il
sottoscritto, ma, tra gli altri, la Banca
Mondiale o il premio Nobel per l’economia Wuhan."
notevole
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Gia' che c'era poteva assegnare i premi della Banca Reale di Svezia (perche' proprio Nobel non sono) a Brunetta e Tremonti...
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Sandro, come diceva Asimov :
La disumanità del computer sta nel fatto che, una volta programmato messo in funzione, si comporta in maniera perfettamente onesta
Che si puo' anche tradurre come "non diamo ad una azione meccanica le colpe di un padrone creativo" :)
Morale: secondo me non se l'e' ricordato e basta :D
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Noi chiudiamo e ci fermiamo qui, senza commentare sul contenuto intellettuale della missiva in questione. Perché non è bello, per dei padri di famiglia, mettersi a piangere in pubblico.
Su questa ultima affermazione non sono d'accordo. A parte lo strafalcione dello storpiamento di Buchanan, personalmente condivido quasi tutte le affermazioni fatte da Calderoli in quella lettera e le considero di livello significativamente superiore alle considerazioni del politico medio italiano in materia di federalismo. In particolare:
l'analisi empirica che dimostra come gli Stati federali costino di meno e si siano sviluppati di più rispetto a quelli a struttura centralista e che al loro interno le realtà territoriali meno sviluppate siano cresciute maggiormente di quelle che sviluppate già lo erano
Per la mia personale analisi empirica degli Stati comparabili in qualche modo con l'Italia, condivido al 100%.
Il modello di Stato centralista, infatti, è ormai stato abbandonato perché ha mostrato l'impossibilità di garantire una tenuta dei conti pubblici.
Questa e' un boiata poco chiara e indifendibile da un punto di vista generale. Sarebbe piu' corretto dire che anche gli Stati piu' centralisti come la Francia sono evoluti nei decenni recenti in una direzione piu' decentrata e con aspetti federalisti.
Il nostro Stato, oggi, è uno Stato centralista e finto federalista, in cui i soldi entrano a livello dello Stato, che li trasferisce alle Regioni e agli Enti locali, che a loro volta li spendono senza un controllo e in assenza di responsabilità, tra l'altro sulla base della spesa storica, per cui tanto più uno spendeva, ed era quindi meno efficiente, e tanto più riceveva, mentre quello che era più efficiente, e pertanto spendeva di meno, paradossalmente riceveva di meno.
Condivido al 100% e ritengo che il 90% dei politici italiani non ci arrivi e non lo ammetta per una combinazione di incompetenza, ignoranza e disonesta'.
Il modello che noi proponiamo, diversamente, si basa sull'eliminazione del trasferimenti da parte dello Stato, sull'eliminazione della spesa storica, con il riferimento invece a dei costi standard che tutti devono rispettare, e su tributi propri di Regioni ed Enti locali, tributi propri che dovranno garantire correlazione rispetto al servizio erogato, in modo che il cittadino possa capire e giudicare.
L'obiettivo e' condivisibile al 100%, l'implementazione pratica (su cui mi ripromettevo un intervento, visto che il disegno di legge delega e' stato pubblicato sul Sole 24 Ore) e' scadente ma rappresenta comunque un significativo miglioramento rispetto al sistema attuale. In breve, il progetto di federalismo che sta emergendo e' quello del PD (come Morando riconosce recentemente sul Corriere) con qualche elemento leghista orientato alla riduzione degli sprechi, ma piu' tattico che strategico. Per le competenze regionali, si prevede che lo Stato centrale stabilisca in base alla Costituzione dei livelli essenziali di servizi regionali, e i loro prezzi (sperabilmente con criterio della regione piu' efficiente, ma ci sono gia' i cavilli per giustificare che tali costi debbano essere piu' alti per le regioni piu' piccole in base al numero degli abitanti). Le regioni hanno tributi propri, ma in qualche maniera lo Stato centrale determina la loro "capacita' fiscale". Le regioni con capacita' fiscale insufficiente ricevono finanza di trasferimento non vincolata dallo Stato per coprire il costo dei livelli essenziali dei servizi. Si tratta di un federalismo molto centralista che incentivera' tutti i politici centralisti (e sono la netta maggioranza) a chiedere livelli essenziali il piu' elevati possibile, a piangere miseria sulla capacita' fiscale del proprio territorio per poi sprecare come oggi quanto riescono ad avere di finanza di trasferimento.
I tributi propri consentiranno una politica economica ad Enti locali e Regioni, e permetteranno anche di cancellare l'evasione fiscale: ogni sindaco ben conosce la situazione economica dei suoi cittadini e se da quella dipendono le proprie entrate farà emergere il nero non solo per il suo Comune ma conseguentemente anche per la Regione e per lo Stato. La mia proposta taglia dunque la spesa pubblica, contrasta l'evasione fiscale, consente al territorio una propria politica economica e consente una riduzione della pressione fiscale e paradossalmente garantisce l'unità delle regioni più ricche d'Europa con quelle più povere. Le posizioni di Panebianco e dei centralismi, diversamente, ci avviano verso la strada belga.
E anche tutto questo e' sostanzialmente condivisibile. Un federalismo responsabile puo' aiutare contro l'evasione, se la capacita' fiscale verra' fissata correttamente (ma dove si evade tenteranno di fissarla al livello piu' basso possibile). E se continua l'andazzo centralista vizioso non si puo' escludere una deriva sempre piu' Argentina con lo sbocco di una secessione o disgregazione finale.
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Nomi citati da calderoli e relativi links
Allan Meltzer. Io me lo ricordavo come economista monetario. Non ho capito bene cosa abbia scritto sul federalismo, ma magari qualcuno più bravo di me trova uno scritto minore.
Pierre Salmon. Ammetto di non averlo mai sentito.
André Breton. Ebbene si Alberto, non esiste (che io sappia) alcun economista con questo nome. Direi che, nel contesto dei discorsi di Calderoli, infilare in modo random un riferimento ad un surrealista sembra quasi essere una buona idea. Chi aveva in mente? Probabilmente Albert Breton, che tra l'altro è coautore di Pierre Salmon. Io conosco meglio Michel Le Breton, ma sembra troppo teorico per i gusti di Calderoli.
Roland
Vaubel. Anche questo ammetto di non averlo mai sentito.
Wallaces Oates. Finalmente un riferimento coi fiocchi. Unico neo: si chiama Wallace, non Wallaces .
Guido Tabellini e Torsten Persson. Anche questi ottimi riferimenti.
Philippe van Cauwenberge. Dev'essere questo signore qua. Ma cosa c'entra con il federalismo?
Gebhard Kirchgaessner. Ho scorso rapidamente ma, almeno per le pubblicazioni in inglese, non ho visto molto di federalismo. Chissà se Calderoli legge il tedesco.
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Mi permetto di dissentire.
Non ho detto che tutto quanto Calderoli scrive sia poco condivisibile, alcune parti lo sono. Ma le parti condivisibili sono di gran lunga le più generiche ed ovvie, oltre ad essere dichiarazioni di intenzione e non cose concrete. Alla luce di quanto sono andato scrivendo sulla questione meridionale nessuno si sorprenderà, credo, che io sia favorevole a terminare radicalmente la redistribuzione dal Nord al Sud e tutto il resto. Ma le affermazioni generiche non bastano, occorre anche capire i problemi tecnici e disegnare riforme precise e fattibili. Occorre inoltre dire cose vere su ciò che gli studi fatti e l'evidenza empirica e storica prova. Tutta l'evidenza di quanto la Lega e la sua dirigenza hanno sino ad ora proposto e fatto dimostra che il federalismo che hanno in mente è quasi essenzialmente un aumento dello statalismo, solo localizzato.
Ora, si dà il caso che le affermazioni di Calderoli sull'evidenza siano false (Messico, Argentina per non parlare della vecchia URSS e tanti altri disastri, sono/erano stati federali). Il federalismo non è il toccasana, dipende da come lo si implementa. La Germania è uno stato federale, questo non le impedisce di avere una spesa pubblica pari all'italiana in % del PIL e di aver effettuato trasferimenti enormi e dannosi ai Lander dell'Est dopo l'unificazione. Inutile prendere esempi che servano al nostro argomento tralasciando quelli contrari.
Purtroppo devo finire una cosa per cui ho una deadline domani, quindi non ho tempo. Solo un esempio: questi parlano di politiche economiche degli enti locali e delle regioni e vogliono che i tributi vengano raccolti a livello di comuni! Queste sono entrambe follie. Pensate ai comuni italiani, alle migliaia di comuni italiani e chiedetevi se ha senso che ad essi venga delegata la funzione di collettori d'imposte, oltre che il potere di determinare l'imposizione sul reddito e quella indiretta tipo IVA! Cerchiamo di essere seri, please!
E le politiche economiche? Il comune di San Vito e quello di Pedraces ora faranno le politiche economiche? Ma state scherzando?
Cerchiamo di capirci: il problema NON è voler mantenere in piedi la follia statalista/parassitaria attuale. Certo che ci porta all'Argentina! Lo dico da un decennio e passa, e l'ho scritto anche qui facendomi dare del pazzo predicatore. Solo che le riforme vanno fatte seriamente, non a cazzo di cane e da incompetenti. Ne abbiamo viste già troppe di grandi riforme fatte da incompetenti (e.g. codici penale e di procedura penale)!
Sempre a caso: che senso ha fare il federalismo con queste regioni, alcune delle quali microscopiche e senza minimum size decente per 3/4 dei servizi che le regioni dovrebbero gestire? Accumulare costi fissi così tanto perché è bello? E le provincie, che facciamo con le provincie? E le città metropolitane che non ci sono mentre ci sono miriadi di comuni gestiti da caste locali che vogliono mantenere il privilegio di dire "io sono sindaco (di un affare che ha 1456 anime)"? I distretti scolastici, che ambito territoriali vogliamo dar loro e come li vogliamo finanziare? L'elenco di incongruità è lungo, per non parlare poi del fatto che questi mai si son arrischiati di spiegare come vorrebbero introdurre forme di concorrenza fiscale fra regioni o altre entità territoriali. Ed il debito regionale futuro (lasciamo stare quello statale corrente, che non è da poco) come lo gestiamo? Se la Calabria o la Campania emettono debito, come lo si gestisce? Chi ne è il responsabile ultimo?
Se capissero anche solo uno iota di cosa vuol dire fare federalismo in termini di produzione/finanziamento di beni pubblici locali direbbero cose diverse, ben diverse. Questi sono, nel migliore dei casi, degli apprendisti stregoni e, nel peggiore e (data l'esperienza) più realistico caso, dei furbi di tre cotte che fanno finta di fare l'anti-casta romana per fare la super-casta di Varese, Novara o San Donà.
Fine, il paper mi attende. Probabilmente ho fatto solo confusione, magari riprovo domani.
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Questi sono, nel migliore dei casi, degli apprendisti stregoni e, nel peggiore e (data l'esperienza) più realistico caso, dei furbi di tre cotte che fanno finta di fare l'anti-casta romana per fare la super-casta di Varese, Novara o San Donà.
Vedi anche il triste caso del tentato emendamento a favore della discrezionalita' degli enti locali nelle procedure d'appalto, dove la Lega e' riuscita a farsi scavalcare in direzione mercatista da AN e dal commercialista di Sondrio... %-(
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Ora, si dà il caso che le affermazioni di Calderoli sull'evidenza siano false (Messico, Argentina per non parlare della vecchia URSS e tanti altri disastri, sono/erano stati federali). Il federalismo non è il toccasana, dipende da come lo si implementa.
D'accordo ma come avevo gia' premesso nella mia replica il Federalismo appare correlato ad amministrazioni piu' economiche ed efficienti per gli Stati piu' confrontabili con l'Italia, specificamente: USA, Canada, Australia, Svizzera, Germania, Austria, adesso anche Spagna. Questi sono Stati piu' confrontabili (per ora) con l'Italia rispetto a Argentina, Messico, URSS, se non altro come PIL pro-capite.
La Germania è uno stato federale, questo non le impedisce di avere una spesa pubblica pari all'italiana in % del PIL e di aver effettuato trasferimenti enormi e dannosi ai Lander dell'Est dopo l'unificazione. Inutile prendere esempi che servano al nostro argomento tralasciando quelli contrari.
La Germania spende in rapporto al PIL solo leggermente meno dell'Italia, tuttavia mentre l'Economist puo' scrivere senza temere smentite che a fronte di tasse molto pesanti lo Stato italiano fornisce servizi miserabili, non puo' ripetere la stessa affermazione per la Germania. La Germania ha uno Stato sociale degno di tal nome, ha dei livelli minimi molto elevati sui contratti di lavoro, al contrario dell'Italia li fa rispettare decentemente, e chi e' disoccupato (anche a causa degli standard elevati richiesti per i contratti) riceve sostegni economici che gli italiani si possono solo sognare, e che pero' non possono non ricadere sulla spesa pubblica. Personalmente ritengo che il merito del successo dello Stato tedesco rispetto a quello italiano NON sia dovuto primariamente al sistema federale. Il federalismo tedesco riguarda primariamente l'educazione e la cultura ed e' cooperativo, cioe' senza quegli elementi di competizione e responsabilita' locale che possono aiutare paesi disastrati come l'Italia. Non a caso il federalismo tedesco e' il preferito da tutti i politici italiani di impostazione centralista e statalista. Lo Stato tedesco funziona meglio a mio parere perche' le classi dirigenti tedesche sono di migliore qualita' e piu' pragmatiche, e inoltre perche' rimane dominante demograficamente la parte occidentale ricca e piuttosto omogenea al suo interno, per cui l'interesse a comperarsi la rielezione pompando spesa pubblica improduttiva e clientelare all'Est non da' gli stessi vantaggi che da' in Italia pompare la spesa pubblica al Sud. Detto tutto questo, rimane valida a consuntivo la correlazione tra spesa pubblica piu' efficiente e sistema federale quando si confrontano Germania con Italia.
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Avro' letto male, ma io non avevo capito che la Lega avesse in mente la "politica economica dei comuni". Io credevo loro avessero in mente una qualche forma di controllo dei comuni, ma decisioni a livello regionale. Poi sono d'accordissimo che queste regioni sono troppe, assolutamente. Ma questi sono dettagli; non nel senso che siano poco importanti - da qui' passa il successo o meno del federalismo - ma dettagli nel senso che nella lettera non potesse scendere a questo livello.
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idiotismi fonetici a parte (magari stava scrivendo Buchanan durante una session di cassoela, per cui il nome è uscito un po' soffocato), il ministrone mascelluto ha perfettamente ragione.
io vedrei benissimo un sistema per cui io pago un tanto del mio reddito (non più del 33% comunque) al mio comune, che in base a quanto tira su in un anno tra raccolta fiscale e altre entrate paga a sua volta una percentuale (20-28%?) alla regione, la quale con lo stesso meccanismo paga una percentuale 15-25%?) allo stato. quest'ultimo dovrebbe limitarsi a dare direttive generali, appaltare grandi opere interregionali, compensare eventuali sbilanci, occuparsi della difesa del territorio e della politica estera.
trovo RIDICOLO e anche piuttosto offensivo che per fare 10 Km di metropolitana a Torino si siano dovuti attendere per decenni i permessi (???!!!) da Roma e poi andare col cappello in mano, e restare col fiato sospeso e con l'angoscia che i fondi finissero, venissero ridotti, o dirottati altrove (ed è pure successo, mannaggia).
sapendo oltretutto che quanto veniva graziosamente elargito dalla capitale vi era giunto in gran parte proprio da qui.....
inoltre, un sistema così decentrato di reperimento dei fondi da usare in gran parte dove si sono raccolti spingerebbe svariate lande desolate a darsi da fare per attirare investimenti produttivi (e non elemosine), e capire finalmente che al nord ci hanno le fabbriche perché se le sono costruite, non perché le hanno fatte i governi....
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per gli economisti.
Nell'ipotesi di ripartizione federalista di spese e tasse, come dovrebbe venire ripartita la spesa per interessi sul debito pubblico, che oggi assorbe (gran ?) parte delle entrate fiscali ?
In prededuzione rispetto alla spese federali gestite localmente, in base alla popolazione, in base al pil locale, come?
Non è una domanda retorica o polemica è che ignoro la risposta e mi farebbe piacere capire quali sono le soluzioni possibili, anche perchè credo che nessuna sia del tutto neutrale.
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Finché non c'è una secessione vera e propria il problema non si pone. Anche nei sistemi federali più spinti lo stato centrale conserva comunque un quota delle entrate, e a fronte di tali entrate paga il debito pubblico di cui resta unico responsabile. Ovviamente se si decentrassero le spese lo stato centrale potrebbe smettere di contrarre nuovi debiti; le spese locali verrebbero finanziate dagli enti locali, con introiti autonomi o con emissione di nuovo debito di cui gli enti locali sono responsabili. Non si tratterebbe di una novità radicale, già oggi gli enti locali possono indebitarsi, seppure entro limiti stabiliti a livello centrale (credo, non ho controllato la normativa più recente). Tutto questo comunque non si applica al debito storicamente accumulato per il quale, ripeto, lo stato centrale resterebbe unico responsabile.
E in caso di secessione? Se la secessione avviene mediante guerra civile, come nel caso della ex-Jugoslavia, allora c'è poco da invocare criteri economici. La ripartizione del debito verrà determinata dai termini dei trattati di pace, presumibilmente in ragione della forza militare delle parti (tra le parti vanno inclusi i creditori, visto che il default sarebbe un'opzione concreta). In caso di secessione consensuale e pacifica uno qualunque dei criteri proposti da Sabino va bene. In realtà si tratta di una classica questione in cui il fattore redistributivo, su cui c'è ben poco da dire in termini di efficienza, appare predominante. Per esempio, Repubblica Ceca e Slovacchia hanno diviso il debito più o meno in ragione della popolazione (due terzi ai cechi). È stato relativamente indolore perché il debito era relativamente basso, intorno a un terzo del PIL. Se ci fosse una secessione in Italia la faccenda sarebbe molto più grave.
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non concordo affatto con Sandro. Non so cosa abbia in mente la Lega, ma se le regioni partissero con debito zero e a loro fosse permesso di emettere titoli (ipotesi ragionevole e politica sensata) ci troveremmo presto con debito aggregato (stato piu' regioni) raddoppiato [per non parlare di tassi enormi sul debito statale, ora non piu' coperto da capacita' impositiva]. Se la capacita' impositiva viene in gran parte spostata alle regioni, ad esse deve essere pro-rata attribuito il debito fino ad ora statale, inclusa la spesa per interessi. Pro-rata a che? dice Sabino. Non credo faccia enorme differenza che sia pro-rata al pil o alla popolazione o ad altra variabile di questo tipo nel lungo periodo. Io preferirei pro-rata a una qualche misura delle (spese-entrate) passate della regione [ad essere precisi bisognerebbe dedurre dalle spese la componente di quelle che rimangono a carico dello stato centrale dopo il federalismo; una parte del debito quindi rimarrebbe a carico dello stato centrale], anche se ovviamente questo e' probabilmente impossibile da accettare in via politica perche' ne addosserebbe una gran parte al sud.
Permettetemi di lodare ancora una volta paternalisticamente Ronaldhino - che non solo sulla giustizia, ma anche sull'economia centra le questioni importanti con grandissima facilita'.
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Non ho ben capito su cosa non sei d'accordo. Che nei paesi federali esista un debito centrale di cui è responsabile lo stato centrale (assieme a debiti locali di cui sono responsabili gli enti locali) è un dato di fatto.
Tu stai dicendo che all'interno di una riforma federalista dello stato si dovrebbe de facto ripudiare l'attuale debito emesso dallo stato centrale per sostituirlo con nuovo debito emesso dagli enti locali, immagino le regioni. Io questa proposta non l'ho sentita da nessuna parte e spero di non sentirla mai. E se malauguratamente qualcuno mi impone di cambiare i bot decennali emessi della Repubblica Italiana con titoli equivalenti emessi dalla Regione Molise io mi incazzo come una belva e scendo in piazza a far casino. Non credo proprio che sarei il solo.
Hai però espresso esattamente i miei peggiori timori riguardo alla ''riforma federalista'' dello stato che si preannuncia: che porti, alla fine, a una espansione della spesa locale senza in alcun modo comprimere quella centrale. Per evitare tale risultato bisognerebbe essere molto attenti e capire bene quali sono gli incentivi che si generano. Bisogna inoltre non desiderare di aumentarla, la spesa pubblica a livello locale. Sono sicuro che i nostri ministri troveranno tutti i consigli opportuni negli scritti di Wuhan.
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Se le regioni partissero con debito zero e a loro fosse permesso di emettere titoli (ipotesi ragionevole e politica sensata) ci troveremmo presto con debito aggregato (stato piu' regioni) raddoppiato [per non parlare di tassi enormi sul debito statale, ora non piu' coperto da capacita' impositiva]. Se la capacita' impositiva viene in gran parte spostata alle regioni, ad esse deve essere pro-rata attribuito il debito fino ad ora statale, inclusa la spesa per interessi.D'accordo sui rischi di ulteriore indebitamento degli enti locali (peraltro gia' in atto ora col sistema vigente e nel peggior modo possibile come documenta Report). Non conosco progetti di attribuire debito alle Regioni, secondo me sarebbe sbagliato perche' aumenterebbero gli interessi da pagare sul debito in relazione alla minore affidabilita' degli enti locali come debitori (cio' e' gia' evidente oggi). Secondo me il debito va limitato come segue, a cascata: l'Europa impone la convergenza del debito statale omnicompnrensivo di quelli locali al 60% del PIL allo Stato italiano, lo Stato poi con un sistema di norme, controlli e sanzioni impone limiti commisurati al debito degli enti locali, inizialmente ad un livello molto basso in rapporto alle tasse gestite perche' il debito statale complessivo e' troppo elevato. Per quanto riguarda il debito statale esistente, secondo me va mantenuto in carico allo Stato. La frazione di entrate necessaria al pagamento degli interessi e all'estinzione del debito deve ovviamente essere sottratta dal bilancio di spesa complessivo di Stato + Regioni.
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Secondo me il debito va limitato come segue, a cascata: l'Europa impone la convergenza del debito statale omnicompnrensivo di quelli locali al 60% del PIL allo Stato italiano, lo Stato poi con un sistema di norme, controlli e sanzioni impone limiti commisurati al debito degli enti locali, inizialmente ad un livello molto basso in rapporto alle tasse gestite perche' il debito statale complessivo e' troppo elevato. Per quanto riguarda il debito statale esistente, secondo me va mantenuto in carico allo Stato. La frazione di entrate necessaria al pagamento degli interessi e all'estinzione del debito deve ovviamente essere sottratta dal bilancio di spesa complessivo di Stato + Regioni.
La transizione si puo' fare in vari modi. Ridurre il debito statale e aumentare quello regionale di conseguenza puo' essere una strada. Ma se poi paghi interessi e capitale con le tasse regionali, non stai facendo altro che emettere debito regionale garantito. Cambi i nomi ma non l'essenza (e non risolvi il problema della distribuzione del carico tra regioni).
Insomma, non c'e' via d'uscita (il resto sono dettagli tecnici): se la capacita' impositiva e' trasferita in buopna parte alle regioni, in quella parte va loro trasferito il debito pubblico. Altimenti sono guai perche' avremmo un enorme debito dello stato a cui non fa fronte capacita' impositiva e un altro enorme debito delle regioni (che lo possono finanziare con la loro nuova capacita' impositiva).
A parte la transizione che garantisce i bot di Sandro garantiti fino a scadenza, Sandro, come vedresti i tuoi Bot se garantiti da uno stato federale senza capacita' impositiva? Non sarebbero meglio quelli lucani?
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Sul federalismo fiscale ci dobbiamo tornare in modo più approfondito quando saranno più chiare le proposte. Per il momento consiglio a tutti di leggere questo articolo di Ambrosanio e Bordignon che almeno prova a definire un po' più esattamente i contorni del problema. La questione di quali spese vanno trasferite alle regioni, insieme alle entrate, è e resterà quella cruciale. Al momento sul tema io vedo solo confusione.
Ribadisco comunque che non mi pare che nessuno abbia assolutamente accennato a trasferire alle Regioni il debito dello Stato. Osservare anche che, con il debito a questi livelli, ogni ''transizione'' richiederebbe come minimo una generazione (ossia, almeno finché campo) e forse due.
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Non per usare argomenti "per autorita'", ma sono andato a vedere cosa dicono Boldrin-Rustichini sulla questione:
n secondo luogo vi e' il rischio che le Regioni eccedano globalmente nel loro accesso iniziale al debito se le si fa partire da una situazione di indebitamento netto uguale a zero. Questo e', apparentemente, il problema emerso in Belgio subito dopo la riforma del 1989. [...] Per ovviare a tali problemi vi e' solo una strada praticabile: l'attribuzione di una quota del debito esistente alle Regioni. Quale quota attribuire e con che criterio ripartirla fra le varie Regioni e' ovviamente operazione non semplice ed irta di gravi conseguenze
redistributive. [...] [Criterio suggerito] Sia x il rapporto attuale fra patrimonio dello Stato e debito accumulato. Poiche' il primo consiste quasi totalmente di beni naturali ed artistici, immobili e costruzioni
la cui distribuzione territoriale e' immodificabile per via legislativa si potrebbe distribuire regionalmente il
debito in maniera tale che, dopo la devoluzione, ogni Regione abbia lo stesso rapporto x fra patrimonio e debito proprio.
Due annotazion: 1) B-R stanno parlando, credo, di stato stazionario (hanno varie proposte di regolamento della transizione), 2) come dicevo non credo che il particolare meccanismo redistributivo abbia particolari effetti nel lungo periodo (ma sulla transizione si'!!) - pero' non sono convinto che l'avere il patrimonio al numeratore sia particolarmente desiderabile; ma, come dicevo, questa mi pare dettaglio di secondo ordine. Di primo e' che il debito sia redistribuito.
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Sentiremo poi cosa ci racconta Michele quando ha finito il paper. Nel frattempo dico solo che una soluzione assai più semplice è quella di limitare l'indebitamento delle regioni, almeno nella (lunghissima) fase di transizione. Lo so che questo limita il federalismo, ma mi sembra il male minore.
Ripeto, redistribuire il debito equivale rimpiazzare titoli di un creditore con quello di un altro meno affidabile. Questa è conversione forzosa, e non aumenterebbe il nostro standing nei mercati finanziari internazionali. C'è una ragione per cui le agenzie di rating, come regola, non danno mai un rating alle imprese e agli enti locali dello stato in cui risiedono.
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Su questo punto specifico ragioni di puro realismo mi hanno fatto cambiare opinione rispetto al passato: credo sia meglio vietare l'indebitamento delle regioni o porre ad esso un rigidissimo margine stile "Super-Maastricht" con tutte le multe del caso. Idem per i comuni. Condivido che questo non sia first best, ma visti gli incentives constraints credo lo sia.
Sul debito pubblico già in essere esiste una soluzione forse macchinosa ma che cerca di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte. Ai tempi un cui con Aldo si rifletteva sul federalismo in Italia, proponemmo di distribuirlo fra le regioni in proporzione al valore di mercato del patrimonio dello stato che verrebbe riassegnato alle regioni medesime. Poiché qualsiasi operazione di federalismo fiscale semi-decente richiede ed implica un trasferimento alle regioni di cespiti patrimoniali sostanziali (esempio: scuole ed università), la cosa è fattibile. Ovviamente questo implica che una porzione sostanziale del medesimo debito rimarrebbe a carico dello stato centrale, visto che questo non si spoglierà di certo dell'intero patrimonio pubblico.
Oggi come oggi, me ne rendo perfettamente conto, trasformare 100 Miliardi di euro da "debito dello stato Italiano" a "debito della Regione Campania" implicherebbe un rialzo sostanziale dei tassi praticati su quel debito. Con ovvii ed abbastanza immediati rischi di default, che potrebbero consigliare altre vie. Ma, di nuovo, un argomento di incentivi implica che "un qualche ammontare di debito" deve essere trasferito alle regioni a fronte del fatto che gli si trasferisce patrimonio. Altrimenti c'è non solo il rischio che le regioni comincino a spendere come forsennate indebitandosi immediatamente sino al massimo possibile, ma anche che il debito pubblico che rimane allo stato finisca per pagare un premio al rischio più sostanziale: lo stato ha lo stesso debito di prima, ma metà del patrimonio precedente.
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Altrimenti c'è non solo il rischio che le regioni comincino a spendere come forsennate indebitandosi immediatamente sino al massimo possibile, ma anche che il debito pubblico che rimane allo stato finisca per pagare un premio al rischio più sostanziale: lo stato ha lo stesso debito di prima, ma metà del patrimonio precedente.
E' vero, ma ha anche molte meno spese se gran parte della spesa pubblica e' passata agli enti locali: quindi la "serviceability" del debito non e' necessariamente peggiore. E se le regioni trovano i polli che prestano loro barche di soldi pur sapendo in anticipo che possono diventare insolventi, dato non ci sara' banca centrale nazionale o europea a salvarle, buon pro gli faccia...
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Faccio (inutilmente) notare che nella stessa pagina che tu segnali c'e' un link al pdf dell'articolo (lettera) originale:
http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_53_20080804100739.pdf