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Perché si possa parlare di "azioni" deve esistere un qualche investimento reale (un albero, un cavallo, una casa, un campo di petrolio, una società, e così via) sui cui proventi (incerti) il possessore dell'azione possa vantare un diritto. Questi investimenti sono "reali" e le azioni dovrebbero rifletterne il valore: da qui la definizione di titolo a offerta netta positiva. Si noti che, anche se non c'è la schiavitù, l'esistenza di diritti di proprietà intellettuale e di altri strumenti contrattuali rende possibile che le azioni diano legittimo diritto sui frutti (incerti) del lavoro di qualcun altro, attraverso il possesso dell'impresa dove quel qualcuno lavora, e così via. Insisto su questo punto per chiarire che un sacco di "cose" possono essere possedute tramite un qualche genere di azione. Infatti molte lo sono e, almeno teoricamente, TUTTO ciò che ha un qualche potenziale produttivo è un investimento materiale il cui possesso può strutturarsi tramite azioni. Siccome il flusso annuale di beni e servizi che chiamiamo PIL (in realtà è molto più di tutto ciò, ma lasciamo perdere i dettagli) è il prodotto degli investimenti materiali esistenti, e il valore delle azioni nient'altro è che il valore attuale scontato dei frutti (incerti) prodotti da un qualche investimento reale, otteniamo la seguente semplice implicazione, che è rilevante per capire il casino in cui ci troviamo.
Il valore di mercato di tutte le "azioni" è uguale al più (cioè nel caso in cui il possesso di tutti gli investimenti produttivi fosse rappresentato da azioni) al valore attuale scontato di tutti i PNL futuri (attesi) che gli investimenti esistenti possono produrre. In altre parole, il valore di mercato di tutte le azioni di un paese (o del mondo, se vi piace pensare in grande) è limitato superiormente ad un multiplo del PIL attuale (del paese, del mondo).Per dare un'idea dei numeri in gioco, seguitemi in questi calcoli. Attualmente stimiamo il PIL statunitense per il 2008 a circa 15 trilioni di dollari e la mia amica Ellen McGrattan (che questi numeri li conosce bene) stima che lo stock di capitale statunitense (immobili compresi) sia circa 4 volte tanto (Ellen, vado a spanne). Cioè circa 60 trilioni di dollari. Ora, questo calcolo è un po' falsato, visto che il PNL contiene anche i frutti del lavoro, e del lavoro si tiene conto nello stock di capitale, in forma di azioni, solo molto, molto parzialmente. Quindi, volendo attenersi strettamente alla teoria, ai 60 trilioni bisogna aggiungere il valore (implicito) capitalizzato del lavoro e del capitale umano, raggiungendo così un numero attorno a 150 trilioni di dollari - per farlo, considerate che il reddito da capitale è poco più di 1/3 del PNL e assumete che il rendimento del capitale umano e del lavoro in termini di PNL sia circa lo stesso di quello che gli economisti chiamano "capitale fisico". Se aggiungete a questo il valore (implicito) di tutte le altre cose prodotte ma non scambiate sul mercato (la vostra cena, per la parte cucinata, o la vostra maglia pulita e stirata se ve lo fate da soli, o il valore di mercato di fare o non fare altre cose, più piacevoli, a letto, et cetera) potreste ottenere un numero anche più grande, e io non ho idea di quanto possa essere. Diciamo 300 trilioni di dollari: quel che conta è che sia un numero finito.
Ora, passiamo ai derivati:
titoli finanziari a offerta netta nulla. Al contrario di un'azione,
che, per esistere, richiede una sola persona e un solo investimento, un
derivato assomiglia un po' a un tango: ci vogliono 2 (persone) per
farlo, ma l'investimento reale non è strettamente necessario. Funziona
così. Il signor A dice alla signora B: "se l'evento X accade in un
giorno stabilito D, ti do 100 dollari, altrimenti non ti do niente;
quanto sei disposta a darmi oggi in cambio della mia parola su questa
promessa?". Se la B dice: "Ti do P-dollari" e A dice:
"ok", è nato un derivato. Ovviamente quel che A dice a B può essere
molto complicato, e può coinvolgere un sacco di circostanze diverse
(cioè se alla data D accade X, io pago 100, se invece abbiamo Y
aspettiamo fino a D' in cui, se accade X', allora pagherò 40, ma se
succede Y' allora pagherò 3 e se invece succede Z' allora aspettiamo
D'', et cetera). Le cose che possono succedere sono tutte quelle
concepibili ed osservabili - o meglio: qualunque cosa che A e B
potranno osservare alla data D, su cui siano d'accordo quando ballano
insieme (oops, quando creano un derivato). E una volta arrivati in D,
chissà ... la cosa è rilevante per il nostro ragionamento, ma non
fatemi saltare troppo avanti - e i pagamenti possono andare in entrambe
le direzioni. In ogni caso, quando A e B creano un derivato, sono
d'accordo su un prezzo P>0, che è pagato, poniamo, da B ad A. A
questo punto siamo nelle mani della Fortuna:
la B spera che in D accada il lieto (almeno per lei) evento e si augura
che A mantenga la parola, o meglio, sia in grado di mantenerla e la
paghi.
Ora, si noti questa cosa: un derivato non ha, in questo senso che spero sia chiaro, niente a che fare con gli investimenti reali e con il loro prodotto, almeno in principio. Di certo molti derivati sono costruiti in relazione al comportamento di alcuni investimenti reali sottostanti, o almeno, ad azioni (vedi qui per dettagli più tecnici) ma questo non è necessario. Quando scommettete 10 dollari con i vostri amici che domani pioverà a San Francisco avete creato un derivato, e così quando comprate una qualche forma di assicurazione per la vostra macchina, o quando comprate un biglietto della lotteria: ognuno di noi fa trading in derivati e lo facciamo fin dall'antichità; non c'è bisogno di avere un PhD in fisica o di andare al Chicago Board of Trade per farlo! Per questa ragione, il numero e, più importante, il valore dei derivati POTENZIALMENTE esistenti in qualunque istante è...infinito! Beh, in realtà non è così, perché SE fossero correttamente prezzati e SE le cose fossero propriamente fatte, il loro valore andrebbe sempre a 0: sono titoli a disponibilità netta nulla, o "giochi a somma zero, se nessuno bara", come mi piace definirli. Riassumendo: (I) un illimitato numero di derivati può essere creato, indipendentemente dall'esistenza di investimeti produttivi "reali"; (II) se "propriamente prezzati" e se tutti i giocatori giocano correttamente, il valore netto totale del complesso dei derivati creati è comunque nullo; (III) i derivati sono strumenti o per assicurarsi o per scommettere, essendo le 2 cose di fatto la medesima a segno invertito; (IV) i derivati sono titoli re-distributivi: non sono associati alla creazione di nuovi investimenti produttivi (che è il ruolo delle azioni, in senso lato) ma di redistribuire ricchezza da A a B o da B ad A basandosi sugli esiti di eventi casuali su cui i giocatori si sono precedentemente accordati, eventi che questi ritengono di poter osservare e la cui probabilità sono in grado di stimare.
Per stasera lasciatemi finire con
le stime che avevo promesso. Quanto grande può diventare il valore
nozionale dei derivati, complessivamente? Di certo molto grande.
Ricordatevi che, usando le stime precise della mia amica Ellen, io
avevo imprecisamente stimato il valore totale del capitale reale USA
attorno a 300 trilioni di dollari. Nella pagina di Wikipedia sotto
linkata leggiamo:
Over-the-counter (OTC) derivatives are contracts that are traded (and privately negotiated) directly between two parties, without going through an exchange or other intermediary. Products such as swaps, forward rate agreements, and exotic options are almost always traded in this way. The OTC derivative market is the largest market for derivatives, and is unregulated. According to the Bank for International Settlements, the total outstanding notional amount is $596 trillion (as of December 2007)[1]. Of this total notional amount, 66% are interest rate contracts, 10% are credit default swaps (CDS), 9% are foreign exchange contracts, 2% are commodity contracts, 1% are equity contracts, and 12% are other. OTC derivatives are largely subject to counterparty risk, as the validity of a contract depends on the counterparty's solvency and ability to honor its obligations.
"i derivati Over-the-counter (OTC) sono contratti (negoziati privatamente) scambiati direttamente tra 2 parti, senza servirsi di altri intermediari. Prodotti come swaps, FRA e opzioni esotiche sono quasi sembre scambiati in questo modo. Il mercato dei derivati OTC è il mercato di derivati più ampio, e non è regolato. Secondo la BIS, l'ammontare di nozionale in essere è di 596 trilioni di dollari (a Dicembre 2007). Di questo ammontare nozionale, il 66% sono IRS, il 10% CDS, il 9% FEC, 2% sono contratti su materie prime, l'1% su azioni, e il 12% di altro tipo. I derivati OTC sono largamente soggetti a rischio di controparte, dato che la validità di un contratto dipende dalla solvibilità della controparte e dalla sua capacità di onorare le sue obbligazioni".
Cioè: solo il mercato OTC (il quale, come vedrete, è la nostra principale preoccupazione in questa saga) ha un valore nozionale che è il doppio della mia stima "coraggiosa" del valore totale delle azioni di qualunque tipo, che includeva anche quelle che non esistono perché, per esempio e per buone ragioni, la schiavitù è proibita. Se ci fissiamo su quella che io ho annunciato come la stima di Ellen di quel che è lo stock di capitale in essere degli Stati Uniti, il rapporto è 10 (dieci). A questi derivati OTC bisognerebbe aggiungere quelli scambiati su mercati regolamentati, che la IBS stima essere attorno a 400 trilioni nel 2006. Ora questi numeri sono per il mondo intero, ma anche se assumessimo che quelli "relativi all'economia statunitense" siano solo il 20% dell'ammontare complessivo (e sono molto di più), staremmo parlando di 200 trilioni in valore nozionale di derivati, contro un stock di capitale attuale che è attorno a 1/4 e un PNL che è...5 trilioni inferiore di 1/10 di quella somma.
Quindi il puzzle: se solo 1/10 dei derivati "dovesse essere pagato" (quel che significa e chi debba pagare chi, lo vederemo nella seconda parte della trilogia) dove diavolo troveremmo il denaro? Anche stipando l'intero PNL degli Stati Uniti nei giardini dei fortunati vincitori del "tango game", chiamateli B, non solo ci affameremmo...ma ci mancherebbero anche 5 trilioni di dollari. Noccioline, no?
Bene, ma non hanno la FED e il Tesoro due stampanti, una per i dollari e una per il debito? Certo che sì! Rimanete in lineaNota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.
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Un chiarimento agli economisti.
quanta parte dell'economia "reale", quella insomma basata sulle "azioni" descritte da Michele è interdipendente con l'economia "virtuale" legata ai derivati ?
In sostanza, se è vero che le azioni hanno alla base un qualche investimento reale e i derivati sono solo scommesse, è però vero che se io apro una casa da gioco dove consentire di poter scommettere in tutta tranquillità e magari incasso anche una piccola percentuale delle scommesse per il fastidio, allora la mia casa da gioco apparterrà alll'economia "reale", dato che comporta un investimento in beni e servizi effettivi dai quali mi aspetto di ricavare un provento, sebbene incerto.
E' stato calcolato (oppure è calcolabile) quanta parte delle "azioni" vive grazie ai "derivati" ?